Natale Malinconico

Story by: CN Winters and Susan Carr

Written by: CN Winters

Directed by: CN Winters and Susan Carr

Produced by: CN Winters and Susan Carr

Edited by: Kate

Sound Department: Steff

Art Director: Chris Cook

Artists: Chris Cook, CN Winters

Video by: Track 6 and CN Winters

Teaser

Fade In

Int.

Appartamento di Willow e Kennedy – Notte

Kennedy mise piede nell’ingresso del loro appartamento e si tolse il cappotto, gettandolo alla rinfusa sul divano.

"Ehi Will? Sei ancora sveglia?" chiamò.

Non ottenendo risposta entrò in cucina, diretta al frigorifero. Tirò fuori una bottiglia d’acqua e bevve qualche sorso prima di rimetterla a posto. Guardando alla propria sinistra vide il barattolo dei biscotti a forma di gatto e ne sollevò il coperchio, guardando cosa ci fosse all’interno.

"Oooo," sospirò. "I biscotti di Hanukah di Willow."

Ne tirò fuori uno e gli diede un morso. Con una mano prese un bicchiere e ci versò del latte con l’altra mentre teneva il biscotto con le labbra. Rimettendo a posto la bottiglia del latte, chiuse la porta del frigo con il piede e uscì dalla cucina.

Kennedy stava andando verso il televisore nel salotto quando notò un luce fioca provenire da sotto la porta della stanza da letto. Con un’espressione strana sul viso, andò ad investigare. Rimettendo in bocca il biscotto, aprì lentamente la porta e infilò la testa dentro.

Il biscotto cadde diritto nel bicchiere quando rimase con la bocca spalancata.

"Mi stavo chiedendo quanto ci avresti messo ancora," la prese in giro Willow. Sedeva all’angolo del letto con indosso la sua sexy lingerie di pizzo blu, e con le dita tamburellava sul bordo del letto. "Ti è caduto il biscotto," soggiunse, indicando il bicchiere.

"Huh?" mormorò lei. A Kennedy ci volle un momento per realizzare quello che aveva detto, e poi guardò in basso nel bicchiere di latte che aveva in mano. "Lascia perdere il dannato biscotto," aggiunse e mise giù il bicchiere sul comò.

"Pensavo di farti una sorpresa," disse Willow con tono indifferente.

"Ha funzionato," sorrise la Cacciatrice. "Pare che Santa sia venuto prima quest’anno e che mi abbia lasciato qualcosa di buono."

"Beh sei stata una brava bambina…anche se birichina qualche volta, ma in senso molto buono."

Kennedy strisciò verso il letto. "Allora…" Tacque e si leccò le labbra. "Posso scartarti?" Sollevò le sopracciglia più volte enfatizzando e Willow rise.

"Solo se prima ti scarti tu," ribatté Willow.

Con un solo agile movimento Kennedy si sfilò la maglietta, prima di cercare le labbra di Willow, spingendola indietro verso il letto.

Passa a

Int.

Il Finish Line Sports Bar – Notte

Due uomini vestiti da Santa Claus sedevano al bancone bevendo birra.

"Che sconfitta!" esclamò uno di loro mentre guardavano una trasmissione sullo schermo della tv sopra di loro.

"Oh, dai, Fred," reclamò il suo compagno Ray. "Pensaci un attimo. Che possibilità aveva lo stato dell’Ohio di vincere il campionato nazionale per due anni di fila? Quante, una su un milione?"

Fred si limitò a sospirare e bevve un sorso della sua birra. "Diavolo, lasciamo perdere lo stato dell’Ohio. È una squadra improvvisata, se lo vuoi sapere. Le squadre migliori non giocano neanche più nella Rose Bowl e chi è che giudica i campionati nazionali? Un mucchio di reporter della Ivy League che non sanno nemmeno come si gioca. Guarda le loro squadre di football - Harvard, Yale…Oh sì, delle vere potenze nello sport."

"Beh, su questo non posso che essere d’accordo con te. Ho visto un sacco di squadre che avrebbero dovuto vincere venire fatte fuori. Ma i Buckeyes erano fuori molto prima che i Wolverines li sbattessero su e giù per il campo," rise Ray.

"Se un traditore, lo sai questo, vero?" chiese Fred mentre gettava dei soldi sul bancone.

Ray rise: "Oh ma dai. Non andartene arrabbiato. Stavo scherzando. Bevine uno offerto da me."

"È quasi un’offerta che non si può rifiutare. Ma devo andare. Ho promesso alla signora Mamma Bestiale che sarei tornato a casa presto," spiegò facendo il gesto di un’artigliata con le mani.

Ray rise ancora e gli diede una pacca sulla spalla. "Beh cerca di stare fuori dai guai. Se non ci si vede prima, allora buon Natale amico."

"Anche a te," gli disse Fred e mise altri cinque dollari sul bancone. "Fattene uno in onore della generosità natalizia."

"Grazie!"

Fred salutò con la mano il barista. "Ci si vede Eddie!"

Eddie alzò lo sguardo dal bicchiere che stava lavando e rispose con un cenno.

Fred si fermò un momento quando fu fuori, si abbottonò il cappotto e infilò le mani in tasca. Camminò giù per la strada per qualche metro e poi si guardò indietro.

Non c’era niente alle sue spalle, quindi ripartì. Dopo qualche istante sentì una risata, quasi come quella di un bambino. Si fermò di nuovo e guardò dietro di sé. Di nuovo, nulla. Scuotendo la testa riprese a camminare per la sua strada verso la fine dell’isolato.

All’improvviso dall’angolo di un vicolo cinque figure elfiche saltarono fuori. Lui strabuzzò gli occhi vistosamente.

"Non posso essere così ubriaco," disse tra sé e sé.

I tratti dei loro volti mutarono all’improvviso come se fossero invecchiati in modo drammatico nel giro di tre secondi.

"Ma che diavolo?" mormorò Fred.

Tutti e cinque gli saltarono addosso, trascinandolo via mentre scalciava e urlava dalla strada deserta.

Dissolvenza in nero

 

Fine del Teaser

 

Guest staring:

Michelle Trachtenberg as Dawn Summers, Nicolas Brandon as Xander Harris, Lindsay Felton as Skye, Elizabeth Anne Allen as Amy Madison and Sarah Michelle Gellar as Buffy Summers

 

Atto Primo

 

Dissolvenza di apertura

Int.

Stanza da letto di Willow e Kennedy – Mattina presto

Willow si girò nel letto e trovò Kennedy ancora profondamente addormentata. Con uno sguardo perplesso sul viso le ravviò dietro l’orecchio una ciocca di capelli. Dopo esser rimasta qualche altro istante a guardare la sua amata che dormiva, scivolò giù dal letto.

Dopo che ebbe indossato la camicia a maniche lunghe, raccolse il bicchiere di latte abbandonato e fece una smorfia quando guardò dentro e vide il biscotto spappolato dal latte sul fondo. Andò quindi in cucina e gettò il contenuto del bicchiere nel lavandino, sciacquando il bicchiere prima di accendere la macchina del caffè. Prese un nuovo biscotto mentre usciva, e si diresse verso il suo piccolo ufficio, risvegliando lo schermo del computer con il movimento del mouse. Dopo qualche click, la stampante incominciò a lavorare, e lei tornò in cucina.

Stava per prendere la tazza del caffè quando sentì due braccia insinuarsi attorno alla propria vita, facendola sussultare.

"Un po’ agitata stamattina?" chiese Kennedy poggiando la testa sulla spalla di Willow.

"Sì, credo di essere un po’ tesa," rispose Willow.

"Mmm, se torni a letto," propose Kennedy, "Conosco una cura per quello."

"Uh, sì, grazie ma…no. Sento che oggi sarò sommersa dalle cose da fare. Voglio cominciare subito."

"Sei un uccello troppo mattutino, Will," disse Kennedy con un sorriso mentre prendeva il suo succo d’arancia dal frigorifero.

"Sì, beh e tu sei un po’ troppo un gufo notturno," ribatté Willow.

"Rischi di lavoro di una Cacciatrice di vampiri. Magari potrei chiedere il trasferimento al dipartimento demoni diurni. Ce n’è per caso uno?"

Willow sorrise. "No, sfortunatamente. I demoni non timbrano il cartellino."

"Beh, se questo Presidio è organizzato come crediamo che sia potrebbe anche darsi di sì," scherzò lei, bevendo un altro sorso. "E a proposito, come sta il tuo Harry Potter?"

"Bene, considerato tutto. In effetti potrebbe essergli servito a svegliarsi. Non che gli augurassi niente di male ma…quando hai sedici anni pensi di vivere per sempre, finché non ti trovi a dover affrontare la tua mortalità. Credo che adesso abbia molto più rispetto, per un sacco di cose."

"E come sta sua mamma? Si è almeno un po’ calmata?"

"Lily sta meglio." Willow annuì. "Penso che abbia capito che rimanere è la scelta migliore per Jeff, perciò vedremo. Ma, per ora, pare che vada tutto bene al Consiglio degli Osservatori."

"Forte, ma quello che vorrei davvero sapere-."

"Sei tremendamente chiacchierona stamattina," la interruppe Willow.

"Che c’è? Non posso parlare?" ribatté Kennedy.

"Non parlavi così tanto stanotte," rispose Willow.

"No. Ci sono stati gemiti più che altro ma se ti ricordi anche qualche parola…o dovrei chiamarle suppliche?" Kennedy tacque e si mise a pensare con un sorriso soddisfatto.

Willow sospirò e scosse la testa.

"Comunque," proseguì Kennedy, "Cos’è questa storia di Giles? Si è trovato una ragazza o cosa?" chiese con fare cospiratorio.

"Questa settimana sono usciti tre volte," rispose Willow con un sorrisetto.

"Certo, lui ha detto che era solo per essere sicuro che lei stesse bene, per via dei recenti attacchi al suo negozio," soggiunse Willow con tono furbo.

Kennedy rise.

"Gli piace davvero," disse Willow sorridendo mentre si versava una tazza di caffè.

"Da che si capisce? Dal fatto che sorride sempre adesso o che fischietta appena ne ha la possibilità?"

Stavolta fu Willow a scoppiare a ridere. "In effetti si capisce dal modo in cui balbetta quando fai nome di Becca."

"Ma non balbetta," contestò Kennedy.

"Ah sì? Oggi sta a guardare. La farò capitare nel discorso e vedi cosa succede. Ci scommetto cinque bigliettoni," fece lei offrendole la mano.

"Ci sto," disse Kennedy stringendogliela.

Willow provò a lasciare la stretta ma Kennedy la trattenne e la tirò vicina a sé, baciandola sulle labbra.

"Mmm, sei sicura di non voler saltare l’addestramento da Osservatore stamattina?"

"Non posso," le disse Willow tirandosi indietro. "Rowena e Giles mi faranno un altro corso intensivo ora che le truppe sono a casa per le vacanze. E poi ci sono tutte le altre cose che vorrei sistemare per la celebrazione della Yule di stasera."

Kennedy fece spallucce. "Beh, non posso dire che non ci ho provato," rispose, con tono sconfitto.

"Mi dispiace," le disse Willow. "Ma -."

"Ci sono un po’ di cose che devi fare. Lo so…Visto che non hai intenzione di tornare a letto credo che dormirò un paio d’ore. Mi svegli prima di andare giù per la colazione?"

"Certo, tesoro. Prometto di fare piano con la tastiera," rispose lei con un sorriso dolce.

"Ok. ‘Notte o …’giorno…quello che è." Kennedy sorrise. "Ci vediamo tra un po’."

Willow guardò Kennedy mentre tornava a letto. Dopo che la porta si fu richiusa fece un profondo sospiro e prese la tazza del caffè, tornando al computer.

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Int.

Sala ricreativa degli Osservatori – Più tardi quella mattina

Willow entrò nella stanza e vide Rowena che guardava una conferenza stampa della polizia in tv.

"Cos’è successo?" chiese Willow.

Rowena indicò il televisore. "Un altro lavoratore della Santas-4-Rent è scomparso la notte scorsa."

"Wow," disse Willow sarcastica. "Sospettano qualche collegamento?"

Rowena rise piano: "Beh la stampa ha domandato se c’è un killer di Babbi Natale a briglia sciolta e la polizia, chiaramente, ha subito fatto notare che non è stato rinvenuto alcun corpo. Sono solo scomparsi."

"Allora ad esser precisi abbiamo un rapitore di Babbi Natale?"

Rowena sorrise: "Sembrerebbe di sì."

Willow scosse il capo: "E che accadrà a tutti quei piccoli cari bambini il giorno di Natale? Finirà che riceveranno i regali dalle persone che li amano invece che da figure fittizie, mistiche?"

"Ouch!" rise Rowena: "Qualcuno ti ha messo il carbone nella calza un anno o cosa? Hai qualche problema con Babbo Natale."

"Sono di famiglia ebrea. Ho l’invidia di Babbo Natale. C’è una differenza," disse alzando un dito.

Rowena rise ma poi parve guardare lontano: "Sai, mi sono sempre chiesta…"

"Cosa?"

"Non si sentono mai delle belle canzoni di Hanukah. Voglio dire, non c’è una ‘Bianco Hanukah’ o ‘È di nuovo Hanukah’. Come mai?"

Willow fece spallucce. "Non saprei. Ma a difesa degli ebrei devo dire che c’è quella canzone dreidel e che riceviamo regali per otto notti di seguito invece che tutti in una volta, e quello era davvero forte."

"Beh, i miei sono cristiani e quindi avevamo il vischio, facevamo lo zabaione e l’albero. Ma non andavamo mai in chiesa o a messa o cose simili."

"Quindi celebri il compleanno di Gesù?" chiese Willow con un sorriso scherzoso.

"Sì ma in realtà sono una studiosa di tutte le religioni. Credo che qualsiasi cosa faccia unire le persone allo scopo di un bene più grande – siano cristiani, ebrei, musulmani, o…wicca," Rowena fece una pausa con un sorriso d’intesa, "è una cosa buona comunque. Bisogna guardarsi solo dal fanatismo, e ogni religione ha delle sette di quel tipo al proprio interno."

"E a proposito," fece Willow. "Beh, a proposito della Wicca, non dei fanatici. Stasera festeggeremo lo Yule."

"Oh, giusto. Oggi è il solstizio d’inverno."

Willow sbattè le palbebre e sorrise: "Già, volevo invitare tutti quanti stasera nel mio studio o magari da Giles, se vuole che si faccia nel suo appartamento. Sia da me che da lui c’è il camino…Quindi conosci sia le tradizioni ebraiche che quelle wicca."

Rowena rise. "Non così tanto. Ma, come ho detto già, ho studiato molte religioni. Vero, le nostre Cacciatrici combattono con le croci perlopiù, beh, con quelle e con pezzi di legno appuntiti, ma fa comodo sapere un po’ di tutto."

"Impara l’arte e mettila da parte?"

Rowena tacque un istante. "Sì, mi calza abbastanza bene," rise.

Sentendo che qualcuno stava entrando si voltarono e videro Robin che passava.

"Ehi Robin," lo chiamò Willow.

"Ecco dove siete voialtri. Sono tutti già di sopra, pronti per la riunione."

Le due donne si incamminarono verso di lui. "Oh cacchio!" disse Willow passando il rapporto della mattina a Rowena. "Mi sono dimenticata di svegliare Kennedy. Potresti-?"

"Ti copro io," disse Rowena, agitando la cartellina.

"Grazie." Willow le sorrise e si incamminò nella direzione opposta.

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Int.

Sala riunioni del Consiglio degli Osservatori – Alcuni istanti dopo

Willow e una Kennedy mezza addormentata entrarono nella stanza mentre Robin stava parlando.

"Scusate," disse Willow umilmente, cercando di non interrompere.

"Saremmo state qui prima se qualcuno non si fosse scordato di svegliarmi," soggiunse Kennedy.

"Lo sai, Mocciosa," disse Faith con un sorriso. "Hanno inventato un marchingegno straordinario – si chiama sveglia. Imposti l’ora in cui vuoi che suoni e poi quella si mette a fare un rumore fastidioso che ti fa svegliare! Stupefacente, eh?"

"Gli darò un’occhiata," le rispose la Cacciatrice bruna. "Intelligentona," mormorò mentre lei e Willow si mettevano seduta. Faith le fece un sorrisone dall’altro lato del tavolo ma non disse nulla.

"Stava discutendo dei Babbo Natale scomparsi," disse loro Robin.

"Sì," soggiunse Giles. "Non sembra che si tratti di qualcosa di mistico ma terremo d’occhio la situazione, se dovesse continuare."

"Altri collegamenti oltre al fatto che lavorano allo stesso posto?" chiese Rowena mentre scorreva la cartellina.

"Solo una," propose Willow. "Da quanto ho letto stamattina erano tutti andati via dal lavoro con ancora indosso l’uniforme."

"Quindi sembravano Babbo Natale?" chiese Kennedy.

"Esatto," annuì Willow.

"Cavolo, in questo periodo dell’anno questi tizi rapiti spunteranno fuori come niente, no?" fece notare sardonica Faith: "Allora che dovremmo fare, interrogare tutti i Santa Claus ad ogni angolo di strada?"

Kennedy rise piano. "Magari potremmo prendere una foto di Miracolo sulla 34ma strada e chiedere in giro ‘Conosce quest’uomo’?"

"Già," Faith si unì alla sua risata e imitò una voce maschile: "Certo che l’ho visto – ai grandi magazzini, alla mensa dei poveri, alla -."

"Okay, basta," disse Giles con un sorriso. "Ora, sappiamo che sarà difficile, nel migliore dei casi, ma teniamo semplicemente gli occhi aperti per qualcosa di strano…Beh, di più strano del solito." Quando nessuno aggiunse niente Giles chiese: "Ci sono altre questioni per stamattina?"

"Sì," disse Willow dando piano di gomito a Kennedy: "Che cosa fate oggi tu e Becca?"

Giles arrossì e sorrise: "Beh, m-m…A-ad essere onesti no-noi-."

Willow cominciò a ridere e offrì il palmo a Kennedy.

"Cavolo, Giles," disse Kennedy mettendosi una mano in tasca e tirando fuori qualche dollaro.

"Che cos’è questa storia?" disse lui facendo un gesto nella loro direzione.

"Ho scommesso che non ti agiti quando parli di Becca," rispose lei mentre schiaffava le banconote sul palmo di Willow.

"E certamente è così," rispose Giles.

"E invece no," ribatté Willow. "Ed è carino."

"Già, cos’è questa storia?" chiese Faith. "Stai sempre con quella donna."

"Non posso avere una vita privata?" chiese Giles.

"Allora voi due uscite ufficialmente insieme?" chiese Rowena.

Giles esitò. "Beh non sono sicuro di poter dire ufficialmente, però sì, siamo usciti assieme qualche volta."

"Cavolo, adesso sono tutti accoppiati," mormorò Rowena. "Magari dovrei cercare di farmi una vita anch’io, per non essere il terzo incomodo," soggiunse rivolta a Robin. Poi tacque e li indicò tutti come se li stesse contando. "Okay, mi correggo, il settimo incomodo."

"Puoi farci da ruota di scorta quando ti pare," disse Robin dandole una leggera pacca sulla mano con fare comprensivo: "…Allora quando ce la presenterai?" chiese Robin a Giles.

"Già, sul serio," intervenne Willow: "Che c’è, ti vergogni di noi?"

"Niente affatto," insistette Giles, "ma non voglio bombardarla con…"

"Infinite domande e sguardi a bocca aperta," soggiunse Robin.

Giles si fermò come se stesse considerando la sua risposta, ma alla fine si arrese, alzando le mani: "Sì, è esattamente questo."

"Oh, andiamo Giles," intervenne Willow: "Sappiamo essere carini e comportarci bene quando vogliamo. Oggi voi due pranzate insieme, giusto?" Willow si fermò e si piegò verso Kennedy: "Vanno sempre a pranzo fuori insieme," sussurrò.

"Sono sotto sorveglianza per caso?" chiese Giles con un sorriso.

"Allora, sei arrivato alla prima base?" fece Faith.

"Prima ba-? Non penso c-che siano affari vostri," balbettò Giles.

"Andiamo, piccola, lascialo in pace, poverino," fece notare il suo ragazzo.

"Grazie Robin."

"Non c’è di che," gli disse lui prima di rivolgersi agli altri: "Scoprirò tutti i dettagli più tardi quando farò con lui una chiacchierata da uomo a uomo," disse a Faith in modo cospiratorio.

Giles sospirò e prese la cartellina da Rowena, mentre gli altri ridevano.

"Grazie a tutti per ridere alle mie spalle," disse lui mentre si alzava.

"Okay, gente," disse loro Willow. "Lasciamolo solo. Ma, seriamente Giles, portala oggi dopo pranzo. Promettiamo di fare i bravi."

Sentendo il tono sincero nella voce di Willow Giles annuì: "Ci penserò."

"Bene, dopo aver tratteggiato un accurato profilo psicologico e dopo il test a risposte multiple ti faremo sapere se ti merita," rispose la strega.

Giles fece a Willow una faccia esausta.

"Scherzo, scherzo," disse lei: "Oh, e ricordati di invitarla per la festa dello Yule, stasera. Se ha preso bene la storia dei vampiri, sono sicura che possa cavarsela anche con quella delle streghe."

Giles annuì: "Lo faro senz’altro e, beh, ora che ci siamo divertitti tutti a discutere della mia vita amorosa, ci sono altre questioni importanti?"

"No," rispose Faith: "MA dove diavolo è Andrew oggi?"

"Sta facendo i colloqui per il posto di aiutante in cucina," disse Willow.

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Int

Cucina del Consiglio degli Osservatori – In quello stesso momento

"Allora, umm…Qual è secondo lei il suo miglior pregio?" chiese Andrew alla persona di fronte a lui al tavolo della cucina, mente leggeva parola per parola il questionario che aveva sotto gli occhi.

Un grosso uomo muscoloso raddrizzò le spalle prima di mostrare il bicipite: "Faccio 100 chili sulla panca," rispose lui.

"Oh beh, certo, potrebbe farci comodo," disse Andrew cercando di avere un tono ottimistico sebbene il suo volto manifestasse una certa dubbiosità.

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Int

Cucina del Consiglio degli Osservatori – Più tardi

"Beh, durante il mio lavoro presso le strutture carcerarie cucinavo per più di mille persone alla volta," rispose una donna piuttosto robusta.

Andrew guardò sul foglio: "Oh non avevo visto che è stata impiegata statale."

"Non impiegata, ma incarcerata. Non avete problemi con ex-detenuti vero?" chiese lei con tono incalzante.

Quel tono parve spaventare Andrew, che arretrò leggermente dal tavolo: "Oh, no, niente affatto," rispose e inghiottì nervosamente. "Almeno non con quelli che conosciamo," disse scuotendo il capo. "Andiamo avanti…Qual è secondo lei la sua più grande debolezza?"

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Int

Cucina del Consiglio degli Osservatori – Più tardi

Un uomo con un completo di poliestere e con cinque catene d’oro attorno al collo fece l’occhietto ad Andrew: "Le signooooore," disse facendo la parte di quello che ci sa fare.

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Int

Cucina del Consiglio degli Osservatori – Più tardi

"Ho una tendenza a fare le cose di corsa e poi mi scordo quello che stavo facendo così devo tornare indietro e dire, ummm, ma cos’è che stavo facendo e poi se mi ricordo quello che mi ero scordata torno indietro e lo sistemo ma ad essere onesti delle volte è troppo tardi e…" farfugliò una donna che somigliava a June Cleaver.

Andrew fissò la donna intervistata come se avesse smesso di ascoltare quell che diceva.

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Int

Cucina del Consiglio degli Osservatori – Più tardi

"I videogiochi," disse una ragazza di quasi vent’anni, o di poco più di vent’anni. Andrew parve drizzarsi sulla sedia: "Lo so che non è quello che cercate," soggiunse lei con un sorriso. "Ma quando esce un gioco nuovo devo provarlo. Li affitto sempre prima di comprarli ma…mi dispiace. So di non aver risposto alla sua domanda. La mia debolezza più grande potrebbe essere che a volte mi prendo carico di troppo lavoro. Voglio aiutare ma poi mi perdo tra mille cose, però sto imparando a delegare la gente che lavora con me così da non essere eccessivamente carica e il mio lavoro ne guadagna nei risultati."

"Davvero?" chiese Andrew.

"Sì, credo che se un collaboratore-."

"No," la fermò lui. "Volevo dire: prima li affitti, i giochi? Mi chiedevo dov’è che vai e se hanno una buona scelta. Non c’è molto da queste parti e bisogna andare più verso il centro. E per quando restituisco il gioco avrei potuto benissimo comprarmelo con tutti i soldi che mi costa per il ritardo."

"Oh no, conosci RJ’s Video?" Andrew scosse il capo ma appariva intrigato: "È a circa tre isolati da qui. Ce n’è anche uno vicino al campus ma qui la scelta è più ampia. Hanno persino un tipo di abbonamento per cui paghi una tariffa fissa mensile e puoi prendere tutti i giochi che ti pare. Beh, non tutti insieme ma se vuoi riportarne uno il giorno dopo e prenderne subito un altro puoi farlo. E se non lo riporti entro la settimana non importa – puoi tenerlo quanto ti pare."

"Non dirmelo?"

"Sì, con me funziona perché sono una studentessa e non riesco sempre a riportarli in tempo. Ma la cosa buona è che se ottengo il lavoro ce l’ho proprio in fondo alla strada," disse lei scherzosamente. "Cavolo, spero di non esser stata tropo sfacciata. Immagino che avrete un sacco di candidati qualificati in lista."

"No davvero. Quando potresti incominciare, Tracey?" chiese lui di corsa.

"Beh, se può aiutarmi ad ottenere il lavoro, anche oggi," sorrise lei.

"Sei assunta," disse Andrew con un sorriso raggiante, le passò un grembiule e le strinse la mano.

Dissolvenza incrociata

Int.

Posto simile ad un sotterraneo – In quello stesso momento

Quattro creature elfiche stavano trascinando Fred, vestito ancora da Santa Claus, verso una gabbia. L’uomo appariva privo di sensi e gli elfi lo lasciarono a terra e uscirono, chiudendo a chiave la porta.

"Psst! Ehi amico! Sei sveglio?"

Fred cercò di aprire gli occhi per vedere da dove provenisse la voce, mentre si tirava su sui gomiti.

"Dove sono?" chiese.

Un uomo in una gabbia accanto a lui gli passò una bottiglia: "Ecco, bevine un po’," gli disse.

Fred parve riluttante e l’uomo annuì.

"È solo acqua," gli disse. "Sono stato qua sotto per tre giorni. Posso dirlo dalla poca luce che viene da là sopra," disse e indicò un’apertura nella parete di pietra sopra di loro.

"Chi sono questi tizi?"

L’altro Santa Claus fece spallucce. "Che ne so. Li ho sentiti dire che devono trovare colui che è degno, chiunque sia."

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Int.

Cella - Base del Presidio – In quello stesso momento

"Non potete tenermi qui per sempre. Verranno a cercarmi."

Bonnie si avvicinò all’uomo che era vestito di una giacca e di pantaloni rossi, ornati di pelliccia.

"Oh non preoccuparti. Non starai qui per sempre," sorrise lei. "Infatti, direi che hai i giorni contati."

Fine dell’Atto Primo

 

 

 

Atto Secondo

 

Dissolvenza di apertura

Int.

Negozio di strumenti musicali – Pomeriggio

Becca e Giles entrarono nel negozio di chitarre esaminando i vari stili e modelli.

"Umm," disse Becca indicando una chitarra sopra la sua testa. "Dovrei comrare la stessa o cercare qualcosa di diverso?"

"Quale?" chiese Giles.

"Questa qui blu," disse Becca mentre la riguardava. "È proprio come quella che ho perso nella rissa al bar con gli scagnozzi di Satana," disse scherzando.

Giles sorrise: "La stai prendendo bene," si complimentò lui.

"Vale a dire?"

"Beh, sono uscito raramente con una donna che sapesse come prendere i…folletti…del mio lavoro. È sempre stato qualcosa di troppo spaventoso per tutte."

Becca fece spallucce: "Magari non hai mai incontrato la ragazza giusta," disse con un sorrisetto. "E poi i mostri sono dappertutto – che siano nelle nostre teste o che siano del genere che dobbiamo affrontare dalla mattina alla sera, come i clienti scorbutici. I tuoi mostri sono letteralmente tali, ma ti ho visto in azione in prima persona e…tu sai quello che fai."

"In effetti, a proposito di questo…" incominciò a dire Giles nervosamente. Becca attese che continuasse. "I miei colleghi hanno espresso il desiderio di conoscerti, dato che da un po’ di tempo a questa parete io e te passiamo molto tempo assieme. Se preferisci di no, lo capisco, anche se gli ho detto-."

"Consocere i tuoi amici?"

"Contro la mia opinione, sì," fece lui.

Lei alzò le sopracciglia e allungò il collo.

"Oh no, non tu – loro," insistette lui. "Sono felice di averli come amici, non fraintendermi. È solo che hanno una tendenza a…beh, a non perdere mai un’occasione per prendermi in giro selvaggiamente e non sono sicuro che tu sia pronta a sottoporti allo stesso trattamento."

Becca rise: "Non pensi che sappia come cavarmela?" lo incalzò.

"Tutt’altro. È solo che… non li conosci bene come li conosco io. A volte sanno essere spietati e ho paura che possano offenderti."

"Allora, vediamo se ho capito bene," incominciò Becca e abbassò la voce. "Affronti demoni con la faccia rugosa che hanno il doppio della tua forza, ma i tuoi amici ti spaventano?"

"Non ho detto che la mia è una paura razionale," rispose Giles con un sorriso.

Becca rise: "Okay adesso devo venire. Sono troppo incuriosita per non farlo."

In quell’istante un commesso si avvicinò ai due.

"Posso esservi d’aiuto?" chiese

"Sì, pensavo di prendere questa blu qua sopra ma anche la rossa mi comincia a piacere. Le dispiace se le provo tutte e due?" chiese lei.

"Certo che no," le fece lui. "Prendo la scala."

"Grazie," gli disse lei mentre lui si allontanava.

"Quale che sia la tua scelta," le fece Giles: "Insisto per comprarla io."

"Non te lo chiederei mai," gli disse Becca.

"Perché? Se lo facessi ti sentiresti obbligata a continuare ad uscire con me? Se è così, allora sappi che non è per questo. È stata colpa della mia inettitudine nel non esser stato preparato alla situazione che ha causato il danno."

"No, è stata una mia scelta di romperla in testa a quel tizio nella rissa al bar," insistette Becca.

Si fermarono entrambi e guardarono il commesso che era lì accanto e sorrideva. Becca cominciò ad arrossire perché l’aveva sentita, ma il commesso agitò le mani.

"Ehi, fin quando siete clienti paganti, il motivo per cui vi serve una chitarra non è importante per me."

"Beh, sono molto più tosta di quel che sembra," disse scherzando Becca mentre lo guardava salire sulla scala.

"Se esser tosta serve a farvi tornare qui, non mi lamento," la prese in giro lui mentre le passava la chitarra blu. Cautamente ritornò giù. "La rossa è esattamente uguale a questa, solo…sapete…è rossa."

"Entro quanto posso restituirla?" chiese Becca mentre ne valutava il peso.

"Trenta giorni…ma deve essere tutta intera," sorrise lui.

"Ragazzo simpatico," disse a Giles mentre indicava il commesso con un pollice. La tenne per qualche altro istante. "Okay, credo che farò una pazzia e proverò qualcosa di nuovo. Va bene la rossa."

"Certo," disse il commesso annuendo e riportò su la chitarra e la riappese.

"E si assicuri di metterci sopra un bel fiocco," ordinò Giles.

"Rupert," lo rimproverò Becca.

"Non sei l’unica che sa essere testarda qua intorno," fece lui dando la carta di credito al commesso prima che lei potesse fare lo stesso.

Becca fece un sospiro di disfatta mentre osservava il commesso allontanarsi.

"Grazie," disse a Giles più con tono più frustrato che sincero.

"Non che c’è di che, direi," rispose lui sorridente, soddisfatto della propria vittoria.

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Int

Consiglio degli Osservatori – Laboratorio dei computer

Faith passò accanto al laboratorio dei computer e notò le luci accese, ma nessuno in giro. Allungò una mano all’interno e le spense.

"Ehi!" sentì esclamare a Willow.

Le riaccese subito.

"Oh, scusa, Rossa. Non pensavo che ci fosse qualcuno dentro." Entrò e cominciò a guardarsi intorno. "Ma dove diavolo sei?"

Willow spuntò da sotto un tavolo e cominciò a togliersi la polvere di dosso.

"Mi stavo preparando al ritorno degli OIA dopo le vacanze di Natale. Ho pensato di fare gli upgrade adesso."

"OIA?" fece Faith.

"Osservatori In Addestramento. Allora, tu che devi fare oggi?" chiese Willow.

Faith alzò le spalle: "Mi sto annoiando. Tutte le ragazze sono a casa dalle famiglie quindi non ho nessuno da comandare," disse lei mettendosi seduta a una delle scrivanie: "Con la Mocciosa ci ho provato ma…" soggiunse con un sorriso.

"Non è andata come previsto?"

"Per niente…allora, chi ti manca?" chiese Faith, per fare conversazione.

"Cosa?"

"Le sorprese di Babbo Natale – chi ti manca?"

"Se te lo dicessi non sarebbe più una sorpresa, no?" rispose Willow mentre controllava i collegamenti dietro un computer.

"Oh andiamo," rise Faith. "Chi ti manca? A me Rowena, non ho la più pallida idea di cosa regalarle. Ehi, tu sei un Osservatore! Che cosa piace agli Osservatori?"

"Non puoi sbagliare con articoli di cancelleria," le disse Willow indicando con il mento.

Faith rise. "Sì, un regalo davvero personale. Nah…ha quella balestra. Pensavo magari di regalarle delle frecce per esercitarsi o qualcosa del genere."

"Potrebbe andare bene," le disse Willow mentre avviava uno dei computer.

"Allora, spara: chi ti manca?"

Willow esitò. "Kennedy," sospirò.

"Oh cavolo, è davvero un regalo difficile da fare," rise Faith. "Povera Will."

Willow esitò e si morse il labbro inferiore: "Non è così semplice come sembra."

"Che vuoi dire?"

"Beh sono andata al centro commerciale. Pensavo di comprarle qualcosa che potesse piacere a tutte e due. Non che io sia il tripodi persona che compra un regalo a qualcuno e poi dice ‘Visto che a te non piace posso tenerlo io?’ …Volevo solo qualcosa con cui potessimo fare qualcosa insieme." Faith incominciò a sorridere: "E non nel senso sessuale a cui stai pensando," soggiunse Willow con un lieve sorriso.

"Non ho detto niente del genere, Rossa," la prese in giro Faith.

Willow sorrise ma presto il sorriso le scomparve dal volto: "Ma sai cos’è successo? Appena sono arrivata lì me ne sono resa conto…non c’è niente che piaccia a tutte e due…beh, eccetto magari la roba sexy. E-e dopo che ci avevo pensato io…io ho cominciato a chiedermi che cos’altro c’è davvero? Voglio dire, è solo una questione di sesso? Perché c’è altro nello stare con qualcuno che il solo ‘stare’ con qualcuno.

Faith non disse nulla.

"Magari non te ne avrei dovuto parlare," disse Willow, cercando di sembrare indaffarata.

"Perché no? Pensavo che in realtà avessimo fatti progressi nel fidarci l’una dell’altra," rispose Faith un po’ delusa.

"No, cioè sì, ne abbiamo fatti, ma…tu sei amica di Ken e-e forse sto parlando con la persona sbagliata."

"Oh ehi, non preoccuparti di questo. Non le dirò nulla ma…la ragazza ti adora. Lo sai, vero?"

"Sì, lo so," rispose Willow con una punta di senso di colpa.

Un breve silenzio calò tra loro finché Faith non parlò di nuovo: "Diamine, Rossa. Non so cosa dire di questa cosa."

"Non lo sai o preferisci non dirlo?"

Faith cominciò ad avere un’aria colpevole: "È una gran bella persona. Arrogante e cocciuta a volte ma…credo che sia per la Cacciatrice che è in lei," soggiunse Faith con un sorriso cercando di alleggerire l’atmosfera.

"Lei è una gran bella persona," le fece eco Willow. "Ma…"

"Non è perfetta per te," finì Faith.

Sembrò che Willow stesse per ribattere ma poi si fermò. Faith si alzò in piedi e fece qualche passo in direzione di Willow.

"Ascolta, l’hai detto tu stessa. Ken è una mia amica. Ma anche tu lo sei. E io posso essere amica di entrambe perciò sta tranquilla…ma se non funziona Will, lasciala. Di certo le farà male ma alla fine…starà meglio in questo modo. Entrambe starete meglio."

Faith strinse il braccio di Willow: "Ne possiamo parlare un altro po’ stasera alla festa dello Yule, se vuoi," propose. Fece a Willow un sorriso di incoraggiamento mentre usciva dalla stanza. Con un’espressione pensosa, Willow la osservò uscire.

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Int.

Cucina del Consiglio degli Osservatori – Più tardi quello stesso giorno

Andrew stava ascoltando lo stereo a tutto volume, dondolando la testa mentre puliva i fornelli e cantava ad alta voce. Tracey si limitò a sorridere e a scuotere il capo mentre scaricava la lavastoviglie.

"Guess who’s back? Back again. Shady’s back. Tell a friend. Guess who’s back, Guess who’s back, Guess who’s back, Guess who’s back, Guess who’s back, Guess who’s back, Guess who’s back, whaillll…yeah, yeah,ya-."

Giles guardò Becca e alzò gli occhi al cielo.

"Andrew vorresti abbassare questo baccano un momento!" urlò l’Osservatore.

"Oh!" Andrew si girò su se stesso e corse alla radio, girando la manopola. "Mi dispiace, non l’ho sentita arrivare, signor Giles. Stavo solo-."

Prima che potesse ffinire la frase Becca incominciò a cantare.

"I've created a monster, cuz nobody wants to see Marshall no more. They want Shady. I'm chopped liver. Well if you want Shady, this is what I'll give ya – a little bit of me mixed with some hard liquor." Si fermò e fece cenno ad Andrew di continuare, e lui si unì a lei con un gran sorriso.

"Some vodka that'll jumpstart my heart quicker then a shock when I get shocked at the hospital by the doctor when I'm not cooperating, when I'm rocking the table while he's operating. Hey!"

Becca guardò verso Giles e la sua espressione mortificata la fece scoppiare a ridere, impedendole di continuare. Andrew abbassò la radio ancora e fece qualche passo verso di loro con un’espressione curiosa sul volto.

"Chi sei tu?" chiese a Becca.

"Bella domanda," disse Giles mentre si liberava della sua espressione allarmata. "Questa è Becca del negozio di libri la quale, fino a poco fa, non sembrava per nulla pazza."

"È bello vederti di nuovo," disse lei stringendo la mano di Andrew.

"Ohhhhh Becca," fece lui. "Giusto! Scusa se non ti ho riconosciuta…pensavo che fossi più…vecchia."

Sembrava che Giles potesse da un momento all’altro sputare chiodi ma Becca si mise a ridere: "Beh, in tutta onestà, lo sono, in confronto a te."

"Ma ti piace Eminem?"

Becca fece spallucce: "Non posso dire di essere una grande fan ma mi piace un po’ tutta la musica pop."

"Neanche io lo sono," confessò Andrew. "Ma devo ammettere che quella mi piace…Allora, cos’altro ascolti? Tu hai una band, giusto? Suoni-?"

Andrew continuava a farfugliare quando Faith, Kennedy e Willow entrarono insieme in cucina.

"Woah!" Faith fece finta di inciampare all’indietro: "Cacchio Giles, come hai rimediato una tale gnocca?"

"Faith," Giles sospirò, cercando di nascondere il proprio imbarazzo.

Faith lo ignorò e si voltò verso Willow e Kennedy: "Certo, voi due siete due giudici migliori di me in questo ambito. Mi sbaglio?"

Kennedy esaminò Becca per un istante: "Na, devo darti ragione. È una bella pupa."

Willow diede uno schiaffo sul braccio a Kennedy e si avvicinò porgendole la mano mentre continuava a scuotere la testa alle loro pagliacciate.

"Le ignori e basta," disse a Becca. "Sono Willow Rosenberg," soggiunse con un sorriso sincero.

"Piacere di conoscerti," rispose Becca stringendole la mano.

"Piacere mio."

"E non ci credereste," le interruppe Andrew. "Le piace il rap. E magari anche l’hip hop," disse a Willow. Senza aspettare si voltò verso Becca: "Anche l’hip hop, giusto?" chiese eccitato.

Becca rise per il suo entusiasmo: "Ci sono molti generi di musica che mi piacciono. I miei amici della band hanno un’età che va dai cinquanta ai ventuno, perciò sappiamo suonare un po’ di tutto."

"Oh, giusto," soggiunse Willow. "Giles mi ha detto che suonate tutti e due la chitarra."

"Già, lui mi ha sentito suonare, ma io ancora non ho sentito lui," fece notare Becca quasi in tono di sfida.

"Beh, sì, comunque," disse Giles cercando di cambiare argomento.

"Oh Giles è davvero bravo," le disse Willow. "E-e ha anche una gran bella voce sexy."

"Canta PURE?" chiese a Willow prima di guardare Giles per avere spiegazioni. poiché lui fu parve interessato improvvisamente alle proprie scarpe Becca proseguì: "Bene bene bene…questa visita si sta rivelando piuttosto educativa."

"E di nuovo dico: comunque…" provò Giles nuovamente.

"Hmm," mormorò Becca pensierosa prima di voltarsi verso Willow: "La mia band farà un concerto nei prossimi giorni. Suoniamo ogni anno all’associazione dei Veterani di Guerra della città. È un evento formale/semiformale che si tiene per le vacanze."

"Sembra divertente," soggiunse Kennedy.

"Lo è," le disse Becca. "C’è gente di tutte le età – da uno a novantadue," scherzò come se cantasse ‘La Canzone di Natale’. "Siete tutti invitati. E chi lo sa? Magari voialtri potreste convincere Rupert a salire sul palco per suonare un pezzo?"

"Oh sarebbe fortissimo!" le disse Willow: "Non sarebbe figo, Giles?"

"Sì, fantastico," rispose lui cercando di sembrare contento all’idea, ma senza successo.

"Cos’è che sarebbe figo?" chiese Robin entrando nella stanza. Quando ebbe fatto qualche altro passo all’interno notò Becca e sorrise: "Oh, salve, disse avvicinandosi, e mettendo un braccio attorno a Faith. "Io sono Robin Wood. tu devi essere Becca."

"Ebbene sì," annuì lei. "Piacere di conoscerti."

"Piacere mio."

"Ci hanno appena invitati ad una festa di Natale, Asso," gli disse Faith.

"Quando si terrà?" chiese Robin.

"Domani notte," gli disse Becca. "Dalle otto a mezzanotte."

Lui annuì all’inizio ma poi si voltò subito verso Faith: "Oh, al parco c’è quel festival di fuochi d’artificio a cui volevamo andare, ricordi?" le disse Robin.

"Sì, ma la festa comincia alle otto perciò potremmo andare a tutti e due. Beh, a meno che tu non abbia un altro appuntamento per quella sera," scherzò Faith.

"Giuuusto, come se potesse accadere." Robin sorrise a Faith prima di rivolgersi a Becca: "A quanto pare puoi contare su di noi."

"Potremmo andarci anche noi," propose Kennedy.

Willow parve presa dal panico per un decimo di secondo ma poi si riprese e si voltò verso Kennedy: "Volevamo andare a cena fuori domani sera," le ricordò Willow.

"Beh, come ha detto Faith," rispose Kennedy: "Andremo un po’ prima e avremo un sacco di tempo per stare alla festa."

"Oh sì, credo che potremmo fare così," rispose Willow con una punta di nervosismo.

Giles parve squadrare Willow per un istante ma poi scosse il capo e disse a Becca: "Bene, adesso, visto che sei sopravvissuta all’interrogatorio," scherzò, "…ti piacerebbe visitare il resto dell’edificio? Sono certo che l’altra nostra socia, Rowena, sia da qualche parte. Probabilmente in biblioteca."

"Assolutamente," disse lei a Giles e poi si voltò verso gli altri: "È stato bello fare la vostra conoscenza."

Loro risposero ognuno salutandola a modo proprio e Giles prese Becca per la mano, conducendola fuori dalla stanza.

Appena il gruppo tornò alle proprie faccende Andrew si voltò verso Tracey.

"Mmm, a te piacerebbe venire?" chiese con voce tranquilla. "Voglio dire, l’ha chiesto a tutti noi e tu hai incominciato tipo…beh oggi…ma potrebbe essere divertente andare – non nel senso di appuntamento," sottolineò. "Non voglio che tu pensi che devi venire per tenerti il lavoro o cose del genere. So che ci sono leggi contro quel genere di cosa. Voglio solo che tu ti senta dei nostri, tutto qua. Con il fatto che sei appena arrivata magari hai pensato che il suo invito non includesse anche te, ma potrebbe essere una bella occasione per conoscere tutti un po’ meglio."

Tracey sorrise semplicemente: "Certo, credo di poter mettere assieme un abbigliamento formale/semiformale."

"Fortissimo," rispose Andrew: "Ma, ancora, non nel senso che è un appuntamento. Perché, come ho detto già, leggi eccetera."

"No ho capito," rispose lei: "E grazie per aver incluso anche me – anche se non nel senso di un appuntamento," lo rassicurò lei.

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Int.

Casa Summers – Sera

"Uno!" dissero a voce alta due adolescenti, sebbene una fosse stata leggermente più veloce dell’altra. Le due giovani donne sedevano ad un tavolino da caffè l’una di fronte all’altra.

"Ah ha! Hai cercato di prendermi ma non ha funzionato," disse la rossa trionfante.

"Oh sì," sorrise Dawn. "Segna quattro," disse mettendo giù la carta.

"Oh cavolo," sospirò Skye: "Hai barato!"

Dawn cominciò a ridere quando sentirono bussare.

"Vado io," urlò in direzione delle scale mentre stendeva le gambe incrociate e andava alla porta.

Vide un camper parcheggiato sulla strada quando aprì la porta, ma nessuno intorno. Cominciò a sorridere.

"Ho! Ho! Ho!" disse Xander quando uscì dal suo nascondiglio, contro il muro della casa.

Dawn cominciò a gridare e a saltare su e giù prima di tirarlo dentro casa e di abbracciarlo forte.

"Sei in anticipo," disse eccitata.

"Beh, se vuoi me ne vado," disse cercando di farsi strada verso la veranda.

Dawn lo tirò dentro casa: "Non ci provare," lo minacciò prima di voltarsi verso le scale: "Buffy! C’è Xander!"

"Sono arrivato prima del previsto. Spero di non creare problemi," disse.

"Stai scherzando?" chiese Dawn. "È fantastico." Lentamente, Skye si fece strada verso la porta.

"Salve," disse agitando timidamente la mano.

"Oh," disse Dawn leggermente in imbarazzo: "Scusate. Sander questa è Skye. Skye, Xander Harris."

"Piacere di conoscerti," annuì lei educatamente.

"Felice anch’io di riuscire finalmente ad incontrarti," rispose lui. "In effetti quando Dawn…" Xander si interruppe e guardò Dawn, che lo stava esaminando: "Sai che non è educato fissare la gente," le disse Xander.

"Scusa," arrossì Dawn. "Volevo vedere se davvero è di colore diverso e lo è, ma non di molto. Willow lavora bene."

"Sai, se fossi un po’ più grande e un po’ meno innocente, sono certo che avrei potuto ribattere in modo spiritoso, anche se sconcio."

"Non sono innocente come sembro," gli disse Dawn.

"Per questo garantisco io," soggiunse Skye.

Xander sentì le proprie guance arrossire al commento: "Scommetto che adesso sei un terremoto," disse scuotendo la testa rivolto a Dawn. "Ammazzare i vampiri è probabilmente più semplice che…" Xander si interruppe e alzò lo sguardo verso la figura in cima alle scale.

"Crescere una sorella incorreggibile che trasuda ormoni?" gli chiese Buffy mentre scendeva le scale.

Lui lentamente si avvicinò alla fine delle scale e la aspettò con un sorriso fermamente piantato sul volto. Più lei si avvicinava e più si notava quanto lucidi fossero i suoi occhi.

"Ciao Xander," disse dolcemente mentre lo abbracciava. Lo trattenne per qualche istante prima di aggiungere: "Mi ero ripromessa di non piangere."

"Ehi, finché sono lacrime di gioia, piangi quanto ti pare," lei disse lui.

Lei fece una mezza risata e tirò su vistosamente con il naso mentre si allontanava dall’abbraccio. "Definitivamente della varietà gioiosa," gli disse annuendo fermamente mentre gli stringeva le braccia con le mani. "Oh, e prima che me ne dimentichi, Dawn ha collegato la webcam. C’è una rossa che aspetta la Snoopy dance di Natale."

"Ma Skye è qui," disse lui di proposito, indicando col pollice la ragazza di Dawn.

"Non quella rossa," rispose Buffy con un sorriso. "L’altra – a Cleveland?"

"Oh, quella rossa," scherzò Xander, perfettamente consapevole della persona a cui si riferiva Buffy. Poi ci ripensò e si voltò verso Dawn: "Aspetta. Anche lei è rossa." Indicò scherzosamente Skye: "Percepisco un qualche tipo di collegamento?" chiese al gruppo.

"Non c’è alcun collegamento, " disse Dawn difendendosi.

"Non sei anche tu una strega, vero?" chiese lui a Skye.

Skye rise. "No, non lo sono. Beh cinque giorni al mese magari sì, comunque no. Nessuna stregosità di cui parlare."

Xander rise piano: "E parla pure come Will," soggiunse rivolto a Buffy.

Buffy sorrise e annuì: "Abbiamo già discusso di questo."

"Sì, e non c’è alcun transfer da parte di Dawn," si intromise Dawn. "Andiamo Xan, vieni a fare il giro della casa, disse trascinandolo via dall’ingresso.

Buffy e Skye li seguirono, con Buffy che mise il braccio sulle spalle di Skye.

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Int.

Covo del Presidio – Sera

"I tuoi contatti hanno Santra allora?" chiese a Bonnie il demone dalla schiena coperta di spine.

"Sì signore," annuì lei. "Al momento stiamo studiando un modo di rispedirlo nella sua dimensione, ma potrebbero esserci delle complicazioni legate al suo ritorno."

"Le complicazioni non mi riguardano," disse lui.

"Me ne rendo conto ma se apriamo il portale per un breve momento…altri potrebbero restare indietro."

"Altri?"

Bonnie annuì: "Alcuni Santa Claus sono scomparsi in città, recentemente. E Santra ha parlato di…‘quelli che lo troveranno’."

Il servo del presidio rise: "Allora Santra ha, cosa, degli elfi?"

"Così dice lui, o, perlomeno, dei seguaci simili ad elfi che lo stanno cercando."

"E questo perché dovrebbe riguardarmi, Bonnie?" chiese il demone.

"Mi farebbero comodo altre braccia, per avere un po’ d’aiuto nella ricerca e nella cattura di questi aiutanti. Se hanno successo e Santra riesce a fuggire e comincia a sbudellare i bambini di Cleveland allora-."

"Capisco. Questo non possiamo permetterlo," annuì. "E potremmo aver bisogno dell’aiuto di Santra quando il piano sarà partito. Non c’è bisogno bisogno di bruciare ponti, o peggio, demoni alleati fino a farli morire. Capisco il tuo dilemma."

"E allora potrebbe mandare qualche demone per aiutarmi nelle operazioni di recupero?" chiese lei.

"Li manderò stanotte," le disse lui annuendo.

"Molto bene, signore. Grazie."

Lui le fece un altro cenno col capo e poi lei andò via.

"Oh, Bonnie," la chiamò lui. Lei si fermò e si voltò: "Se non ci vediamo prima…Come dite voi…Buon Natale a te e ai tuoi."

Bonnie sbuffò. "Anche a lei, signore," disse educatamente con un sorrisetto.

 

Fine dell’Atto Secondo

 

 

Atto Terzo

 

 

Dissolvenza di apertura

Int.

Appartamento di Giles – Sera

Willow sedeva al portatile che aveva già collegato prima e stava scrivendo.

"Okay gente," disse agli altri. "Venite qui. Lo spettacolo sta per cominciare."

Giles, Becca, Kennedy, Rowena, Faith, Andrew, Tracey, Vi e Rona si strinsero tutti attorno al piccolo schermo.

"Ehi! Quelli alti dietro!" disse Faith a Giles che era davanti a lei. Lui sorrise e si spostò di lato, mettendosi dietro Becca e permettendo a Faith di venire avanti.

Guardarono tutti assieme lo schermo con il sorriso sul volto. All’improvviso scoppiarono tutti a ridere.

"E questa sarebbe un’ode di Xander e Dawn in onore dei Peanuts?" chiese Becca mentre rideva.

"Sì, e come puoi vedere non conosco proprio nessuno che sia sano di mente," rispose Giles.

Willow si asciugò gli occhi e scrisse un messaggio sullo schermo, mentre gli altri incominciavano ad allontanarsi. Willow notò che Giles era ancora in piedi dietro di lei e scrisse un’altra cosa. All’improvviso la webcam si spostò e videro Buffy che li salutava con la mano e gli mandava un bacio. Willow si voltò e vide Giles che sorrideva con gli occhi trasognati. Si voltò di nuovo per non restare a fissarlo.

"Giles ti dice ciao," fu tutto quel che scrisse Willow.

"Quella è la tua Cacciatrice?" chiese Becca.

Giles annuì.

"Una giovane donna molto bella," rispose lei. "Sembra un tesoro."

"Sì," fece Giles fiero: "Un tesoro che ha salvato il mondo molte volte negli anni."

"Ha un bell’aspetto, non è vero Giles?" chiese Willow voltandosi di nuovo. "Voglio dire, sembra felice."

"Sembra anche a me," convenne lui annuendo e si piegò verso Willow, indicando il computer: "Dille…" tacque come se non fosse sicuro di cosa dire: "Dille Buon Natale."

Willow fece a Giles un sorriso d’intesa, come se capisse che voleva dire di più ma che non sapeva come esprimerlo in parole. Cominciò di nuovo a scrivere e Giles si drizzò e prese Becca per il gomito.

"Andiamo a mettere in fresco quel vino," le disse indicando verso la cucina.

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Int.

Appartamento di Giles – In quello stesso momento

"Allora cos’è questo Yule?" chiese Faith a Robin, Kennedy e Vi che erano in piedi in cerchio rivolti verso il camino. Rowena era accanto al recipiente del punch e alzò lo sguardo verso di loro, mentre tutti alzavano le spalle.

"La festa del Sole delle Wicca," disse loro mentre si riempiva il bicchiere. "Ricorre stanotte, nel solstizio d’inverno, la notte più lunga dell’anno."

"Okay," annuì Faith: "Ma perché il ceppo? Perché non un cespuglio o una pianta?"

"Hmm," fece Rowena domandandoselo a voce alta.

"La signorina Tutto Cervello non ha tutte le risposte," fece Kennedy.

"No e non mi dispiace chiedere a qualcuno che potrebbe averne," ribatté lei prima di chiamare alle proprie spalle: "Willow?"

La strega stava chiudendo il portatile in quel momento e si diresse verso il gruppo. "Che c’è?"

"Che storia è?" chiese Faith prima che potesse farlo Rowena e indicò con la testa il camino acceso: "Perché bruciare un ceppo per lo Yule?"

"Oh, beh, questo non è un autentico ceppo di Yule, è più che altro simbolico ma ahh…Vediamo, a Belatine, ceh comunemente si chiama Primo Maggio, viene eretto un tronco per quella festa e-ed è un tempo in cui si celebra la fertilità, la rinascita, la ricrescita delle piante, la roba primaverosa. Beh al solstizio d’inverno, bruciamo quel vecchio tronco del Primo Maggio come gesto celebrativo."

"Ohhh," annuì Faith comprendendo: "Perciò è come dire che c’è roba che muore o, in questo caso, che brucia, in inverno e che in primavera c’è roba che torna in vita?"

"Sì, una specie," annuì Willow.

"Vedi, Mocciosa?" disse Faith dando una pacca sulla spalla a Kennedy con il dorso della mano: "Questa roba wicca non è così difficile da capire. Diavolo, se posso capirlo io di certo puoi arrivarci anche tu."

"Non ho mai detto di non poterci arrivare. È sol che non è roba per me, tutto qua." Kennedy fece spallucce. "Mi prendo un qualcosa da bere. Qualcuno vuole qualcosa?" soggiunse.

Faith fece a Willow uno sguardo compassionevole e ottenne un sorriso malinconico in risposta. Faith si morse il labbro e scosse la testa leggermente.

Faith?" disse una voce, attirando la sua attenzione.

Lei si voltò e vide Kennedy che aspettava una risposta alla domanda sulle bibite.

"No grazie," le disse lei, sollevando il bicchiere: "Sto bene così."

Faith e Willow osservarono entrambe Kennedy allontanarsi.

Dissolvenza di chiusura

Dissolvenza di apertura

Int.

Biblioteca del Consiglio degli Osservatori – Mattina

"Beh, a quanto pare non ti abbiamo dato fuoco all’appartamento la notte scorsa," fece notare Willow quando Giles entrò: "E-e se invece è andata diversamente almeno tu e i tuoi vestiti siete ancora interi."

"Quanto sei superstiziosa?" le chiese Giles.

Willow scosse la testa come se cercasse di capire cosa si era persa nella conversazione. "Uh, non molto, perché?" domandò infine.

"Beh…il ceppo si è spento la notte scorsa e da quel che mi ha detto Rowena porta male se si spegne prima che faccia giorno," fece notare Giles, incerto su quel che Willow potesse dire.

"Giles," sospirò Willow. "Viviamo in una condizione di perenne sfortuna. Noi la sfortuna ce la andiamo a cercare. Noi siamo la sfortuna."

Giles alzò le sopracciglia: "Non hai torto," ammise.

"Neanche un po’. Siamo predestinati. Lo sappiamo tutti, perciò prima ci si abitua e prima ci si sente meglio."

Giles le fece un lieve sorriso e guardò il tavolo coperto di carte. "Cos’è questa roba?" chiese.

"Un altro Babbo Natale scomparso. Beh, uno scomparso e uno che non è scomparso in effetti. Uno è stato ucciso."

"Ucciso?"

Willow annuì: "Secondo il rapporto della polizia, è stato sbudellato per essere precisi."

"Oh cielo," mormorò Giles.

"Già, non è più una cosa da eheh divertente e comincio a chiedermi se non ha qualcosa di demonesco."

"Perché sospetti la presenza di forze sovrannaturali?"

"Beh, quando ho incominciato a leggere i rapporti stamattina, mi sono ricordata di una storia che Anya ci aveva raccontato un anno. Disse che Santa Claus esisteva ma che non si chiamava Santa e che non portava regali ai bambini. Hai tre tentativi per indovinare cosa gli faceva."

"Li sventrava?" chiese Giles.

Willow si mise un dito sul naso. "E sebbene questo fosse un uomo e non un bambino sto ancora cercando di trovare qualcos’altro sul demone di Anya."

"Hai scoperto qualcosa?"

"Un po’ di cose." Willow annuì. "Uno, non vive più al Polo Nord e neppure nel nostro mondo. Fu spedito in un’altra dimensione da una tribù di Nativi Americano nei primi dell’ottocento. Non riportava quale tribù in particolare ma sembra che avessero fatto un rituale che spedì lui, assieme ad un gruppo di seguaci, via da questo mondo."

"Che altro?"

"Secondo il ritratto…sembra uguale a Santa. Cappotto rosso; calzoni ornati di pelliccia. È una cosa da far venire i brividi, se lo vuoi sapere. Perché questo tizio, questo demone, quello che è, era in giro prima che il mito di Santa Claus divenisse popolare nell’ottocento. Perciò significa che…"

"Potrebbe essere lui la vera origine della leggenda di Babbo Natale."

"Sì e Claus è un omonimo…seguimi – Santa Claus, artigli, squartamento di organi interni – roba tremenda. Voglio dire, so che Santa è la versione americanizzata di San Nicola, il patrono dei bambini, ma da quanto ho letto finora…potrebbe esserci un collegamento tra il demone di Anya e quello che sta succedendo."

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Int.

Ufficio di Bonnie – Pomeriggio

"Trovato niente?" chiese ai demoni che si erano raccolti attorno al tavolo rettangolare.

"No signora," disse uno di loro.

Bonnie gettò un giornale sul tavolo: "Beh qualcuno è uscito a farsi un giro la notte scorsa," disse mentre indicava il titolo che diceva: ‘Babbo Natale volontario assassinato’. "E Santra se ne sta rinchiuso ben bene. È ovvio che dato che i suoi aiutanti non riescono a trovarlo, stanno diventando impazienti e cercano di portare avanti il lavoro senza di lui.

"Potrebbe non esserci alcun collegamento," propose uno degli altri demoni.

"Questo Babbo Natale è stato trovato a meno di due miglia dal posto dove teniamo Santra. Si stanno avvicinando ragazzi e vi suggerisco di raddoppiare gli sforzi per trovarli e per trovarli alla svelta," ordinò lei.

"Stiamo facendo del nostro meglio," le disse lui.

"Più ci avviciniamo al Natale e più diventeranno potenti – tutti quanti loro," ammonì Bonnie. "La maledizione li lega tutti uno all’altro. Questo vuol dire che per Santo Stefano tutta Cleveland potrebbe essere morta – inclusi voi. Chiaro?"

"Li troveremo stanotte," insistette il demone.

"Questo è quello che volevo sentire," annuì Bonnie con un sorriso.

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Int.

Caverna degli elfi – Pomeriggio

Un elfo demone, che era un po’ più alto degli altri due accanto a lui, camminò accanto alle gabbie dei quattro uomini imprigionati. Le sue spalle dritte e i suoi modi sicuri gli davano le sembianze di un leader.

"Ti rendi conto che il tempo è sempre meno?" disse.

"Sì, ma abbiamo guardato dappertutto. È vicino, signore. Riusciamo a percepirlo – tutti quanti. Ma dobbiamo fare presto il rito con Santra se vogliamo restare in questa dimensione. È sicuro che nessuno di questi uomini sia degno abbastanza? Potremmo-."

"Ti ho già detto che continueremo la nostra ricerca fino all’ultima ora. Solo a quel punto nomineremo un sostituto adatto al suo compito."

"Ma che succede se lo facciamo e poi…"

"E poi cosa? Se poi Santra ritorna?"

L’altro elfo annuì svelto: "Si arrabbierebbe alquanto, signore.

"Il nostro sacrificio di ieri ci ha dato abbastanza potere per farci restare su questo piano, per ora. Lo troveremo e altrimenti," disse fermandosi di frote alla gabbia di Fred: "Nomineremo un degno erede."

"E che ne faremo degli altri?" disse facendo un cenno verso le altre gabbie.

"Saranno un buon pranzo di Natale."

Dissolvenza di apertura

Int.

Alloggio di Rowena – Prime ore della sera

Rowena finì di aggiustarsi i capelli e si guardò allo specchio, da diversi angoli, quando qualcuno bussò alla porta facendola voltare. Uscì dal bagno e si diresse in soggiorno. Quando aprì la porta c’era Willow ad aspettarla.

"Oh ehi," disse prima che Willow potesse parlare, tirandola dentro: "Allora che ne pensi? Lisci o ricci per stasera?

"Cosa?" chiese Willow.

"I capelli," indicò lei. "Dovrei lasciarli lisci o rilavarli per quei ricci naturali che, credici o meno, non sono meravigliosi come pensano le persone con i capelli lisci?"

"Uh, lisci stanno bene ma uh, anche ricci, credo," rispose Willow con tono assente. "Ascolta, devo chiederti un favore."

"Certo," disse Rowena solennemente vedendo quanto Willow sembrasse distratta.

"Se dici di no è okay ma sarebbe più semplice per tutti, credo, se potessi dare un messaggio stanotte alla festa."

"Che messaggio? Non vieni al concerto?"

Willow scosse il capo e andò indietro verso la porta, chiudendola prima di tornare da Rowena.

Vedendo il suo viso serio e le lacrime pronte ad uscire Rowena chiese: "Willow, cosa c’è che non va?"

La wicca cominciò a piangere e Rowena spalancò gli occhi: "Oh ehi," disse dolcemente tirandola nel proprio abbraccio e carezzandole la schiena: "Cominceremo piano e un po’ alla volta, okay?"

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Est.

Festival dei fuochi d’artificio di Cleveland – Prime ore della sera

"Che temperatura ci sarà oggi?" chiese Giles a Robin mentre camminavano uno accanto all’altro. Becca e Faith camminavano qualche passo dietro di loro e chiacchieravano.

"Quindici gradi da quello che ho sentito. Mi sarebbe piaciuto un Bianco Natale quest’anno," disse lui alzando le spalle.

"Sì, anche Willow lo aspettava."

"Pensavo che odiasse il freddo."

"Beh," spiegò Giles con un sorriso, "le condizioni erano, cito: ‘Un Bianco Natale che si sciogliesse il giorno dopo e che non tornasse più fino all’anno successivo’."

Robin ridacchiò: "Devo dire che si abituata meglio di quanto mi aspettassi. Quando mi sono trasferito in California odiavo il caldo, perciò ha tutta la mia comprensione."

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Est.

Festival dei fuochi d’artificio di Cleveland – In quello stesso momento

Becca e Faith continuavano a passeggiare dietro ai due uomini.

"Spero che non ti dispiaccia per il doppio appuntamento," disse Becca sinceramente.

"Per niente," le rispose Faith. "Non l’ho mai fatto quando andavo a scuola…beh avrei potuto magari, se non avessi mollato."

"Non hai finito di studiare?" chiese Becca.

"Na, ero troppo scalmanata. Dopo essere stata attivata – aspetta, cosa ti ha spiegato Giles finora?"

"Buffy era la Prescelta. È morta. È tornata in vita e al mondo a quel punto c’erano due Cacciatrici, fino alla recente magia di Willow."

Faith si fermò: "Sì, è così in poche parole. Comunque, ho trascorso qualche anno in addestramento ma quando sono stata attivata un vampiro ha ucciso il mio Osservatore e ha cominciato a inseguirmi. Io ho lascito Boston per Sunnydale poiché il mio Osservatore aveva parlato di un’altra Cacciatrice che era laggiù. La scuola non era importante già prima e dopo…lo fu ancora meno. È difficile preoccuparsi degli esami quando stai scappando per salvarti la pelle."

"Lo capisco bene…hai mai pensato di riprendere gli studi? Non ti sto giudicando, sono solo curiosa." Soggiunse Becca.

Faith sorrise riluttante: "In effetti il mese scorso ci hanno spedito una brochure sulla ripresa degli studi. Gli ho dato un’occhiata di nascosto ma…davvero non ho tempo e poi a che serve un DEG? È così che si chiama giusto? Un DEG?"

"Sì, un Diploma di Educazione Generale," rispose Becca.

"Giusto, e che me ne faccio di un’educazione generale? Non è che andrò al college o altro. Questa è la mia vita," disse agitando la mano: "Mi piace, non fraintendermi. Non vedo però la ragione di tornare a scuola. Per niente."

"Beh," cominciò Becca un po’ riluttante, "qualcosa ti ha spinta a prendere quella brochure."

Faith ci pensò su per un momento: "Già…Robin è un tale cervellone – prima era un preside di liceo e adesso sta con me. Voglio dire, mi ama per quella che sono e non mi ha spinta a far niente ma…"

"Credi che voglia che tu torni a studiare?"

"No, non è quello," rispose Faith. "Credo di aver pensato di farlo per lui. Sai, così la sua ragazza non sarebbe più una che ha mollato gli studi? Ma come ho già detto…è un po’ una cosa stupida, visto che ho già una ‘professione’."

Becca si voltò verso Faith con un’espressione pensosa.

"Che c’è?" chiese Faith con un sorriso nervoso.

"Oh, niente, credo che tu abbia ragione. Se lo facessi solo per lui allora no, non dovresti. Non è facile tornare a studiare se non sei davvero motivata. Ma se lo volessi davvero – per avere quel senso di completezza – allora corri il rischio. Avrai qualcosa alla fine che è importante per te prima di tutto."

Faith sbuffò leggermente: "Lo vuoi, lo prendi, lo hai," mormorò.

"Umm, sì, essenzialmente."

Faith considerò le sue parole ancora per un momento e poi cominciò a sorridere.

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Est.

Festival dei fuochi d’artificio di Cleveland – In quello stesso momento

Più avanti Giles parve un po’ nervoso quando si voltò verso Robin.

"Posso farti una domanda?"

"Su cosa?"

"Beh, su Becca in effetti. Sono stato un po’ fuori dal giro degli appuntamenti per un po’ e credo di avere un problema…" Giles si fermò come se cercasse di dire le parole giuste.

"Di performance?" tirò a indovinare Robin.

"Perform- no!" esclamò Giles cercando di tenere la voce bassa.

"Esistono farmaci adesso, lo sai vero?" lo prese in giro Robin notando quanto Giles fosse sconvolto.

"Non mi serve nessun farmaco grazie tante," rispose indignato Giles. "Ti dirò che me la cavo bene invece – eccezionalmente bene in effetti! Non è questo il problema."

"Beh, allora qual è?"

"Mi piace immensamente stare assieme a Becca. È una donna molto intelligente e bella."

"Me ne ero accorto. Allora qual è il problema?" chiese Robin.

"Beh, ho avuto delle occasioni per baciarla ma…mi ritrovo sempre a trattenermi. Non voglio essere troppo sfacciato ma nemmeno voglio chiederglielo perché magari non è abbastanza audace per lei e allora…sto aspettando, che cosa esattamente non lo so."

"Beh potresti semplicemente andare da lei e dire: ‘Vieni qua, piccola’, e stamparle un bel bacio umido sulle labbra."

"Grazie Cyrano," sospirò Giles.

Robin ridacchiò: "No, seriamente, è ovvio che ti piace. E posso dire dopo averla osservata stasera che il sentimento è piuttosto reciproco. Perciò quando è il momento giusto, lo saprai. Sii audace e la prossima volta che si presenta l’occasione, coglila. Non credo che la offenderai."

Giles annuì trovandosi d’accordo. Da dietro, Faith e Becca continuavano a camminare e a chiacchierare.

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Est.

Festival dei fuochi d’artificio di Cleveland – In quello stesso momento

"Beh le lezioni non sono ancora incominciate," disse Faith. "Quando ho chiamato mi hanno detto che con i miei orari se entrassi adesso potrei finite a maggio."

"Hai chiamato? Però non ci hai pensato seriamente?" la prese in giro Becca.

Faith dovette sorridere: "Okay magari è qualcosa di più di un’idea," ammise: "È solo che non volevo farne un caso nazionale."

"Beh, non posso dire di essere una grande studiosa," le disse Becca, "ma so un po’ di cose di letteratura se dovessi decidere di iscriverti. Ti darò una mano se ne hai bisogno."

Faith strinse le labbra e annuì: "Forte, grazie."

"Nessun problema."

Faith toccò un momento il braccio di Becca: "Aspetta qui un secondo," le disse. Corse avanti e si infilò sotto il braccio di Robin.

"Cavolo sto ghiacciando qui fuori," scherzò. "Perché non andiamo laggiù a prendere un po’ di cioccolata calda per riscaldarci?" chiese indicando uno stand.

"Certo, piccola," rispose lui. "Ne vuoi un po’ Giles?"

"Sì, grazie."

"Okay," rispose Faith: "Oh e anche se non me l’hai chiesto, questa è una che va tenuta stretta," disse indicando con la testa verso Becca: "Quindi farai meglio a non mandare tutto all’aria," ammonì Giles dandogli dei colpetti sul petto, e lui subito se lo sfregò. Tirando Robin con sé Faith disse: "Andiamo a prendere da bere, Asso."

Giles sorrise e si avvicinò a Becca.

"Che cosa le hai detto?" domandò.

"Sono cose private, chiacchiere e confidenze tra ragazze. Non mi è concesso parlarne," rispose lei con un sorriso: "Dove stanno andando?"

"A prendere la cioccolata calda," rispose Giles.

"Beh, è un inverno tremendo," disse lei con una smorfia: "Credo di aver appena visto una donna che passeggiava in calzoncini, dieci minuti fa."

Giles ridacchiò e poi Becca si voltò per guardare uno degli schermi.

"Over the ground lies a mantel of white," cominciò a cantare. "A heaven of diamonds shine down through the night. Two hearts a thrillin’ in spite of the chill in the weather…"

Si interruppe e attese un momento, sperando che Giles proseguisse con il resto. Pochi attimi dopo una voce da tenore alle sue spalle cominciò a cantare: "Love knows no season. Love knows no clime. Romance can blossom any ole time. Here, in the open, we’re walkin and hopin together..."

Becca chiuse gli occhi e sorrise. Sentì Giles che veniva alle sue spalle stringendole le braccia con le mani. "Willow aveva ragione. Hai una gran voce," si complimentò.

"Oh beh grazie," fece lui lusingato.

Si piegò su di lei e lei si voltò per guardarlo in viso, I loro volti distanti pochi centimetri. Giles cominciò ad avvicinarsi quando un rumore li sorprese entrambi, facendoli voltare di scatto in direzione della voce.

"Ecco qua!"

Faith era lì accanto e gli offriva due bicchieri. Robin guardò Giles facendogli le sue scuse ma l’Osservatore sorrise e annuì leggermente nella sua direzione. Tendendo per mano il rispettivo partner, le due coppie continuarono a passeggiare.

Dopo pochi istanti Faith si fermò di scatto e cominciò a guardare la folla intorno.

"Che c’è che non va, piccola?" chiese Robin.

Notando i suoi movimenti, Giles e Becca si avvicinarono.

"Vampiri?" chiese Giles.

"No, non credo," rispose Faith. "Ma c’è qualcosa là fuori," soggiunse in modo criptico, esaminando gli astanti. Si voltò dall’altra parte e vide cinque bambini infagottati che correvano in una macchia di alberi del parco.

"Laggiù," indicò Faith con la testa e cominciò a seguirli.

Il resto del gruppo le venne dietro, seguendoli dentro alla fitta boscaglia. Rimasero a guardare da lontano mentre i bambini scendevano dietro un terrapieno. Uno di loro perse il cappello e tornò indietro per raccoglierlo. Tutti si nascosero dietro qualche arbusto ma rimasero a guardare. Fu allora che Faith vide il suo volto.

Raccolse svelto il cappello e corse per raggiungere gli altri.

"Okay, forse ho mangiato troppo zabaione prima di uscire ma…era un elfo quello che abbiamo appena visto andare giù nel bosco?"

"Beh, gli elfi stanno nel bosco e fanno i biscotti," scherzò Robin.

"Oh, questa era pessima, Asso. Farò finta di non averla sentita," disse Faith mentre componeva un numero sul cellulare: "Ehi Vi. Ho bisogno che tu e Rona veniate al parco…No, non mi sto annoiando al punto da farvi fare i giri di corsa un’altra volta! Sta succedendo qualcosa di strano e potrei aver bisogno di rinforzi…Farò in modo che Giles e Becca vi aspettino accanto ad un enorme schermo che rappresenta la natività. Non potete non vederlo…Grande. Grazie!"

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Int.

Ristorante di Ginoette – In quello stesso momento

Willow e Kennedy sedevano ad un tavolo, e guardavano entrambe il menu. Willow chiuse il suo e guardò Kennedy, mentre la mora continuava a leggere.

"Hmm," mormorò Kennedy: "Pesto o pollo? Credo che prenderò il pesto," disse chiudendo il menu. Alzò lo sguardo e vide l’espressione sofferente sul viso di Willow e inarcò le sopracciglia stupita. Aprì la bocca per chiederle del suo umore infelice ma Willow parlò per prima.

"Voglio che ci lasciamo."

Fine dell’Atto Terzo

 

 

Atto Quarto

Dissolvenza di apertura

Est.

Parco cittadino – Alcuni minuti più tardi

Faith stava tornando nel punto dove si erano nascosti e Robin si affacciò per accoglierla.

"Trovato niente?" chiese.

"C’è una specie di caverna laggiù," disse indicando col pollice alle proprie spalle. "È arrivata la cavalleria," indicò col mento alle spalle di lui.

Lui si voltò e vide Vi e Rona che venivano nella loro direzione. "Dov’è Giles?" chiese.

"Ha dovuto portare Becca a quella festa per prepararsi," rispose Rona mentre finiva di colmare la distanza. "Ho sentito ci sono dei bambini cattivi," ridacchiò.

"No, no, no –sono ragazzi esuberanti," le disse Vi: "Dobbiamo essere politically correct dopotutto."

"Avete finito?" chiese Faith con le mani sui fianchi. Vi e Rona si guardarono l’una l’altra e sorrisero prima di annuire: "Bene. Allora, Asso, tu resta qui," gli disse lei.

"Potreste aver bisogno di aiuto," disse lui. "Non sapete quanti ce ne sono là sotto."

"Esatto," gli disse lei. "Perciò se non torniamo tra quindici minuti tocca a te andare a chiamare Ken e Giles. Mi segui?"

Robin sospirò: "Allora sto qui e aspetto," disse avvilito.

"Ehi," gli disse Faith. "Potresti essere tutto ciò che resta tra la salvezza del mondo e la sua totale distruzione," gli disse. "Non prendere alla leggera il lavoro."

"Sta’ attenta," le disse lui.

"Ehi, parliamo di me," sorrise lei e fece cenno alle ragazze di seguirla.

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Int.

Ristorante di Ginoette – Nello stesso momento

Il silenzio si riversò sul tavolo finché Kennedy non si schiarì la gola: "Vuoi che ci lasciamo?"

Willow annuì e basta.

"Beh se per te è un problema tanto grave posso prendere il pollo," rispose Kennedy.

Willow sospirò tremante: "Sono seria."

"Me lo immaginavo, ma sto cercando di metterla sullo scherzo in modo da non impazzire di rabbia in un luogo pubblico. Ascolta, so che c’è stata un’aria tesa nell’ultimo periodo, Will, ma non è una buona ragione per lasciar perdere tutto."

"Non è solo negli ultimi tempi, Kennedy. Sì, i fatti recenti sono stati un vero stress ma…è più di questo."

"Fammi indovinare," propose Kennedy: "Dopo la scappatella con Xander, hai cambiato sponda un’altra volta?"

Willow si passò una mano tra i capelli come se stesse cercando di mantenere la calma. "No," rispose infine dopo aver fatto un respiro profondo.

"Hai conosciuto qualcun’altra?" chiese allora Kennedy.

Willow scosse il capo: "No."

"Qualcuno che già conoscevi, magari?" chiese Kennedy incrociando le braccia sul petto.

Willow fece un respiro profondo per mantenere i nervi saldi: "No, nessuno," disse Willow, continuando a rispondere in modo breve.

"Beh questo è consolante," sbuffò Kennedy: "Preferisci stare totalmente sola piuttosto che avere me nella tua vita. Questo sì che ha maledettamente senso, Will."

"Ma ce l’ha," insistette Willow. "Abbiamo molto poco in comune, Kennedy. Sto seduta in un ristorante italiano e io odio il cibo italiano."

"E allora è per questo che vuoi rompere con me?"

"Non è solo questo – è tutto. Non ci piacciono gli stessi film, nè la stessa musica. Io mi sveglio all’alba e certi giorni quella è l’ora in cui tu torni. Non siamo mai d’accordo su quello che potremmo fare. Diavolo, non possiamo nemmeno giocare a scacchi insieme."

"Gesù, Will, se è così importante imparerò."

"È questo il punto," le disse fermamente Willow: "Non dovresti imparare o cambiare quello che sei solo per far piacere a me o altro. Bisognerebbe che qualcuno ti amasse per quella che sei."

"Perciò tu non mi ami?"

"Io ti amo ma…"

"Dio, ecco che arriva il ma…" mormorò Kennedy.

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Est.

Entrata della caverna nel parco cittadino – In quello stesso momento

Vi, Faith e Rona raggiunsero una parete di macigni e di blocchi di calcare: "Qui," disse Faith, "datemi una mano."

Insieme tutte e tre spinsero una delle rocce in alto da una parte e una ad una scivolarono nel buco.

Dissolvenza di apertura

Est.

Parco cittadino – In quello stesso momento

Robin fissava il punto dove Faith, Rona e Vi erano scomparse e notò cinque figure straordinariamente grandi che si dirigevano nella stessa direzione. Senza indugio cominciò a comporre un numero sul cellulare.

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Int.

Auto di Giles – Alcuni istanti dopo

Giles aveva appena messo in moto la macchina e si stava allontanando dall’Associazione dei Veterani di Guerra quando squillò il telefono. "Giles," rispose. "Robin parla più piano. Dove sei? Va bene, chiama Kennedy. Sto arrivando," disse mettendo giù il telefono e spingendo sul gas.

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Int.

Risotrante di Ginoette – In quello stesso momento

"Non sarai mai felice con me," spiegò Willow. "E non sarai mai ciò che voglio."

"No, quello che vuoi è morto," sbottò Kennedy.

Willow distolse lo sguardo e le sue dita incominciarono a giocherellare con un angolo del menu.

"Maledizione," sospirò Kennedy con un’espressione pentita: "Mi dispiace. Ho esagerato. Sono fuori di me in questo momento e…Dio, non mi meraviglio se mi odi."

Willow alzò di nuovo lo sguardo: "Io non ti odio, Ken. No davvero. Semmai ti amo più di quanto tu ti renda conto…ma…noi non stiamo bene assieme. Vorrei che non fosse così ma…non siamo in contatto."

"Oh sì," incalzò Kennedy: "Mi apre che l’altra notte ci sia stato un qualche contatto."

"In camera da letto? Assolutamente. Ma da altre parti? Non credo che ci sia," rispose Willow, la voce che le tremava, sul punto di singhiozzare.

All’improvviso il telefono di Kennedy cominciò a vibrare sul tavolo.

"Hai intenzione di rispondere?" chiese Willow.

"No, questo è più importante. Chiunque sia può aspettare," ribatté Kennedy.

"Ma potrebbe essere-."

"Può aspettare," ripeté lei sottolineando più fermamente ogni parola. Willow si leccò le labbra nervosamente e annuì. Il ronzio del telefono fu l’unico suono al tavolo, finché Kennedy non parlò di nuovo: "Se non c’è alcun contatto tra noi allora spiegami perché sono così pazza di te, huh?"

Willow inghiottì a fatica: "Perché sono la prima, credo."

"Ho avuto altre donne, Willow. Ne abbiamo già parlato."

"Sì, ma non in questo modo…Non per più di un semestre e non in segreto come al collegio. E-e so che magari non ci crederai ma un giorno troverai una donna e-e capirai esattamente quello che ti sto dicendo ora."

"Non ti seguo, Will," fece notare Kennedy sfregandosi le tempie.

"Sto dicendo che meriti di più – più di quanto potrò mai darti io. E-e quando la conoscerai te ne accorgerai."

"Pensavo di essermene già accorta," disse sarcastica Kennedy. "Ma ovviamente mi sbagliavo."

Willow fece un altro respiro profondo: "Ascolta, se restiamo assieme finirà che ti faro ancora più male. Non voglio che succeda. Voglio che siamo entrambe felici. Ti voglio bene, Kennedy e voglio che tu resti nella mia vita e-e con il Consiglio. Ma devo lasciarti andare prima che incominciamo a provare risentimento l’una verso l’altra."

"Ma che risentimento? Di che stai parlando?" domandò Kennedy.

Willow liberò un altro respiro tremante: "Sono già stata innamorata, Kennedy. E ti amo. Ma mi manca qualcosa e-e non importa quanto io provi a farmi andare tutto bene, quel qualcosa continua a mancare. E prima o poi, più ti avvicinerai, più io mi tirerò indietro. Ti sentirai più sola. Ti arrabbierai sempre più. E poi quando sarà tutto finito probabilmente non ci parleremo più…e io non voglio che succeda, per questo devo lasciarti adesso."

"Beh che fai se io non voglio esser lasciata," la sfidò Kennedy. "Non ho diritto di dir nulla?"

"Sarò sincera…mi sono lasciata coinvolgere nella storia con te per ragioni egoistiche. Me ne rendo conto. L’ho fatto perché mi piaceva il modo in cui mi facevi sentire…all’inizio. Pensavo che magari potesse diventare qualcosa di più ma mi sbagliavo. Perciò non posso continuare a vederti e a farti del male – o per via della mia religione o per il fatto che ho tutto il mio tempo occupato dalla congrega o dal Consiglio."

"Willow-."

"Ascoltami. Tu non vuoi essere una seconda scelta, giusto? Se resti con me ti garantisco che è questo quello che sarai. Sì, una bella ragazza al mio fianco che è grande a letto è una cosa meravigliosa e-e con noi sarebbe l’unica cosa e non è abbastanza. Hai bisogno di qualcuno che ti possa capire, qualcuno che ti metta su un piedistallo. Io so di non poter esere quel qualcuno."

"Perciò mi stai dicendo che rompi con me per il mio bene, anche se è qualcosa che io non desidero?"

"Sì," annuì Willow.

"Questa è la più grossa cretinata che abbia mai sentito," sbottò Kennedy.

"Beh questa sono io," rispose Willow sconfitta: "Una gran cretina…e-e anche se adesso non mi credi so che un giorno, quando sarai felice, ti renderai conto esattamente di quello che sto dicendo."

Kennedy rise sarcasticamente: "Allora farla finita ti renderà felice?"

"Al momento, no. Ma alla fine, sì, credo che lo farà. Perché so che renderà felice anche te," rispose Willow annuendo.

"Dio, devo stare attenta a chi fare promesse," meditò Kennedy.

"Cosa?" chiese Willow.

Kennedy fece un sorriso triste e si alzò dal tavolo, infilando una mano nel cappotto. Gettò quaranta dollari sul tavolo e si mise il cappotto.

"Cena pure," disse a Willow. "Io torno all’appartamento e comincio a togliere un po’ di roba."

"Kennedy non devi farlo adesso," insistette Willow.

"Credo di sì," le disse Kennedy. "Ci si vede in giro al Consiglio."

"Ken aspetta," la pregò Willow. "Ti prego non uscire di qui arrabbiata."

"Non sono arrabbiata," le disse Kennedy. "Beh sì, un po’, ma più che altro…non voglio crollare in mezzo al ristorante. Perciò, come ho detto, ci si vede in giro." Kennedy infilò di nuovo una mano in tasca e ne tirò fuori una scatoletta per gli anelli, mettendola sul tavolo. "Buon Natale," disse piano.

"Kennedy…"

La mora non si fermò un’altra volta. Continuò a camminare fino all’uscita del ristorante. Cautamente Willow aprì la scatola e vide un anello con diamante che spuntava in mezzo alla stoffa. Strinse le labbra per trattenere un singhiozzo ma all’improvviso alzò lo sguardo. Il cameriere era lì accanto.

"Ha bisogno di altro tempo per decidere?" chiese.

Willow tirò su vistosamente e inghiottì altrettanto rumorosamente. Si alzò in piedi e gli passò i menu scusandosi mentre chiudeva la scatola e se la metteva in tasca. "Mi dispiace. Magari un’altra volta."

Disorientato, il cameriere rimase a guardare Willow che usciva dal ristorante.

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Est.

Caverna del parco cittadino – In quello stesso momento

Faith fece luce avanti con la torcia e vide il riflesso del metallo. Alzò il fascio di luce e poi lo abbassò individuando una gabbia.

"Ehi!" urlò qualcuno, "Quaggiù!"

Spostò la luce in direzione della voce e vide un uomo dentro a una delle gabbie vestito da Santa Claus. Fece un passo avanti e all’improvviso fu fatta cadere da dietro. Cadde a faccia avanti ma rotolò subito a lato penna toccò terra. La luce di una torcia mostrò il riflesso di una spada che si piantava a terra là dove era caduta un attimo prima.

Sentì la confusione alle proprie spalle e allungò la mano l’elsa della sua spada. Una paio di piccole mani si avvinghiarono alla sua e prima che potesse estrarla dei denti le morsero la mano.

"Ahhh," grugnì e mollò un colpo con la mano libera, scacciandolo.

"Stai bene?" chiese Vi mentre cercava di prendere a calci i quattro che avevano circondato lei e Rona.

"Il piccolo bastardo mi ha morso!"

"C’è una lanterna sul muro!" gridò uno degli uomini rivolto a Faith.

Con la spada in mano lei corse verso di lui e spaccò il lucchetto. "Dove?" chiese.

Lui indicò la parete e lei gli fece cenno con la testa: "Accendila," ordinò. "E poi vattene da qui."

Presto una luce tiepida riempì la caverna. Gabbia dopo gabbia Faith spaccò i lucchetti e Babbo Natale dopo Babbo Natale tutti corsero via. Quando alzò la spada per colpire l’ultimo dei lucchetti sentì il suo aggressore saltarle sulla schiena, e istintivamente lo colpì in volto. Ma non fu un colpo sufficientemente forte perché rimase attaccato, cercando di morderla sul collo.

"Andiamo signora!" urlò frenetico Fred, l’ultimo dei Santa intrappolati. "Fammi uscire di qui!"

"Ehi, ci sto provando!" gridò in risposta Faith, sarcasticamente.

All’improvviso il peso sparì e lei si voltò per ringraziare Vi e Rona. Quel che vide fu un demone nudo di cui vedeva il petto all’altezza dei propri occhi. Lentamente spostò lo sguardo verso l’alto sempre più fino a vederlo per intero.

"Um, grazie?" disse cautamente.

"Forse è meglio se resto qui per ora," propose Fred da dentro alla gabbia, allontanandosi di qualche passo dalla porta.

Lei strinse la presa sulla spada, attendendo la mossa successiva del demone. Lo osservò nervosa mentre si voltava e con cinque grandi passi verso l’elfo svenuto addosso al muro. Senza sforzo lo sollevò, mettendoselo sotto al braccio e si diresse verso l’uscita.

Faith notò Vi e Rona vicino all’entrata. Entrambe le ragazze erano in piedi con le spalle al muro mentre altri quattro demoni del tutto simili al primo portavano via gli altri elfi.

"Okay," chiese Vi nervosamente dopo che non furono più in vista: "Li inseguiamo?"

"Solo se per noi intendi tu e Faith. Io non mi metto contro quei bestioni. I piccoletti erano già abbastanza tosti."

"Uh," Fred disse dalla gabbia: "Potreste…uhh?" chiese indicando il lucchetto.

Faith scosse la testa per schiarirsi le idee: "Oh sì, sicuro."

Con un gran colpo il lucchetto si ruppe e l’ultimo Santa scappò dall’alcova. Faith presto lo seguì. "Andiamo ragazze," disse facendo cenno verso fuori. "Finito di ammazzare, è tempo di giocare. Ho una festa a cui non posso mancare."

Dissolvenza di chiusura

Dissolvenza di apertura

Int.

Caverna del Presidio – Più tardi quella notte

"Signorina Madison," disse Bonnie richiamando la sua attenzione: "Quando vuole."

Gli occhi di Amy divennero neri e lei incominciò a recitare una formula, e un portale di energia turbinante si spalancò. Santra e tutti i suoi aiutanti

Erano davanti ad esso legati assieme.

"Troveremo il modo di tornare," disse Santra a Bonnie, che pareva per nulla impressionata. "E non ci sarà niente che potrete fare per fermarci."

Bonnie fece un sospiro annoiato: "Basta con queste battute da supercattivo," gli disse prima di voltarsi verso i demoni che avevano catturato i suoi aiutanti: "Ragazzi?" disse agitando le braccia e togliendosi di mezzo.

Con uno sforzo essi li sollevarono tutti e insieme li gettarono nel vortice. Un attimo dopo esso si richiuse e la stanza parve di nuovo tranquilla.

"Bene," disse Bonnie con il gesto di togliersi la polvere dalle mani: "Abbiamo ancora tempo per incartare i regali," disse al demone a lei più vicino prima di andare via.

Dissolvenza di apertura

Int.

Sala della Associazione Veterani di Guerra – Più tardi quella stessa notte

Giles, Faith e Robin erano in piedi e guardavano Becca cantare sul palco, mentre eseguiva una cover di ‘All Alone on Christmas’ di Darlene Love.

"È proprio brava, Giles," si complimentò Robin. Faith comparve al fianco di Robin.

"Te l’avevo detto che questa è una che va tenuta stretta," soggiunse Faith, dandogli una bottarella sul fianco.

Cercando di fare del proprio meglio per ignorare le sue prese in giro, Giles continuo a guardare il palco.

"Okay," disse Rowena avvicinandosi e guardando l’orologio: "Credo di potervelo dire adesso, soggiunse.

"Dirci cosa?" chiese Giles preoccupato.

"Willow lascerà Kennedy stasera," disse loro. Giles e Roin parvero un po’ sorpresi ma Faith alzò semplicemente le spalle: "Non voleva che nessuno lo sapesse prima di Kennedy," soggiunse Rowena. "Perciò mi ha chiesto di dirlo in modo che non dovesse spiegarlo a tutti ancora e ancora. Era abbastanza a pezzi quando è venuta a dirmelo."

"Quindi presumo che non verrà qui stasera?" chiese Giles.

Rowena scosse il capo. "Ho cercato di convincerla che probabilmente si sarebbe sentita meglio con i suoi amici ma non pensava che ce l’avrebbe fatta."

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Int.

Appartamento di Kennedy (ex Alloggio della Cacciatrice di Guardia) – Nello stesso momento

Kennedy mise sulla sedia la scatola con i vestiti e accese la radio priam di andare verso la cucina. Disgustata dalla canzone raccolse il telecomando e cambiò stazione. Non ottenendo un risultato migliore cambiò di nuovo.

Come se avesse capito che il fato era contro di lei quella sera alzò le mani in aria e sospirò semplicemente, lasciando che la musica suonasse.

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Int.

Appartamento di Willow – Nello stesso momento

Willow accese le luci e le regolò basse nell’appartamento vuoto e si voltò per appendere il cappotto al gancio. Non fece in tempo a toglierselo dalle spalle che vide che il giubbotto di pelle e gli stivali di Kennedy erano già scomparsi dall’attaccapanni.

Cedette e scoppiò a piangere e si mise il viso tra le mani, singhiozzando. Dopo qualche istante si riprese e si asciugò le lacrime. Guardò verso la porta per pochi secondi e poi bruscamente uscì dall’appartamento.

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Int.

Sala ricreativa delle Cacciatrici – Nello stesso momento

"Allora è tutto qui?" chiese Rona: "È andata così?"

Kennedy sedeva alla fine del biliardo e annuì semplicemente.

"Cavolo è dura," le disse Rona.

"Beh, ci siamo ancora noi," propose Vi dal divano. "So che non è la stessa cosa ma…lo sai, hai sempre noi," ripeté nervosamente, incerta che le sue parole avrebbero avuto alcun significato per Kennedy.

Kennedy si alzò in piedi: "Grazie," disse a Vi, incapace di guardarla, come se non volesse che la vedessero piangere.

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Int.

Sala della Associazione Veterani di Guerra – Più tardi quella stessa notte

"Non credo di avertelo ancora detto," esordì Andrew, "Ma quel vestito è davvero adorabile. È seta?"

"Il rosso è satin," rispose Tracey: "E il nero è velluto."

Andrew annuì, con l’aria di chi vorrebbe dire di più, ma incerto su cosa dire esattamente.

"Ti va di ballare?" bofonchiò Andrew nervosamente: "Non devi per forza ma sembra che tutti si divertano a ballare."

"Io ballo come se avessi due piedi sinistri," gli disse lei.

"Beh, io ballo come se ne avessi due destri, perciò forse abbiamo pareggiato i conti?"

Tracey rise sinceramente e bevve un sorso della sua soda prima di poggiarla sul tavolo.

"Andiamo," disse trascinandolo verso la pista.

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Int.

Sala della Associazione Veterani di Guerra – Nello stesso momento

Giles vide la luce entrare dalla porta che si apriva, e si girò per guardare. Vide Willow lì in piedi da sola che guardava la folla e un sorriso triste gli attraversò le labbra.

Wood e Faith erano più vicini e le si avvicinarono. "Ehi," esordì lui. "Rowena ci ha detto le novità."

"Oh…meno male."

Faith le lanciò uno sguardo seccato.

"Beh non meno male riguardo a quello che doveva dire, ma meno male che ve l’ha detto, volevo dire. Glielo ho chiesto io di farlo."

"E l’ho fatto," disse Rowena arrivando. "Come ti senti?" soggiunse.

"Sono qui…più o meno."

"Non è andata bene, vero Rossa?" chiese Faith.

Willow scosse la testa. "Ma credo che sia la cosa migliore. Credo che lei lo capirà…alla fine …spero."

Willow si voltò e vide Giles. Il suo sorriso triste era lì stampato sul volto. Non disse una sola parola. La tirò tra le proprie braccia e la strinse. Willow fece un lungo sospiro e trattenne le lacrime. Poco dopo Giles la lasciò andare e la baciò dolcemente sulla fronte. Si tirò indietro e le fece un sorriso di incoraggiamento.

"Se hai bisogno di noi siamo qui per te – per tutte e due voi, in effetti. Lo capisci, vero?"

"Assolutamente," gli disse Willow annuendo fermamente. "E-e grazie, Giles," soggiunse con voce sincera.

Da sopra al palco Becca si rivolse al pubblico: "Ci prendiamo dieci minti di pausa ma Roger e i suoi saliranno sul palco per un po’ perciò fategli un bell’applauso."

La folla ululò e gridò per il nuovo gruppo in arrivo mentre lei raggiungeva Giles e il resto del gruppo.

"Ehi, sono contenta che tu abbia deciso di venire, dopotutto," disse prendendo Willow per il gomito.

"Sono volute passare, visto che avevo detto che sarei venuta."

Becca si fermò per un istante e guardò gli occhi rossi di Willow: "Se hai bisogno di qualsiasi cosa fammelo sapere, okay?" propose.

Willow annuì in segno di ringraziamento e Becca la portò con sé per la mano, mentre con l’altra agganciò Giles sotto al braccio. "Andiamo a prendere qualcosa da bere. Cosa ne dite?"

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Sala ricreativa delle Cacciatrici – Nello stesso momento

"Potremmo giocare a biliardo?" propose Vi.

"O a carte?" aggiunse Rona.

Entrambe annuirono entusiasticamente come se sperasse di contagiare Kennedy.

"Na, non sono proprio dell’umore adatto," disse Kennedy togliendo il giubbotto.

"Ho un’idea," propose Vi mentre si metteva il suo ‘cappello da battaglia’. "Facciamo un bel rastrellamento dei negozi. Sono sicura che c’è un vampiro o due in giro in cerca dell’ultimo snack della serata. Li faremo persino ammazzare tutti a te stanotte."

Kennedy ci pensò su un momento e poi si rimise il giubbotto, sorridendo a Vi: "Adesso sì che ci capiamo."

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Sala della Associazione Veterani di Guerra – Nello stesso momento

"Sai cosa mi ci vorrebbe?" chiese Rowena mentre dava una manata sul bancone.

"Cosa?" chiese Willow distratta.

"Un gioco dove si beve," annuì fermamente e si piegò verso il barista: "Due bicchieri di whisky," gli disse.

"Mi dispiace ma non ho portato neanche un spicciolo per giocare," le disse Willow.

"Niente spiccioli. Il gioco dell’alfabeto," spiegò: "Comincia con la A e dì qualcosa di wicca. Poi la persona successiva prende la lettera dopo e così via." Rowena prese il bicchierino che il barista aveva messo giù e poi glielo porse chiedendone un altro.

"Non sei tu a guidare stasera, vero?" domandò.

"No," gli disse: "Per cui riempi."

Willow fece un sorriso per la prima volta da quando era arrivata e il barista fece come Rowena gli aveva chiesto.

"Allora, ci sono altre regole?" domandò.

"Che regole?" chiese Rowena.

"Il gioco?" fece Willow.

"Oh già, ci sono," si ricordò Rowena. "Sai, magari per pareggiare un po’ le cose, dovrei bere tu questi due bicchieri. Io ero già prima in vantaggio su di te," disse e scoppiò a ridere.

Nonostante la sua malinconia Willow si mise anche lei a ridere. Scosse il capo e disse: "E che diavolo!" e bevve un bicchiere.

Non appena andò giù Willow si strinse la gola e cominciò a tossire. Tutto quello che Rowena riuscì a fare fu indicarla e ridere.

"Ma cos’è? Benzina?" chiese Willow quando finalmente riuscì a riprendere fiato. Rowena non aveva ancora smesso di ridere e Willow si ritrovò a ridacchiare a sua volta.

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Sala della Associazione Veterani di Guerra – Nello stesso momento

Becca si stava preparando a tornare sul palco accanto al proprio amplificatore, e lo stava esaminando quando Giles la raggiunse.

"Ehi," gli disse lei con un sorriso, dandole la sua completa attenzione.

Giles le prese entrambe le mani nelle sue: "Il gesto nei confronti di Willow è stato molto dolce da parte tua. Grazie."

Lei arrossì al complimento e abbassò lo sguardo un po’ imbarazzata. Giles lasciò una delle sue mani e le sollevò il mento fino a guardarla negli occhi.

"E penso davvero che tu sia straordinaria," soggiunse sincero.

Lentamente colmò la distanza tra loro e le loro labbra si incontrarono.

Dissolvenza in nero

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Fine di Natale Malinconico