
Una Nuova Forza Oscura
Teaser
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Int.
Salone d’ingresso degli Osservatori - Giorno
Faith era seduta a terra e cullava tra le braccia Rachel, sussurrando dolcemente le sue invocazioni.
"Forza, ragazzina," disse, restando lì a terra. "Svegliati."
Vi e Rona stavano a guardare, ancora sotto shock, e le Cacciatrici e gli Osservatori in Addestramento in quello stesso momento stavano cercando cautamente di rimettersi in piedi. Rapida Vi si scrollò di dosso lo stato di angoscia e corse verso la porta d’ingresso, uscendo di fuori. Guardò ad est e ad ovest ma non trovò traccia di Jeffrey né del demone vutch. Con un sospiro grave rientrò e vide Faith che stava soffiando nella bocca di Rachel. La Cacciatrice scura si rialzò e cominciò a pompare sul petto della ragazza.
"Non mollare, cazzo!" urlò Faith alla ragazza morta, aumentando il ritmo delle spinte.
Una mano scura comparve sulla spalla di Faith e lei la scacciò.
"È troppo tardi, piccola," la chiamò a voce bassa Robin.
"No," disse Faith chiudendo il naso di Rachel e soffiando tre volte nella sua bocca. Si rimise di nuovo seduta e provò una volta ancora a spingere.
"È morta, Faith." Robin cercò di allungare una mano di nuovo ma stavolta Faith si alzò e lo spinse via energicamente.
"No!" gli urlò.
Andrew alzò gli occhi dalla sua amica demone, che teneva tra le braccia, morta anch’ella, e anche gli altri nella stanza si voltarono a quello scoppio d’ira. Robin non disse nulla all’inizio. Rimase a guardare il petto di Faith andare su e giù per quel respiro accelerato dalla paura e dalla rabbia.
"Mi dispiace," le disse sincero.
"Ma che diavolo ne sai tu?" gli urlò contro Faith prima di correre via verso gli alloggi delle Cacciatrici.
Invece di inseguirla, Robin si voltò un momento verso Vi e Rona, e facendogli cenno con la mano disse solennemente: "Badate a quelli che possiamo ancora aiutare." Entrambe annuirono e cominciarono a guardarsi intorno.
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INT.
Alloggi delle Cacciatrici – pochi istanti dopo
Faith spinse la porta della sala pesi e cadde in ginocchio, piangendo. Ma non rimase così per molto. Saltò in piedi e con un pugno staccò il sacco dalla catena che lo reggeva appeso. Non sapendo cos’altro colpire cominciò a prendere i pesi e a lanciarli, colpendo il muro in fondo e rompendo lo specchio in mille pezzi. I frammenti volarono ovunque, finché piena di sangue, tra i singhiozzi, ed esausta, Faith si abbandonò sulla moquette.
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INT
Salone d’ingresso del Consiglio degli Osservatori – In quello stesso momento
"Jeffrey?" chiamò una voce dal pianerottolo del secondo piano. "Dov’è Jeffrey?"
Sua madre scese di corsa i gradini e Robin si sbrigò ad andarle incontro.
"Signor Wood," disse lei come sollevata alla vista di un volto amico: "Dov’è Jeffrey? Ha visto cosa lo ha preso? Lo ha-?"
Robin la interruppe: "Si calmi, ora, okay?"
"Devo trovarlo," insistette lei.
"E lo troveremo," ribatté Robin, mentre la prendeva per un braccio e la riportava di sopra. "Le dirò quello che sappiamo, okay?"
Al piano di sotto, Willow si inginocchiò accanto al corpo scomposto di Kennedy.
"Tesoro, puoi sentirmi?" chiese Willow.
Lentamente Kennedy aprì gli occhi, ma non si mosse. "L’hanno preso, vero?"
Willow annuì triste: "E Rachel è morta," soggiunse.
"Figlio di puttana," sibilò Kennedy.
A quel punto arrivarono Rowena e Giles accanto a Willow, per verificare le condizioni di Kennedy.
Giles sedette dall’altro lato rispetto a Willow, mentre Rowena andò ai piedi della Cacciatrice.
"Ce la fai ad alzare una mano?" domandò.
Kennedy fece come lui le aveva chiesto. Da sotto, Rowena andò verso i piedi di Kennedy e le sfilò uno stivale. "Riesci a sentirlo?" disse Rowena, premendole sulla pianta del piede.
"Sentire cosa?" chiese Kennedy.
Rowena le prese un’anca e premette più forte. "E questo?"
"No," rispose Kennedy, e la preoccupazione nella sua voce cresceva: "Willow?" disse, prendendo la mano della sua innamorata. Sembrava che Kennedy stesse per andare in iperventilazione, e Giles si avvicinò.
"Shh," le disse con voce dolce, tranquilla. "Rilassati, Kennedy. Rilassati adesso." Indicò col capo una borsa di medicinali che una Osservatrice in Addestramento aveva portato, e lei gliela passò. Giles sparì per un istante e poi ricomparve al fianco di Kennedy con una siringa tra le dita.
"Cos’è quello?" chiese Kennedy mentre lui dava dei colpetti all’ago, preparandosi a farle l’iniezione.
"È solo un leggero sedativo," le disse. "È necessario che tu resti immobile e calma. Durerà solo qualche ora, date le tue qualità di Cacciatrice, va bene?"
"Willow?" fece di nuovo Kennedy, sempre più impaurita.
"Andrà tutto bene," disse Willow baciandola sulla fronte, e Giles le fece la puntura. "Non permetteremo che ti accada nulla di male. Io non lo permetterò, okay? Adesso rilassati, amore."
Willow mise la testa vicina a quella di Kennedy e le ravviò i capelli. "Shhh. Chiudi gli occhi ora," le sussurrò all’orecchio. Dopo qualche istante Kennedy obbedì, e poterono esser certi da come respirava che stava dormendo.
"Guarirà, vero?" chiese Willow mentre si tirava su per guardare in volto Giles. Guardò Rowena e poi di nuovo Giles: "È una Cacciatrice, quindi ha le capacità di guarire di una Cacciatrice, giusto?"
"Non conosco nessun caso documentato di questo genere di incidente, Willow. N-non posso dirlo con certezza," le rispose Giles.
"Beh, controlla," insistette Willow. "Siamo il maledetto Consiglio. Dovremmo saperle queste cose."
"Controlleremo," disse lui cercando di rassicurarla, "Ma prima dobbiamo occuparci degli altri."
Giles si rimise in piedi e si voltò, rimettendo a posto i medicinali. Fu allora che Willow notò il sangue sulla sua nuca.
"Stai sanguinando," gli disse Willow.
"C’è un sacco di gente che sta sanguinando," ribatté lui. "Perciò portiamo Kennedy al sicuro in infermeria e occupiamoci degli altri."
Dissolvenza a
Est
Paco cittadino – Giorno
Kennedy sapeva di star sognando. Ne era certa, eppure il sogno pareva così reale, così vivido. Camminava attorno ad un recinto che costeggiava il marciapiede, come se stesse cercando qualcosa. Cosa fosse non riusciva a capirlo, ma era qualcosa di importante che doveva assolutamente trovare.
Mentre cercava sentì una voce femminile alle sue spalle dire: "Non troverai lì quel che cerchi."
Kennedy si rialzò e si voltò per vedere la sconosciuta. Era certa di aver visto la donna prima d’allora e subito dopo ricordò dove. In una fotografia che la sua ragazza conservava.
"Tara," disse Kennedy, certa di averla riconosciuta.
Fine del Teaser
Atto Primo
Guest Starring:
Helen Shaver as Rebecca Montague, Elijah Wood as Jeffrey, Stephanie March as Bonnie, Christopher Gartin as Gretz, Katey Sagal as Lily Lindquist and Amber Benson as Tara Maclay
Dissolvenza di apertura
Int.
Consiglio degli Osservatori – Sera
Willow fece un passo avanti esitante verso la grossa porta di legno che ormai pendeva da un lato, e sollevò una mano per bussare. Parve perdere coraggio quando invece di bussare si passò la mano stancamente sul viso. Alla fine, fece un respiro profondo e bussò.
Un attimo dopo la porta traballando sui cardini malandati si spalancò, e la madre di Jeffrey comparve, in lacrime, la fasciatura bianca che si stagliava sul suo volto pallido.
"Willow!" disse, allungando una mano e trascinandola subito dentro la stanza. "Ci sono novità?"
"Ehm, ancora nulla, Lily," rispose la rossa. "Um, è-è per questo che sono qui. Devo fare un incantesimo di individuazione e mi servirebbe qualcosa che appartiene a Jeff…qualcosa di personale e-e da più tempo ce l’ha e meglio è."
Lily Lindquist ci pensò un attimo e poi annuì. "Aspetta qui un momento," disse e andò svelta nella più piccola delle due stanze da letto.
Willow rimase lì qualche istante, incapace di star ferma, guardando attorno a sé i danni che il demone aveva provocato quando aveva rapito Jeffrey. Raccolse una lampada e a fatica stava tentando di raddrizzare il paralume accartocciato quando sentì un singhiozzo soffocato.
"Lily?" chiamò, andando verso la stanza da letto. Si fermò sulla porta e vide la donna seduta sul bordo del letto di Jeffrey. Teneva in grembo un libro aperto.
"Lily?" chiamò di nuovo Willow, entrando in silenzio nella stanza.
"Mi…mi dispiace, Willow," disse la donna piangendo.
La rossa sedette accanto a lei e passò la mano sul disegno celtico in rilievo sulla copertina. "Il suo diario?" domandò.
Lily annuì. "Lui…lui mi ha pregato di comprarglielo quando ha incominciato a seguire le tue lezioni."
"Lo so," disse Willow. "Alla prima lezione ho suggerito a tutti di scrivere ogni giorno. È una buona abitudine…non s-solo per gli Osservatori."
"Non penso che abbia saltato un solo giorno da quando lo ha incominciato," disse Lily, asciugandosi gli occhi e abbassando lo sguardo sul libro. "E-era aperto sulla sua scrivania…non volevo leggerlo, ma…"
"Lo capirà," la rassicurò Willow.
Lily si voltò verso Willow: "Devi trovarlo, Willow," disse con voce disperata.
"Lo farò, Lily…" cominciò a dire Willow.
"No!" la interruppe la donna. "Devi. Lui…lui credeva in te. Guarda."
Sollevò il diario verso Willow e indicò il passaggio più recente. Willow la guardò negli occhi per un istante e poi abbassò lo sguardo sul diario.
"Quei vampiri erano davvero spaventosi, ed ho pensato che anche il mio cuore stesse per scoppiare quando ho conficcato il paletto in uno di loro," lesse. "Ma poi mi sono ricordato che Willow ha combattuto vampiri da quando era anche più giovane di me. So che dovrei aver paura, ma so che Willow non permetterà mai che qualcuno ci faccia del male. Spero solo che un giorno riuscirò ad essere forte come lei, così potrò aiutare gli altri."
Willow richiuse piano il libro e sussurrò: "Oh dea."
"Ti prego trovalo, Willow," la implorò Lily.
La strega si voltò verso la madre del suo studente ed annuì. "Te lo riporterò appena posso."
Willow si alzò in piedi e lasciò svelta l’appartamento.
Dissolvenza di chiusura
Fade In
Int.
Stanza della Congrega di Willow – Sera
Willow sedeva a gambe incrociate di fronte al suo altare, un bastoncino d’incenso che bruciava e riempiva l’aria con un delicato odore di sandalo. Teneva in grembo il diario di Jeffrey e a terra davanti a lei aveva steso una mappa di Cleveland.
Raccolse da terra un recipiente pieno di erbe, e dopo averne presa una manciata, ne cosparse la mappa. "Mostrami Jeffrey Lindquist," mormorò sottovoce e aprì gli occhi.
La mappa rimase invariata.
Willow pose il diario sulla mappa e provò di nuovo.
"Mostrami Jeffrey Lindquist," ripeté, poggiando stavolta una mano sul diario e una sulla mappa.
Con un sospiro di frustrazione si alzò da terra e andò verso la sua scrivania. Frugò un po’ tra le cose finché non ebbe trovato una penna con il cappuccio d’oro. L’incisione sul lato diceva R.J.G. Tornata alla mappa, la pulì e poi la cosparse di nuove erbe, poggiando su di essa la penna.
"Mostrami Rupert Giles," disse.
Quando non ci fu alcun effetto acciuffò la penna e si precipitò determinata fuori dalla stanza.
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Int.
Cucina del Consiglio degli Osservatori
"Penso che ci voglia dell’altro pepe," disse Andrew con tono assente, poggiando un cucchiaio accanto all’enorme pentola che era sul fuoco.
Giles annuì e lentamente andò verso il piccolo scaffale delle spezie, e in quel momento udì Andrew singhiozzare. Giles si fermò un momento, ma poi tornò accanto ad Andrew con la boccetta in mano.
"Andrew," esordì Giles mentre gliela passava. "Posso capire che tu e Mora andavate piuttosto d’accordo ma-."
"Perché tutti i miei amici finiscono morti?" chiese come se non avesse sentito le parole di Giles: "Dipende da me? Dovrei andarmene a vivere in una caverna da adesso in poi, in modo da non mettere in pericolo nessun altro?"
"Non è colpa tua Andrew," insistette Giles.
"Davvero? Perché per come la vedo io, signor Giles, se non l’avessi portata qui, sarebbe ancora viva. Perciò di chi è la colpa?"
"Se non l’avessi portata qui," ribatté Giles, "molte altre persone sarebbero morte. È morta proteggendo qualcuno che amava. E prima o poi, Andrew, moriamo tutti. È quel che facciamo da adesso a quel momento che importa."
"Beh, quello che ho fatto io è stato di portarla qui contro la sua volontà e farla uccidere," controbatté Andrew. Prese di nuovo il cucchiaio e in silenzio cominciò a mescolare.
Giles non aggiunse altro e rimase a guardare Andrew che preparava una minestra leggera per quelli di loro che erano feriti meno gravemente. In quel momento Willow entrò in cucina. Camminò decisa fino a lui e gli mise la penna sotto il naso.
"Oh!" fece lui, sorpreso e confuso. "Ah,sì, grazie Willow. L’ho cercata dappertutto."
Willow sospirò. "Tu non esisti," gli disse Willow seccata.
"Scusami?" chiese Giles, rimettendo distrattamente la penna nel taschino della camicia. Prese Willow per un braccio e la condusse lontano da Andrew, che piangeva sommessamente.
"Ho cercato di fare una magia di individuazione per Jeff," spiegò. "Niente. Quindi ho provato ad usare la tua penna e indovina? Lo stesso."
"Beh, le dicerie mistiche sulla mia carenza di esistenza sono ampiamente esagerate. Come puoi vedere sono qui."
"Non è divertente, Giles," disse lei, arrossendo in viso per la rabbia.
"Non sto dicendo che lo è," rispose lui.
"Dobbiamo trovare Jeff e dobbiamo trovarlo ora!"
"Cosa pensi che stia succedendo?" chiese Giles. "Potresti fare un incantesimo di individuazione nel sonno al tuo livello di abilità."
"Lo so pure io!" fece brusca lei. Rendendosi conto che stava incominciando a riversare la propria rabbia su Giles sollevò le mani per scusarsi e comunicare che si era resa conto che non era colpa sua. "Quale che sia la ragione, non funziona. È come quando ero tornata dall’Inghilterra e non riuscivo a trovare Buffy e la gang perché mi ero bloccata."
"Pensi di esserti bloccata anche adesso? Sei stata esposta ad un grande stress nelle ultime ore," domandò lui.
"No, non è stato lo stress a causare questo problema l’ultima volta. Era la paura. E poi, non so spiegarlo, ma sento che c’è qualcosa che mi blocca," disse. "Quel demone mi ha fatto qualcosa. Ne sono sicura."
"Rowena sta facendo le ricerche su di lui," fece Giles. "Andiamo a vedere se ha trovato qualcosa."
Willow annuì e I due lasciarono Andrew da solo a finire il proprio lavoro.
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Biblioteca del Consiglio
Rowena era seduta al computer con svariati libri aperti tutto attorno, tra cui anche l’Opus Obscurum. Willow e Giles si avvicinarono e guardarono lo schermo rimanendo alle spalle di Rowena.
"Demone vutch?" lesse Giles.
"È lui," confermò Rowena. "Le informazioni nell’Opus confermano la sua abilità di clonarsi. L’amica di Andrew aveva ragione. Il fuoco era l’unico modo di ucciderlo."
"Che dice delle abilità magiche del demone?" chiese Willow.
Rowena premette qualche tasto e aprì un altro documento sullo schermo. "Niente di specifico, ma sono molto intelligenti, perciò non possiamo escluderlo. Perché?"
"Qualcosa sta tenendo bloccata le mie abilità magiche," spiegò Willow. "L’incantesimo di individuazione per trovare Jeff non ha dato alcun risultato."
"Non pensi che sia…" Rowena lasciò sospesa la frase.
"No," disse subito Willow. "All’inizio ho pensato forse ma poi ho fatto la magia su Giles e a quanto pare neppure lui è più su questo piano di esistenza."
Incuriosita Rowena allungò il collo fissandoli entrambi.
"Senza sapere che cosa può esser stato fatto, non c’è modo di sbloccarti," soggiunse Giles. "Posso provare a fare una magia generica per scacciare altri sortilegi, ma probabilmente non avrà alcun effetto su qualcosa che è tanto potente da bloccare una strega della tua abilità."
"Perché non provi l’incantesimo, Giles?" chiese Rowena. "Se non funzionerà sapremo che il demone ha bloccato tutti, non solo Willow."
"Ancora meglio," fece Willow, tirando fuori la penna dal taschino di Giles e mettendola sul tavolo. "Cerca di spostarla."
Giles si concentrò sulla penna per un momento e poi scosse il capo. "Niente," disse.
"Va bene, quindi siamo tutti fregati di brutto e Jeff è là fuori da qualche parte a pagarne il prezzo," disse Willow con tono amaro.
"Willow…" cominciò Giles.
"No!" disse Willow. "È tutto un casino, Giles. Rachel è morta, l’amica demone di Andrew è morta, Kennedy è paralizzata e un ragazzo è stato rapito dai demoni e-e solo la dea sa cosa vogliono da lui e-e io non posso farci un cavolo di niente!"
"Willow," disse piano Giles, un’altra volta, prima di prenderla tra le braccia. Lei cercò di tirarsi indietro ma Giles la strinse più forte. Dopo pochi istanti Willow smise di farsi indietro e l’abbracciò anche lei, singhiozzando sul suo petto. Rowena rimase a guardare senza sapere cosa fare. Alla fine si alzò e si avvicinò ai due, mettendo delicatamente una mano sulla spalla della strega.
"Willow," incominciò. "Troveremo un altro modo."
Willow si ritrasse dall’abbraccio di Giles, asciugandosi gli occhi. "Sì, un altro modo," disse e tirò su col naso. "Non si può sempre risolvere tutto con la magia, lo so. È odioso però quando è in gioco la vita della gente."
Rowena annuì. "Capisco, ma a volte le cose succedono e non ci si può far nulla. Non puoi essere dappertutto e, anche se sembrerebbe il contrario, non sei una superdonna."
Willow sbuffò. "Già, lo so bene. Um…potresti continuare a cercare una maniera di contrastare quell’incantesimo?" chiese lei esitante. "Voglio andare a vedere come sta Ken."
"Certo," disse Rowena.
Giles e Rowena rimasero a guardare Willow che usciva dalla biblioteca e poi si guardarono l’un l’altra tristemente. Alla fine Rowena tornò al computer e Giles prese l’Opus Obscurum.
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Alloggi delle Cacciatrici – Sala pesi
Robin era sulla porta e guardava Faith che scopava i frammenti di vetro rotto. Guardando in uno dei pezzi che ancora pendeva dalla parete, Faith scorse il riflesso del proprio ragazzo. Si girò sui tacchi e appoggiò un braccio sulla cima della scopa.
"Che c’è, Asso?" chiese, con la voce roca: "Non dirmi che è morto qualcun altro?"
"Um, no piccola," fece lui, entrando nella stanza. Il suo polso adesso era fasciato e appeso al collo.
"E allora che c’è?" chiese lei. "Siamo stati assieme abbastanza a lungo – conosco quello sguardo."
"Ho parlato con Willow…È Kennedy," disse lui infine, prendendole la scopa e poggiandola sul muro pieno di vetri rotti. Non sapeva come dirlo, per cui lo spiattellò così, semplicemente: "È paralizzata, Faith – dalla vita in giù. Il dottore le sta facendo le radiografie proprio adesso."
"E le sfighe continuano ad arrivare," rise lei sarcastica prima di ritornare seria. "La rossa come l’ha presa?"
Lui ci penso su un momento. "Isterismo contenuto è il modo migliore di descriverlo."
"E tu come stai? Il polso come va?"
"Bene," rispose lui. "Il dottore mi ha fatto una puntura per il dolore. Mi sistemerà il gesso più tardi. C’erano altre emergenze di cui occuparsi prima."
"E il ragazzino?" chiese lei infine. "L’abbiamo individuato?"
"Willow ci sta lavorando," disse lui. "E Giles è riuscito a far calmare Lily. Credo che le abbia allungato qualcosa."
"Buon per lui," disse lei, prendendo di nuovo la scopa.
"Um, Faith," fece lui. "Credo che chiamerò il padre di Rachel. Per sapere cosa vuole che facciamo con…"
"No," disse Faith con voce bassa ma decisa. "Lo farò io."
"Faith…"
"Ho detto di no!" disse Faith, alzando la voce. "Maledizione, Robin. Lei era sotto la mia responsabilità!" Faith gettò via la scopa, come fosse un giavellotto, con tanta forza che si piantò nei primi strati dei tappetini che erano poggiati sulla parete in fondo.
"Era anche sotto la nostra responsabilità," disse lui. "L’incarico era del Consiglio. Non puoi prendere quel che è successo da sola sulle tue spalle."
"Sì, ma io gli ho fatto una promessa," gli disse Faith indicando col dito. " ‘Lasci che venga con noi. La aiuteremo. La terremo al sicuro’, " disse lei parafrasando il discorso che aveva fatto al padre di Rachel mesi prima, e finì sbuffando. "Ho mentito a lui ed ho mentito a lei. Gesù, non riesco nemmeno a mantenere la mia parola."
"Faith…"
"No, questa non è una tua responsabilità, Robin. Ho fatto io la promessa perciò sarò io a chiamare. Devo farlo…glielo devo…Gli devo più, molto di più di quel che potrò mai ripagare."
"Era una Cacciatrice," le disse Robin. "È il rischio che corre ciascuna di voi. E qualsiasi cosa ne pensi tu, non si sono imbarcati in questa storia alla cieca. Sapevano i rischi che c’erano…Abbiamo fatto il possibile."
"Beh non è stato abbastanza, ti pare?"
"Le Cacciatrici muoiono, Faith. E parlo per esperienza personale." Robin mise le mani sulle guance di lei, costringendola a guardarlo. "Non è mai facile ma è il rischio che scelgono di correre per servire un bene maggiore. È il rischio che mia madre ha scelto di correre."
"E guarda il prezzo che hai dovuto pagare," osservò Faith.
"Yeah, it took a toll. But I’ve got two ways to look at it. I either wasted all those years searching for her killer and never achieved my goal or…I took out a lot of vamps and saved countless lives. Either way, I did it because I lost her. I know that. But I also know I made the world a better place."
"Sì, ne ho pagato il prezzo. Ma ci sono due modi di guardare la cosa. O ho sprecato tutti questi anni alla ricerca del suo assassino senza mai raggiungere il mio scopo oppure…ho fatto fuori un sacco di vampiri e ho salvato un’infinità di vite. In ciascuno dei due casi, l’ho fatto perché l’ho persa. Lo so. Ma so pure che ho fatto del mondo un posto migliore."
"Non riesco a capire qual è il punto, qui, Robin."
"Il punto è che è esattamente quello che Rachel stava cercando di fare – fare del mondo un posto migliore. E credo che sia qualcosa che anche suo padre capirà. Se non adesso magari un giorno…come ho fatto io."
Faith si tirò indietro e si passò una mano sul viso: "Fa così male, Robin."
"Sì, tesoro," disse lui, avvicinandosi a lei e mettendole il braccio sano attorno alle spalle. "Lo so…E credo che tu abbia ragione. Devi essere tu a chiamare, per cercare di mettere un punto. Questo macello può aspettare fino a domani mattina," fece lui allargando il braccio verso la stanza piena di rottami.
Faith annuì. "D’accordo, ma, devo dirtelo, non penso che mi passerà mai," disse lei, mettendo una mano su quella di lui e stringendogliela teneramente. "Possiamo anche averne a tonnellate, ma le Cacciatrici non sono come fazzolettini di carta."
"Sono d’accordo con te," le disse Robin: "Le Cacciatrici non sono sacrificabili – non importa quante ne abbiamo adesso. Cerca solo di ricordare quello che hai imparato l’anno scorso, che è qualcosa che Buffy non ha mai capito."
"E sarebbe?"
"Puoi anche perderle, ma la tragedia più grande è non averle neppure conosciute. Continua così, piccola, perché stai facendo la cosa migliore."
Faith lasciò andare Robin e si mise il viso tra le mani: "Non mi sembra affatto," singhiozzò. Robin si morse il labbro, reprimendo le proprie lacrime e inghiottì sonoramente. Si avvicinò e abbracciò con il suo unico braccio abile la Cacciatrice che adesso stava piangendo.
"Lo so," sussurrò. "Ma per stavolta fidati di me, okay?"
Faith non riuscì a rispondere. Rimase solo immobile nell’abbraccio di lui.
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Int.
Infermeria del Consiglio degli Osservatori
Willow entrò in infermeria e si avvicinò rapida verso la sagoma priva di sensi della sua amata. Il dottore si accorse di lei e le si avvicinò.
"Come sta?" chiese Willow, prendendo la mano di Kennedy.
"I raggi X hanno confermato che ha tre vertebre fratturate. Con ogni probabilità il trauma alla colonna vertebrale è alla base della paralisi, ma non lo sapremo per certo finché il gonfiore non diminuirà," le disse.
"Che altro?"
"Due costole rotte, una delle quali le ha perforato un polmone, per cui abbiamo dovuto aspirarle l’emorragia per un po’, ma si è già arrestata. A parte questo, il peggio sono le varie contusioni. Per fortuna che è una Cacciatrice," disse il dottore scuotendo il capo e abbassando gli occhi sulla ragazza priva di sensi. "Cadere da quell’altezza sul pavimento da quell’altezza avrebbe ucciso chiunque altro."
"Lo so," annuì Willow. "Per quanto dormirà ancora?"
"Spero fino a domani," disse lui. "Farò un’altra serie di radiografie, poi, e vedremo che progressi ci sono stati."
"Okay. Grazie, Dottore," disse Willow.
Lui si spostò per andare a controllare gli altri pazienti. Willow mise una sedia vicino al letto e poggiò sulla mano la sua stanca testa, gli occhi sempre fissi sul viso addormentato di Kennedy.
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Ext.
Parco cittadino – Giorno
Tara si avvicinò alla ragazza bruna, con un sorriso dolce sul volto. Kennedy indietreggiò di un passo vedendo l’altra avvicinarsi.
"Grandioso, davvero grandioso," fece Kennedy, alzando le braccia in aria. "Non bastava l’ombra della tua presenza ovunque, dalla mattina alla sera, adesso mi vieni anche a perseguitare nei sogni?"
Tara sorrise. "Questo è più di un semplice sogno, tesoro," disse. "E poi non è neppure la prima volta che appaio in sogno ad una Cacciatrice, perciò è un terreno abbastanza familiare, per me."
"Tesoro?" disse Kennedy e poi rise sarcastica. "Ecco dove l’ha preso Willow. Da te?"
Tara fece spallucce e indicò il percorso. "Vieni, camminiamo," disse e si avviò. Kennedy la guardò per un istante, con un’espressione incredula e poi, scuotendo il capo, la seguì.
"Okay, perciò questo è più di un sogno e tu sei davvero reale," disse alla ragazza bionda appena la raggiunse. "Allora dimmi, Santa Tara – perché a me? Perché non a Willow? O a Giles?"
"Prima di tutto, come ho già detto, tu sei una Cacciatrice," spiegò Tara. "È più facile entrare nei vostri sogni. E quanto a Willow, ha sensi di colpa più che sufficienti, al momento. Sono qui per aiutarla, non per peggiorare le cose. E il signor Giles…per quanto io l’adori, mi prenderebbe come un semplice sogno e dimenticherebbe quello che ho da dire."
"Ci sono un sacco di Cacciatrici qui intorno," fece Kennedy. "Faith o Vi o la marmocchia di Willow, per esempio. Perché io?"
"Dea, ma sei testarda!" rise Tara. "Ma questo è un bene. Non penso che avresti conquistato Willow, altrimenti." Le labbra di Tara si arricciarono in un sorriso sexy. "E certamente, per lei vale certamente la pena darsi da fare."
"Questa storia potrebbe mettermi più a disagio di così?" chiese retoricamente Kennedy.
"Sì, ma non ci arriverò," rise di nuovo la bionda, la sua dolce risata che echeggiava nel parco.
"Che succede, Tara?" disse Kennedy. "Vorrei svegliarmi adesso, perciò di’ quello che devi dire e va’ per la tua strada, okay?"
"C’è qualcosa che sta bloccando le abilità magiche di Willow," cominciò a dire Tara, tornando seria. "Non può fare magie."
"E questo è male?" sogghignò Kennedy.
Tara tacque e guardò Kennedy: ""Lo so che la magia non ha fatto bene alla tua relazione con Willow, Kennedy," disse. "Lo che si è messa tra di voi più di una volta, ma devi capire che la magia è parte di Willow. È ciò che è e ciò che sarà sempre. Dovrai imparare ad accettarlo."
"Senti chi parla," ribatté Kennedy. "Sei tu quella che l’ha lasciata quando ha perso il controllo."
"Ho fatto quello che dovevo fare in quel momento," disse Tara, la sua voce sempre calma, nonostante il tono di Kennedy: "Willow lo sa. Adesso controlla i suoi poteri, non sono più essi a controllare lei."
"Già, ma se non potesse fare magie…" Kennedy si interruppe, guardando lontano.
"Non lo farai, Kennedy," disse Tara, con voce gentile.
"Cosa?" disse Kennedy, guardando con aria colpevole la strega.
"Lo sai – ignorare il messaggio. Willow ha bisogno dei suoi poteri," spiegò. "Gli Osservatori hanno bisogno di lei, le Cacciatrici anche, e la cosa più importante è che anche quel ragazzo ha bisogno di lei. Hanno tutti bisogno di Willow con i suoi poteri più di quanto tu abbia bisogno di Willow senza."
"Non lo farei…" disse Kennedy. "Voglio dire, lo so che lei…"
"Lo so," disse Tara, riprendendo a camminare lungo il sentiero. "Qualcosa sta bloccando i poteri di Willow. Le informazioni di cui ha bisogno per rompere questa magia si trovano in un libro. In nessuno dei libri del Consiglio, ma ce n’è uno a Cleveland."
"Dove?" chiese Kennedy come contenta che Tara fosse tornata all’argomento principale.
"In un negozio che si chiama Becca’s Books. È in una scatola nel ripostiglio, su uno scaffale grigio, di metallo. La proprietaria non sa neppure di averlo, era insieme ad altre cose che ha comprato ad un’asta. È facile da riconoscere – c’è un’incisione di angeli demoniaci sulla copertina."
Kennedy rifletté su quel che aveva appena sentito. "Come faccio a sapere che sei reale? Cioè, questa potrebbe essere un’altra trappola organizzata da qualche cattivone, un trucco della stessa gente che ha rapito Jeff." Kennedy fece una breve risata. "Voglio dire, l’anno scorso ce ne avevamo fin sopra le orecchie di finta gente morta, magari stavolta è il tuo turno."
Tara tacque. "Non hai torto," disse infine. "Che ne dici di questo? Chiedi a Willow di quella volta in cui per accendere un fuoco sulla spiaggia ha provocato una tempesta."
Kennedy la guardò confusa. "Cosa?"
"Chiediglielo e basta, tesoro," disse Tara.
"Okay," disse Kennedy riluttante e si morse il labbro inferiore.
Tara le fece un gran sorriso e tutto si fece buio.
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Int.
Watcher’s Council Infirmary
Kennedy aprì gli occhi di colpo. La parte superiore del suo corpo ebbe uno spasmo di dolore quando tornò cosciente. Willow si accorse del movimento e si svegliò anche lei di scatto, sollevando la testa dal braccio su cui poggiava.
"Ken?" disse, sbattendo le palpebre, per scrollarsi di dosso il sonno. "Stai, bene, tesoro?"
"Tesoro," grugnì Kennedy, strizzando gli occhi, infastidita dalla forte luce dell’infermeria. "Anche lei mi chiamava ‘tesoro’."
"Cosa?" chiese Willow confuse. "Chi?"
"Il libro," sussurrò Kennedy. "Ha detto che ti serve un libro."
"Che libro? Ma di chi stai parlando, Ken?"
"Di Tara," rispose Kennedy e il volto di Willow divenne pallido.
"Tara?" ripeté Willow. "Ken, ma cosa…" Willow si interruppe quando il dottore entrò nella stanza.
"È sveglia?" chiese, spostandosi a lato opposto del letto rispetto a Willow e sollevandole il polso per sentire il battito della Cacciatrice.
"Sì, sono sveglia. Sofferente, ma sveglia," mugugnò Kennedy, e poi voltò la testa di lato per guardare la propria ragazza. "Willow, ascolta. Tara ha detto che le informazioni di cui hai bisogno per sbloccare i tuoi poteri sono in un libro in un negozio."
"Kennedy, come fai a sapere che i miei poteri sono bloccati?" le chiese Willow, in affanno nel tentativo di digerire tutte le informazioni.
"Me l’ha detto Tara," disse Kennedy e ridacchiò debolmente: "Il mio primo sogno di Cacciatrice. Non è una cosa che si dimentica."
"Come fai a sapere che era davvero Tara?" chiese Willow. "Voglio dire, poteva…può essere stato…"
Kennedy strizzò di nuovo gli occhi, stavolta per il dolore. "Ha detto…che tu hai provato ad accendere il fuoco ma che invece è venuta una tempesta. Eravate sulla spiaggia?"
Willow chiuse gli occhi un istante, come se stesse per scoppiare in lacrime. Poi il suo viso di indurì nuovamente e prese un respiro profondo e poi disse al dottore: "Mandi qualcuno a chiamare Giles, per favore."
Il dottore annuì e rapido uscì dalla stanza per fare come gli era stato chiesto.
Dissolvenza in nero
Atto Secondo
Passa a
Int
Becca’s Books – Tardo pomeriggio
Il campanello sopra la porta tintinnò quando Giles entrò nella libreria. Dietro al bancone era seduta una donna di circa 45 anni con un romanzo in mano. Sembrò non notare Giles finché non fu vicino al bancone. Alzando lo sguardo mise il libro da parte e si tolse gli occhiali da lettura.
"Ohh, salve,"
esordì lei. "Non l’ho sentita entrare.""Mi dispiace interromperla," disse lui educatamente, indicando il libroi che lei aveva in mano.
"Mi scusi, ero presa dalla lettura. Succede a volte," arrossì. "Posso aiutarla a cercare qualcosa?"
Giles si guardò intorno per un momento. "Questo è Becca’s Books, giusto? L’unico a Cleveland?"
"L’unico e solo – almeno per quanto ne so." Gli sorrise cordiale e Giles si ritrovò a sorriderle in risposta: "Qualcuno le ha indicato questo posto?"
Giles aprì la bocca insicuro su come spiegarsi e sull’opportunità di farlo. "I-in un certo senso," le disse.
"Beh, io sono la proprietaria - Rebecca Montague…Becca in breve."
Giles sorrise udendo il cognome e poi disse: "Montague, come Ro-."
"Sì," sospirò Becca prima che potesse finire. "Sarò pure una inguaribile romantica ma non sono imparentata col Romeo di Shakespeare." Allungò la mano sopra il bancone, offrendola a Giles, come se si aspettasse che lui dicesse qualcosa.
"Oh… Giles." Le disse lui mentre gliela stringeva.
"Rupert Giles," aggiunse, correggendosi svelto.
"Pensavo che l’unico inglese che si presentava così fosse James Bond," scherzò lei.
Giles rise e scosse il capo: "Mi spiace se le sono parso presuntuoso. Sono abituato ad essere chiamato per cognome dalla gente, ma la prego, mi chiami Rupert."
"Bene, Rupert," sorrise lei. "Cosa posso fare per te?"
"Sì," rispose Giles come se si fosse dimenticato la ragione per cui era venuto. "Mi serve un libro, in effetti."
"E io ne ho un sacco," fece lei allargando il braccio a mostrare il negozio.
Giles fece un sorriso imbarazzato. "S-sì, vedo, ma questo è un libro che credo che lei non sappia di avere."
"Beh, posso ordinarglielo se ha il codice ISBN," propose lei.
"No, volevo dire che lei potrebbe non sapere di averlo, ma ce l’ha."
"Mi scusi?" rispose Becca, ovviamente confusa.
Giles si fermò e le rotelle parvero girargli in testa, come se stesse cercando di tirar fuori una spiegazione plausibile. "Potrei dirle come lo so, ma è piuttosto probabile che non mi crederà."
Becca sbuffò. "Ho visto un bel po’ di cose strane in questa città negli ultimi tempi," gli disse. "Mi metta alla prova."
Giles fece un sospiro, riluttante: "Va bene, anche se c’è il rischio che lei pensi che sono completamente pazzo e che dica cose assurde…ce l’ha detto una amica che è deceduta."
"A noi?"
"Oh, io dirigo una scuola per…ragazzi dotati…E questa amica è apparsa in sogno ad una mia collega. Glielo ho detto che sarebbe sembrato totalmente ridicolo, ma lei ci ha spiegato che si trova in un ripostiglio, accanto ad uno scaffale di metallo o ad un armadietto di qualche tipo. Si tratta di un carico che lei ha acquistato recentemente ed ha u-un’immagine di un…" Giles balbettò come se non fosse sicuro di poter continuare. Ma vedendo che Becca finora non pareva terrorizzata dal suo discorso proseguì. "Una creatura dall’aspetto di angelo, con corna da demone," finì di dire a voce più bassa.
Giles attese nervosamente la risposta di lei.
"Io avrei un libro con una copertina con sopra un angelo e non saprei di averlo?" chiese Becca tanto per esser sicura di aver capito.
"Sì," disse piano Giles.
"Ed è nel mio magazzino?"
Di nuovo Giles mormorò timidamente: "Sì…l’avevo avvisata che la storia le sarebbe parsa ridicola," aggiunse in sua difesa.
Becca si prese un momento per guardare Giles, come per valutare la sua credibilità. Poi tolse la chiave da registratore di cassa.
"Venga con me," disse facendogli cenno col capo in direzione del retrobottega. "Devo ammettere che si tratta di una strana richiesta. Ma di recente ho vinto ad un’asta on-line alcuni vecchi libri. Non li ho ancora guardati…A dire il vero odio i computer ma ormai sembra che siano diventati una necessità quotidiana."
"Non posso che essere d’accordo con lei su questo," le sorrise Giles. Arrivarono alla porta di ingresso e Becca sollevò una mano. "Aspetti qui," gli disse. "Lei ha una faccia onesta ma non penso che correrò il rischio di scoprire che mi sbaglio."
"Senz’altro," convenne Giles e fece qualche passo indietro, aspettando accanto ad uno scaffale.
Becca aprì la serratura della porta e sollevò una scatola, tirandola fuori e passandola a Giles, prima di prenderne una seconda. Chiudendo la porta con un piede indicò col mento un tavolo di lettura. "Di là," indicò.
Misero giù le scatole sul tavolo e lei aprì la prima.
"Vediamo cosa c’è qui dentro."
Giles fece lo stesso e sorrise appena guardò dentro e tirò fuori un libro dall’aspetto piuttosto antico, delicatamente togliendo la polvere dalla copertina: "Trovo piuttosto intrigante che lei abbia voluto comprare questi," commentò.
"E perché?"
"La maggior parte della gente cerca Tom Clancy o i lavori di quella Rowling, credo," osservò.
"Beh, questi libri sono per me più che altro," ammise Becca. "Alcuni potrei venderli a qualche collezionista, lo so. Ma mi piacciono i libri, specie quelli antichi, come questi. È come se avessero una vita propria." Giles non disse nulla. Allungò il collo con un’espressione incuriosita che incitò Becca a spiegarsi mentre continuava a svuotare la scatola. "Beh, ogni libro è diverso – dà sensazioni diverse, ha una consistenza diversa. Hanno anche un odore, e che ci creda o no l’olfatto è uno dei sensi più potenti. Un certo odore può riportare alla mente posti e momenti particolari e…sto sproloquiando, vero?"
"Per nulla," sorrise Giles in modo affabile. "In effetti, sono del tutto d’accordo. Sono solo colpito nello scoprire che non sono il solo a pensarla così. La maggior parte dei miei colleghi sono più giovani e…"
"Sì," annuì Becca. "Palmari e ebook e PDF. Più rapidi, meno tempo perso, meno soldi…ma non è per niente lo stesso che mettersi comodi con una tazza di cioccolata calda e una prima edizione del Canto di Natale in una fredda sera d’inverno."
Giles sorrise e guardò la negoziante per un momento ancora.
"Pensa che sarebbe troppo sfacciato se le chiedessi di sposarmi?" spifferò.
Becca sorrise cordialmente mentre Giles arrossiva in modo vistoso per via della sua insolita e impetuosa dichiarazione.
"Le mie scuse," insistette. "Una donna come lei è senz’altro già impegnata e-e se l’ho messa a disagio allora -."
"Non si scusi. Non sono ‘già impegnata’ e non capita spesso che uno straniero di bell’aspetto entri nel mio negozio e flirti con me," soggiunse Becca con un sorriso per togliere Giles dall’imbarazzo. "Ma forse dovremmo provare con una cena prima di imbarcarci in un progetto di matrimonio," propose lei e poi ricominciò a guardare nella scatola. "Oh aspetta!" disse tirando fuori un libro prima che Giles potesse rispondere all’offerta: "È questo?"
Gli porse un libro rosso e lui guardò la copertina. Combaciava perfettamente con la descrizione. Lui fece un lieve sorriso, facendo scorrere le dita sulla copertina.
"Grazie, Tara," disse piano. Si voltò verso Becca e a voce più alta disse: "Sì, credo che sia questo…" Giles alzò gli occhi e guardò Becca più attentamente: "So che suonerà come un trito cliché ma…noi ci siamo già incontrati… prima di stasera, voglio dire?
Becca alzò le spalle: "Penso di no…mi sarei ricordata di te."
Giles fece un sorriso timido ma subito cambiò espressione: "Hmm…ad ogni modo, quanto vuoi per questo?"
"Quel libro sembra piuttosto importante," disse lei scherzando, sfregandosi le mani: "E probabilmente vale anche un bel po’, ne sono certa."
"Quanto?" chiese Giles continuando a sorridere.
"Venticinquemila dollari," gli disse Becca con un’espressione seria.
"Venduto." Giles allungò la mano verso il portafogli.
"Ehi aspetta!" rise Becca e poi disse: "Stavo scherzando. Non potrei farti questo. Che ne dici di questo: venti dollari per il libro così com’è. Se me ne dai cinquanta, ti porto a cena fuori, offro io."
Giles sorrise, tirò fuori il portafogli e le offrì una banconota da cinquanta dollari. "Mi piacerebbe restare a chiacchierare un altro po’, ma c’è bisogno di me all’accademia."
"Capisco," disse Becca comprensiva.
"Che ne dici di venerdì?" chiese lui.
"Grandioso. Chiudo alle otto, se per te non è troppo tardi per cena."
"No, va benissimo."
"Bene, ci vediamo venerdì allora," disse lei con un sorriso raggiante.
"Venerdì," Giles annuì con un lieve sorriso e andò via.
Dissolvenza di chiusura
Dissolvenza di apertura
Int.
Infermeria – Più tardi quella stessa sera
Willow era seduta accanto al letto di Kennedy con il libro che Giles aveva comprato, quando Rowena entrò con due tazze di caffè. Si fermò come se stesse meditando sull’opportunità di entrare.
Sentendo il rumore, Willow alzò lo sguardo e le fece un sorriso gentile, decidendo al posto di Rowena.
"Ho pensato che ne avresti voluto un po’," disse l’Osservatrice bionda a voce bassa: "C’è un sacco di panna e di zucchero," soggiunse mentre glielo passava allungando il braccio.
"Grazie," disse Willow facendo cenno a Rowena di sedersi. "Hai trovato qualcos’altro tu?"
"Non c’è molta documentazione medica sulle Cacciatrici. Non ho trovato alcun caso documentato come questo, o almeno non ancora. Ma non smetterò di cercare," la rassicurò Rowena.
"Che mi dici di quel demone? Qualcos’altro?" chiese Willow, mantenendo anche lei la voce bassa.
"C’è stato un caso di una Cacciatrice che si è imbattuta in un demone vutch…"
"E?" la incalzò Willow.
"Ti basti di sapere che la Cacciatrice non ha vinto…Credici o no, ma sembra che abbiamo fatto molto meglio di quel che credevamo." Poiché Willow non chiese altro Rowena proseguì: "Lei come sta?"
"Un sacco di ossa rotte, alcuni danni al sistema nervoso. Di positivo c’è che il dottore si sta divertendo a farle le radiografie e a tracciare i suoi progressi. Ha detto che in genere ci vogliono settimane o addirittura mesi per vedere i miglioramenti che lei sta avendo in poche ore."
"Ma è meraviglioso, Willow," le disse Rowena. "Magari recupererà. Voglio dire, se le ossa e i nervi stanno guarendo così in fretta allora forse c’è speranza."
"Già. Ho parlato con Faith quando è venuta a trovarla e lei pensa che ce la farà. È troppo testarda per non farcela ha detto Faith," spiegò Willow con un debole sorriso: "Mi ha anche fatto notare che dopo esser stata pugnalata, dopo un’overdose e un’esplosione lei è ancora qui…Magari ha ragione…"
"E la ricerca," Rowena indicò col mento il libro nelle mani di Willow.
"Non fruttuosa come speravo. Non amavano usare capitoli o glossari ai vecchi tempi, quindi c’è un sacco di cose inutili da leggere, hai presente, no? Ma il dottore le ha appena dato un altro sedativo per il dolore, perciò dormirà per qualche ora. Questo mi dà la possibilità di leggere un altro po’."
Rowena prese la tazza di caffè e il libro dalle mani di Willow. "Allora va a dormire un po’," le disse.
"Non voglio lasciarla qui," fece Willow scuotendo il capo, allungando una mano sul libro. "E poi devo -."
"Va’ a riposare," le ordinò Rowena, allontanandolo. "Come tuo maestro Osservatore insisto."
"Ti prego non metterla sul rango," le disse Willow. "Perché quando riavrò i miei poteri potrei trasformarti in un rospo, e chi se ne importa se è banale."
Rowena rise piano: "A parte il rango, considera questo: quando Kennedy si sveglierà e vedrà le borse sotto i tuoi occhi si preoccuperà. Vuoi che si preoccupi per te?"
Willow sospirò sconfitta. Rowena guardò dietro di sé e si avvicinò al letto accanto a quello di Kennedy dando dei colpetti sul materasso. "Questo andrà più che bene."
"No, davvero, se poi si sveglia -."
"Allora ti sveglierò," le disse Rowena. "Io starò qui seduta a leggere. Vai."
"Sei sicura?"
Rowena annuì. "Sì, è stata una giornata davvero lunga per tutti. Per cui vai. Quando ti svegli ci daremo il cambio e farò io un pisolino. E alla fine si spera che tra tutte e due ne sapremo di più alla fine della giornata."
"E ora che ci penso ero stata io a proporre di teletrasportarti via," scherzò Willow sorridendole e saltò sul letto. Tirò su le coperte e poggiò la testa sul cuscino. "Grazie, Ro," le disse da lì.
Rowena aveva già incominciato a leggere il libro e alzò lo sguardo: "Non c’è problema," disse e le sorrise.
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Int.
Covo del Presidio – In quello stesso momento
"Gretz," la voce dell’Ingegnere echeggiò dal leggio dove stava.
Jeffrey era legato al macchinario, il suo corpo molle sostenuto dai legacci.
Pareva sudato ed esausto.
Gretz, che era seduto vicino al muro più distante con altri tre membri della
banda, saltò su rapido, una fredda goccia di sudore che gli scendeva dalla
fronte rugosa. "Sì mio Signore." Fece svelto cenno agli altri tre
di alzarsi.
L’Ingegnere disse a voce bassa qualcosa al suo servo e indicò bruscamente con la testa. Il servo lasciò il suo posto e venne davanti a Gretz.
"C’è stata un’interferenza nei piani," disse il demone.
"Signore?"
"Uno spirito ultraterreno sta aiutando il Consiglio.
"Li uccideremo signore."
"Ultraterreno," ripeté. "È tardi ormai. È morta. Ma ha
conoscenza e ancora molto più potere della maggior parte degli spiriti
trapassati."
"Cosa possiamo fare per aiutare Sua Eccellenza?"
Il servo tacque, e ci fu poi un ringhio rantolante dello stesso Ingegnere.
"Lei sa di un libro che è qui a Cleveland, disse il servo, "ma loro non devono averlo. Se la strega spezza l’incantesimo potrebbero rintracciare il ragazzo e noi non abbiamo ancora finito."
"Avrò il libro prima dell’alba signore."
"È quello che farai," gli disse il servo. "Perché la tua vita
nonmorta dipende da esso."
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Int
Becca’s Books – Notte
Becca spense le luci sul retro del negozio e andò verso l’uscita, girando il cartello sulla porta che ora indicava ‘chiuso’. Prendendo le chiavi dal registratore di cassa stava tornando verso la porta quando quattro uomini entrarono.
"Mi dispiace gente," disse loro. "Sto chiudendo per stasera."
Gretz si voltò e chiuse la serratura. Si voltò verso Becca con un sorriso sinistro.
"Va bene, ci metteremo solo un minuto."
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Int.
Area computer degli Osservatori – Mattina
Willow entrò con una tazza di caffè, occhi iniettati di sangue e una cartellina sottobraccio.
Giles era seduto ad un tavolo poco distante guardando il libro che aveva comprato.
"Dunque Rowena non ha trovato nulla?" chiese lui mentre sfogliava le pagine.
"Così dice," sospirò Willow. "Ho provato questa mattina a riprenderlo ma le parole mi si confondono davanti agli occhi. Ken e i suoi poteri di Cacciatrice," sospirò Willow. "Abbiamo dormito solo due ore e credici o no, Ken è piuttosto lontana dall’idea di paziente modello, se riesci a immaginarlo. Il dottore adesso è convinto che recupererà pienamente proprio per questo suo spirito. Questo è bene, non fraintendermi, ma…è anche faticoso. Non ce la facevo più a discutere sul perché non volevo darle una sedia a rotelle per farla andare di pattuglia."
"Stai scherzando?" sbottò lui.
"Parliamo di Kennedy, Giles." Willow gli lanciò un’occhiata che gli mostrò che era ben lontana dallo scherzare e lui le sorrise in risposta. Lei tirò il libro verso di sé ed iniziò a sfogliarlo.
"Vorrei solo sapere che cos’è che stiamo cercando qui. E perché Tara non è venuta da me per dirmi: ‘Ehi Will, è questo quello che ti serve’," soggiunse Willow a voce bassa.
"Tara mi ha sempre colpito per il suo animo sensibile, una persona piena di attenzioni. Forse ha pensato che la sua apparizione avrebbe solo aggiunto altro stress alla tua situazione attuale."
"Questo è vero, con Jeff che è sparito e nessun modo di trovarlo -."
"Volevo dire con Kennedy," le disse Giles.
Willow non disse nulla all’inizio. Si leccò le labbra nervosamente e non riuscì a guardare in volto Giles: "Non mi sento allo stesso modo," disse piano.
"Cosa vuoi dire?" chiese lui completamente confuso.
"Sono una fidanzata terribile," mormorò.
"Hai un grande peso sulle spalle adesso, Willow, e -."
"No, Giles," lo interruppe Willow. "Oh dei, come faccio a dirlo senza farlo sembrare del tutto…ricordi la notte in cui Glory ha fatto del male a Tara e noi eravamo tutti all’ospedale?" Lui annuì e attese che lei proseguisse. "Io ero fuori di testa e ho fatto delle cose davvero stupide quella notte…amo Kennedy. Davvero. E-e detesto vederla soffrire così ma…"
"Non è lo stesso," finì Giles.
Willow fece di sì con la testa: "Te l’ho detto…sono una fidanzata terribile."
"Beh, questa è una situazione diversa," osservò Giles. "Non sapevi se e come avresti potuto guarire Tara. Con Kennedy, il recupero sta accadendo praticamente subito. Forse non hai quella paura perché ti rendi conto a livello razionale che presto starà bene."
"Sì, forse," convenne lei riluttante, raddrizzando le spalle. "Comunque, devo supporre che le Cacciatrici non siano riuscite a rintracciare il posto dove tengono Jeff?"
"No, purtroppo alle Cacciatrici non è andata molto meglio che a noi," le disse Giles. "Nessun segno del ragazzo e non sono sicuro che Lily riuscirà a mantenere la calma come a fatto finora. È difficile per qualsiasi madre, ma Jeff è figlio unico perciò…"
"Sì, sono figlia unica anch’io. I miei genitori si sarebbero preoccupati. Beh, okay, magari non subito. Gli ci sarebbe voluto qualche giorno per accorgersene ma POI si sarebbero preoccupati," disse Willow mentre apriva la cartellina e incominciava a leggere.
"So che i tuoi genitori non hanno avuto un ruolo molto attivo nel seguire i tuoi interessi ma io -."
"Giles?" lo interruppe Willow mentre gli porgeva la cartellina aperta. "I rapporti della polizia della notte scorsa parlano di una libreria vandalizzata e la cui proprietaria è rimasta ferita. "
"Dove?" chiese Giles e Willow gli indicò l’indirizzo.
"È il posto dove –?"
Prima che potesse finire il volto di Giles divenne bianco. Era già in piedi, aveva preso il cappotto da dietro la sedia e stava correndo verso l’uscita.
Dissolvenza in nero
Atto Terzo
Dissolvenza di apertura:
Int.
Becca’s Books – Mattina
Giles aprì la porta del negozio ed entrò, rimanendo a bocca aperta alla vista della devastazione.
"È chiuso," disse una voce dal retro del negozio, dove due librerie si reggevano appoggiate pericolosamente una all’altra, piegate.
"Becca?" chiamò Giles, girando l’angolo e scorgendo la proprietaria del negozio che raccoglieva dolorante i libri da terra, mettendoli poi su un carrello. "Oh santo Dio!" esclamò lui quando lei si voltò e lui poté vedere il suo viso ammaccato e ferito.
"Ho detto che è chiuso," ripeté Becca, con voce dura. "Vattene."
"Becca, mi dispiace tanto," disse lui avvicinandosi. "Non volevo metterti in pericolo."
"Commovente," ghignò lei. "Adesso vattene."
"La tua…la tua mano," indicò lui, guardando la sua mano destra gonfia. Due dita erano fasciate assieme e sorrette da stecche. "Che è successo?"
Lei sospirò e mise il libro che teneva nell’altra mano nel carrello. "Volevano sapere a chi avevo venduto il libro," rispose. "L’uomo con l’amica morta."
Giles strabuzzò gli occhi: "Sapevano di Tara?" sussurrò.
"Che ne so," lei scrollò le spalle. "Quando gli ho detto che non lo sapevo, mi hanno spezzato un dito. Poi me l’hanno chiesto di nuovo e io ho detto che avevano pagato in contanti e che quindi non avevo registrato l’acquirente. Mi hanno spezzato un altro dito. Gli ho detto che eri inglese. È stato sufficiente, a quanto pare, e se ne sono andati, non senza sfasciarmi il negozio." Con una mano spinse dolorante il carrello verso il magazzino.
Lui prese in fretta l’altro lato del carrello e lo spinse al posto suo. "Almeno lascia che ti aiuti."
Lei rise sarcastica. "Anche in due, ci vorranno settimane per rimettere a posto questo posto."
"Porterò altra gente ad aiutarti," disse lui. "In un attimo fa-."
"Scordatelo, Rupert," disse lei. "Non so cosa ci fosse in quel libro di così importante ma…va’ via e basta."
Giles aprì la bocca per spiegare ma la richiuse di scatto. "Molto bene," disse, sconfitto. Si voltò per andarsene, ma si fermò e si voltò un’altra volta per guardarla in viso: "Mi dispiace per davvero. Non avevo idea che sarebbe accaduto questo."
Dissolvenza di chiusura
Dissolvenza di apertura
Int.
Consiglio degli Osservatori – Salone d’ingresso
Robin Wood chiuse il cellulare con uno scatto e si avviò verso la porta d’ingresso, la aprì, ed un uomo di circa quindici anni più grande di lui gli venne incontro.
"Buongiorno. Posso aiutarla?" disse all’uomo, porgendogli la mano. L’uomo la guardò per un istante ma si rifiutò di stringerla. A quella reazione, Robin si rese conto di chi fosse.
"Dov’è mia figlia?" chiese il padre di Rachel con voce piatta mentre entrava.
Faith sentì lo scambio di frasi e si avvicinò: "Signor Jones," esordì. "Io, ah, vorrei cominciare col dirle -."
"Non cominciare per niente," le disse il signor Jones alzando una mano. "Non c’è niente che tu possa dire a questo punto," aggiunse con un tono gelido che parve riuscire a gelare Faith nel profondo dell’anima.
Lei parve incerta su cosa dire e lanciò uno sguardo a Robin come in una silenziosa richiesta di aiuto.
"Abbiamo preparato ogni cosa," gli disse Robin, facendo un passo avanti. "Le sue cose sono nel suo dormitorio e sono pronte -."
"Bene," disse lui annuendo bruscamente. "Ho una domanda da fare, però."
"Certo," disse Robin in modo comprensivo.
"Quante altre ragazze ha ucciso?" chiese, indicando Faith.
"Beh Rachel –," Faith provò ad incominciare.
"L’ho chiesto a lui," il signor Jones fece di no con il dito. "Non a te. Non voglio sentire una parola da te."
Faith era sul punto di scoppiare in lacrime ma si trattenne.
"Signor Jones," disse Robin cercando di mantenere un tono diplomatico. "Andiamo ai dormitori e discutiamone lì."
Senza attendere risposta, Robin lo condusse via. Rimasta sola nello spazioso salone d’ingresso del Consiglio degli Osservatori, Faith si lasciò scappare un singhiozzo tremante e chiuse gli occhi.
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Int.
Biblioteca del Consiglio degli Osservatori – In quello stesso momento
Giles entrò e trovò Willow che stava ancora leggendo il libro.
"Oh, ehi," disse Willow alzandosi. "L’hai vista? Sta bene?"
Giles annuì cupamente. "Sì, l’ho vista. Il suo negozio è distrutto…le ho offerto il mio aiuto ma…non vuole avere niente a che fare con me."
"Ti ha detto cosa è successo?"
Giles annuì: "È stata colpa nostra – o mia, dovrei dire. Cercavano il libro e in qualche modo sapevano che era stata Tara ad avvisarci."
Willow riuscì a percepire la sua malinconia: "Beh ehi! Ecco qualche buona notizia. Credo di aver capito che incantesimo ha usato su di me il demone. Devo ancora trovare la magia per contrastarlo e adattarla un po’, ma Tara sapeva che ero brava in questo genere di cosa ed è per questo credo che ci ha indicato questo testo."
"È fantastico," disse Giles, la sua voce priva di emozione mentre guardava fuori della finestra verso il lago.
Willow inarcò le sopracciglia: "Questa è una scoperta decisiva, da woo-hoo, Giles ed ecco invece il signor Triste e Sconsolato," osservò. "Che c’è? era davvero conciata così male oppure…" Willow sorrise leggermente: "Ti piace, non è vero?"
"È molto affascinante," ammise Giles. "E in questo momento è molto arrabbiata, ma non posso biasimarla. Sono arrabbiato con me stesso anch’io, in effetti. Avrei dovuto prevederlo e mandare una Cacciatrice a sorvegliare il suo negozio, almeno finché non avevamo un po’ risolto la questione."
"Ti stai dimenticando l’elemento principale, Giles," disse Willow. "Ti piace."
Giles tacque e guardò la sua collega per un attimo. "Io…"
Willow sorrise quando lui lasciò la frase in sospeso. "Giles, è molto che non ti si vede così. Dai tempi della signorina Calendar."
Giles aggrottò la fronte: "Beh, anche supponendo che tu abbia ragione, che possibilità ho adesso?" chiese lui. "A causa mia, le è stato fatto del male e il suo negozio è distrutto. Non vorrà più avere a che fare con me e giustamente!!"
Willow rimase a guardarlo andare avanti e indietro per la stanza. "Penso che allora quello che dovresti fare è tornare lì e rimettere le cose a posto."
"Cosa?" fece lui guardandola confuso.
"Ascolta, Giles," disse Willow. "Se questa donna ti ha colpita all’instante a tal punto, allora deve esserci qualcosa di più che il suo aspetto e il fatto che ha una libreria. E non puoi biasimarla solo perché è arrabbiata."
"Cosa stai dicendo, Willow?" chiese Giles.
"Torna lì," ripeté Willow. "Non lasciare che questa opportunità ti sfugga, perché sai meglio di me che sono cose che non capitano tanto spesso. E-e come hai detto tu, non l’hai aiutata prima ma puoi farlo adesso. Porta Andrew e le ragazze e fagli fare qualcosa di produttivo. Cavoli, se non altro li tirerà su di morale sapere che stanno facendo qualcosa di utile, anche se è solo lavoro di ramazza."
Giles la guardò e alla fine annuì: "Hai ragione, Willow. Grazie."
"Quando vuoi," disse e lui uscì in fretta fuori dalla stanza urlando il nome di Andrew.
Dissolvenza di apertura:
Int.
Becca’s Books – Pomeriggio
Becca sentì la porta aprirsi e sospirò: "Devo proprio aggiustare quella dannata serratura, mormorò tra sé e sé mentre usciva da dietro gli scaffali. "Siamo chiusi," disse. "So di aver messo un cartello là fuori e se state cercando un negozio di libri dovete pur sapere come si…" Si interruppe quando vide un branco di una mezza dozzina di ragazze guidate da un giovane biondo.
"Ma che diavolo?" fece lei.
Andrew si avvicinò e timidamente le offrì la mano. Quando lei si rifiutò di stringergliela la tirò indietro nervoso e si grattò sul petto.
"Um, salve," disse infine con un sorriso che era più una smorfia. "Sono Andrew e queste sono le mie ragazze." Arrossì. "Beh, non le mie ragazze, ma tutti noi…beh, lavoriamo tipo insieme e siamo qui per aiutarla."
"Vi ha mandati Rupert," disse infine Becca, superando lo shock.
"Rup…? Oh, il signor Giles! Giusto!" annuì Andrew. Si voltò verso la ragazza bionda accanto a lui. "Marsha, cominciamo dal retro e procediamo in avanti," disse. "Il signor Giles arriverà presto con i rinforzi e dovremmo fare in modo di aver raccolto tutti i libri e spostato le librerie cadute per quando sarà qui."
Marsha annuì e andò verso i recessi del negozio, seguita dalle altre ragazze. Becca rimase a guardare per un istante e poi si voltò verso Andrew come per ordinare a lui e al suo entourage di andarsene dal negozio quando la porta si aprì di nuovo. Giles cercò goffamente di aprire la porta mentre portava tra le braccia una pila di tavole di legno lunghe più di un metro.
"Qaulcuno mi dia una mano!" chiamò, impedito dalla pesante legna e gli occhi di Becca si spalancarono quando Marsha corse da lui e con facilità gli tolse il carico dalle braccia e trotterellò verso il retro. Giles raccolse la graossa cassetta degli attrezzi che teneva la porta aperta e fece un passo avanti verso Andrew.
"Ecco, Andrew," disse passando la scatola al giovane. "C’è altra legna per gli scaffali rotti nel furgone. Falla portare alle ragazze, è piuttosto pesante."
"Va bene, signor Giles," disse Andrew e andò via in fretta.
Becca si voltò verso Giles e lo guardò, con un’espressione incredula sul viso. Prima ancora che potesse aprir bocca vide qualcosa con la coda dell’occhio e si girò su se stessa per vedere: una delle ragazze si stava preparando a sollevare una libreria che era rovesciata a terra.
Becca corse avanti e ammonì: "Ti farai male se…" la sua voce si abbassò fino a sparire mentre vedeva la ragazzina raddrizzare la libreria come fosse fatta di cartone.
"Questo è…questo è impossibile!" disse, voltandosi verso Giles: "Tre uomini non sarebbero riusciti a sollevarla, e quella ragazzina sì. Che sta succedendo?"
"Sì, beh, questa sarebbe un’altra di quelle cose a cui non crederesti," disse lui, un sorriso timido sul viso.
"Sputa il rospo!" fece lei.
Giles sospirò: "Becca…ho paura c-che non sia così semplice. Più ne sai più potresti essere in pericolo. "
"Guardati attorno," fece lei. "Sono già in pericolo. Lo sono stata probabilmente dal primo momento in cui hai messo piede oltre quella porta. Mi devi almeno una spiegazione."
Dopo un momento, Giles rispose: "Hai ragione. C’è un posto dove possiamo parlare?"
Becca parve un po’ riluttante all’inizio ma poi scrollò le spalle senza entusiasmo. "Nel retro," indicò con la testa. "Vieni, preparerò del tè. Ceylon nero o Darjeeling?"
"Oh," Giles sorrise felice. "Darjeeling, per favore."
"La mia vita si fa sempre più assurda," mormorò tra sé e sé Becca mentre andavano.
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Int.
Covo del Presidio – Stanza del Macchinario
L’Ingegnere era accanto alla console, muovendo le sue mani di demone agilmente tra le rune scolpite. Il suo volto era privo di espressione nonostante le urla che venivano dal macchinario.
La porta della sala si spalancò e Bonnie fece il suo ingresso, avvicinandosi
rimanendo nell’ombra alle spalle dell’Ingegnere. Le sue mani si fermarono
sui controlli, ma non diede altro segno di essersi accorto della sua presenza.
"I vampire hanno detto che gli Osservatori hanno già il libro, mio
signore," disse Bonnie.
L’ingegnere si raddrizzò leggermente, torreggiando ancor di più sull’umana
accanto a lui. Lei inghiottì e proseguì.
"Gretz e i suoi sono andati via prima di aver finito il lavoro. Credo che
abbiano seguito troppo alla lettera gli ordini del Presidio di non uccidere a
caso." L’Ingegnere infine si voltò, fissandola con i suoi occhi neri.
"Finiranno stanotte, disse.
"Sì, mio signore, disse svelta Bonnie, "Farò in modo che tornino
in tempo per essere a disposizione," guardò verso il macchinario,
"sua." Si voltò e lasciò svelta la stanza.
L’Ingegnere si voltò nuovamente verso la sua console, fissò attentamente
le geometrie sulla sua superficie e fece un’altra regolazione. Ancora una
volta non ci fu alcuna reazione del demone alle urla di agonia che provenivano
dal macchinario.
Passa a:
Int.
Becca’s Books
Pomeriggio
Giles fece cadere una zolletta di zucchero nella sua tazza e girò, il suono dell’acciaio inossidabile contro la porcellana che tintinnava nella stanzetta. Becca bevve un sorso dalla propria tazza, con la sua mano fasciata che teneva delicatamente la tazza come alla ricerca del suo calore. Alla fine Giles alzò lo sguardo e incrociò il suo.
"Non so da dove incominciare," ammise con un sorriso nervoso.
"Cos’è un Osservatore?" domandò lei.
Giles rimase a bocca aperta: "Come fai a -?" incominciò a dire.
"Quei delinquenti l’altra notte," lo interruppe lei. "Quando ti ho descritto hanno detto che ce l’aveva l’Osservatore. Saresti tu, giusto? Un Osservatore? E cos’è che Osservi?"
"Beh, piuttosto semplice: le ragazze là fuori," disse, piegando la testa verso la stanza principale da dove arrivavano i rumori industriosi delle pulizie. "Sono ragazze molto speciali."
"Hai detto che dirigevi un’accademia per ragazzi dotati," osservò Becca. "Quelli sono i ragazzi, dunque?" disse indicando fuori dalla stanzetta verso il negozio.
Giles annuì. "Come posso spiegarlo?" meditò tra sé e sé prima di guardare Becca. "Nel libro degli Osservatori è detto che per ogni generazione c’è una Prescelta," cominciò con tono annoiato. "Lei sola affronterà i vampiri, i demoni e le forze dell’oscurità. Lei è la Cacciatrice. Dio, mi sto davvero stancando di quel discorso," concluse sottovoce.
"Vampiri?" ripeté Becca. "Demoni? Forze dell’oscurità?"
Giles annuì, sorseggiando il suo tè. "È tutto vero, non è una storia fantasiosa di qualche romanzo gotico. La maggior parte del mondo è all’oscuro del vero male che esiste al mondo."
"Aspetta," disse Becca, cercando di assorbire tutte le informazioni: "Hai detto ‘Prescelta’. C’è una mezza dozzina di ragazze là fuori ed almeno due di loro sono più forti di me e te messi assieme."
"In effetti, ce ne sono anche più delle poche che sono qui oggi," disse Giles. "Hmm…vediamo se riesco a farla semplice. Un gruppetto di uomini hanno dato poteri straordinari ad una donna, per mezzo della magia, alcuni millenni or sono. Quegli uomini divennero i primi Osservatori e nel tempo, il Consiglio degli Osservatori ha proseguito nella sua missione di assistere la Prescelta nella sua lotta contro il male. Fino a poco tempo fa, c’era una sola Cacciatrice - Buffy Summers."
"Buffy?" chiese lei alzando le sopracciglia: "Il mondo è protetto da una ragazza che di nome fa Buffy?"
"Beh, no, non più e q-questa è un’altra storia. Ma lascia che finisca."
"Ti prego," sbuffò Becca.
Giles ignorò il suo tono sarcastico e continuò: "Uno dei compiti del Consiglio degli Osservatori era di cercare e identificare le ragazze che avevano le potenzialità per essere scelte come prossima Cacciatrice – quando una Prescelta muore un’altra è chiamata al suo dovere e dotata di quei poteri sovrumani. Il compito degli Osservatori è d-di addestrare la propria Cacciatrice potenziale e prepararla nel caso venga attivata."
"E allora cos’è successo?" chiese Becca. "Mi pare di capire che tutte le potenziali adesso sono Prescelte."
"Molto bene," sorrise Giles. "È stato necessario attivare tute le ragazze potenziali, rendendole tutte Cacciatrici, èper salvare il mondo da un grande male. Un male che, tra l’altro, ha distrutto il Consiglio degli Osservatori, con l’eccezione di pochi Osservatori sparsi per il mondo."
"E tu sei un membro di questo Consiglio degli Osservatori?"
Giles annuì: "Dopo che abbiamo salvato il mondo, i miei colleghi ed io siamo venuti a Cleveland. La nostra nuova missione è di trovare le nuove Cacciatrici attivate, addestrarle e proteggerle finché non sono in grado di cavarsela per il mondo combattendo il male ovunque esso sia – in genere in grandi città, poiché i vampiri hanno bisogno di nutrirsi di umani per sopravvivere."
Becca si poggiò sullo schienale e lo guardò fisso per un istante: "Beh, perché Cleveland? Perché non una città più grande, come Los Angeles o New York?"
"LA è già coperta da dei nostri associati che conosciamo," rispose Giles.
"Ma Cleveland risiede su una Bocca dell’Inferno – u-una convergenza mistica attorno alla quale le forze malvagie tendono a gravitare. Ci sono altre zone del genere attorno al mondo, ma fino a tempi recenti la Bocca dell’Inferno di Cleveland era quasi del tutto sopita. Cose strane sono sempre successe qui, da quanto ho letto, ma adesso gli eventi stanno, come dire…precipitando."
"L’ho notato," disse Becca. "Ma perché?"
"Pensiamo che con la chiusura della Bocca dell’Inferno a Sunnydale, in California, l’equilibrio delle energie si sia spostato verso la più vicina Bocca dell’Inferno," dichiarò Giles.
"Sunnydale?" chiese Becca. "Non è la cittadina che è scomparsa con quel terremoto…" Becca tacque quando vide lo sguardo sul volto di Giles: "Non è stato un terremoto, vero? Sei stato tu?"
"E i miei colleghi," ammise lui annuendo.
"Quindi tu combatti i demoni e addestri ragazze e leggi libri arcane e vivi una vita pericolosa?"
"P-più o meno è così," disse lui con un sorriso timido, ma poi ritornò serio: "Sono davvero dispiaciuto che ti abbiano fatto del male, Becca," disse. "È vero che non avresti mai corso alcun rischio se non avessi attraversato quella porta. Tuttavia, le informazioni in quel libro potrebbero aiutarci a salvare la via di un ragazzo che è stato portato via dal Consiglio."
Becca sospirò e guardò altrove, permettendo a Giles di continuare: "E mi rendo conto che questa storia sembra totalmente inventata o, quantomeno, nient’altro che le farneticazioni di un folle…Potevo cercare di inventare una scusa, qualcosa che sembrasse meno assurdo, ma, onestamente, ti sto dicendo la verità. Credo di dovertelo perché sono stato bene con te l’altra sera e perché senza volerlo ti messa in pericolo. A parte questo, meritavi di sapere l’intera storia."
Becca si alzò e cominciò a camminare per la stanza.
"Non so, Rupert," disse. "È tutto così difficile da accettare ma…non so spiegare come quella ragazza ha sollevato la libreria e come ho già detto, ho visto cose piuttosto bizzarre ultimamente – roba che faceva pensare alla gente che fossi pazza quando gliele raccontavo. Forse mi stai dicendo la verità o forse…Oh dio, forse sto impazzendo," disse con un sospiro.
"So quanto sia difficile da credere e sarei forse ancora più complicate se avessi creduto a tutto senza far domande," disse Giles con un sorriso affettuoso. "Ma come ho già detto, meriti di sapere la verità. Perciò grazie per il tè," disse alzandosi dalla sedia. "Vado a vedere se posso aiutare Andrew e le ragazze. Più braccia sono al lavoro, prima potrai tornare a fare affari."
Senza aggiungere altro Giles uscì dalla stanza e Becca rimase a guardarlo con uno sguardo provocante.
Dissolvenza di chiusura
Dissolvenza di apertura
Int.
Consiglio degli Osservatori – Salone
Tardo pomeriggio
Willow e Rowena era immerse in pagine e pagine di appunti e riferimenti incrociati presi da varie fonti. La fatica e la spossatezza incominciavano ad essere evidenti in entrambe. Faith e Robin erano seduti in silenzio sul divano quando Giles ed Andrew entrarono.
"Ehi," disse Willow, alzando lo sguardo dal blocco degli appunti. Si passò una mano sul viso. "Va meglio alla libreria?" domandò.
"Andrew dovrà tornare domani per finire di tingere e smaltare i nuovi scaffali, però sì, è tutto più o meno in ordine," riferì Giles.
"Le ragazze sono state grandi," disse Andrew eccitato. "Xander sarebbe stato fiero di loro. Che Marsha potesse maneggiare una sega circolare come se fosse un paletto."
Willow alzò gli occhi al soffitto al suo entusiasmo: "E la tua amica?" disse voltandosi di nuovo verso Giles.
"È ancora da vedere," disse Giles. Tacque un momento e poi cambiò argomento: "Q-qualche progresso con il libro?" chiese indicando il tavolo cosparso di carte.
Willow sospirò: "Ci stiamo avvicinando credo, ma è sempre frustrante," disse. "Voglio dire, magari è fatto apposta per rallentarci finché non è troppo tardi. Sì, ha detto la verità su quella cosa della spiaggia, ma chi ci dice che era davvero Tara nel sogno di Kennedy?"
"Balbettava?" chiese Faith dal divano.
"Cosa?" chiese Willow.
"Tara," disse Faith innocentemente. "Era quella bionda che balbettava che ho conosciuto quella volta, giusto? Chiedi a Kennedy se aveva la balbuzie."
Willow si alzò lentamente dalla sedia e si avvicinò al divano.
"Willow -" fece Giles, ma si fermò quando Willow sollevò una mano per avvisarla.
"Sì, Tara balbettava quando era nervosa," disse Willow e il viso di Faith divenne pallido al suo tono cupo. "Ed era nervosa quella notte perché sapeva che c’era la tua selvaggia mente malvagia nel corpo di Buffy."
"Cavolo, tranquilla Rossa," disse Faith, alzando le mani come per pararsi. "Non volevo dir nulla di brutto. Che diavolo di problema hai?"
Willow sbuffò sarcastica: "Vediamo, la mia ragazza potrebbe diventare paraplegica, non ho quasi mangiato né dormito in due giorni e sto cercando qualcosa che potrebbe anche non esistere per recuperare i poteri che ho perso. E a te come sta andando il weekend Faith?"
Faith saltò su, mettendosi naso contro naso con Willow, con lo sguardo torvo.
"Tanto per cominciare, ho dovuto riconsegnare una Cacciatrice a suo padre dentro un sacco per cadaveri! Una delle mie migliori amiche, alla quale hai accennato anche tu, è distesa in un letto e potrebbe non camminare mai più, per non parlare dell’uccidere vampiri, e non c’è un bel niente che io possa fare per riportare qui il tuo maghetto pieno di talento. Perciò dimmelo tu, come pensi che stia andando?"
Willow serrò la mascella e strinse i pugni ma non disse nulla.
"Oh questo non va bene!" piagnucolò Andrew, facendosi indietro finché non finì contro il muro, vicino alla sedia di Rowena. "Tutto questo parlare di Tara farà solo trasformare Willow nella strega cattiva."
"Ma di che stai parlando?" chiese Rowena mentre Willow e Faith continuavano a fissarsi l’una l’altra.
"Willow," disse Andrew, indicando la rossa: "Lei è la morte. Lei è l’oscura vendetta che i fragili cuori degli uomini malvagi temono. Lei è come la principessa Leia quando passò al lato oscuro della forza nella graphic novel…Una Nuova Forza Oscura."
"Vuoi stare zitto?" disse Willow, voltandosi infine verso di lui: "E per tua informazione, non era Una Nuova Forza Oscura. Quello era un romanzo di Timothy Zahn. L’Impero Oscuro era un fumetto," disse Willow accentuando l’ultima parola con un sorrisetto irritante.
"Uh uh!" contestò Andrew.
"Na-ah," confutò Willow, esagerando il tono da bambina: "E visto che ci siamo, non era Leila a passare al lato oscuro, ma Luke. Leila è stata quella che lo ha salvato." Willow scosse il capo e soggiunse mormorando: "Non posso credere che sto discutendo su questo."
"Vorreste stare zitti tutti e due?!" disse Giles, passando una mano tra i capelli.
Willow sospirò e arrossì, imbarazzata dall’esser stata vista litigare con Andrew.
"Adesso Willow, tu sai che Faith non voleva dire quello che ha detto, perciò cerca di non arrabbiarti per delle sciocchezze," proseguì Giles. "E Andrew, ti prego trattieniti dall’esprimere i tuoi infondati timori su Willow che cade nelle arti oscure e distrugge il genere umano." Giles sorrise scherzosamente e si voltò verso Willow.
"Ma nell’improbabile eventualità che tu lo faccia, ti prego di cominciare con Andrew."
Willow lo guardò incredula e poi per la prima volta quel giorno sul suo volto si allargò un gran sorriso: "Okay, prometto che lo farò," disse e strinse piano il braccio di Andrew per scusarsi: "Mi dispiace, Faith," disse voltandosi verso la Cacciatrice. "So che non volevi dire niente di offensivo."
"È tutto a posto, Will," fece Faith. "Siamo tutti sotto pressione."
Willow annuì. Stava per parlare di nuovo quando all’improvviso intervene Rowena.
"Oh!" esclamò l’Osservatrice bionda. Agitò la mano freneticamente, attirando l’attenzione di tutto ma continuò a guardare il libro davanti a lei. "Credo di aver trovato la contromagia!"
Dissolvenza di chiusura
Fine dell’Atto Terzo
Atto Quarto
Fade In:
Int.
Covo del Preesidio – Stanza del Macchinario
Tramonto
Bonnie condusse i quattro vampiri nella stanza del macchinario, dove si trovavano l’Ingegnere e due dei suoi servi. I nuovi arrivati rimasero a guardare il macchinario che rallentò fino a fermarsi. Un fetore disgustoso all’improvviso si diffuse da esso, facendo indietreggiare persino i vampiri. Il volto di Bonnie restò privo di espressione quando i servi liberarono Jeffrey dai legacci, lasciandolo cadere di peso a terra.
"Prendetelo -" cominciò Bonnie, ma si interruppe quando il volto di
Gretz mutò nella forma vampiresca e con un sorriso, si fece avanti verso il
ragazzo e lo sollevò per il colletto, i suoi denti aguzzi che luccicavano
nella pallida luce del macchinario. L’Ingegnere fece un gesto e prima che
Gretz potesse affondare i denti nel collo di Jeffrey, uno dei servi prese
Gretz per la gola e, con un solo braccio, lo sollevò allontanandolo dal
ragazzo.
"Gah!" gridò Gretz quando gli artigli del servo si strinsero
inesorabilmente, le gambe del vampire che si agitavano impotenti. Con uno
schianto rivoltante la testa di Gretz si staccò dal resto del corpo e il
servo lascio cadere entrambe le parti a terra, accanto a Jeffrey, privo di
sensi, e tutto ciò che rimase un attimo dopo fu un mucchietto di polvere.
Bonnie si voltò verso gli altri vampiri, che parevano più che ansiosi di
scappare.
"Come stavo dicendo prima di essere interrotta in modo tanto rozzo,
prendetelo e gettatelo da qualche parte, ma lasciatelo in vita," ordinò.
"Poi liberatevi della libraia come avreste già dovuto fare la notte
scorsa. Niente errori stavolta, o farete la fine del vostro fratello.
Chiaro?"
I vampiri annuirono e due di loro sollevarono Jeffrey per le braccia e lo
trascinarono via dalla stanza.
L’Ingegnere si voltò verso Bonnie, il suo volto impassibile come sempre.
"Mio signore?" disse Bonnie, inchinando la testa. "Il test ha
avuto successo?"
"Le porte saranno aperte, rispose l’Ingegnere, la voce che tuonava dal profondo del suo petto.
Bonnie si inchinò e altrettanto fecero i due servi.
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Consiglio degli Osservatori – Stanza della congrega di Willow
Rowena sedeva a gambe incrociate di fronte a Willow, a terra, con la mappa di Cleveland in mezzo a loro.
"Sei sicura che funzionerà, Willow?" chiese Giles da vicino al tavolo da lavoro, accanto al quale stava camminando avanti e indietro.
"La contromagia ha funzionato, Giles," disse Willow, concentrata sul miscuglio di erbe che stava preparando. "Posso avvertirlo." Chiuse gli occhi per un istante e poi sparse le erbe sulla mappa.
"Mostrami Jeffrey Lindquist," intonò. Subito una luce brillante apparve sulla mappa.
"Là!" disse Rowena indicando la mappa.
"Aspetta," disse Willow sollevando una mano.
"Che c’è?" chiese Giles, avvicinandosi.
"La luce – si sta spostando," gli disse lei, un po’ confusa finché non capì cosa volesse dire. "Jeffrey si sta muovendo," disse Willow.
"Giusto," annuì Rowena e aprì lo sportelletto del cellulare. Premendo il pulsante di chiamata veloce attese un attimo e poi disse: "Vi? Sono Ro. Andate verso l’incrocio tra la Euclid e la Superior. Tenete accesa la radio. Vi aggiorneremo su ogni cambiamento di direzione. Tu e Rona state attente."
Willow guardò l’Osservatore che camminava inquieto: "Giles, mi stai innervosendo," disse Willow.
Giles sospirò: "Scusami," rispose. "È solo che…avrei voluto che lei accettasse la mia offerta di protezione, almeno in questo momento."
"Vuoi mandare lì una Cacciatrice lo stesso?" chiese Willow. "Magari Faith?"
"No," Giles scosse il capo. "No, non si fida di noi neppure adesso e non voglio offenderla mandandole una sconosciuta a fare la guardia sulla porta."
"Allora vai tu. A te ti conosce," lo interruppe Willow.
"Sì, lo psicopatico che crede di essere un ammazzamostri e che ora si mette pure a perseguitarla," rimuginò Giles. "Questo sì che sarebbe rassicurante."
Willow sorrise rivolta all’Osservatore: "Dunque, sappiamo entrambi che tanto ci andrai lo stesso, perciò fallo e lascia perdere i ragionamenti," lo prese in giro lei.
Giles cercò di mostrarsi indignato ma non poté trattenersi a lungo e cominciò a sorridere: "Oh, diavolo," sospirò mentre prendeva il cappotto e si dirigeva verso l’uscita.
Rowena alzò lo sguardo dalla mappa: "Ma che ha Giles?" domandò. "Non l’ho mai visto così prima d’ora."
"Io sì," sorrise Willow.
"E quando?"
"Quando era innamorato," rispose e Rowena rispose al suo sorriso prima di tornare a guardare la mappa.
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Est.
Smaltimento di rifiuti F&H – Cleveland
Sera
Il vampiro ruppe il lucchetto del cancello che dava l’accesso alla discarica. Lo tenne aperto mentre altri due vampiri trascinavano Jeffrey all’interno. Muovendosi rapidi tra le pile di rifiuti lasciarono infine il corpo a terra dietro una grossa montagna di container di metallo. Poco dopo, il suono di ruote che stridevano e di sportelli che si aprivano oltre il cancello fecero alzare gli occhi a tutti e tre i vampiri.
"Cacciatrici!" sibilò uno di loro.
"Forza! Un’ultima fermata e per stanotte abbiamo finito," disse l’altro.
I vampiri corsero via abbandonando Jeffrey, saltando poi la rete di recinzione e fuggendo.
Un attimo dopo, Rona e Vi voltarono l’angolo e videro il corpo che giaceva a terra. Rona passò il proprio paletto a Vi e si chinò per sentirgli il polso.
"È vivo," disse e sollevò senza sforzo il corpo mettendoselo in spalla. Mentre andavano di corsa verso la macchina, Vi chiamò il Consiglio. Sul suo viso si leggeva la frustrazione quando guardò verso la recinzione, poiché sapeva di non poter inseguire i vampiri che aveva percepito essere in quella direzione.
"Fate preparare il dottore," avvisò Vi, parlando al telefono. "HP è vivo, ma è messo male, Ro. Saremo lì tra dieci minuti."
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Int.
Becca’s Books – Prime ore della sera
Becca si chino per prendere il libro dei conti dietro il bancone quando la porta principale si aprì con uno schianto. Alzò la testa e spalancò gli occhi terrorizzata quando vide tre dei suoi aggressori della notte precedente. Si voltò e fuggì verso la stanza sul retro.
"Eccola là!" urlò uno dei vampiri. "Prendetela!"
Becca aveva appena raggiunto la porta quando il primo dei vampire la prese per un braccio e la fece voltare. Gli altri due la tennero ferma mentre il volto del terzo mutò nella forma vampiresca.
Il panico totale si riversò sul viso di Becca: "Ma che diavolo?" farfugliò.
"Gretz aveva paura di mangiarti, ma a noi hanno dato il permesso," disse il vampiro. "E credo che ce ne sia abbastanza per tutti."
Becca gridò quando lui si piegò verso il suo collo, ma all’improvviso si irrigidì. Si tirò indietro proprio mentre il suo corpo si trasformava in polvere. Di fronte a lei c’era adesso Rupert Giles.
"Non sono in ritardo, vero?" chiese l’Osservatore mentre gli altri due vampiri lasciavano andare Becca.
Giles schivò i vampiri che si erano gettati su di lui e scivolò su un tavolo di lettura, prendendo al volo un grosso libro e scagliandolo in volto ad uno dei due vampiri che gli si stava gettando addosso nuovamente. Il demone nonmorto urlò per la rabbia e prese l’Osservatore con entrambe le mani, sollevandolo e gettandolo oltre il bancone. Becca si precipitò da lui, inginocchiandosi per vedere se stava bene.
Giles scosse la testa per riprendersi e alzò lo sguardo verso Becca. Si mise un dito sulle labbra e con l’altra mano staccò la presa del registratore di cassa, guardando poi Becca negli occhi. Lei annuì e appena sentì un lieve rumore, prese senza indugio la pesante cassa e la sollevò sopra la propria testa mentre si alzava in piedi. Un vampiro stava cercando di strisciare oltre il bancone e lei gliela fracassò sulla testa. Giles si alzò un istante dopo e piantò il paletto nella schiena del vampiro stordito.
L’ultimo vampiro diede un’occhiata ai due e incominciò ad indietreggiare. Giles scavalcò il bancone, con il paletto in mano. Non volendo essere il terzo a morire il vampiro cominciò a correre, ma prima che potesse aprire la porta Giles scagliò il paletto e colpì con precisione micidiale nella schiena. Il demone si fermò sui propri passi prima di esplodere.
"Stai bene?" chiese Giles a Becca. Lei si guardò attorno per valutare i nuovi danni fatti al negozio e lui le esaminò il collo per vedere se c’erano ferite. Poiché pareva non esserci nulla cominciò a sistemarsi i suoi vestiti spiegazzati.
Lei annuì e poi si voltò di scatto verso Giles: "Il bar!" esclamò, schioccando le dita e indicandolo.
Giles alzò lo sguardo dai propri pantaloni, che stava spolverando e disse: "Scusami?"
"Jimmies," disse lei. "Un paio di settimane fa. Stavamo facendo un concerto e c’è stata una scazzottata. Io ho rotto la chitarra in testa ad uno di quei…tizi dalla faccia rugosa."
"Era un vampire," disse Giles. "E sì, c’eravamo anche noi. I-immagino che sia lì che ti ho già vista. Eri tu la cantante?"
Becca annuì. "Ancora non ho rimpiazzato la chitarra che ho perso quella sera."
"Oh," disse Giles. "Beh, dato che l’hai distrutta per salvarmi la vita, magari permetterai che ci pensi io? Mi sembra giusto."
"Vampiri," disse lei, scuotendo il capo: "Non riuscivo a credere a quel che avevo visto quella notte, e quando l’ho detto al resto della band hanno detto che ero matta ma ora…avevi ragione, esistono sul serio."
"Eh già," fece Giles.
"E tutta la storia sul bene contro il male è…"
"Vera anche quella," finì al posto suo Giles. Calò un breve silenzio tra i due finché Giles non parlò di nuovo: "Mi dispiace per lo scompiglio che ho portato nel tuo negozio. Purtroppo, so fin troppo bene cosa si prova."
Becca scrollò le spalle e Giles allungò una mano verso la tasca di dietro.
"Ecco il mio biglietto da visita," disse, porgendoglielo. "Farò in modo che le Cacciatrici pattuglino questa strada regolarmente, ma non penso che quei tipi oseranno avventurarsi di nuovo da queste parti. Le voci si spargono presto nel mondo dei demoni," disse lui con un leggero sorriso. "Una volta che gli altri sapranno che le Cacciatrici sono in questa zona, non torneranno. Ma se dovessi avere altri guai, chiamaci. Una della abilità delle nostre ragazze è la velocità. Possono esser qui in pochi istanti." Giles andò verso la porta ma si fermò e si voltò: "Nel frattempo, prometto che non disturberemo più."
Con aria delusa, si voltò di nuovo e si diresse verso la porta, ma la voce di lei lo fece fermare.
"Rupert?"
"Sì?" domandò lui, voltandosi.
"Um, che fai domani sera?" chiese lei.
Giles notò il leggero sorriso sul viso di lei e rispose sorridendo a sua volta: "Oh, cercherò qualche nuovo modo di far fuori i demoni, immagino," rispose. "È quello che facciamo di solito."
"Beh, quando avrai finito ti dispiacerebbe andare a cena fuori?" chiese lei. Giles parve sorpreso all’inizio e Becca proseguì: "Che c’è?" disse ridendo. "Statisticamente, una donna della mia età ha più probabilità di esser colpita da un fulmine che di trovare un uomo. Per non parlare di un uomo perbene che non esita a rischiare la vita per una sconosciuta."
"Per una bella sconosciuta, vorrai dire," disse lui con un sorriso timido. "Um, posso accompagnarti a casa? Per assicurarmi che ci arrivi sana e salva e-e magari lungo la strada potrei darti qualche consiglio utile per combattere i demoni?"
"Buona idea," convenne lei, spegnendo le luci del negozio. "Se devo vivere su una…come l’hai chiamata…una Bocca dell’Inferno? …Credo che dovrei almeno sapere come proteggermi."
I due lasciarono assieme il negozio, guardandosi l’un l’altra in viso e sorridendo.
"E quindi suoni anche la chitarra…?" chiese Giles, con tono ammirato.
Becca annuì entusiasticamente mentre chiudeva la serratura della porta, e i due si incamminarono per la strada.
Dissolvenza di chiusura
Dissolvenza di apertura
Int.
Consiglio degli Osservatori – Infermeria
Tarda serata
Lily Lindquist tolse i capelli ribelli dalla fronte del figlio addormentato e alzò lo sguardo quando Willow si affacciò nella stanza. Willow le fece cenno di avvicinarsi e lei diede un ultimo sguardo a Jeffrey prima di dirigersi verso il corridoio.
Willow chiuse la porta alle spalle della donna e disse in modo rassicurante: "Sta solo dormendo."
Lily annuì: "Lo so, ma non sta bene, Willow."
"Fisicamente starà bene, Lily," disse Willow. "Il dottore lo ha visitato e a parte le ripercussioni fisiche dello stress e dello sfinimento, sta bene."
"Ma cosa c’è allora?" chiese Lily. "Tutto il suo farfugliare riguardo ad una macchina di tortura. Cosa significa?"
Willow sospirò nervosamente.
"Quasi ogni singolo granello di magia è stato risucchiato dal suo corpo," disse. "Come abbia fatto a sopravvivere, non ne ho idea. In genere…beh, in genere non resta molto del corpo dopo che accade una cosa simile, ma in qualche modo…Ha la stoffa di uno stregone potente, Lily."
"Quindi i suoi poteri magici non sono spariti? Ma tu hai detto-."
"No," Willow scosse il capo: "Solo risucchiati. Col tempo ritorneranno. È come una batteria che si ricarica. Prenderà l’energia dalla terra e presto tornerà normale. E chi lo sa, dopo questa prova potrebbe anche essere più forte, ma lo scopriremo presto."
"Willow," cominciò Lily, incerta se continuare. Fece un respiro e s schiarì la gola: "Credo…credo che prenderò Jeffrey con me e lascerò il Consiglio."
"Cosa?" esclamò Willow, mettendo una mano sul braccio dell’altra donna e subito abbassando la voce: "Lily, non puoi farlo."
"Devo, Willow," disse la donna sfinita. "Non posso permettere che corra di nuovo un rischio del genere."
"Lily, Jeff è più al sicuro con noi. Lo so che dopo quello che è successo è difficile da credere. Deve essere addestrato. È un giovane curioso e intelligente," spiegò Willow.
"Ma vorrei anche riuscire a vederlo diventare adulto," ribatté Lily.
"Lily," disse Willow e poi si fermò, cercando un modo di iniziare. "Curioso e intelligente sono qualità straordinarie ma se non sono controllate potrebbero risultare in qualcosa di Brutto per Jeff, con la B maiuscola."
"Dopo quello che ha passato, cos’altro si può immaginare?"
"Quando avevo la sua età, la magia era la mia passione, ma non avevo nessuno a guidarmi. Giles, certo, mi dava sempre consigli sui suoi pericoli ma…non do la colpa a lui, okay, ma se avessi avuto più guida e meno ramanzine sarebbe andata in modo diverso credo. Come Jeff, ero determinata ad imparare la magia in qualsiasi modo, perciò mi sono avvicinata ad essa dal verso sbagliato e il risultato finale è che ho quasi distrutto il mondo. Non voglio vedere che questo succeda con Jeff. Ha il potenziale per essere una potente risorsa per il bene e non sopporterei di vederlo corrompersi perché nessuno lo sta sorvegliando."
"Ma è così pericoloso, Willow," disse Lily con un singhiozzo soffocato. "Voglio dire, pensavo che il Consiglio fosse sicuro, ma quel demone è semplicemente entrato così e l’ha portato via."
"Lo so," disse Willow. "Ma pensa se non avessi avuto il sostegno del Consiglio e se foste stati solo tu e Jeff da soli. Puoi anche andar via, ma non so dirti se potranno mai tentare di rapirlo ancora. E se succede…Ascolta, so che ti siamo parsi impreparati, ma dopo aver parlato con Rowena, poche persone hanno affrontato un demone vutch e sono riuscite a raccontarlo. Perciò ti prego, Lily, rimani. Non solo per il bene di Jeff ma per anche per il tuo. Ne sai abbastanza di quel che facciamo qui per renderti conto che nessun posto al mondo è davvero sicuro, meno che mai con questo nuovo pericolo che sta sorgendo a Cleveland. Almeno qui potete fare entrambi la differenza. E-e non è questo quel che vuole lui? Quello che ha scritto nel suo diario?"
Lily annuì: "Ci penserò Willow. Ma ne parlerò anche con Jeff. Se lui vuole andar via allora ce ne andremo sicuramente. Ma grazie di essere venuta a vedere come sta. Significa molto. Credo che…"
Lily indicò verso la stanza da letto e Willow le fece un sorriso affettuoso e rimase a guardare mentre la donna entrava nella stanza del figlio. Dopo un attimo, la rossa uscì e si incamminò per il corridoio, entrando poi in un’altra porta.
"Ehi!" disse sorpresa quando alzando lo sguardo vide la propria ragazza seduta sul bordo del letto, con i piedi che penzolavano. "Ti sei messa seduta!"
"Già," sorrise Kennedy e prese Willow in un tenero abbraccio, quando si fu avvicinata.
"Grazie dea per le capacità di guarigione delle Cacciatrici," disse Willow, baciando la sua innamorata sulle labbra.
"Jeff è okay?" chiese Kennedy. "Doc ha detto che recupererà."
"Guarirà," disse Willow. "Anche senza le forze di una Cacciatrice, ma non sono tranquilla riguardo alle ferite emotive. Non riesco ad immaginare cosa gli abbiano fatto passare o perché. Giles ha detto di conoscere uno psicologo di cui ci si può fidare, che potrebbe parlare con Jeff di quello che gli è successo. Credo sia una buona idea."
"Povero ragazzo," disse Kennedy.
"Poveri noi," rispose Willow. "Abbiamo incassato tutti qualche duro colpo, Ken, e ho paura che le cose peggioreranno ancora. Ma, nel frattempo, penso che dovremmo concentrarci sul presente e continuare con la routine quotidiana."
"Già," convenne Kennedy. "Allora, perché non lasci che mi vesta così posso raggiungere Faith e le ragazze per la fine del rastrellamento?"
Willow si tirò indietro e la guardò severamente: "Niente da fare, tesoro," disse. "Te ne tornerai in quel letto e ti farai un bel sonno."
"Okay, ma ad una condizione," sorrise Kennedy.
"Quale?"
"Ti unisci a me?" fece la bruna con un sorrisetto. "Un letto d’ospedale bello grosso, c’è un sacco di spazio."
Willow guardò di traverso Kennedy, sospettosa: "Okay, ma niente roba strana. Stanotte dormirai, signorina."
"Bene," annuì Kennedy. "Spegni le luci."
Willow alzò gli occhi al cielo, ma poi fece un passo avanti e spense l’interruttore sulla parete.
"Santi dei, non vedo nulla."
"Beh, allora continuo a parlare così puoi seguire il suono della mia voce. Che ne dici?"
Il letto fece un rumore di lenzuola come se Willow si stesse sdraiando. Dopo qualche istante di silenzio Willow parlò.
"Kennedy," rimproverò al buio.
"Che c’è?" rispose Kennedy facendo finta di niente.
"Sono labbra di Cacciatrice quelle che sento sulla pelle."
"MmHm," mugugnò Kennedy al buio e il materasso scricchiolò leggermente. "E queste sono mani di Cacciatrice."
"Oh dea aiutami. Sto cercando di comportarmi bene," sospirò Willow.
Kennedy rise nell’oscurità e Willow gemette di piacere.
Passa a
Est.
Parco cittadino – Giorno
Kennedy si guardò intorno e sollevò le braccia.
"Oh dio, non tu di nuovo!" disse, voltandosi verso la figura alta che sedeva su una panchina.
"Ho paura di sì, tesoro," disse Tara facendo spallucce. "Vieni, siediti qui."
Kennedy guardò Tara dare colpetti alla panchina accanto a lei e poi, scrollando le spalle anche lei, si mise seduta ed incrociò le braccia sul petto: "Che c’è adesso? Hai qualche altro messaggio criptico che richiederà giorni per esser decifrato?"
"No," disse Tara. "Volevo solo ringraziarti per il tuo aiuto. Per avermi ascoltata e per non aver lasciato che la tua personale…animosità nei miei confronti fosse un ostacolo per la salvezza di altre persone. Ci vuole carattere per una cosa del genere, Kennedy."
"Sì, beh, io sono così – un bel caratterino," disse Kennedy, riluttante ad accettare il complimento. "Spero solo che tu non ne faccia un’abitudine di tutte le sere. Mi piace dormire con Willow e non con la sua ex-ragazza morta."
"No, non tornerò, non se non ci sarà una vera emergenza," disse Tara e poi si voltò per guardare Kennedy bene in viso: "A Willow importa davvero di te, Kennedy."
"Lo so questo," si imbronciò Kennedy. "Anch’io la amo."
"Lo so e voglio che tu mi prometta una cosa," disse Tara seria. "Promettimi che farai di tutto pur di renderla felice. Okay?"
"Certo che lo farò," disse Kennedy, il suo viso confuso come se non capisse perché Tara glielo stesse chiedendo: "Farei qualsiasi cosa per Willow."
"Anche se rende infelice te?" chiese Tara, alzando un sopracciglio.
"Cosa?" disse Kennedy, ancor più confusa. "È per la storia di Xander? Perché credo di aver più che dimostrato di averla superata, beh, più o meno. Di certo questa notte ha aiutato a sistemare le cose ancora meglio," soggiunse con un sorriso sexy.
Tara non rispose se non con una leggera risata, prima di tornare seria. "Ricorda solo che Willow cerca sempre di fare quel che crede che sia meglio per la gente. E farà sempre quel che crede che sia meglio per te," aggiunse mettendo una mano sul ginocchio di Kennedy.
Kennedy parve confusa. "Mi dispiace Tara, ma non parlo lo ‘streghese’. Non sono molto sicura di capire quello che stai dicendo."
Tara sorrise: "Ricorda solo la tua promessa, tesoro."
Con ciò Tara diede una lieve pacca sul suo ginocchio e si alzò. Cominciò ad allontanarsi, lasciando Kennedy sola, seduta sulla panchina, a meditare sulle sue parole.
Dissolvenza in nero
Fine di Una Nuova Forza Oscura
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