Presenza Sconosciuta

 

Story by: David, Zahir, CN Winters and Susan Carr

Written by: Steff with additional material by David Zahir

Directed by: CN Winters and Susan Carr

Produced by: CN Winters and Susan Carr

Edited by: Kate

Sound Department: Steff

Art Director: Chris Cook

Artists: Chris Cook, David Zahir, Coen, Tori, Cynthia Taz

 

Teaser

 

Dissolvenza di apertura

INT.

Consiglio degli Osservatori – Giorno

Cleveland

 

In piedi nel vano della porta della cucina, l’attenzione di tutti era su Andrew. Stando lì dritto, con indosso la sua tenuta da cucina, con tanto di grembiule e guanti da forno, annunciò fiero: “La zuppa è in tavola!”

 

Mentre Faith e Wood gli passavano accanto, Andrew notò le chiavi nella mano di Faith.

 

“Non potete andarvene di già,” disse loro. “Ho persino usato una ricetta speciale che ho trovato sul forum di Guerre Stellari. Non c’entrava neanche nulla col film, quindi non so perché fosse lì, in realtà. Ma aveva l’aria di essere buona così l’ho provata e…”

 

Faith tagliò corto il suo farfugliare. “Spiacente, signor Mamma, me ne torno a casa a Boston per prendere una Cacciatrice.”

 

“E sono certo che Faith vorrà trattenersi un po’ per farmi conoscere la sua città natale, giusto?” affermò Wood spostando lo sguardo da Andrew a Faith.

 

“Oh sì, baby. Ti innamorerai dell’esperienza bostoniana, non c’è dubbio,” assicurò Faith con un sorriso.

 

Mentre i due uscivano dalla porta, Andrew rivolse la sua attenzione a Willow. “E tu che dici Willow? So già che vuoi provare un po’ di questa bontà, la mia colazione speciale.”

 

“Ah, mi spiace. Non ho proprio tempo adesso. Sono appena entrata nel database della polizia e pare che ci sia un nido di vampiri da qualche parte qui vicino. Mi manca di lavorarci solo un altro po’ e dovrei avere l’esatta posizione della loro tana,” commentò Willow assente, diretta al frigorifero per versarsi un bicchiere di succo di frutta.

 

“Oh, bel lavoro,” si complimentò rapido Giles e poi si diresse di fretta alla porta per accogliere il nuovo falegname assoldato per fare i lavori di ristrutturazione del palazzo.

 

Proprio allora, Andrew notò Kennedy che gli passava accanto. “Oh, ehi, la colazione è pronta. Il pasto più importante della giornata, una delle necessità più importanti per una Cacciatrice,” disse con un sorriso incerto, sperando di trovare almeno una persona che provasse il suo piatto ma perdendo le speranze subito.

 

“Umm, no. Trascorrerò la mattinata ad allenarmi con le ragazze e non ho tempo,” disse Kennedy e diede un rapido bacio a Willow prima di andar via.

 

Sospirando, Andrew si trascinò pesantemente in cucina mugugnando. Giles aprì la porta al nuovo falegname e gli venne incontro con un sorriso: “Ah, salve. Sono Rupert Giles, e lei deve essere Hank Malloy, suppongo.”

 

“Sissignore, sono io. Non avrei mai pensato che avrei rivisto questo vecchio edificio di nuovo. Ho sempre creduto che l’avrebbero buttato giù,”[s1]  disse Hank.

 

“È già stato qui?” chiese Giles educatamente.

 

“Oh, sì, sono venuto qui anni fa, ho fatto qualche lavoretto,” rispose Hank.

 

“Ah, bene, dunque. Vogliamo andare nella sala da pranzo e prenderci un caffè?” lasciando l’argomento in sospeso. “Così potrò mostrarle i progetti che abbiamo in mente.”

 

“Certo. Va benissimo.”

 

“Bene, da questa parte allora,” disse Giles e condusse Hank nella zona pranzo.

 

Quando i due uomini entrarono nella sala da pranzo, trovarono Andrew che si riempiva la bocca di uova, arrabbiato e abbattuto per via del pasto che aveva preparato con tanta cura. Non accortosi della loro presenza, Andrew parlava da solo a voce alta, e Giles fece segno a Malloy di star zitto mettendosi il dito sulle labbra.

 

“Oh grazie Andrew, è un pensiero così gentile,” disse Andrew a voce alta con una vocina acuta, una brutta imitazione di Kennedy o di Willow e poi aggiunse: “Oh, uova. Le mie preferite, grazie bello!” disse dopo un altro morso, con una voce femminile più profonda, che Giles suppose fosse quella di Faith. Giles sbuffò quando continuò ad ascoltare: “Ah, bacon. Sì, prego, è proprio un pensiero gentile il tuo, Andrew. Il tuo lavoro è sempre prezioso,” proseguì Andrew con un pessimo accento inglese.

 

Giles si schiarì la gola e Andrew alzò gli occhi dal piatto. Non sapendo a quanta parte dello spettacolo Giles avesse assistito, iniziò subito a mischiare le carte, per mettersi in salvo.

 

“Oh! Signor Giles, io, ehm, non sapevo che – che lei fosse qui.”

 

“Ovviamente,” disse Giles incamminandosi assieme a Malloy e prendendo un pezzo di bacon. “Uhm, il tuo lavoro è sempre prezioso,” lo scimmiottò con il tono che Andrew aveva appena usato.

 

Andrew arrossì. “Stavo giusto, ah, giusto per finire di fare colazione. Sa, il pasto più importante della giornata,” disse e si alzò dalla sedia. “Adesso credo che, uh, andrò.”

 

Giles sorrise e osservò Andrew andar via. Dopo che fu uscito, si voltò verso Malloy che stava ancora sorridendo per la pagliacciata di Andrew.

 

“Panna o zucchero?” chiese Giles prendendo il bricco del caffè con fare disinvolto.

 

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INT.

Una strada a Londra – Giorno

Inghilterra

 

Londra 2002

 

La donna bionda guardò fuori del finestrino del taxi quando furono vicini alla loro destinazione. Sbatté appena le palpebre dei suoi occhi color nocciola, che mostravano le occhiaie di una quasi totale mancanza di riposo. Tra le braccia stringeva una cartella, che pareva più grande di quanto fosse in realtà poiché la donna era alquanto minuta. Accostata alla sua giovane età, la faceva sembrare una studentessa di college con un problema di jetlag.

 

I palazzi dell’imponente vicinato erano ricoperti di mattoni rossi e di edera. Quasi un terzo degli edifici nell’area avevano una cupola e quasi tutti sembravano esser stati costruiti nel periodo vittoriano. La zona pareva rispettabile, sicura, persino un po’ regale. Le poche gargolle protettive nei dintorni erano leoni o angeli. Non erano permessi né demoni né altre creature fantastiche, o quantomeno se ne scoraggiava l’utilizzo decorativo.

 

In silenzio, la giovane donna scivolò fuori dal taxi. Poi pagò la corsa.

 

“Tenga il resto,” disse al tassista.

 

I suoi occhi si illuminarono: “Grazie! Le auguro una buona giornata, signora.”

 

La mancia era abbondante, se non eccessiva. Attese finché non il taxi non fu più visibile, e poi si incamminò a piedi, con la valigetta tenuta stretta per il manico.

 

Alla fine voltò un angolo e si fermò. Mezzo isolato più in là si ergeva un edificio a cinque piani, che dall’apparenza poteva sembrare la sede di una piccola università o di uno studio legale di medie dimensioni. Il cancello che proteggeva l’edificio doveva essere antico, sebbene apparisse più che solido.

 

Sul cancello c’era un grosso stemma, dipinto di fresco. Lo scudo mostrava un leone dormiente, e sopra di esso tre corvi. Sotto, una pergamena recava una scritta in latino:

 

PER EXPEDIA, VICTUS!

 

“Attraverso la conoscenza, alla vittoria,” disse la donna a voce bassa, traducendo le parole.

 

Stringendo il manico della valigetta ancora più saldamente, fece un passo avanti e si arrestò.

 

Fuoco di cannoni, o un rumore simile, echeggiò attraverso tutti i palazzi intorno. Le orecchie le si otturarono. Assieme al rumore assordante una luce arancio si diffuse, seguita da un vento caldo. I vetri esplosero in tutte le direzioni e piovvero giù, assieme al cemento, ai mattoni, al legno e alla cenere. Istintivamente, la donna strinse la cartella e corse via.

 

I detriti le piovevano addosso mentre fuggiva in cerca di un riparo. Individuato l’ingresso di un magazzino di un edificio lì vicino vi si tuffò dentro, evitando di un pelo un enorme blocco di cemento che si schiantò a terra. Il salto e l’impatto dei detriti la scaraventarono a terra. Gli operai che erano dentro la aiutarono a rialzarsi, togliendole la polvere di dosso e controllando che non fosse ferita.

 

“Ma che diavolo è stato? Stai bene, piccola?” chiese uno di loro.

 

La giovane donna non rispose. Si voltò in direzione dell’ingresso e vide che l’oggetto che era precipitato non era affatto cemento. Era un blocco di legno in fiamme, parte di una grossa, massiccia libreria.

 

Poi vennero le grida strazianti e terrorizzate. Lentamente la donna si diresse all’ingresso del magazzino. Sentiva i propri occhi bagnarsi e strinse il manico della cartella una volta ancora.

 

Sentì qualcuno che gridava ma le orecchie le fischiavano ancora, rendendo difficile sentire le voci attutite. Senza preoccuparsene, non rispose e continuò a fissare il rudere in fiamme di quello che un tempo era stato un edificio imponente e monumentale.

 

Un uomo dall’aspetto rude le apparve accanto e iniziò a tirarla per il braccio. “Su, forza! Dobbiamo toglierci di qui! Signora? Signora?” La donna aveva uno sguardo vuoto.

 

 

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INT.

Consiglio degli Osservatori a Londra – Oggi

Londra, Inghilterra

 

Sul volto della donna lo stesso sguardo vuoto. La voce che la stava chiamando era diversa, però. “Signora? Signora?” Non era più una voce maschile e attutita, ma femminile e piuttosto forte. “Signora Allister? Si sente bene?”

 

Scrollando il capo lievemente, e sbattendo gli occhi per alcune volte, la giovane donna guardò attraverso la sala della reception. Niente detriti. Nessun odore di legno e gomma che bruciavano. Nessuna sirena. Era seduta, non in piedi. I capelli erano puliti, non sudici e pieni di fuliggine. Sotto i suoi piedi si stendeva una moquette color borgogna invece di cemento macchiato d’olio.

 

“Signora Allister?” la segretaria disse ancora una volta con appena un cenno di impazienza.

 

“Mi scusi. Stavo pensando.”

 

“Il signor Tyrell adesso può riceverla,” annunciò la segretaria.

 

“Grazie.”

 

La signora Allister annuì educatamente e prese un respiro profondo. Raccogliendo la sua valigetta e tenendola vicino a sé, scivolò oltre una pesante porta di legno di ciliegio, e se la chiuse alle spalle.

 

 

Atto Primo

 

Dissolvenza in entrata

INT.

Stanza della Congrega di Willow – Notte

Cleveland

 

“Oh, ehi. Non è un po’ tardi perchè tu vada in giro da solo? Dovresti stare a letto a casa. Domani c’è scuola, no?” Willow chiese al bambino, un ragazzino di più o meno otto anni, in piedi di fronte a lei.

 

Non ricevendo risposta, solo uno sguardo vacuo, Willow fece un passo avanti e si accucciò di fronte al piccolo.

 

“Ti senti bene? Ti sei perso?” chiese con una sincera preoccupazione per il bambino che aveva davanti. “I tuoi genitori dove sono? Vuoi che li chiami?” Ancora nessuna risposta.

 

Il bambino se ne stava lì, immobile, ma continuava a cercare lo sguardo di Willow. Lei notò che i suoi occhi sembravano spenti e senza vita. Non si era mosso di un centimetro da quando lei lo aveva notato e la sua espressione era rimasta vacua. Lei alzò lo sguardo sopra di lui e vide un uomo dalla calvizie incipiente che reggeva un vassoio colmo di vari tipi di formaggio. “Il calcio fa bene alle ossa,” borbottò l’uomo. Willow lo ignorò e riportò la sua attenzione sul bambino.

 

A quel punto si avvicinò al ragazzino muto. La strega ascoltò da vicino quando il bambino aprì la bocca per parlare. Lo udì sussurrare: “Bisogna nasconderlo. Fare in modo che lui non lo trovi.”

 

Willow guardò il bambino con occhi interrogativi, ovviamente confusa.

 

“Trovare cosa?”

 

Passandole accanto il bambino si precipitò fuori dalla porta, lanciando un grido straziante mentre correva.

 

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INT.

Sala di Allenamento delle Cacciatrici – Notte

Cleveland

 

Kennedy si stava avvicinando alla fine della sua sessione di allenamento; fece un piccolo balzo quando vide una bambina di più o meno otto anni che stava in piedi di fronte a lei.

 

“Oh cavolo! Mi ha spaventata,” disse e poi aggiunse: “Chi sei tu?”

 

Kennedy rimase lì, prima si tolse i guantoni da boxe e poi bevve un sorso d’acqua, aspettando che la bambina le rispondesse.

 

“Okay, cosa ci fai qui? Non ti ho mai vista in giro. Gli altri lo sanno che--” Fu interrotta dalla bambina.

 

“Devi nasconderlo. Non lasciare che lui lo trovi.”

 

La giovane cacciatrice rimase immobile per un momento prima di rispondere. “Che cosa vuoi dire?” chiese Kennedy, del tutto confusa dall’enigma della bambina.

 

La bimba si voltò e si precipitò fuori dalla porta. Alcuni istanti dopo, Kennedy udì un grido forte e  pieno di sofferenza.

 

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INT.

Cucina delle Cacciatrici – Notte

Cleveland

 

Faith era in cucina per fare uno spuntino di mezzanotte. Chiuse il frigo e si voltò verso il tavolo. Vide un bambino seduto a tavola, che pareva aspettare che lei finisse le sue operazioni notturne di preparazione del panino.

 

“Whoa, da dove sei uscito fuori, scricciolo?” gli chiese e diede un morso al panino. Sentì un’altra voce alle sue spalle.

 

“Non dimenticare il formaggio svizzero.”

 

Si voltò e vide un uomo che teneva un vassoio pieno di vari formaggi.

 

“Fa nulla, bello” gli rispose. “Sto bene così.”

 

Si voltò di nuovo verso il bambino. “Okay, non sei il massimo della chiacchiera, vero? Come ti chiami?” Nessuna risposta. Lei si mise una mano sul fianco. “Ascolta ragazzino, chi ti ha fatto entrare? È stato Giles? Devo andare a parlargli. Non mi ha detto che aspettavamo…”

 

“Devi nasconderlo. Non lasciare che lui lo trovi,” la interruppe il bambino.

 

“Ma di che parli?” chiese al bambino. E lui urlò più forte che poté, poi saltò su e corse via dalla stanza. Faith fece spallucce e continuò a mangiare il panino.

 

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INT.

Studio del Consiglio degli Osservatori – Notte

Cleveland

 

Giles stava cercando qualcosa in uno dei suoi libri quando notò qualcosa all’angolo dell’occhio. Si voltò appena e vide una bambina che era in piedi accanto a lui. “Oh, salve. Non ti ho sentita entrare,” fece Giles alla bambina. “Posso esserti d’aiuto in qualche modo?” domandò.

 

La bimba rimase immobile, priva di emozioni.

 

“Oh, s-scusami, che maleducato sono: mi chiamo Rupert Giles. Sono un Osservatore,” disse e si accucciò mettendosi viso a viso con la bimba.

 

“Non permettere che lui lo trovi,” rispose la bambina.

 

“Scusami? Trovare cosa?” chiese l’osservatore.

 

La bambina si voltò e scappò via, lanciando un forte grido.

 

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INT.

Biblioteca del Consiglio degli Osservatori – Notte

Cleveland

 

Wood stava guardando delle mappe e controllando il piano per andare a prendere delle nuove Cacciatrici quando un bambino dinanzi a lui attirò la sua attenzione.

 

“Oh, ciao! Come ti chiami, piccolino?” chiese lui educatamente, per non spaventarlo. Non ricevendo risposta disse: “Io sono Robin,” e si avvicinò per porgergli la mano. Poiché non riceveva alcuna risposta e il bambino non si muoveva, proseguì: “Sei qui assieme a qualcuno? Con i tuoi genitori?”

 

“Bisogna nasconderlo. Non permettere che lui lo trovi.” Il bambino all’improvviso si mise a correre facendo trasalire Wood con il suo grido acuto.

 

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INT.

Stanza Multimediale di Andrew – Notte

Cleveland

 

“Vediamo un po’…ho  le prime sei stagioni di X-Files. Non ho mai preso la sette perché penso che non valga come le altre, sai? Oh! E oltre alle prime sei stagioni ho anche la versione cinematografica di X-Files ‘Flight of the Future’,” disse Andrew e mostrò i DVD di ogni articolo che aveva citato nelle sue braccia stracolme. La bambina restava lì seduta fissandolo vacuamente: “Oh, okay allora. Credo che ne prenderò uno a caso…se non vuoi scegliere tu,” disse lui.

 

L’avviso standard dell’FBI all’inizio del disco apparve sullo schermo e Andrew si voltò verso la bambina: “Allora, come ti chiami? Io sono Andrew.”

“Non permettere che lui lo trovi.”


“Uh? Chi?”

 

La bambina corse via urlando, lasciando Andrew sbigottito.

 

“Ehi! Ma che facciamo col DVD?” strillò lui gettandosi sul divano, incrociando le braccia e mormorando: “Strambe Cacciatrici.”

 

Dissolvenza incrociata

INT.

Consiglio degli Osservatori – Giorno

Cleveland

 

Willow e Kennedy entrarono nella sala mensa e videro Giles, Faith e Wood che erano già lì. Appena si misero a sedere, Andrew si avvicinò con la loro colazione.

 

“Allora, come state tutti quanti, in questa gradevole mattina?” chiese mentre sistemava i piatti sul tavolo, felice che stavolta tutti si fermassero a mangiare.

 

“Oh, bene, grazie,” disse Giles con un sorriso e osservò Andrew servire il pasto. Giles poi abbassò lo sguardo per guardare tutti gli altri attorno al tavolo. “Ha un aspetto meraviglioso, vero?” soggiunse incitandoli a fare un complimento.

 

Willow, la prima a raccogliere il suggerimento, commentò rapida: “Oh, guarda! Uova…le mie preferite,” e poi sorrise rivolta a Andrew.

 

“Per favore,” iniziò Andrew: “Non trattarmi con condiscendenza.”

 

“Non sto facendo la condiscendente,” ribatté Willow. “Ha davvero un bell’aspetto e-e poi sì, Giles ha fatto presente che ti sentivi un po’ poco apprezzato,” aggiunse con una breve pausa. “Ma noi abbiamo davvero bisogno di te. E ci dispiace se ti senti ignorato,” soggiunse sincera.

 

“Scuse accettate,” annuì Andrew e sorrise. “Allora, il viaggio come è andato?” chiese a Faith e a Wood dall’altra parte.

 

“Molto bene,” gli rispose Wood. “Abbiamo una Cacciatrice da Boston in arrivo questa settimana e un Osservatore potenziale dal New Jersey. E pare che dovremo fare un giro a ovest la prossima settimana.”

 

“Forte,” si complimentò Andrew. “E signor Giles, a lei come va? L’ho sentita andare su e giù per lo studio la scorsa notte.”

 

“Mi spiace di averti svegliato,” gli disse Giles.

 

“Naa, ero già in piedi.”

 

“Beh, non ho riposato molto,” disse Giles. “Credo di aver letto a fondo alcuni vecchi testi. ”

 

“Nemmeno io,” soggiunse Willow. “Ero piuttosto agitata.”

 

“So cosa volete dire,” disse loro Andrew. “Ho fatto un sogno stranissimo stanotte,” continuò mentre si metteva disinvolto a sedere per mangiare. “Ero davanti alla TV e mi stavo preparando per guardare i DVD di X-Files. Non mi piace la stagione sette, e quindi non l’ho presa. Ma ho le prime sei stagioni, e la versione cinematografica del-.”

 

La sua chiacchiera fu interrotta da Faith: “Passa alla parte interessante.”

 

Dopo una breve pausa e gettando uno sguardo indignato su di lei, Andrew mise da parte il resto della storia: “Comunque,” proseguì, “c’era questa bambina seduta sul divano e io naturalmente ho pensato che fosse una nuova Cacciatrice. E quindi stavamo lì a decidere cosa guardare. Ma lei non diceva nulla, e allora le ho detto di decidere per tutti e due. Le ho chiesto come si chiamava e lei ancora non ha risposto. Poi ha detto-.”

 

“‘Non lasciare che lo trovi’, qualcosa del genere?” domandò Wood.

 

“Giàààààà,” fece Andrew annuendo col capo. “Hai fatto lo stesso sogno?”

 

“Whoa, anche io,” fece eco Faith prima che anche Willow potesse rispondere: “Ma nel mio era un bambino, non una bambina,” disse Faith. “Qualcun altro ne ha fatto uno simile o siamo solo noi il gruppo di psicotici?”

 

“Beh, ho fatto un sogno simile anch’io, e c’era una bambina,”  disse Giles al gruppo. Guardò Kennedy e Wood e domandò: “Voi due avete fatto lo stesso sogno?”

 

Entrambi annuirono. Willow prese la penna e iniziò a prendere appunti sul blocco note accanto a lei.

 

“Già, una ragazzina,” le disse Kennedy. “Pensavo che fosse una Cacciatrice. ci sono così tante ragazze ad affollare questo posto. Mi è sembrato naturale vedere una ragazza nella palestra e quindi non ho pensato niente di speciale.”

 

“Il mio era su un bambino, non una bambina,” rispose Wood. “E poi sì, ha detto qualcosa che suonava così.” Robin si fermò, provando a ricordare. “Devi nasconderlo. Non permettere che lui lo trovi,” disse agli altri schioccando le dita.

 

“Deve avere un qualche senso,” disse Willow, “Penso che dovremmo indagare,” disse e guardò verso Giles.

 

“Ah, sì, sono d’accordo. Potremmo trovare qualcosa di utile,” le rispose lui annuendo.

 

“Vieni a darmi una mano, Andrew, dopo che hai pulito,” disse Willow e si alzò dal tavolo, prendendo il succo di frutta in una mano e reggendo insieme il piatto e il blocco note nell’altra.

 

“Sicuro, Willow,” rispose lui entusiasta.

 

“Bastano cose semplici a farlo felice,” scherzò Kennedy rivolta a Faith che sorrise in risposta.

 

Willow notò Hank che si incamminava verso la sala mensa mentre lei usciva ed educatamente gli fece un cenno col capo e aggiunse: “Buongiorno.”

 

“’Giorno,” rispose lui e continuo a camminare oltre lei, cercando Giles. Raggiunta la sala mensa, salutò Giles con una stretta di mano. “Buongiorno, signor Giles.”

“Oh, signor Malloy, buongiorno.”

 

Guardando il resto degli occupanti il tavolo, Giles li presentò. “Questi sono Faith, Wood, Kennedy e Andrew, che ha già conosciuto ieri,” disse con un sorriso mentre ognuno degli altri rispondeva con un sorriso e un cenno quando Giles chiamava il loro nome.

 

“Beh, piacere di conoscervi tutti,” disse Hank sorridendo a sua volta.

 

Andrew disse con noncuranza: “Già, credo che siamo stati fortunati ad aver trovato qualcuno che ha già lavorato in questo palazzo. È d’aiuto conoscere già un po’ il posto, uh?”

 

“Sì, certo. Mi fa piacere tornare a lavorare qui – è un palazzo così bello. Mi sarebbe dispiaciuto se l’avessero demolito,” disse Hank e si voltò per uscire e iniziare a lavorare.

 

Lasciando gli altri a finire ciascuno il proprio pasto, Giles in silenzio salì su e si unì a Willow, che era al computer. Assicurandosi che nessuno degli operai fosse nei dintorni e li potesse sentire, iniziò a parlare.

 

“Ah, volevo chiederti se hai ristretto il campo riguardo a quel covo di vampiri,”  disse sedendosi di fianco a lei.

 

Alzando gli occhi dal computer, Willow lo informò: “Al momento c’è un programma che devo ancora usare sui dati. Ci vorrà un po’ di tempo per ottenere qualche risultato.”

 

“Oh, va bene. Penso che dovrebbe essere la nostra prima priorità. È una minaccia conosciuta di cui dobbiamo occuparci prima possibile.”

 

“Okay, ci sto lavorando. Dovrei avere qualcosa tra poco. Dopo colazione faccia venire tutti, vorrei qualche altra descrizione dei sogni.”

 

“Stai diventando una freudiana?” la canzonò lui.

 

“A volte un sigaro è solo un sigaro,” citò lei con un sorriso. “Ma tutti quanti che facciamo lo stesso sogno? Vale la pena indagare.”

 

 

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EST
Strada fuori del Consiglio – Giorno

Cleveland

 

Tutti quanti dentro al Consiglio ero indaffarati nelle rispettive attività giornaliere, troppo indaffarati per notare il furgone nero parcheggiato dall’altra parte della strada. Al comune passante poteva sembrare che dentro non ci fosse nessuno.

 

Ma dentro il veicolo un gruppo di tre uomini raccolti attorno a dei piccoli schermi televisivi, con in testa delle cuffie, e con una massa di pannelli di controllo e bottoni di fronte a loro. Sugli schermi vedevano qualsiasi cosa succedesse all’interno del Consiglio. Uno schermo mostrava persino la posta che veniva consegnata, proprio come aveva fatto tutti i giorni da quando erano arrivati.

 

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INT
Consiglio degli Osservatori – Più tardi quello stesso giorno

Cleveland

 

“Ehi,” disse Kennedy e raggiunse Willow, allargando le braccia attorno alle sue spalle e abbracciandola da dietro.

 

“Ehi, stai già uscendo?” domandò Willow, appena Kennedy si piegò per darle un bacio.

“Sì, il sole tramonterà tra circa un’ora. Non vogliamo sprecare più tempo del necessario. Potremmo anche incominciare presto,” spiegò Kennedy mentre le altre entravano nella stanza, con Vi che faceva strada. “Avete concluso qualcosa con la ricerca?” chiese Kennedy.

 

“Sì, abbiamo localizzato i vampiri in un condotto fognario. Tra l’altro, pare che quella sia la strada principale per Cleveland, per i non-morti. Ora sto lavorando alla storia del sogno bizzarro. Non c’è granché su cui indagare,” disse Willow con voce lontana mentre tornava a guardare lo schermo.

 

“Beh, Faith resterà nelle retrovie stanotte così che qualcuno stia a osservare la situazione qui al Consiglio, scusa il gioco di parole.”

 

“Ah. Ah.” Rispose Willow con un sorriso.

 

“Ehi! Non ci serve un altro incidente stile ‘Sono un vampiro cattivo adesso, fatemi entrare’,” spiegò Kennedy. “Un’altra chiamata disperata dal quartier generale al mio walkie-talkie e potrebbe prendermi un infarto.”

 

“Staremo bene,” la rassicurò Willow.

 

“Con Faith qui lo credo anch’io ma in caso,” sorrise, “Vi è con me e Rona condurrà la seconda squadra stanotte. Chiamateci se avete bisogno di noi.”

 

“Lo faremo,” rispose Willow, piegandosi per darle un altro bacio, che Kennedy fu felice di accogliere. “Magari al tuo ritorno avremo qualche informazione in più rispetto ai riferimenti a ‘L’Interpretazione dei Sogni’.”

 

Giles era in piedi sulla porta ad osservare lo scambio con preoccupazione nello sguardo. “Ce la potete fare,” disse Kennedy fiduciosa. “Tornerò presto,” aggiunse e poi condusse le squadre fuori, nella notte.

 

Quando le Cacciatrici se ne furono andate, Giles si incamminò lentamente nella stanza per unirsi a Willow al computer: “Uhm, c’è qualche cosa che non va? Mi sembri un po’ distratta stasera,” chiese, la preoccupazione evidente sul suo volto.

 

“Cosa glielo fa pensare?” disse Willow con un sorriso triste mentre si voltava dallo schermo del computer per guardarlo in viso.

 

“Beh, dopo 7 anni credo di poter dire quando c’è qualcosa che ti turba. Riguarda forse i tuoi doveri di Osservatore? Lo so che non abbiamo avuto molto tempo per incominciare la preparazione ma prometto che una volta che-.”

 

“No, non è per quello,” disse lei mentre apriva un cassetto della scrivania e gli passava una cartolina.

 

Appena la alzò per guardarla, vide il nome Xander scritto su di essa. Alzò gli occhi dalla cartolina e domandò: “Dal signor Harris?” fece con un sorriso e iniziò a leggerla.

 

“Già. Mi è arrivata stamattina dopo colazione. Ho paura per lui, là fuori, tutto solo, Giles. Non so dov’è. Non so come sta. E-e lo so che ha un sacco di soldi ma non so come, cioè, come sta sopravvivendo. È solo che…vorrei poter fare qualcosa di più per lui. Credo di sentirmi abbastanza inutile, sa?” Spiegò Willow mentre lui le restituiva la cartolina. “Ha anche staccato il cellulare, non lo posso neppure chiamare.”

 

“Beh, non sembra stare poi malissimo. Ha sempre voluto viaggiare per la nazione e per i parchi dei vari stati.”

 

“Non è quello che dice che mi preoccupa,” rispose Willow. “È quello che NON dice. La legga ancora e mi dica se ha l’aria dello Xander che conosciamo.”

 

Giles diede uno sguardo alla cartolina ancora una volta e gliela restituì. “Capisco,” disse Giles e si tolse gli occhiali. “Niente parlata scherzosa alla Xander. È questo che vuoi dire?”

 

“È solo che non sembra se stesso. Cioè, lo so che dopo aver perso un occhio e dopo Anya e, beh, dopo ogni cosa è stato triste e abbattuto. E rispetto il fatto che sia stato onesto e abbia detto che non ce la faceva a unirsi alla nostra battaglia. È dura non è essere in grado di aiutarlo, specie dopo che ha fatto così tanto per me dopo la morte di Tara.”

 

“Beh, forse potremmo chiamare Buffy? Vedere se può raggiungerlo o se sa dove si trova?”

 

“Forse…tutto quel che so è che dice che sta bene e che la sua cartolina gli ha fatto pensare a me, ed è per questo che me l’ha mandata,” disse Willow, sorridendo triste verso la cartolina che raffigurava una capra. “Mi ricordo dello zoo dei cuccioli dove siamo andati da piccoli,” disse a Giles indicando la foto. “È ovvio che anche lui se lo ricorda ma…”

 

“Pensi che dovremmo cercarlo – voglio dire cercarlo sul serio? Potremmo trovarlo e provare a parlargli,” suggerì Giles.

 

“No, no. Se n’è andato perché voleva un suo spazio lontano da tutto questo, voleva allontanarsene. Credo che dovremmo rispettarlo e almeno concederglielo,” rispose Willow.

 

“Che cosa mi dici invece degli incantesimi curativi su cui hai fatto ricerche?” chiese Giles.

 

“Ne ho trovato qualcuno, ma solo un paio di riti di magia nera che implicano un qualche sacrificio. E-e non parliamo del tipo con animaletti carini e pelosi, ma di quello con esseri umani. Mi piacerebbe fare certi sacrifici per aiutare Xander ma non TUTTI quelli possibili, se capisce dove voglio arrivare.”

 

“Certo che sì,” convenne Giles. “Ma se hai bisogno del mio aiuto Willow…”

 

“So dove trovarla,” disse con un sorriso. “Al piano di sopra, terza porta sulla destra.”

 

Giles le restituì la cartolina e con un lieve sorriso fece correre la mano sulla nuca di lei affettuosamente, prima di darle una pacca sulla spalla.

 

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EST

Strada cittadina – Notte

Cleveland

 

“Non capisco perché stanotte è tutto così tranquillo,” fece notare Vi mentre lei e le altre pattugliavano la strada.

 

“Chi lo sa,” rispose Kennedy, “Di solito quando c’è troppa calma significa che qualcosa sta per succedere. Dovremmo tenerci pronte.”

 

Nel frattempo, tenendo un ritmo costante dietro di loro, una bionda, non vista, seguiva ogni loro mossa. Seguendoli in silenzio, osservava i loro movimenti e ascoltava le conversazioni con acuta consapevolezza.

 

“Ehi, controlliamo là sotto in modo rapido. Poi ci dirigeremo nella zona est della città,” disse Kennedy, indicando un tombino.

 

Il gruppo si diresse giù per la scala a pioli con la bionda ancora alle loro spalle, armata adesso con una balestra, che teneva assicurata con una cinghia alla schiena. Nessuno di loro notò il furgone nero che li stava seguendo tutti.

 

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INT
Consiglio degli Osservatori - In quello stesso momento

Cleveland

 

“Uh, guarda là. Questa città ha un bel pezzo di storia alle spalle,” disse Willow a voce alta, attirando l’attenzione di Giles. Chinandosi verso lo schermo così da poter vedere meglio, iniziò a leggere l’informazione a Giles mentre lui mise giù un libro e si diresse verso di lei.

 

“Ci sono stati sei omicidi di bambini l’anno scorso. Il principale sospetto era un senzatetto, Richard Malloy. È morto cadendo dal tetto di questo palazzo, lo scorso inverno. Nessun altro omicidio, da allora,” disse Willow e alzò lo sguardo verso Giles.

 

“Il senzatetto di cui ha parlato la nostra agente immobiliare,” soggiunse Giles. I due si scambiarono uno sguardo prima che Willow scrivesse le parole per avviare un’altra ricerca. All’improvviso, un'altra schermata apparve.

 

“Bene allora, pare che ci siamo imbattuti in qualcosa di interessante, non credi?” sottolineò Giles.

 

“Sicuro,” fece Willow. “Secondo i registri della polizia il nostro addetto alle riparazioni Hank e Richard sono fratelli – gemelli direi, da quanto vedo dalle foto qui. Beh, questo rende le cose più confuse e complicate di quanto in genere mi piaccia,” disse Willow e salvò le nuove informazioni trovate su un dischetto.

 

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INT

Sistema Fognario - Notte

Cleveland

 

“Rachel! Attenta!” gridò Kennedy mentre si voltava per affrontare un vampiro anche lei.

 

La nuova recluta Rachel si voltò appena in tempo per ficcare il paletto nel vampiro che le si stava facendo sotto da dietro. I vampiri risvegliati dal trambusto nella fogna ora stavano calando sul piccolo gruppo di Cacciatrici che si trovava nella loro tana.

 

Non notata da nessuno dei due gruppi, la loro bionda osservatrice scrutava ogni cosa che le accadeva di fronte nascosta nelle ombre. Un lieve sorriso le attraversò le labbra mentre osservava la mischia. Ma a quel punto, accadde qualcosa che attrasse la sua attenzione.

 

“Ehi! Alle tue spalle!” gridò la donna bionda a Vi, che stava affrontando alcuni vampiri che si erano raggruppati dinanzi a lei.

 

Impegnata con i vampiri che aveva di fronte, Vi non aveva visto i due non-morti che erano strisciati alle sue spalle. Si voltò e velocemente piantò il paletto in un vampiro, mentre l’altro si tramutò in cenere all’improvviso. La bionda teneva in mano una balestra scarica e rapidamente cercò di ricaricarla dopo il colpo.

 

Gli altri vampiri notarono la nuova presenza sconosciuta e si diressero verso di lei. Incapace di ricaricare in tempo la balestra, fu gettata a terra con un forte tonfo.

 

Chinandosi su di lei, il non-morto commentò: “È un po’ che non faccio un pasto decente. Credo che questo me lo gusterò.”

 

La bionda chiuse gli occhi e lo spinse via con tutte le sue forze per non farsi mordere ma lui stava lentamente avendo la meglio su di lei. Di colpo sentì le proprie mani afferrare il vuoto e fu ricoperta di cenere. Aprì gli occhi e vide Kennedy che si ergeva sopra di lei, con le mani sui fianchi.

 

“Ciao, tu chi diavolo sei?” chiese Kennedy, offrendo la mano alla bionda.

 

“Rowena Allister,” rispose lei, rimettendosi in piedi.

 

“Sei una Cacciatrice?” chiese Vi. “Perché il quartier generale non è lontano da qui. Potresti venire lì con noi, se vuoi.”

“Oh, no. Io non uccido a meno che non sia costretta,” disse la bionda con un leggero sorriso, spazzolandosi da dosso la polvere del vampiro. “Sono un Osservatore.”

 

Kennedy alzò un sopracciglio e Vi rimase a bocca aperta.

 

 

Atto Secondo

 

Dissolvenza in entrata

INT
Cosniglio degli Osservatori – Giorno

Cleveland

 

Dopo aver udito un colpo improvviso sulla porta, Willow andò a rispondere mentre Andrew era in piedi dietro di lei.

 

Davanti alla porta c’era un uomo ben vestito con un’espressione seria sul volto. Si presentò a Willow e le porse la mano per stringergliela.

 

“Salve. Mi chiamo Vincent DeVeer e appartengo al Consiglio degli Osservatori. Sono qui per una questione di 200 milioni di sterline che pare siano scomparsi.”

Gli occhi di lei si spalancarono e gli lasciò subito la mano. Si voltò verso Andrew che aveva un’espressione altrettanto sorpresa. Serrando le labbra, Willow si voltò verso Andrew e indicò col capo alle sue spalle, mandandolo a chiamare Giles. Senza parlare, comprendendo la silenziosa richiesta, Andrew trotterellò nei recessi del palazzo.

 

“Oh ah, prego, v-venga dentro. Io sono Willow Rosenberg,” disse Willow mentre si toglieva da davanti per permettergli di entrare. Iniziarono a dirigersi verso la zona salotto dell’atrio. “Gradisce qualcosa da bere? Da mangiare? Potrei portarle qualcosa da mangiare se vuole,” disse con un sorriso incerto, cercando come poteva di far sentire l’uomo a suo agio.

 

“Oh no, grazie. Sto bene così. Mi stavo solo chiedendo se possiamo risolvere questa piccola questione il prima possibile,” rispose lui mentre si sedeva su uno dei sofà della sala. Il suo riposo fu breve prima che Giles comparisse e che lui si alzasse per salutarlo.

 

“Salve, io sono il signor Giles,” disse l’Osservatore mentre si accostava all’uomo seduto. Stringendogli la mano, Giles sedette dall’altra parte rispetto a DeVeer e gli fece cenno di fare lo stesso. “Che cosa è esattamente che possiamo fare per lei, signor DeVeer?”

 

“Come ho appena detto alla signora Rosenberg, qui, c’è una questione che deve essere risolta. Sembra che svariati milioni di sterline manchino da uno dei nostri due conti bancari in Svizzera, e stiamo cercando di capire che fine abbiano fatto,” disse l’uomo con uno sguardo serio. “Forse, come membro del Consiglio, lei potrebbe aiutarci in questa ricerca?” aggiunse DeVeer con un sorriso scaltro mentre Giles rimaneva calmo

 

“Ah, sì. E chi sareste esattamente ‘voi’?” fece Giles chiedendo all’uomo di spiegarsi in modo più chiaro.

 

“Oh, mi perdoni. Io rappresento il Consiglio degli Osservatori.”

“Siamo noi il Consiglio degli Osservatori.” Rispose Giles con fermezza. “Uhm, il vecchio Consiglio è stato distrutto. E non ci sono stati sopravvissuti a quanto ne sappiamo. Abbiamo fatto ogni sforzo per rintracciarne i membri ma l’unico contatto che abbiamo è con il signor Robson, uno degli Osservatori la cui Cacciatrice potenziale è stata uccisa. Sono spiacente signor DeVeer, ma non credo che possiamo aiutarla,” rispose Giles.

 

“Sì, bene. Il consiglio non è stato completamente distrutto. Quelli di noi che sono rimasti stanno rimettendo di nuovo le cose a posto. La morte del consiglio è davvero un’esagerazione, signor Giles.”

 

“Allora posso chiedervi dove siete stati nei dodici mesi scorsi?”

 

“Con la minaccia del Primo Male, tutti i membri del Consiglio hanno condotto le proprie operazioni sotto copertura,” spiegò DeVeer.

 

“Vuol dire che si sono nascosti?” ribatté Willow.

 

“Come è stato nobile e coraggioso da parte loro,” fece Giles con una battuta. “Ed eccomi qui a buttare tempo in prima linea come uno sciocco.”

 

Willow gli rispose con un sorriso.

 

“Non è come le chiacchiere l’hanno fatto sembrare,” proseguì DeVeer, ignorando il commento di Giles. “Forse dovrebbe chiamare direttamente James Tyrell. Voi due vi conoscete, se non sbaglio. Sono certo che potrà garantirle che le dicerie che sono circolate sono alquanto inappropriate,” disse l’uomo con un leggero sorriso.

 

“Pensavo che fosse rimasto ucciso nell’esplosione. Intende forse dirmi che è ancora vivo, signor DeVeer?” disse Giles, cercando di mettere insieme tutte le informazioni di cui stava venendo a parte.

 

“Proprio così, signor Giles. Gli ho parlato questa stessa mattina. Lo chiami, veda cosa ne dice lui stesso.” Il signor DeVeer porse a Giles un biglietto da visita. “Il suo numero di casa è sul retro.”

Come suggerito, Giles si alzò e raggiunse il telefono e compose la serie di numeri. Willow, Andrew e Mr. DeVeer sentirono tutti quello che Giles disse alla persona all’altro capo del filo.

 

“Sì, Rupert Giles, vorrei parlare con il signor James Tyrell,” disse con disinvoltura.

 

“Tyrell? Sono Rupert Giles…ad essere onesti, non pensavo che l’avrei mai più sentita,” disse con un sorriso. “Ah, sì, sì. Capisco. C’è dell’importante lavoro da fare, e non c’è tempo per viaggiare e andare a trovare vecchi amici. C’è molto di cui occuparsi a Londra da quanto ho sentito finora dal signor DeVeer.”

 

Mentre parlava, Willow e Andrew si scambiarono sguardi preoccupati mentre cercavano di capire cosa tutto questo significasse. Appena Giles ebbe riagganciato ed ebbe fatto ritorno al suo posto a sedere, si scusò.

 

“M-mi dispiace signor DeVeer. Pare che lei sia autorizzato dal vecchio consiglio a rappresentarli. Hanno completa fiducia nelle sue capacità.” Giles notò gli sguardi che Andrew e Willow si stavano scambiando mentre tornava a sedere.

“Sì, bene, è comprensibile. Credo che il Consiglio non avrà nessun problema con il suo operato, considerando le sue ragioni, cioè. Dovrebbe essere anzi lodato per aver preso questa iniziativa. Sebbene si fosse sbagliato, quel che dovrà accadere nel prossimo futuro non deve essere stabilito per forza in questo istante,” spiegò il signor DeVeer. Si sistemò nel suo posto e si chinò leggermente in avanti mentre proseguiva: “Non intenteremo una causa per il denaro,” disse con noncuranza, sorridendo.

 

A queste parole, Willow sedette silenziosamente accanto a Giles e si rilassò. Andrew fece lo stesso, chiudendo gli occhi e sorridendo. Giles, tuttavia, non mutò espressione. Willow era certa che Giles stesse ancora assemblando il tutto nella sua testa e un breve sorriso le attraversò le labbra.

 

Proprio allora, una parata chiassosa di ragazze entrò nella stanza. Kennedy e la bionda era in testa, scambiandosi sguardi e discutendo sul loro precedente pattugliamento mentre camminavano.

 

“Pericolo? E tu credi che QUELLO fosse pericolo? Avevamo tutto sotto controllo. È stata la TUA piccola acrobazia a metterci tutti in pericolo!” disse Kennedy voltandosi verso la donna, con la mani sui fianchi. “Sei tu quella che si è messa in mezzo e ha cambiato la partita!”

 

Faith corse loro incontro sentendo tutto il baccano, col paletto pronto come se si aspettasse di vedere una legione di vampiri e demoni. Si arrestò a metà strada quando vide che le Cacciatrici erano tornate a casa, portandosi dietro una bionda sconosciuta. Rimase in piedi in silenzio e ascoltò la discussione.

 

"Non è vero ti dico, c’è bisogno di più ricognizioni per esser certi che il gruppo sia al sicuro. Non si può semplicemente andare là fuori e cercare lo scontro,” spiegò la donna bionda con chiarezza. “Siete state fortunate che mi trovassi lì per aiutarvi. Se non ci fossi stata, chissà cosa sarebbe potuto succedere a questo intero gruppo! Un pattugliamento non è una cosa così semplice come l’avete fatta diventare voi. C’è molto più lavoro attorno che il semplice andare là fuori e gironzolare per le strade in cerca di vampiri.”

 

“Scusami? La missione è compiuta e nessuno si è fatto male. Facciamo sempre questo genere di cosa ed ha sempre funzionato. L’ultima cosa che ci serve è di aggiungere un so-tutto-io alla ricetta. Non avevamo bisogno del tuo aiuto. Ed è un dato di fatto,”