Presenza Sconosciuta

 

Story by: David, Zahir, CN Winters and Susan Carr

Written by: Steff with additional material by David Zahir

Directed by: CN Winters and Susan Carr

Produced by: CN Winters and Susan Carr

Edited by: Kate

Sound Department: Steff

Art Director: Chris Cook

Artists: Chris Cook, David Zahir, Coen, Tori, Cynthia Taz

 

Teaser

 

Dissolvenza di apertura

INT.

Consiglio degli Osservatori – Giorno

Cleveland

 

In piedi nel vano della porta della cucina, l’attenzione di tutti era su Andrew. Stando lì dritto, con indosso la sua tenuta da cucina, con tanto di grembiule e guanti da forno, annunciò fiero: “La zuppa è in tavola!”

 

Mentre Faith e Wood gli passavano accanto, Andrew notò le chiavi nella mano di Faith.

 

“Non potete andarvene di già,” disse loro. “Ho persino usato una ricetta speciale che ho trovato sul forum di Guerre Stellari. Non c’entrava neanche nulla col film, quindi non so perché fosse lì, in realtà. Ma aveva l’aria di essere buona così l’ho provata e…”

 

Faith tagliò corto il suo farfugliare. “Spiacente, signor Mamma, me ne torno a casa a Boston per prendere una Cacciatrice.”

 

“E sono certo che Faith vorrà trattenersi un po’ per farmi conoscere la sua città natale, giusto?” affermò Wood spostando lo sguardo da Andrew a Faith.

 

“Oh sì, baby. Ti innamorerai dell’esperienza bostoniana, non c’è dubbio,” assicurò Faith con un sorriso.

 

Mentre i due uscivano dalla porta, Andrew rivolse la sua attenzione a Willow. “E tu che dici Willow? So già che vuoi provare un po’ di questa bontà, la mia colazione speciale.”

 

“Ah, mi spiace. Non ho proprio tempo adesso. Sono appena entrata nel database della polizia e pare che ci sia un nido di vampiri da qualche parte qui vicino. Mi manca di lavorarci solo un altro po’ e dovrei avere l’esatta posizione della loro tana,” commentò Willow assente, diretta al frigorifero per versarsi un bicchiere di succo di frutta.

 

“Oh, bel lavoro,” si complimentò rapido Giles e poi si diresse di fretta alla porta per accogliere il nuovo falegname assoldato per fare i lavori di ristrutturazione del palazzo.

 

Proprio allora, Andrew notò Kennedy che gli passava accanto. “Oh, ehi, la colazione è pronta. Il pasto più importante della giornata, una delle necessità più importanti per una Cacciatrice,” disse con un sorriso incerto, sperando di trovare almeno una persona che provasse il suo piatto ma perdendo le speranze subito.

 

“Umm, no. Trascorrerò la mattinata ad allenarmi con le ragazze e non ho tempo,” disse Kennedy e diede un rapido bacio a Willow prima di andar via.

 

Sospirando, Andrew si trascinò pesantemente in cucina mugugnando. Giles aprì la porta al nuovo falegname e gli venne incontro con un sorriso: “Ah, salve. Sono Rupert Giles, e lei deve essere Hank Malloy, suppongo.”

 

“Sissignore, sono io. Non avrei mai pensato che avrei rivisto questo vecchio edificio di nuovo. Ho sempre creduto che l’avrebbero buttato giù,”[s1]  disse Hank.

 

“È già stato qui?” chiese Giles educatamente.

 

“Oh, sì, sono venuto qui anni fa, ho fatto qualche lavoretto,” rispose Hank.

 

“Ah, bene, dunque. Vogliamo andare nella sala da pranzo e prenderci un caffè?” lasciando l’argomento in sospeso. “Così potrò mostrarle i progetti che abbiamo in mente.”

 

“Certo. Va benissimo.”

 

“Bene, da questa parte allora,” disse Giles e condusse Hank nella zona pranzo.

 

Quando i due uomini entrarono nella sala da pranzo, trovarono Andrew che si riempiva la bocca di uova, arrabbiato e abbattuto per via del pasto che aveva preparato con tanta cura. Non accortosi della loro presenza, Andrew parlava da solo a voce alta, e Giles fece segno a Malloy di star zitto mettendosi il dito sulle labbra.

 

“Oh grazie Andrew, è un pensiero così gentile,” disse Andrew a voce alta con una vocina acuta, una brutta imitazione di Kennedy o di Willow e poi aggiunse: “Oh, uova. Le mie preferite, grazie bello!” disse dopo un altro morso, con una voce femminile più profonda, che Giles suppose fosse quella di Faith. Giles sbuffò quando continuò ad ascoltare: “Ah, bacon. Sì, prego, è proprio un pensiero gentile il tuo, Andrew. Il tuo lavoro è sempre prezioso,” proseguì Andrew con un pessimo accento inglese.

 

Giles si schiarì la gola e Andrew alzò gli occhi dal piatto. Non sapendo a quanta parte dello spettacolo Giles avesse assistito, iniziò subito a mischiare le carte, per mettersi in salvo.

 

“Oh! Signor Giles, io, ehm, non sapevo che – che lei fosse qui.”

 

“Ovviamente,” disse Giles incamminandosi assieme a Malloy e prendendo un pezzo di bacon. “Uhm, il tuo lavoro è sempre prezioso,” lo scimmiottò con il tono che Andrew aveva appena usato.

 

Andrew arrossì. “Stavo giusto, ah, giusto per finire di fare colazione. Sa, il pasto più importante della giornata,” disse e si alzò dalla sedia. “Adesso credo che, uh, andrò.”

 

Giles sorrise e osservò Andrew andar via. Dopo che fu uscito, si voltò verso Malloy che stava ancora sorridendo per la pagliacciata di Andrew.

 

“Panna o zucchero?” chiese Giles prendendo il bricco del caffè con fare disinvolto.

 

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INT.

Una strada a Londra – Giorno

Inghilterra

 

Londra 2002

 

La donna bionda guardò fuori del finestrino del taxi quando furono vicini alla loro destinazione. Sbatté appena le palpebre dei suoi occhi color nocciola, che mostravano le occhiaie di una quasi totale mancanza di riposo. Tra le braccia stringeva una cartella, che pareva più grande di quanto fosse in realtà poiché la donna era alquanto minuta. Accostata alla sua giovane età, la faceva sembrare una studentessa di college con un problema di jetlag.

 

I palazzi dell’imponente vicinato erano ricoperti di mattoni rossi e di edera. Quasi un terzo degli edifici nell’area avevano una cupola e quasi tutti sembravano esser stati costruiti nel periodo vittoriano. La zona pareva rispettabile, sicura, persino un po’ regale. Le poche gargolle protettive nei dintorni erano leoni o angeli. Non erano permessi né demoni né altre creature fantastiche, o quantomeno se ne scoraggiava l’utilizzo decorativo.

 

In silenzio, la giovane donna scivolò fuori dal taxi. Poi pagò la corsa.

 

“Tenga il resto,” disse al tassista.

 

I suoi occhi si illuminarono: “Grazie! Le auguro una buona giornata, signora.”

 

La mancia era abbondante, se non eccessiva. Attese finché non il taxi non fu più visibile, e poi si incamminò a piedi, con la valigetta tenuta stretta per il manico.

 

Alla fine voltò un angolo e si fermò. Mezzo isolato più in là si ergeva un edificio a cinque piani, che dall’apparenza poteva sembrare la sede di una piccola università o di uno studio legale di medie dimensioni. Il cancello che proteggeva l’edificio doveva essere antico, sebbene apparisse più che solido.

 

Sul cancello c’era un grosso stemma, dipinto di fresco. Lo scudo mostrava un leone dormiente, e sopra di esso tre corvi. Sotto, una pergamena recava una scritta in latino:

 

PER EXPEDIA, VICTUS!

 

“Attraverso la conoscenza, alla vittoria,” disse la donna a voce bassa, traducendo le parole.

 

Stringendo il manico della valigetta ancora più saldamente, fece un passo avanti e si arrestò.

 

Fuoco di cannoni, o un rumore simile, echeggiò attraverso tutti i palazzi intorno. Le orecchie le si otturarono. Assieme al rumore assordante una luce arancio si diffuse, seguita da un vento caldo. I vetri esplosero in tutte le direzioni e piovvero giù, assieme al cemento, ai mattoni, al legno e alla cenere. Istintivamente, la donna strinse la cartella e corse via.

 

I detriti le piovevano addosso mentre fuggiva in cerca di un riparo. Individuato l’ingresso di un magazzino di un edificio lì vicino vi si tuffò dentro, evitando di un pelo un enorme blocco di cemento che si schiantò a terra. Il salto e l’impatto dei detriti la scaraventarono a terra. Gli operai che erano dentro la aiutarono a rialzarsi, togliendole la polvere di dosso e controllando che non fosse ferita.

 

“Ma che diavolo è stato? Stai bene, piccola?” chiese uno di loro.

 

La giovane donna non rispose. Si voltò in direzione dell’ingresso e vide che l’oggetto che era precipitato non era affatto cemento. Era un blocco di legno in fiamme, parte di una grossa, massiccia libreria.

 

Poi vennero le grida strazianti e terrorizzate. Lentamente la donna si diresse all’ingresso del magazzino. Sentiva i propri occhi bagnarsi e strinse il manico della cartella una volta ancora.

 

Sentì qualcuno che gridava ma le orecchie le fischiavano ancora, rendendo difficile sentire le voci attutite. Senza preoccuparsene, non rispose e continuò a fissare il rudere in fiamme di quello che un tempo era stato un edificio imponente e monumentale.

 

Un uomo dall’aspetto rude le apparve accanto e iniziò a tirarla per il braccio. “Su, forza! Dobbiamo toglierci di qui! Signora? Signora?” La donna aveva uno sguardo vuoto.

 

 

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INT.

Consiglio degli Osservatori a Londra – Oggi

Londra, Inghilterra

 

Sul volto della donna lo stesso sguardo vuoto. La voce che la stava chiamando era diversa, però. “Signora? Signora?” Non era più una voce maschile e attutita, ma femminile e piuttosto forte. “Signora Allister? Si sente bene?”

 

Scrollando il capo lievemente, e sbattendo gli occhi per alcune volte, la giovane donna guardò attraverso la sala della reception. Niente detriti. Nessun odore di legno e gomma che bruciavano. Nessuna sirena. Era seduta, non in piedi. I capelli erano puliti, non sudici e pieni di fuliggine. Sotto i suoi piedi si stendeva una moquette color borgogna invece di cemento macchiato d’olio.

 

“Signora Allister?” la segretaria disse ancora una volta con appena un cenno di impazienza.

 

“Mi scusi. Stavo pensando.”

 

“Il signor Tyrell adesso può riceverla,” annunciò la segretaria.

 

“Grazie.”

 

La signora Allister annuì educatamente e prese un respiro profondo. Raccogliendo la sua valigetta e tenendola vicino a sé, scivolò oltre una pesante porta di legno di ciliegio, e se la chiuse alle spalle.

 

 

Atto Primo

 

Dissolvenza in entrata

INT.

Stanza della Congrega di Willow – Notte

Cleveland

 

“Oh, ehi. Non è un po’ tardi perchè tu vada in giro da solo? Dovresti stare a letto a casa. Domani c’è scuola, no?” Willow chiese al bambino, un ragazzino di più o meno otto anni, in piedi di fronte a lei.

 

Non ricevendo risposta, solo uno sguardo vacuo, Willow fece un passo avanti e si accucciò di fronte al piccolo.

 

“Ti senti bene? Ti sei perso?” chiese con una sincera preoccupazione per il bambino che aveva davanti. “I tuoi genitori dove sono? Vuoi che li chiami?” Ancora nessuna risposta.

 

Il bambino se ne stava lì, immobile, ma continuava a cercare lo sguardo di Willow. Lei notò che i suoi occhi sembravano spenti e senza vita. Non si era mosso di un centimetro da quando lei lo aveva notato e la sua espressione era rimasta vacua. Lei alzò lo sguardo sopra di lui e vide un uomo dalla calvizie incipiente che reggeva un vassoio colmo di vari tipi di formaggio. “Il calcio fa bene alle ossa,” borbottò l’uomo. Willow lo ignorò e riportò la sua attenzione sul bambino.

 

A quel punto si avvicinò al ragazzino muto. La strega ascoltò da vicino quando il bambino aprì la bocca per parlare. Lo udì sussurrare: “Bisogna nasconderlo. Fare in modo che lui non lo trovi.”

 

Willow guardò il bambino con occhi interrogativi, ovviamente confusa.

 

“Trovare cosa?”

 

Passandole accanto il bambino si precipitò fuori dalla porta, lanciando un grido straziante mentre correva.

 

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INT.

Sala di Allenamento delle Cacciatrici – Notte

Cleveland

 

Kennedy si stava avvicinando alla fine della sua sessione di allenamento; fece un piccolo balzo quando vide una bambina di più o meno otto anni che stava in piedi di fronte a lei.

 

“Oh cavolo! Mi ha spaventata,” disse e poi aggiunse: “Chi sei tu?”

 

Kennedy rimase lì, prima si tolse i guantoni da boxe e poi bevve un sorso d’acqua, aspettando che la bambina le rispondesse.

 

“Okay, cosa ci fai qui? Non ti ho mai vista in giro. Gli altri lo sanno che--” Fu interrotta dalla bambina.

 

“Devi nasconderlo. Non lasciare che lui lo trovi.”

 

La giovane cacciatrice rimase immobile per un momento prima di rispondere. “Che cosa vuoi dire?” chiese Kennedy, del tutto confusa dall’enigma della bambina.

 

La bimba si voltò e si precipitò fuori dalla porta. Alcuni istanti dopo, Kennedy udì un grido forte e  pieno di sofferenza.

 

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INT.

Cucina delle Cacciatrici – Notte

Cleveland

 

Faith era in cucina per fare uno spuntino di mezzanotte. Chiuse il frigo e si voltò verso il tavolo. Vide un bambino seduto a tavola, che pareva aspettare che lei finisse le sue operazioni notturne di preparazione del panino.

 

“Whoa, da dove sei uscito fuori, scricciolo?” gli chiese e diede un morso al panino. Sentì un’altra voce alle sue spalle.

 

“Non dimenticare il formaggio svizzero.”

 

Si voltò e vide un uomo che teneva un vassoio pieno di vari formaggi.

 

“Fa nulla, bello” gli rispose. “Sto bene così.”

 

Si voltò di nuovo verso il bambino. “Okay, non sei il massimo della chiacchiera, vero? Come ti chiami?” Nessuna risposta. Lei si mise una mano sul fianco. “Ascolta ragazzino, chi ti ha fatto entrare? È stato Giles? Devo andare a parlargli. Non mi ha detto che aspettavamo…”

 

“Devi nasconderlo. Non lasciare che lui lo trovi,” la interruppe il bambino.

 

“Ma di che parli?” chiese al bambino. E lui urlò più forte che poté, poi saltò su e corse via dalla stanza. Faith fece spallucce e continuò a mangiare il panino.

 

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INT.

Studio del Consiglio degli Osservatori – Notte

Cleveland

 

Giles stava cercando qualcosa in uno dei suoi libri quando notò qualcosa all’angolo dell’occhio. Si voltò appena e vide una bambina che era in piedi accanto a lui. “Oh, salve. Non ti ho sentita entrare,” fece Giles alla bambina. “Posso esserti d’aiuto in qualche modo?” domandò.

 

La bimba rimase immobile, priva di emozioni.

 

“Oh, s-scusami, che maleducato sono: mi chiamo Rupert Giles. Sono un Osservatore,” disse e si accucciò mettendosi viso a viso con la bimba.

 

“Non permettere che lui lo trovi,” rispose la bambina.

 

“Scusami? Trovare cosa?” chiese l’osservatore.

 

La bambina si voltò e scappò via, lanciando un forte grido.

 

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INT.

Biblioteca del Consiglio degli Osservatori – Notte

Cleveland

 

Wood stava guardando delle mappe e controllando il piano per andare a prendere delle nuove Cacciatrici quando un bambino dinanzi a lui attirò la sua attenzione.

 

“Oh, ciao! Come ti chiami, piccolino?” chiese lui educatamente, per non spaventarlo. Non ricevendo risposta disse: “Io sono Robin,” e si avvicinò per porgergli la mano. Poiché non riceveva alcuna risposta e il bambino non si muoveva, proseguì: “Sei qui assieme a qualcuno? Con i tuoi genitori?”

 

“Bisogna nasconderlo. Non permettere che lui lo trovi.” Il bambino all’improvviso si mise a correre facendo trasalire Wood con il suo grido acuto.

 

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INT.

Stanza Multimediale di Andrew – Notte

Cleveland

 

“Vediamo un po’…ho  le prime sei stagioni di X-Files. Non ho mai preso la sette perché penso che non valga come le altre, sai? Oh! E oltre alle prime sei stagioni ho anche la versione cinematografica di X-Files ‘Flight of the Future’,” disse Andrew e mostrò i DVD di ogni articolo che aveva citato nelle sue braccia stracolme. La bambina restava lì seduta fissandolo vacuamente: “Oh, okay allora. Credo che ne prenderò uno a caso…se non vuoi scegliere tu,” disse lui.

 

L’avviso standard dell’FBI all’inizio del disco apparve sullo schermo e Andrew si voltò verso la bambina: “Allora, come ti chiami? Io sono Andrew.”

“Non permettere che lui lo trovi.”


“Uh? Chi?”

 

La bambina corse via urlando, lasciando Andrew sbigottito.

 

“Ehi! Ma che facciamo col DVD?” strillò lui gettandosi sul divano, incrociando le braccia e mormorando: “Strambe Cacciatrici.”

 

Dissolvenza incrociata

INT.

Consiglio degli Osservatori – Giorno

Cleveland

 

Willow e Kennedy entrarono nella sala mensa e videro Giles, Faith e Wood che erano già lì. Appena si misero a sedere, Andrew si avvicinò con la loro colazione.

 

“Allora, come state tutti quanti, in questa gradevole mattina?” chiese mentre sistemava i piatti sul tavolo, felice che stavolta tutti si fermassero a mangiare.

 

“Oh, bene, grazie,” disse Giles con un sorriso e osservò Andrew servire il pasto. Giles poi abbassò lo sguardo per guardare tutti gli altri attorno al tavolo. “Ha un aspetto meraviglioso, vero?” soggiunse incitandoli a fare un complimento.

 

Willow, la prima a raccogliere il suggerimento, commentò rapida: “Oh, guarda! Uova…le mie preferite,” e poi sorrise rivolta a Andrew.

 

“Per favore,” iniziò Andrew: “Non trattarmi con condiscendenza.”

 

“Non sto facendo la condiscendente,” ribatté Willow. “Ha davvero un bell’aspetto e-e poi sì, Giles ha fatto presente che ti sentivi un po’ poco apprezzato,” aggiunse con una breve pausa. “Ma noi abbiamo davvero bisogno di te. E ci dispiace se ti senti ignorato,” soggiunse sincera.

 

“Scuse accettate,” annuì Andrew e sorrise. “Allora, il viaggio come è andato?” chiese a Faith e a Wood dall’altra parte.

 

“Molto bene,” gli rispose Wood. “Abbiamo una Cacciatrice da Boston in arrivo questa settimana e un Osservatore potenziale dal New Jersey. E pare che dovremo fare un giro a ovest la prossima settimana.”

 

“Forte,” si complimentò Andrew. “E signor Giles, a lei come va? L’ho sentita andare su e giù per lo studio la scorsa notte.”

 

“Mi spiace di averti svegliato,” gli disse Giles.

 

“Naa, ero già in piedi.”

 

“Beh, non ho riposato molto,” disse Giles. “Credo di aver letto a fondo alcuni vecchi testi. ”

 

“Nemmeno io,” soggiunse Willow. “Ero piuttosto agitata.”

 

“So cosa volete dire,” disse loro Andrew. “Ho fatto un sogno stranissimo stanotte,” continuò mentre si metteva disinvolto a sedere per mangiare. “Ero davanti alla TV e mi stavo preparando per guardare i DVD di X-Files. Non mi piace la stagione sette, e quindi non l’ho presa. Ma ho le prime sei stagioni, e la versione cinematografica del-.”

 

La sua chiacchiera fu interrotta da Faith: “Passa alla parte interessante.”

 

Dopo una breve pausa e gettando uno sguardo indignato su di lei, Andrew mise da parte il resto della storia: “Comunque,” proseguì, “c’era questa bambina seduta sul divano e io naturalmente ho pensato che fosse una nuova Cacciatrice. E quindi stavamo lì a decidere cosa guardare. Ma lei non diceva nulla, e allora le ho detto di decidere per tutti e due. Le ho chiesto come si chiamava e lei ancora non ha risposto. Poi ha detto-.”

 

“‘Non lasciare che lo trovi’, qualcosa del genere?” domandò Wood.

 

“Giàààààà,” fece Andrew annuendo col capo. “Hai fatto lo stesso sogno?”

 

“Whoa, anche io,” fece eco Faith prima che anche Willow potesse rispondere: “Ma nel mio era un bambino, non una bambina,” disse Faith. “Qualcun altro ne ha fatto uno simile o siamo solo noi il gruppo di psicotici?”

 

“Beh, ho fatto un sogno simile anch’io, e c’era una bambina,”  disse Giles al gruppo. Guardò Kennedy e Wood e domandò: “Voi due avete fatto lo stesso sogno?”

 

Entrambi annuirono. Willow prese la penna e iniziò a prendere appunti sul blocco note accanto a lei.

 

“Già, una ragazzina,” le disse Kennedy. “Pensavo che fosse una Cacciatrice. ci sono così tante ragazze ad affollare questo posto. Mi è sembrato naturale vedere una ragazza nella palestra e quindi non ho pensato niente di speciale.”

 

“Il mio era su un bambino, non una bambina,” rispose Wood. “E poi sì, ha detto qualcosa che suonava così.” Robin si fermò, provando a ricordare. “Devi nasconderlo. Non permettere che lui lo trovi,” disse agli altri schioccando le dita.

 

“Deve avere un qualche senso,” disse Willow, “Penso che dovremmo indagare,” disse e guardò verso Giles.

 

“Ah, sì, sono d’accordo. Potremmo trovare qualcosa di utile,” le rispose lui annuendo.

 

“Vieni a darmi una mano, Andrew, dopo che hai pulito,” disse Willow e si alzò dal tavolo, prendendo il succo di frutta in una mano e reggendo insieme il piatto e il blocco note nell’altra.

 

“Sicuro, Willow,” rispose lui entusiasta.

 

“Bastano cose semplici a farlo felice,” scherzò Kennedy rivolta a Faith che sorrise in risposta.

 

Willow notò Hank che si incamminava verso la sala mensa mentre lei usciva ed educatamente gli fece un cenno col capo e aggiunse: “Buongiorno.”

 

“’Giorno,” rispose lui e continuo a camminare oltre lei, cercando Giles. Raggiunta la sala mensa, salutò Giles con una stretta di mano. “Buongiorno, signor Giles.”

“Oh, signor Malloy, buongiorno.”

 

Guardando il resto degli occupanti il tavolo, Giles li presentò. “Questi sono Faith, Wood, Kennedy e Andrew, che ha già conosciuto ieri,” disse con un sorriso mentre ognuno degli altri rispondeva con un sorriso e un cenno quando Giles chiamava il loro nome.

 

“Beh, piacere di conoscervi tutti,” disse Hank sorridendo a sua volta.

 

Andrew disse con noncuranza: “Già, credo che siamo stati fortunati ad aver trovato qualcuno che ha già lavorato in questo palazzo. È d’aiuto conoscere già un po’ il posto, uh?”

 

“Sì, certo. Mi fa piacere tornare a lavorare qui – è un palazzo così bello. Mi sarebbe dispiaciuto se l’avessero demolito,” disse Hank e si voltò per uscire e iniziare a lavorare.

 

Lasciando gli altri a finire ciascuno il proprio pasto, Giles in silenzio salì su e si unì a Willow, che era al computer. Assicurandosi che nessuno degli operai fosse nei dintorni e li potesse sentire, iniziò a parlare.

 

“Ah, volevo chiederti se hai ristretto il campo riguardo a quel covo di vampiri,”  disse sedendosi di fianco a lei.

 

Alzando gli occhi dal computer, Willow lo informò: “Al momento c’è un programma che devo ancora usare sui dati. Ci vorrà un po’ di tempo per ottenere qualche risultato.”

 

“Oh, va bene. Penso che dovrebbe essere la nostra prima priorità. È una minaccia conosciuta di cui dobbiamo occuparci prima possibile.”

 

“Okay, ci sto lavorando. Dovrei avere qualcosa tra poco. Dopo colazione faccia venire tutti, vorrei qualche altra descrizione dei sogni.”

 

“Stai diventando una freudiana?” la canzonò lui.

 

“A volte un sigaro è solo un sigaro,” citò lei con un sorriso. “Ma tutti quanti che facciamo lo stesso sogno? Vale la pena indagare.”

 

 

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EST
Strada fuori del Consiglio – Giorno

Cleveland

 

Tutti quanti dentro al Consiglio ero indaffarati nelle rispettive attività giornaliere, troppo indaffarati per notare il furgone nero parcheggiato dall’altra parte della strada. Al comune passante poteva sembrare che dentro non ci fosse nessuno.

 

Ma dentro il veicolo un gruppo di tre uomini raccolti attorno a dei piccoli schermi televisivi, con in testa delle cuffie, e con una massa di pannelli di controllo e bottoni di fronte a loro. Sugli schermi vedevano qualsiasi cosa succedesse all’interno del Consiglio. Uno schermo mostrava persino la posta che veniva consegnata, proprio come aveva fatto tutti i giorni da quando erano arrivati.

 

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INT
Consiglio degli Osservatori – Più tardi quello stesso giorno

Cleveland

 

“Ehi,” disse Kennedy e raggiunse Willow, allargando le braccia attorno alle sue spalle e abbracciandola da dietro.

 

“Ehi, stai già uscendo?” domandò Willow, appena Kennedy si piegò per darle un bacio.

“Sì, il sole tramonterà tra circa un’ora. Non vogliamo sprecare più tempo del necessario. Potremmo anche incominciare presto,” spiegò Kennedy mentre le altre entravano nella stanza, con Vi che faceva strada. “Avete concluso qualcosa con la ricerca?” chiese Kennedy.

 

“Sì, abbiamo localizzato i vampiri in un condotto fognario. Tra l’altro, pare che quella sia la strada principale per Cleveland, per i non-morti. Ora sto lavorando alla storia del sogno bizzarro. Non c’è granché su cui indagare,” disse Willow con voce lontana mentre tornava a guardare lo schermo.

 

“Beh, Faith resterà nelle retrovie stanotte così che qualcuno stia a osservare la situazione qui al Consiglio, scusa il gioco di parole.”

 

“Ah. Ah.” Rispose Willow con un sorriso.

 

“Ehi! Non ci serve un altro incidente stile ‘Sono un vampiro cattivo adesso, fatemi entrare’,” spiegò Kennedy. “Un’altra chiamata disperata dal quartier generale al mio walkie-talkie e potrebbe prendermi un infarto.”

 

“Staremo bene,” la rassicurò Willow.

 

“Con Faith qui lo credo anch’io ma in caso,” sorrise, “Vi è con me e Rona condurrà la seconda squadra stanotte. Chiamateci se avete bisogno di noi.”

 

“Lo faremo,” rispose Willow, piegandosi per darle un altro bacio, che Kennedy fu felice di accogliere. “Magari al tuo ritorno avremo qualche informazione in più rispetto ai riferimenti a ‘L’Interpretazione dei Sogni’.”

 

Giles era in piedi sulla porta ad osservare lo scambio con preoccupazione nello sguardo. “Ce la potete fare,” disse Kennedy fiduciosa. “Tornerò presto,” aggiunse e poi condusse le squadre fuori, nella notte.

 

Quando le Cacciatrici se ne furono andate, Giles si incamminò lentamente nella stanza per unirsi a Willow al computer: “Uhm, c’è qualche cosa che non va? Mi sembri un po’ distratta stasera,” chiese, la preoccupazione evidente sul suo volto.

 

“Cosa glielo fa pensare?” disse Willow con un sorriso triste mentre si voltava dallo schermo del computer per guardarlo in viso.

 

“Beh, dopo 7 anni credo di poter dire quando c’è qualcosa che ti turba. Riguarda forse i tuoi doveri di Osservatore? Lo so che non abbiamo avuto molto tempo per incominciare la preparazione ma prometto che una volta che-.”

 

“No, non è per quello,” disse lei mentre apriva un cassetto della scrivania e gli passava una cartolina.

 

Appena la alzò per guardarla, vide il nome Xander scritto su di essa. Alzò gli occhi dalla cartolina e domandò: “Dal signor Harris?” fece con un sorriso e iniziò a leggerla.

 

“Già. Mi è arrivata stamattina dopo colazione. Ho paura per lui, là fuori, tutto solo, Giles. Non so dov’è. Non so come sta. E-e lo so che ha un sacco di soldi ma non so come, cioè, come sta sopravvivendo. È solo che…vorrei poter fare qualcosa di più per lui. Credo di sentirmi abbastanza inutile, sa?” Spiegò Willow mentre lui le restituiva la cartolina. “Ha anche staccato il cellulare, non lo posso neppure chiamare.”

 

“Beh, non sembra stare poi malissimo. Ha sempre voluto viaggiare per la nazione e per i parchi dei vari stati.”

 

“Non è quello che dice che mi preoccupa,” rispose Willow. “È quello che NON dice. La legga ancora e mi dica se ha l’aria dello Xander che conosciamo.”

 

Giles diede uno sguardo alla cartolina ancora una volta e gliela restituì. “Capisco,” disse Giles e si tolse gli occhiali. “Niente parlata scherzosa alla Xander. È questo che vuoi dire?”

 

“È solo che non sembra se stesso. Cioè, lo so che dopo aver perso un occhio e dopo Anya e, beh, dopo ogni cosa è stato triste e abbattuto. E rispetto il fatto che sia stato onesto e abbia detto che non ce la faceva a unirsi alla nostra battaglia. È dura non è essere in grado di aiutarlo, specie dopo che ha fatto così tanto per me dopo la morte di Tara.”

 

“Beh, forse potremmo chiamare Buffy? Vedere se può raggiungerlo o se sa dove si trova?”

 

“Forse…tutto quel che so è che dice che sta bene e che la sua cartolina gli ha fatto pensare a me, ed è per questo che me l’ha mandata,” disse Willow, sorridendo triste verso la cartolina che raffigurava una capra. “Mi ricordo dello zoo dei cuccioli dove siamo andati da piccoli,” disse a Giles indicando la foto. “È ovvio che anche lui se lo ricorda ma…”

 

“Pensi che dovremmo cercarlo – voglio dire cercarlo sul serio? Potremmo trovarlo e provare a parlargli,” suggerì Giles.

 

“No, no. Se n’è andato perché voleva un suo spazio lontano da tutto questo, voleva allontanarsene. Credo che dovremmo rispettarlo e almeno concederglielo,” rispose Willow.

 

“Che cosa mi dici invece degli incantesimi curativi su cui hai fatto ricerche?” chiese Giles.

 

“Ne ho trovato qualcuno, ma solo un paio di riti di magia nera che implicano un qualche sacrificio. E-e non parliamo del tipo con animaletti carini e pelosi, ma di quello con esseri umani. Mi piacerebbe fare certi sacrifici per aiutare Xander ma non TUTTI quelli possibili, se capisce dove voglio arrivare.”

 

“Certo che sì,” convenne Giles. “Ma se hai bisogno del mio aiuto Willow…”

 

“So dove trovarla,” disse con un sorriso. “Al piano di sopra, terza porta sulla destra.”

 

Giles le restituì la cartolina e con un lieve sorriso fece correre la mano sulla nuca di lei affettuosamente, prima di darle una pacca sulla spalla.

 

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EST

Strada cittadina – Notte

Cleveland

 

“Non capisco perché stanotte è tutto così tranquillo,” fece notare Vi mentre lei e le altre pattugliavano la strada.

 

“Chi lo sa,” rispose Kennedy, “Di solito quando c’è troppa calma significa che qualcosa sta per succedere. Dovremmo tenerci pronte.”

 

Nel frattempo, tenendo un ritmo costante dietro di loro, una bionda, non vista, seguiva ogni loro mossa. Seguendoli in silenzio, osservava i loro movimenti e ascoltava le conversazioni con acuta consapevolezza.

 

“Ehi, controlliamo là sotto in modo rapido. Poi ci dirigeremo nella zona est della città,” disse Kennedy, indicando un tombino.

 

Il gruppo si diresse giù per la scala a pioli con la bionda ancora alle loro spalle, armata adesso con una balestra, che teneva assicurata con una cinghia alla schiena. Nessuno di loro notò il furgone nero che li stava seguendo tutti.

 

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INT
Consiglio degli Osservatori - In quello stesso momento

Cleveland

 

“Uh, guarda là. Questa città ha un bel pezzo di storia alle spalle,” disse Willow a voce alta, attirando l’attenzione di Giles. Chinandosi verso lo schermo così da poter vedere meglio, iniziò a leggere l’informazione a Giles mentre lui mise giù un libro e si diresse verso di lei.

 

“Ci sono stati sei omicidi di bambini l’anno scorso. Il principale sospetto era un senzatetto, Richard Malloy. È morto cadendo dal tetto di questo palazzo, lo scorso inverno. Nessun altro omicidio, da allora,” disse Willow e alzò lo sguardo verso Giles.

 

“Il senzatetto di cui ha parlato la nostra agente immobiliare,” soggiunse Giles. I due si scambiarono uno sguardo prima che Willow scrivesse le parole per avviare un’altra ricerca. All’improvviso, un'altra schermata apparve.

 

“Bene allora, pare che ci siamo imbattuti in qualcosa di interessante, non credi?” sottolineò Giles.

 

“Sicuro,” fece Willow. “Secondo i registri della polizia il nostro addetto alle riparazioni Hank e Richard sono fratelli – gemelli direi, da quanto vedo dalle foto qui. Beh, questo rende le cose più confuse e complicate di quanto in genere mi piaccia,” disse Willow e salvò le nuove informazioni trovate su un dischetto.

 

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INT

Sistema Fognario - Notte

Cleveland

 

“Rachel! Attenta!” gridò Kennedy mentre si voltava per affrontare un vampiro anche lei.

 

La nuova recluta Rachel si voltò appena in tempo per ficcare il paletto nel vampiro che le si stava facendo sotto da dietro. I vampiri risvegliati dal trambusto nella fogna ora stavano calando sul piccolo gruppo di Cacciatrici che si trovava nella loro tana.

 

Non notata da nessuno dei due gruppi, la loro bionda osservatrice scrutava ogni cosa che le accadeva di fronte nascosta nelle ombre. Un lieve sorriso le attraversò le labbra mentre osservava la mischia. Ma a quel punto, accadde qualcosa che attrasse la sua attenzione.

 

“Ehi! Alle tue spalle!” gridò la donna bionda a Vi, che stava affrontando alcuni vampiri che si erano raggruppati dinanzi a lei.

 

Impegnata con i vampiri che aveva di fronte, Vi non aveva visto i due non-morti che erano strisciati alle sue spalle. Si voltò e velocemente piantò il paletto in un vampiro, mentre l’altro si tramutò in cenere all’improvviso. La bionda teneva in mano una balestra scarica e rapidamente cercò di ricaricarla dopo il colpo.

 

Gli altri vampiri notarono la nuova presenza sconosciuta e si diressero verso di lei. Incapace di ricaricare in tempo la balestra, fu gettata a terra con un forte tonfo.

 

Chinandosi su di lei, il non-morto commentò: “È un po’ che non faccio un pasto decente. Credo che questo me lo gusterò.”

 

La bionda chiuse gli occhi e lo spinse via con tutte le sue forze per non farsi mordere ma lui stava lentamente avendo la meglio su di lei. Di colpo sentì le proprie mani afferrare il vuoto e fu ricoperta di cenere. Aprì gli occhi e vide Kennedy che si ergeva sopra di lei, con le mani sui fianchi.

 

“Ciao, tu chi diavolo sei?” chiese Kennedy, offrendo la mano alla bionda.

 

“Rowena Allister,” rispose lei, rimettendosi in piedi.

 

“Sei una Cacciatrice?” chiese Vi. “Perché il quartier generale non è lontano da qui. Potresti venire lì con noi, se vuoi.”

“Oh, no. Io non uccido a meno che non sia costretta,” disse la bionda con un leggero sorriso, spazzolandosi da dosso la polvere del vampiro. “Sono un Osservatore.”

 

Kennedy alzò un sopracciglio e Vi rimase a bocca aperta.

 

 

Atto Secondo

 

Dissolvenza in entrata

INT
Cosniglio degli Osservatori – Giorno

Cleveland

 

Dopo aver udito un colpo improvviso sulla porta, Willow andò a rispondere mentre Andrew era in piedi dietro di lei.

 

Davanti alla porta c’era un uomo ben vestito con un’espressione seria sul volto. Si presentò a Willow e le porse la mano per stringergliela.

 

“Salve. Mi chiamo Vincent DeVeer e appartengo al Consiglio degli Osservatori. Sono qui per una questione di 200 milioni di sterline che pare siano scomparsi.”

Gli occhi di lei si spalancarono e gli lasciò subito la mano. Si voltò verso Andrew che aveva un’espressione altrettanto sorpresa. Serrando le labbra, Willow si voltò verso Andrew e indicò col capo alle sue spalle, mandandolo a chiamare Giles. Senza parlare, comprendendo la silenziosa richiesta, Andrew trotterellò nei recessi del palazzo.

 

“Oh ah, prego, v-venga dentro. Io sono Willow Rosenberg,” disse Willow mentre si toglieva da davanti per permettergli di entrare. Iniziarono a dirigersi verso la zona salotto dell’atrio. “Gradisce qualcosa da bere? Da mangiare? Potrei portarle qualcosa da mangiare se vuole,” disse con un sorriso incerto, cercando come poteva di far sentire l’uomo a suo agio.

 

“Oh no, grazie. Sto bene così. Mi stavo solo chiedendo se possiamo risolvere questa piccola questione il prima possibile,” rispose lui mentre si sedeva su uno dei sofà della sala. Il suo riposo fu breve prima che Giles comparisse e che lui si alzasse per salutarlo.

 

“Salve, io sono il signor Giles,” disse l’Osservatore mentre si accostava all’uomo seduto. Stringendogli la mano, Giles sedette dall’altra parte rispetto a DeVeer e gli fece cenno di fare lo stesso. “Che cosa è esattamente che possiamo fare per lei, signor DeVeer?”

 

“Come ho appena detto alla signora Rosenberg, qui, c’è una questione che deve essere risolta. Sembra che svariati milioni di sterline manchino da uno dei nostri due conti bancari in Svizzera, e stiamo cercando di capire che fine abbiano fatto,” disse l’uomo con uno sguardo serio. “Forse, come membro del Consiglio, lei potrebbe aiutarci in questa ricerca?” aggiunse DeVeer con un sorriso scaltro mentre Giles rimaneva calmo

 

“Ah, sì. E chi sareste esattamente ‘voi’?” fece Giles chiedendo all’uomo di spiegarsi in modo più chiaro.

 

“Oh, mi perdoni. Io rappresento il Consiglio degli Osservatori.”

“Siamo noi il Consiglio degli Osservatori.” Rispose Giles con fermezza. “Uhm, il vecchio Consiglio è stato distrutto. E non ci sono stati sopravvissuti a quanto ne sappiamo. Abbiamo fatto ogni sforzo per rintracciarne i membri ma l’unico contatto che abbiamo è con il signor Robson, uno degli Osservatori la cui Cacciatrice potenziale è stata uccisa. Sono spiacente signor DeVeer, ma non credo che possiamo aiutarla,” rispose Giles.

 

“Sì, bene. Il consiglio non è stato completamente distrutto. Quelli di noi che sono rimasti stanno rimettendo di nuovo le cose a posto. La morte del consiglio è davvero un’esagerazione, signor Giles.”

 

“Allora posso chiedervi dove siete stati nei dodici mesi scorsi?”

 

“Con la minaccia del Primo Male, tutti i membri del Consiglio hanno condotto le proprie operazioni sotto copertura,” spiegò DeVeer.

 

“Vuol dire che si sono nascosti?” ribatté Willow.

 

“Come è stato nobile e coraggioso da parte loro,” fece Giles con una battuta. “Ed eccomi qui a buttare tempo in prima linea come uno sciocco.”

 

Willow gli rispose con un sorriso.

 

“Non è come le chiacchiere l’hanno fatto sembrare,” proseguì DeVeer, ignorando il commento di Giles. “Forse dovrebbe chiamare direttamente James Tyrell. Voi due vi conoscete, se non sbaglio. Sono certo che potrà garantirle che le dicerie che sono circolate sono alquanto inappropriate,” disse l’uomo con un leggero sorriso.

 

“Pensavo che fosse rimasto ucciso nell’esplosione. Intende forse dirmi che è ancora vivo, signor DeVeer?” disse Giles, cercando di mettere insieme tutte le informazioni di cui stava venendo a parte.

 

“Proprio così, signor Giles. Gli ho parlato questa stessa mattina. Lo chiami, veda cosa ne dice lui stesso.” Il signor DeVeer porse a Giles un biglietto da visita. “Il suo numero di casa è sul retro.”

Come suggerito, Giles si alzò e raggiunse il telefono e compose la serie di numeri. Willow, Andrew e Mr. DeVeer sentirono tutti quello che Giles disse alla persona all’altro capo del filo.

 

“Sì, Rupert Giles, vorrei parlare con il signor James Tyrell,” disse con disinvoltura.

 

“Tyrell? Sono Rupert Giles…ad essere onesti, non pensavo che l’avrei mai più sentita,” disse con un sorriso. “Ah, sì, sì. Capisco. C’è dell’importante lavoro da fare, e non c’è tempo per viaggiare e andare a trovare vecchi amici. C’è molto di cui occuparsi a Londra da quanto ho sentito finora dal signor DeVeer.”

 

Mentre parlava, Willow e Andrew si scambiarono sguardi preoccupati mentre cercavano di capire cosa tutto questo significasse. Appena Giles ebbe riagganciato ed ebbe fatto ritorno al suo posto a sedere, si scusò.

 

“M-mi dispiace signor DeVeer. Pare che lei sia autorizzato dal vecchio consiglio a rappresentarli. Hanno completa fiducia nelle sue capacità.” Giles notò gli sguardi che Andrew e Willow si stavano scambiando mentre tornava a sedere.

“Sì, bene, è comprensibile. Credo che il Consiglio non avrà nessun problema con il suo operato, considerando le sue ragioni, cioè. Dovrebbe essere anzi lodato per aver preso questa iniziativa. Sebbene si fosse sbagliato, quel che dovrà accadere nel prossimo futuro non deve essere stabilito per forza in questo istante,” spiegò il signor DeVeer. Si sistemò nel suo posto e si chinò leggermente in avanti mentre proseguiva: “Non intenteremo una causa per il denaro,” disse con noncuranza, sorridendo.

 

A queste parole, Willow sedette silenziosamente accanto a Giles e si rilassò. Andrew fece lo stesso, chiudendo gli occhi e sorridendo. Giles, tuttavia, non mutò espressione. Willow era certa che Giles stesse ancora assemblando il tutto nella sua testa e un breve sorriso le attraversò le labbra.

 

Proprio allora, una parata chiassosa di ragazze entrò nella stanza. Kennedy e la bionda era in testa, scambiandosi sguardi e discutendo sul loro precedente pattugliamento mentre camminavano.

 

“Pericolo? E tu credi che QUELLO fosse pericolo? Avevamo tutto sotto controllo. È stata la TUA piccola acrobazia a metterci tutti in pericolo!” disse Kennedy voltandosi verso la donna, con la mani sui fianchi. “Sei tu quella che si è messa in mezzo e ha cambiato la partita!”

 

Faith corse loro incontro sentendo tutto il baccano, col paletto pronto come se si aspettasse di vedere una legione di vampiri e demoni. Si arrestò a metà strada quando vide che le Cacciatrici erano tornate a casa, portandosi dietro una bionda sconosciuta. Rimase in piedi in silenzio e ascoltò la discussione.

 

"Non è vero ti dico, c’è bisogno di più ricognizioni per esser certi che il gruppo sia al sicuro. Non si può semplicemente andare là fuori e cercare lo scontro,” spiegò la donna bionda con chiarezza. “Siete state fortunate che mi trovassi lì per aiutarvi. Se non ci fossi stata, chissà cosa sarebbe potuto succedere a questo intero gruppo! Un pattugliamento non è una cosa così semplice come l’avete fatta diventare voi. C’è molto più lavoro attorno che il semplice andare là fuori e gironzolare per le strade in cerca di vampiri.”

 

“Scusami? La missione è compiuta e nessuno si è fatto male. Facciamo sempre questo genere di cosa ed ha sempre funzionato. L’ultima cosa che ci serve è di aggiungere un so-tutto-io alla ricetta. Non avevamo bisogno del tuo aiuto. Ed è un dato di fatto,” replicò Kennedy, facendo un passo verso la bionda, “Che abbiamo salvato noi le TUE chiappe paffute, bionda! Dovresti ringraziarmi.”

 

Erano tutti troppo presi dalla conversazione per notare Wood raggiungere Faith e mettersi accanto a lei. Rimase lì accanto mentre gli eventi continuavano a svilupparsi.

 

“Basta così!  Dov’era il tuo Osservatore nel frattempo? Ogni missione dovrebbe avere un Osservatore a supervisionarla. Di certo nessuna di voi è un Osservatore,” disse la bionda, guardando dietro di sé il gruppo di ragazze attorno.

 

Kennedy si guardò in giro e raggiunse Willow, facendole scivolare il suo braccio attorno alle spalle: “Questo è il mio Osservatore,” disse in tono serio alla donna esagitata.

 

La bionda alzò un sopracciglio all’affermazione di Kennedy e alla loro vicinanza fisica. Si rivolse a Willow e domandò: “E tu invece dov’eri quando la tua Cacciatrice era là fuori a rischiare la vita?”

 

Willow iniziò a sentirsi a disagio con tutti gli occhi puntati su di lei e si diede una aggiustata strattonando leggermente la camicetta, che le stava dando fastidio. “Beh, uh, n-non sono proprio il suo Osservatore, ancora, in senso proprio. Sono più una compagna, in effetti. Ehm, lei è la mia compagna. Insomma stiamo insieme, in realtà, e…e tu chi saresti, di preciso?” domandò Willow mentre spiegava la sua relazione alla sconosciuta.

 

“Cosa? Ma sei matta?” La bionda rimase a bocca aperta e l’espressione del suo volto era orripilata mentre guardava la coppia che aveva dinanzi. Prima che potesse dire un’altra parola, Kennedy passò subito all’offensiva.

 

“Ehi!” disse, togliendo il braccio dalle spalle di Willow e raggiungendo rapidamente la bionda per fronteggiarla. “Sei nel posto sbagliato se hai qualche problema con l’idea di due donne che stanno insieme.”

 

Ad ogni parola, Kennedy si metteva più sulla difensiva. Faith provò a fare un passo avanti per tentare di calmare Kennedy, ma non poté muoversi perché Wood la teneva ferma. Egli scosse piano il capo. Faith rimase ferma e continuò a guardare.

 

“Donne? Pensi che sia sconvolta per questo?! Non mi importa se voi due uscite con l’intera squadra olimpica di atletica femminile,” replicò la bionda. “Non vi rendete conto che ci sono dei limiti nella relazione tra una Cacciatrice e il suo Osservatore? Confini che non devono essere oltrepassati?” Quindi si voltò verso Willow: “Ma cosa avevi in testa!”

 

Willow stava cercando di pensare a cosa avrebbe risposto quando il signor DeVeer infine si intromise per frenare gli ulteriori sviluppi della cosa.

 

“Uhm, se volete scusarmi, vorrei presentarvi Rowena Allister,” disse, rivolto verso la donna bionda.

 

“Ah, sì,” fece Giles, “Ho sentito parlare del suo lavoro. Mi dispiace per la perdita della sua Cacciatrice potenziale per colpa degli Araldi ad Instanbul. Deve essere stato terribile,” disse con una sincera tristezza negli occhi.

 

“Sì, è così. Grazie, signor Giles,” disse la bionda in modo solenne.

 

Kennedy sbuffò e con le braccia conserte fece notare: “Ma che bravo Osservatore dev’essere!”

 

Faith rapidamente girò la testa dopo aver sentito le parole di Kennedy e aprì la bocca per dire qualcosa, ma fu presa in contropiede da Willow che lanciò a Kennedy uno sguardo che la fece subito pentire di aver parlato. Dopo averci pensato per un momento, si voltò verso la bionda: “M-mi dispiace. Non so perché l’ho detto,” (sound byte) disse rivolta a Rowena in segno di scuse.

 

“È tutto a posto,” disse la bionda con noncuranza.

 

Kennedy buttò uno sguardo e vide Willow che ancora la fissava, sempre con le braccia incrociate.

 

“Che c’è? Mi ha fatto arrabbiare,” spiegò Kennedy.

 

“Uhm, sì, bene,” disse Giles e si incamminò verso la porta: “Che ne dite di una riunione domani pomeriggio? Spero che per domani ci saremo tutti calmati e potremo occuparci delle nostre cose in sospeso.”

 

“Giusto, concordo. Un incontro domani pomeriggio sarà meglio per tutti. Penso che ci serva un po’ di tempo per tranquillizzarci,” disse Willow guardando Rowena e il signor DeVeer.

 

“Bene allora. Piacere di aver fatto la vostra conoscenza,” disse educatamente il signor DeVeer, “Ci vediamo domani.”

 

Andò per primo verso la porta d’ingresso e Rowena lo seguì. Appena fuori, non fecero caso al furgone che stava riprendendo l’edificio da cui erano appena usciti.

 

Come Giles ebbe chiuso la porta, tutti presero a parlare nello stesso istante.

 

“Ok, ok! Calmatevi tutti!” disse Willow a voce alta, attirando l’attenzione degli altri. “Ci sono altre cose di cui occuparsi.”

 

“Ha ragione. Ci sono altre questioni impellenti che incalzano,” affermò Giles.

 

“Mettiamoci tutti seduti e rilassiamoci un attimo,” disse Willow e prese posto a sedere. Quando tutti si furono seduti, proseguì: “Ho provato a fare qualche ricerca su quei bizzarri sogni che abbiamo avuto tutti. Non c’è molto su cui possa lavorare. L’unica cosa che abbiamo appreso finora è che c’è stata una serie di omicidi di bambini in questa città lo scorso anno. Il principale sospetto, Richard Malloy, è morto a causa di una caduta e dopo di allora, niente più omicidi.”

 

Fu interrotta da Rona: “Aspetta. Malloy? Perché quel nome suona familiare?”

“A quanto pare Hank, il nostro addetto alle riparazioni, aveva un fratello gemello, Richard,” rispose Giles.

 

Wood commentò: “Beh, pare che il nostro nuovo amico abbia qualche piccolo segreto.”

 

“E ne sei sorpreso?” chiese Faith, rivolta a lui. “È una Bocca dell’Inferno, sono sicura che tutti in questa città abbiano qualche segreto,” aggiunse.

 

Willow continuò: “Ho provato a fare ricerche su crimini simili, ma non c’erano molti elementi distintivi, solo bambini uccisi da armi da taglio. C’erano troppi casi del genere per restringere il campo.”

Sentendo le sue parole, Andrew si piegò un pochino su se stesso e si strinse le braccia attorno allo stomaco. Vedendo che gli altri l’avevano notato, spiegò subito: “Scusate. Solo un po’ di nausea. Gente che uccide bambini per divertimento? È roba da malati.”

 

“Credo che domani dovremmo parlare con Hank, quando arriva. Potrebbe avere qualcosa di importante da dirci, qualcosa che potrebbe indirizzarci nella giusta direzione,” suggerì Giles. “Tuttavia, se i sogni continueranno, consiglio a tutti di tenere una penna e un foglio a portata di mano accanto al letto. I dettagli potrebbero rivelarsi molto importanti. Dovremmo tutti scrivere qualsiasi sogno facciamo, in caso risultasse utile in qualche modo,” ordinò.

 

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INT
Camera da letto di Willow e Kennedy - Notte

Cleveland

 

“L’ho quasi fatto un’altra volta,” disse Kennedy piano. La sua testa era poggiata sulla spalla di Willow, ed entrambe erano distese e appoggiate alla testiera del letto, in una gran confusione di lenzuoli.

 

“Fatto cosa?” domandò la rossa. Kennedy tacque per un momento e si leccò le labbra. “Tesoro?” chiese di nuovo Willow quando non ottenne una risposta.

 

“Ucciso una ragazza,” mormorò Kennedy. “Quella tipa, Rowena, aveva ragione, sai? Ho corso il rischio. Ho spinto le ragazze allo scontro e ho quasi ucciso Vi…proprio come ho fatto con Chloe.”

 

“Non hai ucciso Chloe,” insistette Willow con gentilezza. “È stato un suicidio causato dal Primo. E per quanto riguarda quello che è successo stanotte, hai fatto quello che le Cacciatrici devono fare. Sei andata sotto per ripulire un nido.”

 

“Ma continuo a pensare a tutte le cose che avrei dovuto fare in modo diverso. Forse non avrei dovuto far sparpagliare il gruppo così lontano…Forse - diavolo non lo so. Forse avrei dovuto prima fare una ricognizione nella zona come ha detto Rowena, piuttosto che portarle là sotto alla cieca. Forse ce l’ho più con me stessa che con Rowena.”

 

“Forse è per questo che ti sei arrabbiata così tanto prima?” chiese Willow.

 

Kennedy alzò le spalle. “Già, forse sì.”

 

“Ehi, conosco le Cacciatrici,” sorrise Willow mentre faceva correre distrattamente le dita tra i capelli di Kennedy. “E tu sei una brava Cacciatrice, non dubitarne, Ken. Neanche per un momento. Sì, ci sono cose che devi ancora imparare ma ehi! È così per tutti. Sono stata assieme a Giles per 7 anni ma questo non ha fatto di me una Osservatrice. Dovrò imparare un sacco di cose, ma un passo alla volta ci arriveremo.”

 

“Che cosa ti fa pensare che anch’io ce la farò?” domando Kennedy.

 

“Perché io credo in te. Sei coscienziosa e perseverante e-.”

 

“Sexy?”

 

Willow si fermò e sorrise: “Sì, anche sexy. E non hai niente di cui rimproverarti perché qualsiasi cosa tu abbia fatto è stato per fare del mondo un posto migliore. E direi che è piuttosto nobile. Ed io lo rispetto.”

 

Un sorriso si allargò lentamente sulle labbra di Kennedy: “Prometti che mi rispetterai anche domani mattina?”

 

“Che cosa hai in mente?” la stuzzicò Willow riconoscendo il tono scherzoso della voce di Kennedy.

 

Kennedy si tirò indietro per un attimo e sfoderò un sorriso lascivo prima di gettarsi sotto le coperte. Willow iniziò a ridacchiare ma il respiro le si strozzò in gola: “Ti rispetterò,” disse ansimando mentre scivolava giù per distendersi meglio sul materasso.

 

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INT
Consiglio degli Osservatori - Notte

Cleveland

 

“Oh eccoti qui. Sei come, cioè, come fuggito da me la volta scorsa. Stai bene?” chiese Willow al bambino nel suo sogno.

 

Senza proferir parola, il bambino si voltò e iniziò a camminare. In silenzio, Willow lo seguì su per le scale, osservando ogni sua mossa. Poi il suo incedere si arrestò appena un uomo le si avvicinò.

 

“Ecco, prenda del formaggio. Svizzero o cheddar?” chiese lui offrendole un piccolo vassoio.

 

“Uh, no, grazie,” rispose lei educatamente senza perdere il passo e proseguendo sulla sua strada per seguire il bambino.

 

All’improvviso dinanzi a lei vide il bambino fermarsi. Lo raggiunse e gli si mise accanto e poté vedere qualcuno, una figura sconosciuta, che si accucciava e rimuoveva una specie di pannello. Dopo aver messo l’oggetto che teneva in mano nel piccolo anfratto, rimise a posto il pannello, ricoprendo il tutto. Willow osservò intensamente la figura che lentamente si dissolse.

 

Si voltò in direzione del bambino al suo fianco, e notò che all’improvviso era sparito. Camminò lentamente verso la finestra dove aveva visto la figura per l’ultima volta e rimosse il pannello, scoprendo un pugnale luminescente, di bella fattura. D’oro con dettagli d’argento, Willow si meravigliò della sua bellezza, anche se esso pareva avere una vita propria. Impugnò il manico ma esso incominciò a muoversi verso il suo cuore. Si sforzò di fermarlo ma i suoi strattoni non erano forti abbastanza. Dopo una potente spinta, lei non fu più in grado di trattenerlo dal conficcarsi nel suo petto.

 

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INT

Stanza da letto di Willow e Kennedy - Notte

Cleveland

 

Willow saltò su nel letto tanto forte da svegliare Kennedy. La Cacciatrice bruna guardò intorno nella stanza e rapidamente accese la luce, trovando la sua ragazza dritta seduta sul letto.

 

"Will?"

 

“C’è qualcosa in questo posto,” rispose lei mentre cercava di prendere fiato.

 

 

Atto Terzo

 

 

Dissolvenza in entrata

INT
Sala dei Computer di Willow – Consiglio degli Osservatori - Giorno

Cleveland

 

“Credo che darò fuoco a questo nuovo scanner quando avrò finito con questa storia,” disse piano Willow mentre prendeva un altro disegno dalla grossa pila ammucchiata al suo fianco. “Queste immagini di pugnali cominciano a sembrarmi tutte uguali e-e ancora non ho visto quello del mio sogno,” disse mentre Giles leggeva il materiale sul fratello di Malloy che lei aveva raccolto e gli aveva passato qualche minuto prima.

 

Proprio in quel momento sentirono bussare alla porta e Giles lasciò la stanza per andare a vedere.

 

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INT
Atrio del Consiglio degli Osservatori – Alcuni Istanti Dopo

Cleveland

 

Quando Giles arrivò nell’atrio vide che Andrew era già andato ad aprire.

 

“Oh, salve signor Malloy, mi fa piacere vederla,” disse con un sorriso cordiale mentre spalancava la porta.

 

“Grazie,” disse Hank, che si trovava di fuori.

 

Dopo un istante, Andrew si fece da parte per fare entrare l’uomo, “Oh, mi scusi! Prego, entri.”

 

Appena entrò, Giles gli si fece incontro, mettendosi di fronte a lui.

 

“Uhm, signor Malloy, speravo che potessimo parlare un momento, oggi,” disse Giles con calma.

 

“Beh, ma certo. Basta che non ci voglia troppo tempo. Vorrei iniziare a lavorare, ho un sacco da fare oggi,” rispose lui con un sorriso.

 

“Sì, certamente,” disse Giles e condusse Hank verso una stanza vuota.

 

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INT
Pianerottolo del Piano Superiore - Consiglio degli Osservatori – Alcuni Istanti Dopo

Cleveland

 

Giles chiuse la porta per avere un po’ di privacy ma Andrew fece subito irruzione.

 

“Oh, ehi. Volevo solo vedere che succede. Sa, come state, eccetera,” disse in modo poco convincente.

 

I due lo ignorarono e sedettero al tavolo delle riunioni. Andrew pure si mise a sedere in un angolo per fare da spettatore.

 

“Uhm, signor Malloy,” iniziò Giles, “Mi chiedevo se potesse dirmi qualcosa riguardo al suo passato. Qualsiasi cosa che possa essere d’interesse o importante.”

 

“Beh, c’è un bel po’ da dire. Ad essere onesto signor Giles, dovremmo stare qui tutto il giorno se dovessi raccontarle ogni fatto della mia vita,” disse lui con un leggero sorriso.

 

Dal suo posto all’angolo Andrew commentò in modo esageratamente teatrale: “Abbiamo tutto il tempo che vuole. Ci dica quello che vogliamo sapere e nessuno si farà male.”

 

Dopo gli sguardi strani di Giles e Hank, Andrew lentamente sprofondò nella sua sedia.

 

Ignorando l’uscita di Andrew, Giles rispose: “Sì, sì, certo. Non ho bisogno di sapere tutto su di lei, signor Malloy. Sono solo curioso riguardo a certe cose – facciamo alcuni controlli sul personale che assoldiamo e abbiamo notato alcune informazioni su suo fratello Robert. Può dirci qualcosa sulla sua vita? Sulle accuse che gli furono rivolte?” replicò Giles, la sua voce ancora molto calma.

 

“Beh, quando io e mio fratello avevamo dieci anni, i nostri genitori adottivi si uccisero l’un l’altro. Ma non è una cosa di cui mi piaccia parlare molto, capisce,” Hank guardò Giles prima di proseguire.

 

“Mi dispiace molto,” disse sinceramente Giles.

 

“Preferirei non scendere in dettagli, se a lei sta bene, signor Giles. È qualcosa che non mi piace fare,” disse Hank, e poi continuò la sua storia: “Da ragazzo mi cacciai in una brutta rissa, e quindi ho trascorso qualche tempo in una prigione minorile. Non è niente di cui vada fiero, ma credo che nel tempo mi sia stato d’aiuto. Mi ha reso una persona migliore. Ma Richard-.” Rifletté Hank ma fu interrotto.

 

Andrew fece rapido un altro commento, stavolta saltando giù dalla sedia: “Una persona migliore, eh? Ci sta tenendo nascosto qualcosa!”

 

Anche questo commento ottenne in risposta sguardi perplessi, Giles lo ignorò ma stavolta lo spinse indietro gentilmente: “Suo fratello,”  si rivolse ad Hank, “Potrebbe dirmi qualcosa su di lui?”

 

“Beh, passava da un lavoro all’altro e alla fine diventò un barbone. Non aveva un posto dove stare. Io gli venni in aiuto, certo, ma non funzionò. Mi lasciò un biglietto una mattina dicendo che non voleva la mia carità. Lo scorso inverno è caduto dal tetto di questo palazzo. Proprio non so che cosa ci facesse lassù. Sembrava che tutti volessimo aiutarlo ma che lui non ce lo permettesse. La depressione fu una brutta cosa per lui. Restava chiuso in se stesso per giorni, senza dire una parola a nessuno, quando si sentiva così. Non voleva vedere dottori per nulla al mondo, credo che fosse semplicemente troppo testardo,” disse Hank alzando le spalle. “Finì anche col provare le droghe e quelle cose lì. Mi ci volle un po’ per ammetterlo a me stesso perché, beh, era mio fratello – gemello per giunta. Rimasi sorpreso di quanto lui ed io fossimo diversi alla fine.”

 

Ancora una volta, Andrew diede voce alla sua opinione: “Non ci stai dicendo tutta la storia, eh?” Facendo un passo verso l’uomo, Andrew proseguì in tono teatrale: “Devi capire che ti conviene parlare!”

 

Giles alzò gli occhi, facendo del suo meglio per non perdere la pazienza per via delle insistenti interruzioni di Andrew. “Andrew per piacere,” sospirò Giles.

 

Vedendo lo sguardo che gli stava facendo Giles, Andrew tornò a sedere in silenzio.

 

“Sì, capisco il suo punto di vista. Uhm, signor Malloy,” Giles prese a pizzicarsi il setto nasale, “Se posso essere tanto sfacciato da chiederglielo, perché è così ansioso di lavorare qui? Personalmente, mi sarebbe piuttosto difficile visitare il posto dove è morto mio fratello, stare a lavorare qui da solo.”

 

“Uh, beh, sa,” Hank balbettò la sua risposta: “Credo che sia difficile da spiegare. È come…come se mi sentissi più vicino a Richard quando sono qui. Come se ci fosse un legame in questo posto che non riesco a trovare altrove. Voglio dire, sento ancora di non averlo aiutato quanto avrei potuto. Anche se ha rifiutato le offerte di tutti, ci dev’essere pur stato qualcosa che avrei potuto fare per aiutarlo.” Quando Giles e Andrew non risposero nulla, proseguì: “Ad essere onesto, sono sorpreso che mi abbia ascoltato quando gli ho parlato di questo palazzo vuoto.”

 

“È stato lei a parlargliene?” chiese Giles.

 

“Beh, sì. Dopo che se ne fu andato mi misi a cercarlo e lo trovai alla fine dopo un paio di settimane. Volevo riportarlo a casa ma lui si rifiutò. Così invece di trascinarlo a casa gli dissi che poteva venire a rifugiarsi qui. Nessuno aveva abitato questo posto per mesi…non avrei mai neanche sognato che la sua vita in questo modo sarebbe finita.”

 

“Sogni! Noi abbiamo fatto dei sogni!” Andrew quasi strillò dall’angolo: “Lo ha sognato?”

 

Giles sospirò e stette a sedere calmo.

 

“Sì, l’ho sognato, ma non è insolito sognare un parente che abbiamo perduto,” spiegò Malloy.

 

“Uhm, signor Malloy, ho sentito che ci sono stati alcuni omicidi di bambini in città nell’ultimo anno e che suo fratello era il principale sospetto. Vorrei sentire qualcosa in merito, se non le dispiace, ovviamente. Se è chiederle troppo, possiamo lasciar perdere il discorso,” disse Giles con un sorriso.

 

“È triste anche solo dirlo,” si fermò Hank e chinò il capo: “Ma io credetti alla polizia quando dissero che Richard era quello che aveva ammazzato quei poveri bambini. All’inizio non avrei mai creduto che potesse fare niente del genere, ma dopo che ebbi sentito la storia e i dettagli che la polizia aveva messo insieme, la cosa parve avere senso.”

 

“Bene, allora, mi dispiace davvero se le abbiamo rubato troppo tempo o se l’abbiamo messa a disagio in qualche modo. Può tornare al suo lavoro,” disse Giles e si alzò.

 

“Va bene,” rispose Malloy. “Me ne sono fatto una ragione. Spero solo che non vorrà rinfacciarmi le azioni di mio fratello.”

 

“Non si preoccupi,” lo rassicurò Giles con un sorriso. “E grazie per esser stato così onesto su tutto.”

 

Appena Hank chiuse la porta alle sue spalle uscendo, Andrew si mise accanto a Giles. Girandosi verso di lui, Giles gli disse: “Avrei preferito che non avessi parlato dei sogni. In futuro, cerca di non essere così d’aiuto.”

 

Facendo un sorriso timido e indietreggiando di un passo, Andrew rispose: “Oh, mi spiace. Mi sa che ho detto troppo, eh?”

 

“Proprio così,” convenne l’Osservatore.

 

“Mi dispiace davvero. Da adesso in poi, le do ufficialmente il permesso di farmi stare zitto,” disse Andrew orgogliosamente.

 

Proprio allora la porta si aprì e Willow entrò.

 

Avendo sentito l’affermazione di Andrew rivolta a Giles chiese: “Oh! È una regola che si applica anche a me?” Dopo che Andrew non le rispose, proseguì: “Ad ogni modo, ero venuta per dirle che il pugnale è un vicolo cieco. Ho fatto ricerche in ogni banca dati o libra ma niente, vicolo cieco. Comincio a pensare che i pugnali stravaganti e assurdi lo facciano a volte,” disse cercando di tirarsi su da sola.

 

“Nessuna fortuna?” chiese Giles.

 

“Na. Nessun risultato. La sua fattura è proprio troppo oscura. Forse è un pezzo unico? Ne è stato trovato uno simile a Cincinnati qualche mese fa, però. Un ladro lo ha lasciato in una casa quando hanno chiamato la polizia. Ne ho stampata un’immagine,” disse lei e passò il foglio a Giles. “Ma deve esserci qualcos’altro su questo coltello: dobbiamo solo scoprire che cosa,” spiegò lei.

 

Proprio in quel momento, mentre i tre si raccoglievano attorno alla foto per osservarla, le luci saltarono. Guardando verso il soffitto Willow disse: “Ok, cosa è stato? Non c’è un temporale, vero?”

 

“Uhm, no. Non credo, non ho sentito tuoni,” commentò Giles, guardandosi anche lui attorno mentre le luci andavano e venivano.

 

“Malloy sta lavorando sull’impianto elettrico?” chiese Willow.

 

“No, è un falegname,” disse Giles e le luci iniziarono ad accendersi e spegnersi violentemente. “Sta finendo i lavori di copertura negli alloggi al secondo piano.”


"Uhm, ragazzi, che succede?" domandò Andrew con un tono spaventato.

 

Voltandosi per guardare Andrew in volto, Giles si scansò rapido mentre le forbici sul tavolo volarono nella sua direzione. Poi altri oggetti presero a scagliarsi addosso ai tre.

 

“Usciamo di qui!” urlò Giles e aprì la porta facendo passare Willow e Andrew che si lanciarono fuori. Precipitandosi giù per le scale si diressero verso la zona computer al primo piano mentre altri oggetti incominciarono a volare in giro.

 

“Mettetevi tutti al riparo!” gridò Giles e si acquattò per evitare i proiettili che volavano per la stanza. I tre si buttarono sotto la scrivania; le porte in tutto l’edificio iniziarono ad aprirsi e a sbattere in continuazione.

 

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INT
Palestra delle Cacciatrici – In Quello Stesso Momento

Cleveland

 

Nella palestra Faith, Kennedy e le altre Cacciatrici si ripararono sotto le scale mentre gli oggetti con cui si allenavano ogni giorno presero a volare verso di loro e le porte cominciarono a sbattere.

 

“Mantenete la calma!” urlò Faith sopra il fracasso e alzò lo sguardo alla vista delle luci che andavano e venivano.

 

"Ma che succede?" disse Kennedy rivolta a Faith.

 

Due balestre si scagliarono contro Kennedy ma Faith le prese al volo, una in ogni mano.

 

“Tutti a pancia sotto,” ordinò.

 

Un bastone da combattimento cadde su di loro e Faith lo prese prima di buttarsi anche lei a terra. Una volta sdraiata, si voltò verso Kennedy.

 

“Non lo so ma dobbiamo assicurarci che anche gli altri stiano bene,” disse Faith con uno sguardo allarmato mentre il trambusto e il volo degli oggetti si intensificavano. “Dobbiamo portare le ragazze in una stanza meno pericolosa. Un posto con oggetti meno appuntiti e letali di questi.”

 

“State tutti giù e tenetevi le mani sulla testa!” disse Kennedy al gruppo. “Quando diciamo di correre seguiteci in fila indiana, senza spingere. Chiaro?”

 

“Sissignora,” rispose il gruppo alla maniera militare.

 

“Pronta, Mocciosa?” chiese Faith con un sorriso. “Tu vai per prima e le porti fuori. Io per ultima a guardagli le spalle. D’accordo?”

 

Kennedy annuì e si acquattò per darsi la spinta: “Okay ragazze, correte!”

 

Le Cacciatrici saltarono in piedi e corsero, schivando i rottami mentre fuggivano. Faith era ritta ai piedi delle scale e continuava a respingere gli oggetti dalla traiettoria delle ragazze a colpi di bastone.

 

Kennedy, in testa, aprì la porta e la tenne ferma, ordinando a tutte le altre di passare. “Andate al palazzo del Consiglio adesso, in fila indiana! Muoversi! Muoversi!”

 

Guardò le Cacciatrici precipitarsi giù verso l’atrio in direzione del Consiglio ma teneva anche un occhio su Faith, che stava indietreggiando mentre ancora respingeva gli oggetti. Quando anche l’ultima Cacciatrice fu passata, Kennedy gridò a Faith.

 

“Siamo fuori!”

 

Senza esitare Faith diede le spalle alla stanza e iniziò a salire di corsa le scale. Era quasi passata attraverso la porta quando sentì un freccia conficcarsi dietro la sua gamba.

 

“Figlia di puttana!” ululò mentre cadeva nel corridoio. Rapidamente, Kennedy chiuse la porta e si inginocchiò accanto a Faith.

 

“Dio, stai bene?” chiese Kennedy.

 

Allungandosi all’indietro e tirandola via con uno strattone, Faith disse: “Erano pure i miei pantaloni di pelle preferiti.”

 

“Lascia stare i pantaloni. Come va la gamba?” chiese Kennedy.

 

Faith alzò le spalle. “Mi ha appena sfiorato la pelle ma i pantaloni sono fregati. Maledizione!”

 

Kennedy fece un sospiro di sollievo e alzò gli occhi. “Dai, su. Dobbiamo raggiungerle.”

 

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INT
Consiglio degli Osservatori – Alcuni Istanti Dopo

Cleveland

 

Sotto la scrivania, Willow provò a fare una magia di allontanamento: “Conquiesto, Desisto, Eval...” ma l’attacco si fece più intenso e lei dovette spostarsi a lato rapidamente per evitare che alcuni oggetti la colpissero, il suo incantesimo interrotto e inefficace.

 

Giles velocemente tirò Andrew indietro quando dei piccoli tagliacarte, penne e matite parvero puntarli.

 

 

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INT
Appartamenti Privati del Consiglio degli Osservatori – In Quello Stesso Momento

Cleveland

 

Lavorando da solo in una stanza, Hank non mosse un dito quando gli strani eventi incominciarono. Terrorizzato da quel che stava accadendo, iniziò a chiamare il nome di suo fratello.

 

"Richard? Richard! Che cosa vuoi?! Che cosa vuoi da me?!"

 

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INT
Consiglio degli Osservatori – Alcuni Istanti Dopo

Cleveland

 

Sentendo da lontano le sue parole, Giles e Willow si guardarono.

 

“Vada,” disse lei a Giles. “Devo finire l’incantesimo.”

 

L’Osservatore si fermò un momento come se stesse considerando le conseguenze del lasciarla senza nessuno che la proteggesse. Ma infine decise e annuì con fermezza, poi raccolse un cestino per la carta da usare come scudo.

 

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INT
Appartamenti Privati del Consiglio degli Osservatori – In Quello Stesso Momento

Cleveland

 

"Richard?” proseguì lui. “Dove sei? Perché mi stai facendo questo?!" Strillò sopra al trambusto e rimase immobile nel centro della stanza mentre le luci si accendevano e spegnevano.

 

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INT
Atrio del Consiglio degli Osservatori – In Quello Stesso Momento

Cleveland

 

In quell’istante, la porta principale si aprì e il signor DeVeer e Rowena entrarono nell’edificio. Correndo verso Giles, che era in vista, riuscirono ad accucciarsi evitando i pannelli divisori che sfrecciavano nell’aria.

 

Finalmente giunte nell’edificio del Consiglio le Cacciatrici seguirono il gruppo di Giles.

 

Kennedy fece un commento rapido su tutto quel caos quando uno di quei pannelli trapassò una parete decorativa. “Whoa! Non pensavo che una lama così sottile potesse fare tanti danni.”

 

Wood rispose: “Vedo.”

 

“Muovetevi,” Faith disse ad entrambi.

 

DeVeer urlò sopra il rumore: “Che sta succedendo?” chiese guardandosi da una parte e dall’altra, tenendo d’occhio altri eventuali oggetti volanti.

 

“Possiamo fare qualcosa per essere d’aiuto?” chiese Rowena continuando a curvarsi e a scansarsi dai proiettili. Strizzò gli occhi, cercando di mettere a fuoco nella luce intermittente.

 

Willow sedette a terra e chiuse gli occhi, cercando di concentrarsi.

 

Cercando la sua amata, Kennedy spinse lo sguardo in là e vide ciò che la strega stava per fare. Vide una calcolatrice colpirla alla schiena, eppure Willow tenne gli occhi chiusi e il corpo rigido. Kennedy si lanciò verso di lei per impedire che qualsiasi oggetto volante fermasse l’incantesimo.

 

Ancora una volta, Willow pronunciò le parole della formula che prima non aveva completato: "Conquiesco, Desisto, Evalesco Quies!" Pronunciata l’ultima parola, ogni cosa parve scomparire e tutto si calmò di nuovo.

 

“Credo che abbia funzionato,” disse Rowena mentre lentamente si alzava, guardandosi attorno per controllare come stavano gli altri.

 

Kennedy aiutò Willow a rialzarsi e la fece voltare, tirandole poi appena su la camicetta per controllarle la schiena: “Ti sei fatta male?”

 

"No, sto bene. Solo che non so quanto resisterà la magia. Non è molto forte quindi qualsiasi cosa decidiamo di fare, dobbiamo farla in fretta," spiegò Willow preoccupata.

 

Voltandosi al rumore che proveniva dalla cima delle scale, Rowena notò Hank diretto verso di loro, giù alla stanza principale. Si teneva il fianco, apparentemente colpito da qualcosa che era volato per la stanza.

 

Lei, DeVeer, Giles, Wood, Andrew e Willow corsero svelti su per le scale per raggiungerlo e lo condussero in una stanza con un divano su al secondo piano.

 

Faith fece un cenno col capo a Kennedy e si diresse verso le scale: “Vai con la rossa, le disse. “Rona, controlla le ragazze,” aggiunse mentre iniziava a salire le scale.

 

Kennedy entrò nella stanza per tenere d’occhio Willow. Rowena ordinò: “Qualcuno mi porti un kit di pronto soccorso.”

 

Andrew si precipitò fuori dalla stanza proprio mentre lei stava entrando. Poco dopo, era accanto a lei con una scatola di forniture mediche.

 

Giles si voltò verso il resto del gruppo. “Tutto ciò deve avere a che fare con i sogni che abbiamo fatto. Dobbiamo occuparcene subito, non abbiamo tempo da perdere.”

 

Giles condusse gli altri nella sala riunioni al secondo piano e tutti si misero a sedere.

 

“Ho bisogno di sapere tutto quel che è successo nei vostri sogni la scorsa notte. Ogni singolo dettaglio sarà d’aiuto. Siamo costretti a trovare qualcosa che ci possa servire.”
 

“Beh,” incominciò Faith, “era lo stesso bambino dell’altra notte, solo che stavolta mi ha portato in un posto strano. Quando siamo arrivati, c’era qualcuno che stava nascondendo qualcosa, ma non sono riuscita a vedere cosa fosse esattamente. C’era un piccolo buco o una cosa del genere nel muro e io mi sono avvicinata per guardare, e ho visto una specie di coltello o una cosa simile che era là dentro.”

 

Ascoltando le sue parole, Giles chiese: “Sai dove fosse questo posto? C’era qualche punto di riferimento o qualcos’altro per ricordare la strada?”

 

Fermandosi un momento per pensare, poi rispose: “No, era all’interno di qualche posto. C’era una finestra sulla parete e abbiamo salito delle scale, ma nient’altro oltre a questo.”

 

“Nessun altro ha visto qualcosa di simile nei suoi sogni?” chiese Giles guardando il piccolo gruppo di persone.

 

“Sì, io ho visto le scale e anche la finestra. Era lo stesso bambino dell’altra notte. Ma Willow ha fatto il sogno peggiore: il coltello le si stava scagliando contro. Io mi sono svegliata prima che succedesse anche nel mio sogno,” disse Kennedy.

 

Wood annuì: “Già, anche a me lo stesso. Stesso bambino, una finestra e delle scale. Ma proprio non so dove fossimo.”

 

“Uhm, io ho visto lo stesso bambino, ma non ho visto nient’altro a parte il suolo,” raccontò Andrew. Ottenendo l’attenzione di tutti, proseguì: “Non so come eravamo saliti fin sopra un tetto. Prima che me ne rendessi conto, qualcuno mi ha spinto giù e l’ultima cosa che ricordo è di aver pensato a quanto velocemente il suolo si stesse avvicinando. Mi sono stretto forte con le braccia e poi mi sono svegliato.”

 

Giles restò seduto in silenzio per qualche secondo prima di parlare.

 

“Beh, n-non sono proprio sicuro di cosa significhi tutto questo. Tuttavia, tutti ci ricordiamo di un bambino, una finestra e delle scale,” disse pensando a voce alta. In quell’istante, alzò gli occhi verso il gruppo: “Ho un’idea.”

 

Detto ciò, si voltò e lasciò la stanza.

 

Curiosi, Willow, DeVeer, Wood e Faith lo seguirono. Appena lasciarono la stanza, Kennedy tornò indietro per sorvegliare Rowena e Hank.

 

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INT
Terzo Piano del Consiglio degli Osservatori – Alcuni Istanti Dopo

Cleveland

 

Dopo pochi secondi, Giles e quanti lo avevano seguito si trovavano in una stanza vuota che doveva ancora essere risistemata.

 

“Okay, questo è strano,” disse Willow. “È la stessa stanza, Giles.”

 

Giles ispezionò il pavimento e il muro vicino alla finestra. Prendendo un martello che era stato lasciato là ruppe il pannello che ricopriva la parete. Dopo che ebbe fatto un buco abbastanza grande lui e DeVeer iniziarono a strappare il legno intorno. Allungandosi in avanti lentamente, Willow e DeVeer attesero ansiosi di vedere che cosa avesse trovato Giles. Là dentro, nascosto nel muro, c’era il pugnale che tutti avevano sognato.

 

 

Atto Quarto

 

Dissolvenza in entrata

INT
Consiglio degli Osservatori – Giorno

Cleveland

 

 

Riposando sdraiato sul divano, Hank Malloy alzò gli occhi verso Andrew, che se ne stava lì a guardare l’uomo ferito.

 

“Vuole che le porti dell’acqua o qualcos’altro? Anche se sono certo che abbiamo di meglio, in genere è quello che si dà alla gente che sta male. Per quanto mi riguarda non l’ho mai capito, quando sto male preferisco qualcosa che abbia un po’ di sapore,” disse con un sorriso.

 

“Uh, no, grazie. Sto bene così,” rispose Hank.

 

“Che ne dice di qualcosa da mangiare? Ha fame? Lo sa, sono un ottimo cuoco. Lo stavano dicendo tutti l’altra mattina a colazione,” si vantò orgoglioso Andrew.

 

“No, non ho neanche fame.”

 

“Oh, okay allora. Un po’ di TV? Niente mi fa star meglio di un…” la sua frase fu interrotta da Hank.

 

“In questo momento, penso di aver bisogno solo di un po’ di riposo. Sono certo che mi farà bene. Sai che intendo, un po’ di pace e di quiete.” Disse lui educatamente.

 

“Va bene allora. Io sono laggiù se ha bisogno di me. Cacci un urlo se…oppure no. Non sarò così distante in realtà,” disse Andrew e si incamminò per andare a sedere su una sedia accanto alla porta.

 

Kennedy e Rowena uscirono per unirsi al gruppo di Giles nell’altra stanza.

 

“Possiamo dare il nostro contributo per risolvere questa faccenda,” disse loro Rowena.

 

“Possiamo tenere le cose sotto controllo,” le disse Kennedy. “Willow è molto potente e se la cava bene in questo genere di cose”

 

“Sì, ma lei ha dalla sua solo la forza, e voi avete bisogno di fare ricerche su quello che sta succedendo,” ribatté Rowena.

 

Le mani di Kennedy subito raggiunsero le sue labbra. “Ascolta, sto solo dicendo che non c’è bisogno che voi stiate qui in questo momento. Possiamo cavarcela meglio senza che voi vi mettiate in mezzo,” razionalizzò Kennedy.

 

“Sì, hai ragione,” rispose DeVeer. “Credo che i nostri affari con il signor Giles possano senz’altro attendere ancora un po’.”

 

“Cosa?” fece Rowena alzando la voce: “Non possiamo andarcene, specie adesso. Sarebbe folle.” Si voltò verso Giles e proseguì: “Avete bisogno di tutto l’aiuto possibile. Specie finché il pugnale rimane un assoluto mistero.”

 

Willow fissò intensamente il pugnale che giaceva sul tavolo di fronte a loro. All’improvviso, le venne un’idea.

 

“Farò una lettura psichica su di esso. Potrebbe permetterci di capirci qualcosa,” suggerì.

 

“Non credo che sia una buona idea,” si intromise Rowena. “Correresti un grosso rischio facendolo.”

“Sono d’accordo,” replicò Giles, “Se davvero questo pugnale ha avuto un ruolo negli omicidi di quei bambini, la sua aura potrebbe essere molto pericolosa per te, Willow,” aggiunse con uno sguardo preoccupato. “S-sarebbe come assaggiare l’acqua per vedere se davvero è di fogna. Il tuo metodo potrebbe dimostrarsi molto pericoloso.”

“Dopo il sogno che ho fatto, Giles, sarei felice di dare un assaggio all’acqua di fogna, se servisse a fermare questo affare dal conficcarmisi nel petto, ok? E poi è qualcosa che dev’esser fatto. Posso farcela. E-e se sapessi di non poterlo fare non mi sarei proposta,” disse, cercando di persuadere gli altri Osservatori. Prima che potessero ribattere, proseguì: “Questo pugnale è ancora un minaccia.
È pericoloso. Quegli spiriti se ne sono andati ma solo per ora. Non sono stati sedati e possono ancora tornare.”

 

“Va bene.” Giles cedette. “Ma se vedi che è troppo per te, fermati,” la ammonì Giles dandole più un ordine che un consiglio.

 

“Sì. Promesso. Adesso incominciamo,” rispose Willow e iniziò a prepararsi per la lettura.

 

Il gruppo, con l’eccezione di Giles che era in piedi accanto a Willow, si allontanò e andò a sedere sul divano per osservare la Wicca che faceva il suo lavoro. Lei raccolse delicatamente il pugnale dal tavolo, lo tenne stretto con entrambe le mani e chiuse gli occhi. La stanza era nel totale silenzio quando Willow iniziò a concentrare la sua energia sul pugnale.

 

All’improvviso, Willow aprì gli occhi e lasciò cadere il pugnale sul tavolo. Si mise una mano sulla testa e gli altri si resero conto che qualcosa non andava; Giles le mise attorno le braccia per sostenerla.

 

Kennedy balzò in piedi e si precipitò da lei, domandando: “Che c’è? Che è successo?”

 

“Mi sento solo un po’ male,” disse Willow, cercando di restare in piedi. “Ho solo bisogno di sedere. Vi dispiace se svengo per un momento?”

 

Aiutandola a star su, Kennedy e Giles la condussero fino al divano. “Ho solo un po’ di nausea. Credo che la magia durante quella cosa alla poltergeist di prima mi abbia reso più debole di quanto pensassi. M-ma adesso passa.”

 

Sentendo le parole di Willow da lontano, Andrew subito entrò nella stanza per controllare come stava, lasciando Hank da solo.

 

Mentre Willow si sdraiava sul divano, Andrew cercò di essere d’aiuto.

 

“Posso fare qualcosa? Portare qualche medicina? Tylenolo? Advil?” chiese preso dal panico. “O magari un’aspirina. No, meglio il Midol. L’ibuprofene è un buon antinfiammatorio, ma lo Zantac è la cosa migliore per uno stomaco sottosopra…”

 

Fu interrotto da Giles.

 

"Andrew... porta un’aspirina."

 

Fermandosi un istante per annuire, Andrew uscì poi prontamente dalla stanza in cerca della medicina.

 

Fingendo di dormire, Hank sentì la confusione dalla stanza in fondo al corridoio. Cautamente, si alzò e si incamminò verso l’altra stanza. Vedendo che tutti se ne stavano attorno a Willow, raggiunse e raccolse il pugnale che era sul tavolo facendo più piano che poté.

 

Mentre scivolava assieme ad esso fuori dalla stanza, abbassò gli occhi sull’oggetto. Facendosi strada lungo il corridoio, prese a bisbigliare.

 

“Adesso potremo continuare il lavoro. Pensavo che non ti avrei mai più rivisto. Richard non avrebbe mai dovuto rubarti, amico mio, ma almeno è stato punito per averlo fatto.”

 

Con gli occhi chiusi, Willow si concentrò lottando con la propria emicrania per dire agli altri i risultati della sua lettura sul pugnale.

 

“È stato fatto a mano – dall’assassino. Lo stile è unico. È molto personale per lui. Gli omicidi erano rituali e il pugnale era una parte del rito. Ecco perché non ce ne sono più stati.”

 

“Ma Richard è morto,” le disse Giles.

 

“Non era Richard l’assassino. Lui ha nascosto il pugnale all’assassino,” gli rispose Willow.

 

“Sei in grado di vedere chi è il padrone del pugnale?”

 

“No, non in modo chiaro ma è ovvio che è ancora vivo e che sta cercando quest’arma particolare così da poter proseguire il suo lavoro. Quindi ciò significa che dobbiamo trovarlo prima noi e- Oh no!”

 

“Cosa? Cosa hai visto?” domandò Giles.

 

“È Hank. L’assassino è Hank!”

 

Guardando indietro verso il tavolo, Kennedy notò che c’era qualcosa di diverso. All’improvviso si rese conto di cosa fosse e chiese al gruppo: “Uhm, dov’è finito il coltello?”

 

Gli altri guardarono il tavolo e videro che non c’era più.

 

Giles e Rowena andarono verso la porta e videro Hank che andava via giù per le scale. Sapendo che era troppo distante per raggiungerlo e che c’erano le altre Cacciatrici al piano di sotto Giles gridò: “Fermatelo! Ha il coltello!”

 

Sentendo le sue parole, Rona e le altre corsero velocissime verso l’atrio. Rona raggiunse rapida l’uomo e lo placcò da dietro. Lui all’improvviso colpì in avanti con il pugnale, ma fendette l’aria poiché Rona si scansò e poi lo disarmò facilmente.

 

Faith saltò giù scavalcando il corrimano delle scale e accorse in aiuto; lei insieme alle altre ragazze lo misero a terra e poi lo trascinarono al piano di sopra.

Quando incominciò a scalciare e ad agitarsi lasciarono perdere di farlo camminare e lo sollevarono di peso.

 

Tornando nella stanza, Rona passò il pugnale a Giles e le Cacciatrici buttarono Hank su una sedia e poi lo circondarono.

 

Il furgone nero dall’altra parte della strada filmò ogni movimento e ogni suono sul nastro, proprio come aveva fatto nei giorni precedenti.

 

Pensando rapidamente, Willow saltò su e disse a voce alta: “ACCLARO!”

 

Iniziò a recitare una formula e poi, come se fosse stato sollevato un velo, gli spiriti delle vittime di Hank Malloy apparvero, e tutti nella stanza poterono vederli.

 

Willow cadde a terra, ma continuo a recitare l’incantesimo. Kennedy fece per lanciarsi verso di lei ma Giles la fermò.

 

"No, stai qui." Disse lui stringendole un braccio per tenerla dietro. "Niente movimenti improvvisi. Lasciala finire."

 

Ad avanzare lentamente per controllare la Wicca, dato che erano i più vicini, c’erano Rowena e Andrew. Si chinarono per tenerla d’occhio da vicino.

 

“Comprendo la vostra rabbia,” Giles iniziò a parlare agli spiriti: “Tuttavia, dovete trovare la pace. Ora che il vostro assassino è smascherato, siete finalmente liberi.”

 

Gli spiriti parevano ascoltare attentamente le sue parole. Proprio allora, un altro spirito apparve. Il nuovo spirito somigliava ad Hank, ma il gruppo già sapeva chi fosse.

 

“No! No! Non può essere!” urlò Hank alzando gli occhi e vedendo suo fratello che lo fissava: “Non è stata colpa mia! Non avresti dovuto rubarmi il mio amico. Il lavoro è importante. Il Presidio sorgerà, ti dico!”

 

Strisciò a terra, si mise in posizione fetale e iniziò a piangere terrorizzato.

 

Giles si rivolse di nuovo agli spiriti: “Avete già le mani lorde del sangue di Richard. Suppongo che l’abbiate confuso con Hank, vero?” Gli spiriti si guardarono l’un l’altro con aria colpevole. “Lasciatela andare,” li incitò Giles: “Se lascerete che la rabbia si impadronisca di voi diverrete creature schiave della vendetta per sempre – sappiate che avrete finalmente giustizia e che potete riposare adesso.”

 

Dopo pochi istanti, gli spiriti si dissolsero lentamente nell’aria. L’ultimo ad andarsene fu Richard, che piangeva guardando suo fratello farfugliare e agitarsi a terra.

 

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INT

Consiglio degli Osservatori- Dopo

Cleveland

 

Mentre i medici sollevavano Hank da terra e gli mettevano la camicia di forza, Giles disse alla polizia della loro recente esperienza traumatica.

 

“Sì, esatto. Sembrava un’altra persona dopo che abbiamo trovato il pugnale.” Mentre continuava a dare alla polizia altri dettagli, Rowena raggiunse Willow.

 

Le chiese a voce bassa: “Gli spiriti…se ne sono andati adesso?”

 

“Sì, credo di sì,” rispose la Wicca.

 

“Sarebbe stato tutto più semplice se Richard avesse denunciato da subito Hank alla polizia,” fece notare Rowena.

Willow diede un’occhiata a Rowena e rispose: “È una cosa dura da fare ad un membro della famiglia. Tu potresti?”

 

"Per servire la giustizia?" domandò Rowena. "Sì, lo farei."

 

Willow spinse lo sguardo oltre e vide Faith che sorrideva mentre parlava con Wood. Si voltò di nuovo verso Rowena. “Beh, è facile in teoria, ma quando si tratta di farlo, quando tocca a te prendere una decisione, potresti rimanere sorpresa dalle tue stesse scelte.”

 

Quando la polizia se ne fu andata, Giles si voltò verso gli altri e vide DeVeer parlare al cellulare.

 

Poco dopo finì di parlare al telefono e disse: “Sono spiacente, ma ho paura che a Londra abbiano bisogno di me il prima possibile.” Mentre si voltava per uscire, proseguì: “Qualsiasi faccenda la Vecchia Guardia abbia in sospeso con voi, Giles, può attendere. Lei e i suoi soci siete perfettamente in grado di combattere la vostra battaglia. Inoltre, Rowena sarà il legame con il Consiglio fino al mio ritorno. Se per voi va bene, chiaramente,” disse con un sorriso e si allungò per stringere la mano a Giles.

 

Voltandosi verso il gruppo, Giles notò il sopracciglio sollevato di Willow e lo sguardo colmo di rabbia di Kennedy. Poi si rivolse a Rowena: “Certamente, è la benvenuta tra noi,” le disse.

 

Rowena rispose con un sorriso: "Grazie, signor Giles."

 

Pochi momenti dopo, DeVeer se n’era andato e il gruppo si sciolse, spostandosi verso altre zone.

 

Silenziosamente, Giles prese Willow da parte e incominciò: “La Vecchia Guardia è un fattore ignoto. Non pensavo che fosse rimasto nessuno del Vecchio Consiglio, e non credo neppure che le cose siano così chiare e semplici come DeVeer vorrebbe farci credere. E in effetti…Sono sicuro che non sia affatto così semplice.Voglio che Rowena stia qui in modo che possiamo scoprire quello che sta succedendo. La Vecchia Guardia dispone di mezzi incredibili che potrebbero rivelarsi pericolosi.”

 

Willow colse l’occasione e chiese: “Quanto crede che gli sia rimasto?”

 

“Non lo so, ma dobbiamo scoprirlo,” rispose l’Osservatore più anziano: “E dobbiamo fare nostri quei mezzi prima possibile.”

 

“Di che genere di mezzi parla, Giles?”

 

“Come se lo sapessi!” fece lui. Willow annuì. “L’IRS, senatori degli Stati Uniti, ambasciatori, l’Interpol, l’FBI, il KGB – fa’ un nome e loro conoscono una qualche figura di potere. Dobbiamo iniziare a costruirci queste risorse subito. Speravo che avessimo più tempo ma…”

 

“Il tempo è essenziale. Capisco. Metterò in attesa tutto il resto del lavoro.”

 

“Non vedo Rowena come una minaccia ma…”

Willow comprese e commentò: “Tieniti stretti gli amici…”

“Precisamente. E ancor più stretti i nemici. Se Rowena vuole restare e guardarsi intorno va bene. In questo modo potremo dare un’occhiata anche noi. D’accordo?” spiegò Giles.

 

"D’accordo," disse Willow e si voltò per andare ad occuparsi delle sue cose, compresa la strategia di gioco per la nuova Osservatrice del gruppo.

 

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INT

Una villa in una tenuta

Cleveland

 

“Capisce,” spiegò l’agente immobiliare a DeVeer, “la squadra delle pulizie del Presidio arriverà domani e l’equipaggiamento sarà in città tra 48 ore.”

“Sì, grazie per il suo tempo,” rispose il signor DeVeer e poi compose un numero sul suo cellulare.

 

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INT

Un ufficio - Giorno

Londra

 

Mentre James Tyrell e gli altri si radunavano attorno ad un grande tavolo, il filmato partì. I membri del gruppo, composto perlopiù di elementi più anziani e distinti e di alcuni giovani dall’aspetto duro, presero le penne e iniziarono a prendere appunti su quello che lo schermo mostrava. Videro gli eventi accaduti nel nuovo Consiglio a Cleveland fino all’ultimo dettaglio, grazie al misterioso furgone nero che nessuno aveva notato.

 

Proprio allora, mentre stavano vedendo un uomo che veniva portato via dal palazzo con la camicia di forza, il telefono di Tyrell squillò. Egli rispose all’istante.

 

“Ah, signor DeVeer. Aspettavo la sua chiamata. Con un po’ di fortuna tutta questa faccenda di Rupert Giles sarà risolta in breve tempo, spero” disse. Accese il vivavoce e il resto del gruppo poté udire la conversazione.

 

Ascoltarono DeVeer che diceva: “Sì, tuttavia, la fortuna non è un fattore su cui dovremmo contare.”

 

“Glielo assicuro, Vincent,” rispose Tyrell: “non lo stiamo facendo. È successo qualcos’altro di importante durante la sua piccola avventura?”

 

“Beh,” iniziò a dire DeVeer con un ghigno sinistro: “Le cose adesso stanno tornando al loro posto.”

 

Continua la Prossima Settimana

Fine dell’Atto Quarto