Il Lago Sinistro

 

Teaser

 

Story by: CN Winters and Susan Carr

Written by: Susan Carr

Directed by: CN Winters and Susan Carr

Produced by: CN Winters and Susan Carr

Edited by: Kate

Sound Department: Steff

Art Director: Chris Cook

Artists: Chris Cook, David Zahir, Chantal, Mytryk, Cynthia Taz, CN Winters

 

Dissolvenza di apertura

Est.

Una piccola barca da pesca sul lago Erie – Mattina Presto

 

Due uomini si muovevano silenziosamente sopra la piccola imbarcazione da pesca; una piccola lanterna a batteria, fissata alla poppa, la loro unica fonte di luce. L’alba ancora indugiava e solo il pallido lontano bagliore di Cleveland permetteva agli uomini si sapere che si trovavano vicino casa.

 

"Jack, allungami un po’ quella," disse uno degli uomini.

 

Jack si spinse in fondo alla barca e passò all’altro uomo la catena, e il suono metallico del metallo che grattava su altro metallo echeggiò nel silenzio, facendo indietreggiare Jack per il fastidio.

 

"Sicuro che è una buona idea, Denny?" domandò Jack.

 

"Ahh, certo che sì," rispose Denny, prendendo una chiave e fissando un bullone alla fine della catena. "Hai sentito quel tizio allo Spot. Cinquemila bigliettoni a foto. Diecimila per un campione di tessuto di Bessie. Cinquantamila per il corpo e centomila se gliela porti viva."

 

"Proprio non ci arrivo," disse Jack con tono spaventato. "Che motivo c’è per volerla catturare? Che cosa ha fatto mai a parte dare un morso ogni tanto a qualche bagnante? E che cos’è questa storia dei campioni di tessuto? A che diavolo servirebbero?"

 

Denny alzò le spalle. "Forse vogliono studiarne il DNA o roba del genere! Dimostrare che è una creatura preistorica, no? Ma poi che ce ne importa? Diventeremo ricchi!"

 

Jack scrollò le spalle e bevve un altro sorso dalla sua fiaschetta. Denny si concentrò sul quello che stava facendo, attaccando infine un grosso uncino all’estremità della catena. "Passami la carne, Jack."

 

Restando seduto, Jack si voltò torcendo il busto e, infilando la mano in una busta termica colorata, ne tirò fuori un grosso pacchetto avvolto in carta bianca da macellaio. Passò il pesante fagotto al suo compagno che l’aprì mostrando un grosso taglio di carne.

 

"Meg mi ammazzerà quando scoprirà che le abbiamo rubato l’arrosto. Tutta la famiglia verrà giù la prossima settimana per il compleanno di Bobby e lei aveva in mente di preparargli il suo piatto preferito," si lagnò Jack.

 

"Ehi, non ti agitare," sorrise Denny mentre infilava l’uncino nell’arrosto, rivoltandolo e infilandolo di nuovo e infine spingendolo bene in fondo. "Dopo che avremo la taglia di Bessie, potrai comprare a Bobby una dozzina di arrosti per la sua festa e Meg ti regalerà un po’ di quelle calde attenzioni che desideri tanto."

 

Jack sospirò mentre Denny scoppiò a ridere e si assicurò che l’altro capo della catena fosse fissato al bullone sulla prua. Con un lancio leggero gettò l’arrosto in acqua.

 

"E andiamo," disse Denny con un sorriso soddisfatto. "Dai Bessie, piccola, almeno fatti vedere." Infilò la mano in uno zaino, ne trasse una macchina fotografica subacquea e si fece passare la lunga cinghia dietro il collo.

 

"Porca paletta, Denny!" esclamò Jack alla vista della macchinetta. "Dove l’hai presa? Deve costare una fortuna."

 

Denny annuì. "Puoi starne certo: ho impegnato i gioielli di nozze di Pearl. Ha avuto le dita gonfie ultimamente e li ha riposti nel portagioie. Non si accorgerà nemmeno che sono spariti, e li riprenderò prima che lo scopra."

 

"Oh amico," disse Jack allarmato. "Non sta bene, Denny. L’arrosto di Meg, gli anelli di Pearl. Ci metteremo nei guai, vedrai. Finisce sempre così."

 

Denny sbuffò deridendolo e agitò la mano. "Naa, andrà tutto bene. Sta a vedere, Jack. Quel tizio allo Spot ci pagherà bene. Te lo prometto."

 

"Sì, se non è una truffa," mormorò Jack. Stava per aggiungere qualcos’altro quando d’improvviso ci fu un leggero strattone alla catena e alcuni anelli scivolarono oltre il capodibanda.

 

"Denny?" disse Jack, guardando la catena.

 

Denny rimase in silenzio mentre alcuni altri centimetri di catena scivolarono fuori bordo.

 

"Denny? È lei?" domandò Jack.

 

"Potrebbe essere un pesce gatto," disse lui. "Magari sta dando un assaggio." All’improvviso la restante parte della catena prese ad agitarsi in modo disordinato.

 

"Oh Dio," gridò Jack quando la catena scattò e si tese e fece sobbalzare la barca, buttando giù i due dai propri sedili e ricoprendoli dell’acqua del lago che risciacquava nella sentina, in fondo alla barca.

 

"Santa merda!" strillò Denny quando la barca prese ad accelerare, tirata dalla catena. "È come un giro su una slitta del Nantucket, Jacky! Sicuro che non abbiamo preso una balena?" Rideva come un pazzo mentre cercava di rimettersi al suo posto e di orientare la macchina fotografica in posizione.

 

"Oh Dio," continuava a ripetere ancora e ancora Jack mentre la barca proseguiva attraverso l’acqua, la prua che affondava profondamente nel lago e gli spruzzi che sferzavano i fianchi della barca.

 

Rapido come era incominciato il viaggio si arrestò bruscamente, gettando i due uomini in avanti. Jack agguantò un secchio per le esche e iniziò a buttar via l’acqua. Denny continuò a giocherellare con la sua macchinetta.

 

"Si è rotta la catena?" chiese Jack, senza smettere di sgottare.

 

"Non so," disse Denny, affacciandosi sull’acqua. Tirò delicatamente la catena. "Si è allentata," disse infine dopo averne tratto in barca un paio di metri, ma tolse la mano di scatto quando sentì uno strattone in risposta.

 

"Cristo!" esclamò appena l’acqua davanti alla barca prese a ribollire e ad agitarsi. "Sta venendo su!" gridò.

 

"Oh Dio!" disse Jack, e la sua faccia divenne bianca quando un enorme corpo allungato emerse dall’acqua e si sollevò dinanzi alla barca. "Denny! Quella non è Bessie!"

 

Denny, la macchina fotografica abbandonata nelle mani, non riuscì a far altro che guardare a bocca spalancata l’enorme sagoma pendere in avanti e iniziare a cadere su di loro, fracassando la barca e trascinando essa e i suoi passeggeri sotto i flutti. In pochi istanti non rimase nulla della barca né degli uomini, solo qualche increspatura sulla superficie del lago Eerie.

 

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Int.

Tavola calda sul ciglio della strada per Toledo – Mattina Presto

 

"Un altro po’?" chiese la cameriera in uniforme, di mezza età, quando si arrestò dall’altra parte del bancone all’altezza della Cacciatrice dai capelli scuri, tenendo in mano un bricco.

 

Faith annuì per ringraziarla e osservò la sua tazza riempirsi di un caffè forte e nero. Rigirò il contenitore dello zucchero e stette a guardare il fiotto di cristalli bianchi versarsi nella tazza. Dopo un’eternità lo rimise dritto, ci pensò su un momento e poi ne aggiunse un altro po’.

 

"Wow," fece una voce lì vicino a lei. "Direi che ti piace lo zucchero, eh zuccherino?"

 

Faith si voltò verso il suo vicino allo sgabello accanto. Dopo aver valutato per un momento, decise che il giovane, che indossava jeans, stivali da cowboy e una camicia di flanella non costituiva una minaccia. "Ho un metabolismo alto. Ho bisogno di energie," rispose infine e si accese la seconda sigaretta della giornata.

 

Il sorriso di lui si allargò ancor di più. "Scommetto di sì. Mi chiamo John D. Walbanks, comunque. JD per gli amici."

 

Faith si mise in bocca la sigaretta e strinse la mano che gli veniva offerta. "Faith."

 

"Dall’accento, Faith, direi che vieni da qualche parte ad est," fece lui.

 

Faith lo osservò per un istante, uno sguardo pensoso sul viso. "Boston, in origine. California. Ora Cleveland."

 

"Giri un sacco, eh?" disse lui. "So cosa vuol dire. Sono un camionista. È una vita solitaria, ma amo viaggiare per le strade. Che mi dici di te?"

 

Faith scrollò le spalle e bevve un sorso di caffè. "Niente di che."

 

"Stai andando a Toledo?"

 

"Senti JD," disse Faith, girandosi verso il camionista. "Mi fa piacere, davvero, ma il fatto è che mi vedo già con qualcuno."

 

"Oh," disse JD, la delusione palese sul suo volto. "È tutto a posto. Mi dispiace se sono stato sfacciato."

 

"Naa, bello, non ti agitare," rise Faith. "Ne è passato di tempo da quando mi ti sarei sbattuto, oppure t’avrei gonfiato come un pallone solo per averci provato. È questa cosa nuova che sto sperimentando – la chiamano serenità."

 

JD rise assieme a lei per un momento e poi gettò alcune banconote sul bancone. "Beh, meglio tornare al lavoro. Abbi cura di te, Faith, e di’ al tuo tipo che è un uomo fortunato."

 

"Lo farò," Faith sorrise e salutò con la mano il camionista mentre usciva. Bevve d’un fiato il resto del suo caffè e fece un cenno col capo alla cameriera mentre pagava il conto.

 

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Est.

Autostrada, Toledo, Ohio – Alba

 

Faith ingranò la marcia più alta della moto proprio nel momento in cui passava accanto al cartello "Toledo." Sentì un rumore dietro di lei e si girò leggermente sulla sella della moto, biascicando un’imprecazione quando vide gli abbaglianti dietro di lei. Si voltò a destra e a sinistra più d’una volta, come se cercasse una via di fuga. Con un sospiro mise la freccia e rallentò la moto, portandola fuori dell’autostrada, su di una strada cittadina contigua alla rampa di uscita.

 

Mentre la macchina della polizia si avvicinava, Faith fece passare una gamba sopra la moto e si tolse il casco, assicurandolo alla griglia portapacchi. Tirò fuori il portafogli e porse la patente e il libretto all’agente mentre si avvicina alla sua vettura.

 

"Grazie," egli disse, tornando verso la macchina mentre il suo collega si avvicinava.

 

"Correvamo un pochino, eh?" disse l’altro agente, fermandosi davanti a Faith e incrociando le braccia. Faith si mise una mano in tasca, tirò fuori una sigaretta e l’accese.

 

"Mi spiace agente," fece lei. "Mi stavo solo godendo la corsa mattutina. Non ci ho proprio fatto caso, ci crede?"

 

"Già," rispose lui. "Succede. E posso capirlo bene con una moto come questa. Ma dovrebbe stare più attenta. Non voglio finire a raccogliere i pezzi di una ragazza carina come lei sparsi sulla mia autostrada."

 

Faith gli rispose con l’ombra di un sorriso, diede una profonda boccata e osservò l’altro agente avvicinarsi con un’ espressione seria sul volto.

 

"Allora, Faith," egli disse. "Pare che tu abbia lasciato qualcosina a metà giù in California."

 

"Dice sul serio?" rispose all’agente. E sottovoce mormorò: "Merda." Si grattò la guancia nervosamente e domandò loro: "Ho diritto a una telefonata, giusto?" E fece ai poliziotti un sorriso canzonatorio.

 

Uno dei poliziotti le fece cenno di girarsi ruotando il dito e Faith obbedì e mise le mani dietro la schiena. "Willow mi ammazzerà."

 

Dissolvenza di chiusura

 

Il Lago Sinistro

 

Atto 1

 

 

 

Dissolvenza di apertura

Int.

Consiglio degli Osservatori – Sala Mensa

Mattina Presto

 

Willow entrò nella sala mensa e sorrise alla vista della frenetica attività. Gruppi di Cacciatrici chiacchieravano animatamente divorando la colazione. Ad un tavolo più calmo ella notò Giles che discorreva con Robin e Kennedy. Willow si diresse velocemente verso di loro, poggiò una grossa cartella sul tavolo e si chinò per dare un bacio di buongiorno alla sua ragazza.

 

"Ehi tesoro," le disse con un sorriso.

 

"’Giorno," rispose Kennedy.

 

"Buongiorno Willow," disse Giles. "Ti unirai a noi questa mattina o ti porterai la colazione nella sala computer anche oggi?"

 

Willow lo guardò di sbieco. "Ho finalmente programmato il computer in modo che registri qualsiasi avvenimento strano durante la notte, così ora devo solo controllare il rapporto al mattino." Willow batté sulla cartella dei documenti che era sul tavolo.

 

"Bella idea," disse Robin. "Mettiti seduta."

 

"Oh, grazie," fece Willow. "Ma devo prima rispondere al richiamo del caffè. Torno subito."

 

Willow stava per prendere una tazza dalla pila vicino al recipiente quando qualcuno le mise davanti una grossa tazza colma.

 

"Ecco qua," disse Andrew concitato. "Ho qui una tazza speciale proprio per te."

 

Willow guardò sospettosa le parole stampate sulla nuova tazza.

 

"Prova il gusto della religione. Assaggia una strega," lesse a voce alta guardando Andrew. "Molto divertente."

 

Andrew sorrise, dondolandosi sui piedi, con le mani infilate giù nelle tasche dei jeans. "Già, carina, eh? L’ho trovata in quel negozio di articoli dell’occulto a Holly Lane. Com’è il caffè? L’ho fatto come piace a te."

 

Willow bevve un sorso. "Mmmm, buono. Grazie."

 

"Prego," disse Andrew. "Ehm…che cosa vorresti per colazione? Non ho avuto tempo di fare il pane fresco, ma mi sono messo d’accordo con un panificio che ci porterà il pane tre volte a settimana. E ho avuto la lista dei prodotti delle Specialità Kosher di Siegel e ho fatto un ordine di bagel freschi per sabato mattina."

 

Willow scrutò con crescente preoccupazione Andrew mentre questi finiva il suo discorso con un sorriso soddisfatto. "Beh…ehm…è molto…è molto carino da parte tua Andrew. Uhm, non che non l’apprezzi, ma perché ti stai dando tanto da fare per me?"

 

"Beh," Andrew gesticolò nervosamente. "Tu sei…cioè, sei un Osservatore, beh, non solo ‘un Osservatore’, ma a parte il signor Giles, tu sei ‘l’Osservatore’. E poi sei una strega e, tipo, sei un sacco intelligente e…"

 

"E cosa?"

 

"Mi dispiace tanto per quello che è successo a Tara e mi dispiace per aver detto quelle stupidaggini la scorsa settimana e per aver ferito Kennedy e vorrei davvero imparare da te e non so proprio come mettere le cose a posto tra noi," finì senza prendere fiato.

 

A Willow occorse un momento per recepire e tradurre le parole di Andrew. Il suo volto si addolcì all’espressione sofferente di Andrew ed ella appoggiò la tazza sul tavolo. Si fece più vicina ad Andrew. Lui indietreggiò appena ma lei lo incalzò e prese entrambe le sue mani tremanti tra le proprie.

 

"Andrew," incominciò. "Accetto le tue scuse. Lo che non hai avuto niente a che fare con Tara. E-e mi dispiace per quello che è successo con Warren. Per quanto fossi nel torto nel seguirlo, lo so che tenevi a lui. Non avevo diritto di fare le cose che ho fatto dopo la morte di Tara, a lui o a te." Andrew prese un profondo respiro e Willow proseguì. "Ma non voglio né mi aspetto alcun trattamento di riguardo da parte tua. Solo con le nostre azioni future possiamo sperare in una redenzione da quelle passate. Giusto?"

 

Andrew annuì.

 

"Bene," disse Willow e poi le tornò in mente qualcosa mentre lasciava le mani di Andrew per riprendere la tazza. "Che volevi dire dicendo che vuoi imparare da me?"

 

"Oh, beh, Tucker e io…cioè, i nostri genitori," incominciò Andrew. "Beh, loro non erano molto religiosi e tu hai detto che vuoi seguire il percorso spirituale dei Wicca e, beh, ho letto qualcosa online e in quel negozio di occultismo e non sapevo che fosse, cioè, come una vera religione. Pensavo che fosse solo fare magie e indossare tuniche e avere un aspetto sinistro."

 

Willow fece un lieve sorriso mentre Andrew proseguiva.

 

"Ma penso che sia così bello che voi gente veneriate una dea e un dio e festeggiate i giorni sacri e i pleniluni e vi avviciniate alla Terra e tutto. Voglio dire che mi pare che abbia molto più senso che parlare a un qualche tizio seduto su un trono in mezzo alle nuvole."

 

"Beh, diciamo che non invidio gli altri per le loro scelte di fede," fece Willow ammiccando al giovane impaziente. "Ancora oggi alcune congreghe di Wicca concepiscono una figura potente a capo delle loro divinità. I greci, per esempio, venerano ancora Zeus. Mai sentito?" domandò Willow con un sorrisetto furbo.

 

"Davvero? Cioè, tipo Zeus di ‘Scontro tra Titani’?" Chiese Andrew un po’ sorpreso dalla cosa.

 

"Beh, non sono esattamente sicura che abbia l’aspetto di Sir Laurence Olivier," disse Willow ridendo prima di proseguire. "Ma, sì…vorresti imparare qualcosa sulla Wicca?"

 

"Sì e…se posso, mi piacerebbe far parte della tua congrega," Andrew fece un profondo respiro, come se avesse affrontato la sua più grande paura e fosse sopravvissuto.

 

Willow ci pensò su per un momento. "Chiunque è ben accetto se desidera per apprendere da me riguardo alla Wicca, Andrew, ma se hai letto qualcosa dovresti sapere da te che non tutti possono diventare sacerdoti o sacerdotesse. Ci vuole molto duro lavoro e molta dedizione."

 

"Sì, ma vorrei provare. Voglio dire, mi piace aiutare il Consiglio, ma vorrei qualcosa di più…"

 

"Spirituale?" provò a dire Willow.

 

Andrew annuì, riuscendo infine a rilassarsi completamente in presenza di Willow. "Sì. Che abbia più un senso di crescita personale. Mi capisci?"

 

"Certo," annuì Willow. "E penso che forse sia la cosa giusta per te. Magari potresti aiutarmi a organizzare le lezioni e fare qualcosa con una delle tue megalavagne? Nel frattempo ti darò qualche altro libro da leggere e chissà, tra un paio di mesi potresti assistermi in un rituale per il plenilunio."

 

"Sul serio?" disse Andrew, eccitato. "Oh! Dovrò chiamarti Lady Willow adesso?"

 

Willow rise. "No, assolutamente no! Quello si usa con un’alta sacerdotessa, cosa che io non sono," gli disse con un leggero sorriso. "Vorrei diventarlo, certo, ma non lo sono ancora…Allora, hai già mangiato?" chiese Willow, cambiando argomento.

 

"No," Andrew fece di no con la testa. "Ero occupato ad assicurarmi che le ragazze mangiassero."

 

"Beh, penso sia ora che tu ti prenda una pausa," disse e gli sorrise con affetto. "Hai avuto un assaggio di religione e ora cerca di dare un assaggio anche alla colazione."

 

Andrew fece di sì con la testa un’altra volta, si voltò verso la tavola calda e incominciò a riempire un paio di scodelle.

 

Willow rabboccò la tazza e tornò a sedere accanto alla sua ragazza.

 

"Che storia era, quella?" domandò Kennedy, accennando con la testa all’indietro in direzione di Andrew.

 

Willow alzò le spalle. "O è Andrew è un brutto caso di ossessione per le figure eroiche o la paura che ha di me gli fuso il cervello."

 

Kennedy rise, "Di certo non lo biasimo. Sai essere decisamente terrificante a volte. E, cavolo, di certo non vorrei esplorare il tuo lato cattivo. Il tuo lato posteriore invece è tutt’un’altra storia."

 

Willow aggrottò le ciglia quando Giles si voltò, interrompendo la sua conversazione con Wood. "Conosci le regole," disse a Kennedy con un lieve sorriso. "Niente conversazioni inquietanti in materia di sesso quando siamo a tavola."

 

"Cosa c’è di inquietante riguardo al mio posteriore?" Chiese Willow guardandosi oltre la spalla, prima di voltarsi di nuovo verso Giles, sorridendo.

 

"Già, a me piace il suo posteriore," intervenne Kennedy.

 

"Oh, santo cielo," borbottò Giles. "Ad ogni modo, per tornare agli affari," disse con voce più chiara, gettando uno sguardo di disapprovazione su Kennedy che era tutta presa a fare sorrisi a Willow. "Ricorda Willow: gli Osservatori a volte devono affrontare compiti di estrema difficoltà, specie con Cacciatrici cocciute," soggiunse tenendo fisso lo sguardo su Kennedy.

 

"Non una semplice Osservatrice, ma una Wicca, allo stesso tempo," precisò Willow, gettando uno sguardo sul giovane intento a riempire una caraffa dal recipiente del caffè. "Vuole unirsi alla mia Congrega."

 

Giles alzò un sopracciglio rimuginando. "Hmm. Potrebbe inculcargli un po’ di disciplina. Ha talento, ma manca di una direzione. La Wicca potrebbe essere il percorso perfetto per lui."

 

"Lo penso anch’io," disse Willow. "Tra l’altro, ci sa decisamente fare con le persone, anche se in apparenza non si direbbe. Voglio dire, guardi come è riuscito a legare con tutti o quasi a livello personale, persino con Spike. Non sono in molti a saper fare una cosa del genere."

 

"Spike?" domandò Kennedy. "Il vampiro riabilitato vecchio di cent’anni o giù di lì?"

 

"Sì," disse Willow e annuì. "Li ho beccati una notte in cucina, da Buffy, che discutevano di aperitivi e-e ovviamente Spike l’aveva presa come una sfida."

 

Andrew tornò al loro tavolo tendendo in equilibrio un pesante vassoio. "Ecco qui, signor Giles. Tè appena fatto. C’è niente che possa portarvi, ragazzi?"

 

"Naa, siamo a posto," disse la Cacciatrice mora. "Adesso fai colazione."

 

Willow si rivolse al gruppo. "Avete finito tutti?" chiese guardando attorno al tavolo. Dopo una serie di assensi passò a Kennedy la sua cartellina e prese la sua scodella e la tazza di caffè. "Allora andiamo a lavorare un po’," disse loro mentre si alzava.

 

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INT.

Consiglio degli Osservatori – Sala Conferenze

Alcuni Istanti Dopo

 

"Faith è partite bene stamattina, Robin?" chiese Willow mentre guardava i fogli stampati dal computer, prima di mettere in bocca una cucchiaiata di crusca.

 

"Un po’ prima dell’alba. Detroit non è molto lontana, quindi tra un po’ dovrebbe chiamare," rispose lui versandosi dell’altro caffè. "La ragazza non ha bisogno di dormire molto", soggiunse ripensandoci.

 

Kennedy sbuffò: "Bella fortuna, eh amico?"

 

"C’è mai un momento della giornata in cui non pensi al sesso?" Le chiese Giles.

 

"Solo quando ammazzo qualcuno," gli sorrise lei in risposta.

 

Robin sorrise e si rivolse a Giles. "Penso che sia un tratto caratteristico delle Cacciatrici".

 

Willow spinse lo sguardo oltre, vide Giles con un’espressione agitata e si schiarì la voce per cambiare argomento. "Bene, allora, rapporto sui progressi. Robin? Come vanno i lavori al piano di sopra?"

 

"Le stanze dello staff dirigente sono quasi ultimate. Gli arredatori verranno oggi per definire le nostre scelte. Ora che i muratori hanno finito, sono impazienti di incominciare. Saremo probabilmente in grado di trasferirci alla fine della prossima settimana."

 

"Grandioso, e gli alloggi delle Cacciatrici?" chiese.

 

"Quasi tutto fatto. Il problema maggiore sono le tubature, ovviamente – in tutti e due gli edifici, al momento. Che tutte le ragazze facciano la doccia nello stesso momento sta mettendo il sistema sotto sforzo. Penso che se ne arriveranno delle altre ci vorrà tutto il lago Erie per riempire ogni singolo tubo."

 

Willow sospirò: "Beh, stagli dietro. Ken?"

 

"L’equipaggiamento più importante arriverà domani nelle palestre. E sono d’accordo con i carpentieri, che verranno a prendere le misure per gli armadi delle armi. Vorrei proprio che Xander fosse qui. La cassapanca che aveva fatto a Buffy era carina."

 

"Vorremmo tutti che fosse qui," Willow sorrise appena. "Andrew? Come te la stai cavando?"

 

Egli mise il cucchiaio giù nei cereali e si voltò verso Willow.

 

"Beh, Kennedy ha finito di fare il piano dei turni per le faccende di casa, quindi per quello siamo a posto. Sembra che le ragazze apprezzino la pausa dalla monotonia allenamento-pattugliamento e fortunatamente non si lamentano. Su una delle mie lavagne ho fatto un diagramma per ciascuna ragazza e per i vari compiti…cucina, pulizia, e così via. Certo, con tutti nuovi arrivi che ci sono ogni giorno, devo continuamente riaggiustarlo, ma mi sto aiutando con il computer."

 

"Grande," disse Willow. "Giles? Come va la ricerca degli Osservatori sopravvissuti? Qualche novità?"

 

"Questo è quel che sappiamo," (season one sounds) sospirò Giles. "Il Primo ha fatto il suo lavoro fin troppo bene. Robson non è riuscito a mettersi in contatto con nessuno, ma potrebbe avere una pista a Londra. Se somiglia anche solo un po’ alle altre sue piste non è il caso di riporvi molte speranze."

 

"Che cosa abbiamo?"

 

"Un nome. Rowena Allister," rispose Giles. "La sua Cacciatrice potenziale è stata uccisa ad Instanbul e di lei non si sa più nulla da allora. Ma lui crede che possa essere sparita per sfuggire al Primo…Ha detto che ci avrebbe fatto sapere."

 

"Ha intenzione di restare a Londra?" domandò lei.

 

"Per il momento," rispose Giles. "Ha riportato delle ferite piuttosto gravi. Non è ancora del tutto guarito…Ma, per fortuna, credo che sia disposto a condurre il nostro ufficio in Europa, se lo vorremo. Sai, non tutte le ragazze vorranno venire in America."

 

"Giusto," disse Willow pensosamente. "Non ho avuto neppure una sola immagine chiara di un ex-Osservatore in America, a parte il signor Marshall. Speriamo che Robson voglia fare le ricerche in Europa, dato che la mia magia apparentemente non riesce ad andare oltre i due oceani."

 

"Beh, a parte Robson, ho contattato la Congrega e gli ho passato le tue magie di ‘ricerca’ per gli Osservatori e per le Cacciatrici. Althanea si è offerta di contattare quanta gente può e di assicurarsi che almeno non siano in immediato pericolo."

 

"Okay, ottimo," disse Willow, prendendo un appunto sul suo taccuino. "Sono certa che troverà presto qualcosa…Um? Altro?" Si girò da un lato e dall’altro guardando il gruppo, verificando le loro risposte negative. "Okay, allora. La notte scorsa le pattuglie hanno riportato l’uccisione di cinque vampiri e tre demoni. Due demoni erano dei tagrash, niente di speciale, erano in giro per la loro consueta gita per provocare confusione e massacri. L’altro era sconosciuto. Rona me ne ha fornito una descrizione molto accurata e la sto confrontando con il database del computer. Purtroppo però procede lentamente perché le variabili non sono state ancora programmate tutte."

 

Giles sembrava annoiato.

 

"Ma sulla lunga distanza, vedrete quanto ci sarà d’aiuto," puntualizzò rivolta verso di lui, facendo con un sospiro esasperato. "Tuttavia, il numero di uccisioni sembra essere in crescita. Quando siamo arrivati, per un pattugliamento medio sarebbe stato tanto acchiappare due vampiri e forse un demone."

 

"Il che significa?" Domandò Kennedy.

 

"Ancora non saprei," disse Willow. "Potrebbe essere che dato che la Bocca dell’Inferno a Sunnydale è chiusa, tutti i vampiri e i demoni si stiano dirigendo qui. Oppure…"

 

"Oppure cosa?" chiese Robin.

 

"Beh, la natura si muove sempre verso un equilibrio. Luce e oscurità, bene e male, quel genere di cosa. Prima, quando c’era una sola Cacciatrice, lei da sola era in grado di tener testa alle forze del male. Come dire, si controbilanciavano l’una con gli altri."

 

"Ma adesso che ci sono molte Cacciatrici…" Giles colse subito il senso del ragionamento di Willow.

 

"Esatto," esclamò Willow. "Abbiamo creato un bel casino quando ho risvegliato le Cacciatrici potenziali. Oops!" aggiunse con un sorriso timido prima di proseguire. "E insomma pare che la natura stia cercando di colmare il vuoto."

 

"Ma da dove vengono fuori i demoni?" chiese Andrew.

 

Willow fece spallucce. "I vampiri hanno aumentato la produzione? Demoni che viaggiano attraverso le dimensioni? Chi lo sa? Questa Bocca dell’Inferno non è stata tenuta sotto controllo per un bel po’ di tempo, il che vuol dire che è stato un posto relativamente ‘sicuro’ per i cattivoni locali. Ma dovremmo verificare questa cosa, Giles. Se non possiamo arrestare il flusso, magari potremmo almeno rallentarlo."

 

"Me ne occuperò," disse lui.

 

"Tra le altre notizie," proseguì Willow, "un’altra barca da pesca è sparita la notte scorsa."

 

"Un’altra?" domandò Wood.

 

Willow annuì. "Il rapporto preliminare della polizia non pare prendere la cosa troppo sul serio, ma la guardia costiera sta facendo le ricerche. È la terza sparizione in una settimana, quindi penso che dovremmo fare un controllo. Robin, visto che Faith è fuori città per oggi, perché oggi pomeriggio tu ed io non andiamo a parlare con la moglie del proprietario del porticciolo, e vediamo se ha qualcosa da dirci che non era nel rapporto della polizia?"

 

"Non c’è problema," disse lui. "Ci vediamo in garage."

 

"Okay…" disse Willow, chiudendo infine la sua cartellina. "E con questo per oggi abbiamo finito. Niente da aggiungere?"

 

Quando il resto del gruppo iniziò a defluire, ognuno nella propria direzione, Kennedy si chinò su Willow e le baciò una guancia.

 

"Questo per cosa era?" chiese Willow divertita.

 

"Stai andando alla grande, Will," disse Kennedy. "Sei un Osservatore favoloso."

 

"No," rispose la rossa. "È solo che mi piace l’ordine. Ora, tu mettiti al lavoro. Io ho delle cose da fare," soggiunse con un sorriso.

 

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Est.

Marina di Sloane– Lago Erie

Pomeriggio

 

Willow alzò il viso verso il sole splendente, godendosi il calore del primo pomeriggio. Le notti d’autunno incominciavano ad essere piuttosto fredde e lei aspettava con sempre maggiore impazienza che il termometro passasse i 25 gradi nel pomeriggio. Robin notò la sua espressione e sorrise.

 

"Ti ci abituerai," le disse.

 

"Penso di no," lei rispose. "Anche se me lo dicono sempre tutti."

 

I due si avvicinarono a una donna corpulenta che teneva un taccuino in mano e stava dando istruzioni ad un operaio del porto.

 

"Ci scusi," disse Willow. "È lei la signora Tapman?"

 

La donna guardò l’uomo alto e la donna minuta e i suoi occhi si strinsero sospettosi. "Chi lo vuole sapere? Siete sbirri?"

 

"Un, no, signora," disse Willow e le offrì un biglietto da visita. "Investigatori privati. La prego di accettare le nostre condoglianze, ma ci pare di capire che suo marito non sia l’unico pescatore ad essere scomparso recentemente. Stiamo cercando di scoprire se c’è un qualche tipo di collegamento."

 

"Bene, buona fortuna," disse la donna voltandosi e dirigendosi verso una piccola baracchetta che doveva essere un ufficio improvvisato. "Succedono sempre cose strane sul lago. Voialtri non siete di qua intorno, vero?"

 

Willow e Robin fecero di no con la testa. "Siamo nuovi qui a Cleveland, signora Tapman," spiegò Robin. "Che genere di cose strane?"

 

La donna alzò le spalle. "Non sarà profondo come altri laghi, ma il lago Erie ha la sua buona parte di storielle. Il Triangolo dei Grandi Laghi, Bestie della baia a sud, navi fantasma, quella cose lì. Alla gente piacciono queste farneticazioni, ma io non me la bevo. Ho passato la maggior parte degli ultimi trent’anni vivendo qui accanto al lago e non ho mai visto nulla di insolito. "

 

"Cosa pensa che sia successo a suo marito?" domandò Willow. "Il rapporto della polizia dice che quella notte era uscito per pescare."

 

"Era in cerca di pesci gatto," spiegò la donna. "Probabilmente uno l’ha tirato giù."

 

Willow guardò Robin con un’espressione confusa. Lui si limitò ad alzare le spalle. "Mi scusi, come può un pesce gatto trascinare un uomo sott’acqua?" chiese lei.

 

La signora Tapman si mise a ridere. "Oh, signorina, la stupirebbe vedere quanto diventano grossi i pesci gatto da queste parti." Tirò fuori un foglio di laminato dal cassetto sotto il registratore di cassa. "Questo è Harold con uno dei pesci gatto più piccoli che ha preso."

 

Willow e Robin guardarono entrambi ad occhi sgranati la fotografia di un uomo che teneva un pesce chiaramente più lungo di quanto lui fosse alto sospeso appena sopra l’acqua.

<CATFISH PIC>

 

"Santa dea!" esclamò Willow

 

"E dice che diventano anche più grossi di così?" chiese Robin.

 

"Sicuro," disse la signora Tapman, compiaciuta dalla loro reazione. "Ve l’ho detto, ci sono un sacco di cose strane qua, ma tutte naturali. Harold passa la vita facendo quello che gli piace. E questo è quanto di meglio ciascuno di noi possa sperare quando arriva il proprio momento. Ma tornerà. È troppo cocciuto per morire," disse loro con un sorriso forzato.

 

All’improvviso si scatenò il baccano dall’altro lato del porticciolo. Alcuni degli operai chiamavano la signora Tapman e tre di loro la raggiunsero.

 

"Che succede, ragazzi?" lei domandò.

 

Uno degli operai indicò l’acqua sotto la banchina. Robin e Willow si fecero avanti e videro i resti di un braccio rigonfio, coperto da quel che rimaneva di una camicia di flanella. Robin afferrò un bastone appeso lì vicino e delicatamente rivoltò il corpo. Willow vide che la maggior parte del corpo mancava, ma la faccia era intatta. Alcuni lavoratori si voltarono orripilati.

 

"Oh Dio!" esclamò un operaio ispanico. "Quello è Jack Corley."

 

"Va’ a chiamare la polizia," ordinò la signora Tapman e l’uomo corse verso la baracca.

 

Robin rimise a posto il bastone. "Lo conosceva," chiese.

 

"Sì, uno degli ubriaconi di queste parti," disse. "Andava in giro con quel poveraccio buono a nulla di Dennis Arnold. Passavano più tempo allo Spot che con le loro famiglie."

 

"È un bar del posto?" chiese Willow.

 

La donna annuì. "Sull’isola Whiskey." Continuava a fissare il corpo che si muoveva sull’acqua.

 

"Pensa ancora che sia stato un pesce gatto?" chiese Robin.

 

La signora Tapman lo guardò con occhi vacui. "Se non è così," disse, "vorrei saperlo."

 

"Grazie per le informazioni, signora Tapman," fece Willow.

 

Mentre lei e Robin si stavano allontanando dal porto Robin le chiese: "Che cosa ne pensi?"

 

"C’è qualcosa che mi puzza e non è pesce", disse lei. "Dubito che tutte queste sparizioni siano state causate da pesci gatto ipertiroidei."

 

"Non credo che un pesce gatto riuscirebbe a masticare un corpo in quella maniera," fece notare lui.

 

"No, ma potrebbe essere semplicemente affogato e poi finito sotto l’elica del motore. Ci sono barche piuttosto grosse nel lago."

 

"Sono d’accordo," annuì Wood. "Ma questo non ci porta da nessuna parte."

 

"Mi procurerò il referto medico più tardi. Nel frattempo potremmo fare qualche ricerca sulle strane cose di cui parlava la donna."

 

Non appena raggiunsero la macchina di Giles, il telefono di Willow squillò.

 

"Willow Rosenberg?" disse lei. "Oh, ciao Faith. Com’è Detroit?"

 

Robin sorrise mentre ascoltava il lato di Willow della conversazione.

 

"Cosa? Toledo? Che è successo?" guardò Robin, la preoccupazione evidente nei suoi occhi. Il sorriso di Robin sparì all’istante. "Oh dei. Okay. Ascoltami, Faith. Resta lì seduta e buona, okay? Non fare cose stupide. Me ne occuperò…no! Assolutamente no! Resta lì. Cosa? No, non ho intenzione di uccidere nè te nè nessun altro. Rilassati. Sto arrivando."

 

Appena chiuse il telefono, Robin chiese: "Che cosa è successo?"

 

"Faith è stata arrestata dalla polizia di Toledo per eccesso di velocità," disse lei, aprendo lo sportello del passeggero. "Stavolta l’ammazzo," mormorò.

 

"Ehi, hai detto-."

 

"Sì lo so cosa ho detto ma di certo non l’avverto prima. Torniamo al quartier generale. Non sarà facile uscirne."

 

Robin le diede subito retta e la costosa macchina si allontanò rapidamente dal porticciolo.

 

Fine dell’Atto

 

 

Il Lago Sinistro

 

Atto 2

 

 

Dissolvenza di apertura

Int.

Prigione della Contea di Lucas, Toledo, OH

Mattina

 

La secondina condusse Faith giù per la ripida scala. La Cacciatrice, con le mani ammanettate dietro la schiena, cercava di mantenere il viso privo di qualsiasi espressione, ma i suoi occhi scuri riflettevano la sua preoccupazione. Indossava una tuta di un arancione smorto che le sembrava fin troppo familiare.

 

"Dove mi sta portando?" chiese alla guardia carceraria.

 

La voce della donna era completamente annoiata. "Dal tuo avvocato," rispose.

 

Faith non replicò, ma continuò a camminare con passo fermo finché non raggiunsero una porta dipinta di grigio. La guardia prima le tolse le manette e poi spalancò la porta. "Divertiti," disse.

 

Faith entrò nella stanza e sentì la porta chiudersi alle proprie spalle. Willow era seduta al tavolo scavato e pieno di graffi, con una valigetta aperta davanti. Indossava una gonna lunga, una camicia su misura e degli stivali alla moda. Faith sedette dall’altro lato del tavolo e si limitò a guardare la strega.

 

Willow le fece un breve sorriso rassicurante e le domandò: "Stai bene?"

 

"Nessun trauma. Sto bene," Faith alzò le spalle.

 

"Cosa è successo?" Willow indicò l’ampio livido sullo zigomo di Faith, che però stava già guarendo.

 

Faith fece spallucce: "Tale Bertha non mi ha creduto quando ho provato a spiegarle che sto già con qualcuno."

 

"Lei hai fatto del male?" domandò Willow.

 

"No, una guardia me l’ha tolta di dosso e l’ha portata via," Faith prese a gingillarsi con il bordo consunto della tuta, evitando lo sguardo di Willow.

 

"Ho capito," disse Willow, con un piccolo sorriso che le ornava le labbra. "E ieri? Come hai fatto a farti arrestare?"

 

"Ero solo sovrappensiero, tutto qua," disse lei. "Hai da fumare? Le ho finite la notte scorsa."

 

"Mi dispiace," disse Willow. "Me ne sono scordata, ma te le andremo a prendere, okay?"

 

Faith sospirò e fece cenno di sì col capo. "Ascolta Will, apprezzo che tu stia facendo la parte del mio avvocato e che sia venuta qui, ma so già che sono completamente fregata. Mi aspetta un viaggio di sola andata verso tempi duri giù in California. Mi spiace solo di aver mollato il Consiglio."

 

Willow si fermò un istante e osservò il modo in cui Faith se ne stava lì seduta. Le spalle curve; il mento abbandonato sul petto.

 

"Quando i poliziotti ti si sono accostati ieri, perché non sei scappata?" domandò Willow. "Con la tua moto sono certa che li avresti seminati."

 

Faith sbuffò e poi sorrise, "Cacchio, sicuro. Nessuno può farcela contro la mia Indian."

 

"E allora perché?" ripeté Willow.

 

Per la prima volta, Faith alzò gli occhi verso Willow ne incrociò lo sguardo, con un’espressione addolorata sul viso. "Stavamo andando in direzione della città e se fossi scappata qualcuno avrebbe potuto farsi male nell’inseguimento. Conosco i miei limiti, ma certi stupidi poliziotti a volte non si rendono conto di quello che fanno."

 

Willow annuì. "E allora hai rischiato di tornare in prigione per evitare di mettere in pericolo altra gente?"

 

Faith alzò gli occhi al cielo, "Senti, non farla più lunga di quello che è, okay Rossa?" Prima che Willow potesse risponderle la porta si aprì e un detective fece il suo ingresso.

 

"Okay, signora Williams," disse l’uomo rivolto a Willow, poggiandole un’altra cartella di fronte. "Credo che siamo riusciti a trovare tutto."

 

Willow aprì la cartellina e guardò le carte al suo interno. "Grazie, Detective. Se volesse essere così gentile da lasciarci sole per qualche minuto, spiegherò ogni cosa alla mia assistita e le farò firmare queste cose."

 

"Sicuro," fece lui, indietreggiando verso la porta. Faith guardò stupita il modo deferente con cui l’uomo si rivolgeva alla sua amica. "Si prenda il tempo che le serve, io aspetterò qui fuori. E, signora," aggiunse rivolto a Faith. "Le mie scuse più sincere."

 

"La ringrazio," disse Willow congedandolo, e lui si chiuse delicatamente la porta alle spalle.

 

"Signora Williams?" domandò Faith.

 

Willow sorrise e mostrò a Faith un biglietto di uno studio legale con nome e foto. "Willow Williams – avvocato e al suo servizio. L’ha fatto Andrew. Non male, eh?"

 

Faith sorrise.

 

"Qui," disse Willow, porgendole un documento e una penna. "Firma."

 

"Che roba è?" chiese lei. "Le mie carte per l’estradizione?"

 

"Esagerata," fece Willow, sfogliando il contenuto della cartellina, mettendo ogni foglio davanti a Faith man mano che procedeva. "Questo documento attesta che non hai subito alcun maltrattamento da parte del Distretto di Polizia di Toledo. Da quanto ho capito è così, a parte l’incontro con la tua ‘Bertha’?"

 

"Che?" disse Faith, confusa. "No…"

 

"Bene," disse Willow e le mise davanti altri fogli. "Questi tre sono un accordo che afferma che non intraprenderai alcuna azione legale contro il Distretto di Polizia di Toledo, la città di Toledo o lo stato dell’Ohio per il falso arresto."

 

"Falso arresto?" esclamò Faith. "Willow!"

 

La rossa si sporse attraverso il tavolo e coprì la bocca di Faith. "Shhh."

 

"Che sta succedendo?" domandò Faith a bassa voce.

 

"E questa," disse Willow, con un sorriso smagliante che le illuminava il viso. "Questa è una lettera di scuse firmata dal sindaco di Toledo per la tua sgradevole esperienza."

 

Faith sbattè le palpebre prima di prendersi un istante per leggere la pagina, mentre Willow proseguiva: "Si è trattato di un bel pasticcio. Pare che ci fosse una criminale detenuta che ha il tuo stesso nome e una notevole somiglianza con te giù in California. Purtroppo pare che sia morta mentre provava a evadere dall’istituto correttivo la scorsa primavera. C’è stata un po’ di confusione con i documenti, ma credo che abbiamo rimesso tutto a posto ora." Willow le fece un sorriso furbo.

 

"Ma…le impronte?" disse Faith, mostrando le mani a Willow. "È stata la prima cosa che hanno fatto quando sono arrivata qui."

 

"Già, pare che in California abbiano avuto qualche problema con I computer la notte scorsa e che le impronte di quella povera ragazza siano andate perdute. E a quanto risulta dai registri del tribunale il suo corpo è stato cremato. Così non potranno farne altre. E per quanto riguarda le impronte che ti hanno preso ieri e tutte le altre copie che hanno ricevuto, a quanto pare, è come se si fossero trasformate magicamente in macchie d’inchiostro."

 

"E il database nazionale?" chiese Faith con un sorriso, cominciando ad afferrare quello che stava succedendo.

 

"Dev’essersi trattato di un brutto virus. Sembra che abbia infettato ogni database qui e all’estero, persino l’Interpol," fece Willow alzando le spalle. "Il punto è che non c’è più neppure un dato in giro. Senza impronte, un certificato di morte…beh, non hanno motivo di trattenerti. L’onere della prova spetta a loro. Non possono dimostrare che sei stata in prigione o neppure che tu abbia commesso un crimine tale da mandartici." Willow si aggiustò la camicetta e raddrizzò le spalle. "Quindi, mia cara cliente, il mio parere legale di esperta è che lei firmi questi documenti e alzi le chiappe. Okay?"(soundbyte)

 

Faith sorrise, finì di firmare le carte e le fece scivolare di nuovo verso Willow che le mise assieme e ripose in ordine nella cartellina.

 

"Perchè solo ora?" chiese Faith. "Avresti potuto fare tutto questo in qualsiasi momento. Diavolo, potevo starmene su un aeroplano invece che per strada. Niente di tutto ciò sarebbe successo."

 

Willow dischiuse le labbra. "Sarò del tutto onesta con te Faith. Non ci fidavamo di te."

 

Faith incrociò le braccia e si sistemò sulla sedia. "E adesso?" chiese sommessamente.

 

Willow prese un profondo respiro. "Giles e io abbiamo parlato ieri. Dovevamo prendere una decisione: farti tornare in California o darti una seconda chance. E-e come gli ho detto, tutti hanno dato una seconda chance a me per provare che ero cambiata e quindi tu meriti lo stesso. Ma a parte questo…Abbiamo bisogno di te Faith. Hai esperienza e saggezza che puoi trasmettere alle ragazze che arriveranno."

 

"Ehi, non sono il ‘grande saggio Cacciatrice’, Will," incominciò lei. "Ho commesso gravi errori."

 

"Così è la vita. Ma puoi aiutare le ragazze dicendo loro dove sei stata e cosa hai imparato. Forse loro non commetteranno i tuoi stessi errori." Le disse Willow. "Forse è questo il tuo debito verso la società. E-e il miglior modo onorarlo è aiutarci in questa lotta – preparare quelle ragazze, combattere i veri cattivi."

 

"Insomma sono libera e incensurata? Tabula rasa?"

 

"Sì, ma sarò sincera un’altra volta. Giles è preoccupato al pensiero che tu possa cogliere questa occasione per scappare. Potresti farlo, lo sai, no? Andartene senza voltarti indietro."

 

"Già, potrei," disse Faith facendo cenno col capo. "Ma non succederà."

 

"Anch’io ne sono convinta. Ecco perché sono qui. Ed ecco perché adesso ce ne andiamo," soggiunse Willow, facendo strada verso l’uscita.

 

Si alzò e aprì la porta. Come promesso, il detective stava aspettando lì fuori.

 

"Credo che siamo pronte, Detective," disse, porgendogli la cartellina. "Se volesse essere così gentile da completare i documenti di Faith, noi vorremmo andar via."

 

"Certamente, signora Williams," disse lui. "Manderò giù la guardia così Faith potrà cambiarsi e incontrarla su all’ingresso."

 

"Va bene," disse lei e si rivolse a Faith. "Va’ a prepararti. Ci vediamo fuori tra dieci minuti."

 

Passa a

Est.

Prigione della Contea di Lucas, Toledo, OH

Poco dopo

 

Faith si fece strada spingendo le porte a vetro della prigione della contea e iniziò a percorrere la strada verso il parcheggio quando riconobbe Willow.

 

"Di qua," fece Willow, lanciandole un pacchetto di sigarette. "Te le ho prese al negozio di liquori in fondo alla strada."

 

"Grazie, Will," disse Faith, scartando il pacchetto. "Mi hai salvato la vita. In più d’un senso."

 

"Già, ti ho salvato la vita dandoti un pacchetto di sigarette," disse Willow. "Messa giù così è piuttosto ironico." Disse sorridendo.

 

"Sai," disse Faith. "Quando sei riuscita a rintracciare e a spostare i fondi del Consiglio, sono rimasta abbastanza colpita. Ma questa è la ciliegina sulla torta. Magia o solo roba da hacker?"

 

Willow alzò le spalle e sorrise. "Un po’ di tutto," rispose. "Ho diverse capacità," disse Willow. "E oltre a ciò, mi piace averti attorno, Faith." Willow si fermò e sbuffò. "Ricordi quello che dicesti anni fa – che forse avresti mollato la scuola comunque, ma che con amici come noi ti sarebbe almeno un po’ dispiaciuto?"

 

Faith si mise a ridere. "Sì, mi ricordo. Ed ero sincera."

 

"Pensi che sia possible, dopo tutti questi anni? Possiamo essere amiche?"

 

Faith tacque e guardò in direzione della rossa, mentre un sorriso le si allargava sul viso. "Ne sono capitate di peggio. E posso dirti comunque una cosa."

 

"E cosa?" domandò Willow.

 

"Sono contenta di non averti fatta fuori quando ne ho avuto la possibilità," fece Faith con un sorrisetto.

 

"Siamo in due allora," Willow si unì a lei ridendo. "Penso che il mondo abbia bisogno di noi per un po’." Willow tacque e indicò col mento il parcheggio. "E parlando di bisogni. Credo che qualcuno che ha bisogno di te sia piuttosto impaziente di rivederti."

 

"Cosa?"

 

Faith si voltò verso lo spiazzo nella direzione indicata da Willow e un sorriso le si accese sul volto quando vide Robin appoggiato al paraurti della jeep del Consiglio. Willow rise tra sé quando Faith prese a correre, buttando la sigaretta, e si gettò tra le braccia di Robin.

 

Dissolvenza in nero

Dissolvenza di apertura

Int.

Quartier Generale del Consiglio – Biblioteca

Tardo Pomeriggio

 

Willow entrò in biblioteca e trovò Giles che spacchettava i suoi libri amorevolmente, spolverandoli e mettendoli sui nuovi scaffali.

 

"Willow!" disse, alzando lo sguardo dal suo lavoro. "Sta andando tutto bene?"

 

"Sì," riferì lei. "Nessun problema. Faith e Robin stanno tornando in moto. È possibile che facciano una fermata fuori programma." Willow sorrise al cospetto dell’ovvio imbarazzo di Giles.

 

"Lo sa Giles," lo prese in giro. "Dovrebbe proprio smettere di indossare le lenti a contatto. Posso percepire il suo bisogno di pulirsi gli occhiali fin qui."

 

Giles si limitò a guardarla di traverso e raccolse un altro libro. "Andrew ha fatto qualche progresso mentre eri via. È entrato qui di corsa poco fa annunciando una ‘webcam del mostro’ – qualsiasi cosa voglia dire. Ho mal di testa e non sono riuscito nemmeno a iniziare a tradurre il suo tecno-farfugliamento. Tu parli la sua stessa lingua – sono sicuro che puoi capire cos’è che lo eccita tanto."

 

"Non c’è problema," convenne lei. "Posso prepararle un rimedio alle erbe per il mal di testa che ho trovato nel libro di magie della famiglia di Tara? L’ho provato la scorsa settimana e ha funzionato meglio dell’aspirina."

 

Giles sorrise timidamente. "Grazie, Willow, saresti molto carina. E-e sono felice di vedere che stai allargando il raggio del tuo sapere verso cure naturali, piuttosto che mistiche."

 

"Beh, ci sono un sacco di magie curative mistiche," disse lei. "Alcune sono più ‘naturali’ di altre. Alcune sono anche troppo naturali, se capisce cosa intendo," arrossì lei. "Non sono sicura di esser pronta per cose da esperto, ma ci sto arrivando."

 

"Sì," disse Giles. "Capisco, ma è certo una parte delle tue responsabilità come sacerdotessa Wicca. Hai in mente una magia in particolare?"

 

"Sto solo esplorando le varie scelte, a questo punto," confessò lei con uno sguardo preoccupato sul viso. "Andrò a trovare Andrew."

 

Willow si voltò e lasciò la stanza, e Giles la osservò andar via. Un’espressione pensosa gli attraversò il viso prima che si rimettesse al lavoro.

 

Passa a

Int.

Quartier Generale del Consiglio degli Osservatori – Stanza Computer

Alcuni Istanti Dopo

 

Andrew si voltò appena udì Willow che entrava nella stanza. "Oh, Willow," disse. "Sono felice che tu sia qui. Devo assicurarmi che le ragazze abbiano iniziato a preparare la cena."

 

"Mi spiace di averti trattenuto, allora," disse mettendosi seduta al suo computer, che Andrew aveva liberato in fretta. "Giles ha detto che hai trovato qualcosa?"

 

"Sì!" disse Andrew, dondolandosi sui piedi pieno di eccitazione. "Sapevi che il lago Erie ha il suo mostro di Loch Ness?"

 

Willow parve sorpresa, ma poi fece un mezzo sorriso. "Beh, siamo su una Bocca dell’Inferno. Che storia è?"

 

"Ti ho aggiunto i siti ai preferiti," indicò lui.

 

Willow mise lo sguardo sullo schermo e cliccò col mouse sulla nuova cartella, scegliendo il primo link sulla lista.

http://users1.ee.net/pmason/Bessie.html

 

"Tre gobbe, somiglia a un serpente marino, e dai racconti pare che sia lungo attorno ai 15 metri." Willow esaminò la pagina web. "Wow, non è certo piccola."

 

"Guarda la webcam del mostro!" disse Andrew e Willow cliccò su un altro link.

http://www.monstertracker.com/

 

"Whoa!" disse Willow. "Sembra la stessa vista che c’è dalla nostra finestra."

 

"Già, quasi," disse lui.

 

"Beh, potrebbe essere un altro mito," rifletté lei. "Raccoglierò altri dati e poi decideremo il piano da attuare. Tuttavia, se si tratta di una sorta di pesce demone, vorrei che tu facessi parte della squadra di ricognizione."

 

"Io!" Squittì Andrew.

 

"Sì, signor Evocatore-di-Demoni," disse Willow. "Non sei qui solo per cucinare e pulire per noialtri."

 

"Beh, okay," accettò Andrew malvolentieri. "Ma solo se ci sei anche tu."

 

"Sì, ma, beh, prima va’ a cucinare e a pulire," disse Willow accennando col capo in direzione della porta. "Le ragazze presto dovranno uscire."

 

Andrew lasciò la stanza e Willow tornò al computer. Un momento dopo, Faith entrò e prese posto sulla sedia accanto a quella di Willow, dandosi una piccola spinta e girando su se stessa divertita.

 

"Bentornata a casa," disse Willow, guardandola con l’angolo dell’occhio, la sua attenzione ancora sul computer.

 

Faith poggiò a terra il piede, fermando con il pesante stivale il movimento rotatorio. "Wow! È davvero casa, non ti pare?"

 

Willow le sorrise, lasciando infine il computer. "Magari non lo è granché, ma in fondo è qualsiasi cosa vorremo che sia."

 

"Già." Disse Faith. "Mi dispiace di non avercela fatta fino a Detroit. Robin ha detto che qualcosa bolle in pentola lì, e che quindi andremo dalla ragazza più avanti, questa stessa settimana. Cos’hai qui?"

 

Willow indicò col mento il computer. "A qualcosa là fuori piace fare spuntini con la gente di qui. Ci sono sempre state sparizioni nei Grandi Laghi, ma pare che qui attorno le incidenze siano aumentate negli ultimi tempi."

 

"Qualcosa attirato dalla Bocca dell’Inferno?" chiese Faith.

 

"Può darsi," ammise Willow. "Potrebbe anche essere una semplice serie di coincidenze, come direbbe Giles, o potrebbe essere qualcos’altro. Andrew ha trovato una leggenda su un serpente locale, ma fin dal primo avvistamento, nei primi dell’800, nessuno ha mai riferito che abbia mangiato qualcuno. Tuttavia ci sono racconti di quest’ultimo mese o giù di lì di gente che è stata attaccata da qualcosa di grosso. Una famiglia di bagnanti è perfino finita al Pronto Soccorso, ma sono stati tutti dimessi subito."

 

"Yuck." Fece Faith con una smorfia. "Hai un piano? Non è mica facile ammazzare qualcosa sott’acqua, sai?"

 

"Va bene," disse Willow. "Ne parlerò con gli altri a cena, ma penso sia ora che ce ne andiamo a pesca per conto nostro, domani. Sta’ a casa stasera, okay? Kennedy può coordinare i pattugliamenti."

 

"Perché?" chiese Faith. "Posso farcela."

 

"Sono sicura di sì, ma sono altrettanto sicura che non hai dormito molto la notte scorsa," rispose Willow. "Stacca un momento. Sta’ a casa. Fatti un bel sonno. O, nel tuo caso, fatti chi sai tu."

 

Faith rise e fece un altro giro con la sedia. "Come dici tu, Will. Sei tu l’Osservatore."

 

Willow sorrise. "Giusto, e non dimenticartelo."

 

Dissolvenza in nero

 

Dissolvenza di apertura

Int.

Quartier Generale del Consiglio degli Osservatori – Sala mensa

Sera

 

Non appena tutti ebbero finito e le Cacciatrici si diressero verso gli alloggi per prepararsi al pattugliamento, Willow si alzò in piedi al tavolo principale, interrompendo i discorsi degli altri.

 

"Rona, Vi, voi due condurrete un gruppo ciascuna stanotte," disse, dando uno sguardo ai suoi appunti. "Kennedy farà da coordinatrice; pattuglierà nella jeep con le due ragazze nuove e con l’occasione gli farà vedere la città. Assicuratevi di mantenere un contatto con lei con gli walkie-talkie."

 

Rona e Vi annuirono entrambe e Willow proseguì. "Ho chiamato la signora Tapman al porto e dice che ha una barca che ci può dare in affitto per la giornata. Ci aspetta domattina presto."

 

"Una barca?" domandò Kennedy. "Per cosa?"

 

"Per vedere se riusciamo a capire cosa sta succedendo," disse Willow, guardando la sua ragazza con un’espressione confusa sul viso. "Andrew, porta quella tua specie di flauto di Pan così che se si tratta di un demone puoi provare a richiamarlo."

 

"Okay," disse Andrew, e prese a dimenarsi seduto al suo posto.

 

"Una barca grande quanto?" chiese Kennedy.

 

Willow alzò le spalle. "Grande abbastanza per te, me, Giles, Robin, Andrew e Faith."

 

"Non sembra poi così grande," mormorò Kennedy quasi rivolta a se stessa.

 

"Abbastanza grande," disse Willow. "Tesoro? C’è qualche problema?"

 

"Cosa?" disse Kennedy, con aria colpevole e un po’ nervosa. "No, certo che no. Voglio solo assicurarmi che siamo tutti al sicuro. Faccio il mio lavoro, tutto qua."

 

Faith si sporse indietro sulla sedia. "Prenditi un calmante, Mocciosa" disse in tono canzonatorio. "Dopo che avremo ammazzato quell’affare, ti porterò di corsa fino a riva. Faremo vedere a questi Osservatori che non ci serve una schifosa barca per fare il nostro lavoro, giusto?"

 

Kennedy le restituì l’ombra di un sorriso. "Sicuro, Faith. Quando ti pare."

 

"Bene," disse Willow, sciogliendo la riunione. "Allora buon pattugliamento alle Cacciatrici e a tutti gli altri godetevi la serata. Ci muoveremo all’alba per il porto."

 

Kennedy si trattenne sulla sedia per un momento, dopo che tutti furono andati via. "Oh cavolo," sussurrò, e poi si tirò su e si diresse al garage per iniziare il turno di pattuglia.

 

Dissolvenza di chiusura

 

Il Lago Sinistro

 

Atto 3

 

 

Dissolvenza di apertura

Est.

Marina di Sloane – Lago Erie - Alba

 

La jeep del Consiglio si fermò al porticciolo, gli sportelli si aprirono subito e la gente iniziò a riversarsi all’esterno. Andrew portava con sé una grossa sacca da viaggio. In testa indossava un cappello da baseball dei Florida Marlins. Trascinò il suo borsone fin dove si trovavano Giles e Robin, entrambi stranamente vestiti di jeans e polo. Persino con abiti informali, continuavano ad emanare un’aria di professionalità.

Kennedy fu l’ultima ad uscire dal veicolo, guardando allarmata in direzione del lago, oltre Willow.

"Qui, Mocciosa," chiamò Faith, lanciando a Kennedy la borsa delle armi. "Trova la nostra barca e caricaci questa."

"Sì," sussurrò Kennedy. "Bene. Nessun problema."

La Cacciatrice bruna si avvicinò a Willow, che stava parlando con la padrona della marina.

"Oh ehi tesoro," disse Willow rivolgendo lo sguardo alla sua amata. "Questa è la signora Tapman, ci darà la barca per la giornata."

"Quale?" domandò Kennedy.

"Laggiù," la signora Tapman indicò un’imbarcazione di 8 metri. "A bordo c’è tutto quello che vi serve per la giornata – esca, attrezzature, ghiaccio. Ho detto ad uno dei miei ragazzi di riempire il frigo con cibo a sufficienza per tutti voi. Ci sono i giubbotti di salvataggio nella stiva di prua e di poppa e a bordo c’è un computer con il GPS. Se volete chiamo Skully per farvi spiegare come funziona."

"Oh, va bene così," sorrise Willow: "Sono sicura di riuscire a far funzionare più o meno qualsiasi computer. Sono una specie di maga."

"Se solo i maghi esistessero," disse Giles mentre passava loro accanto, diretto verso la barca.

Kennedy aggrottò la fronte osservando Willow rispondere a Giles con l’ombra di un sorriso.

"Sicuro," disse la signora Tapman, ignorando lo scambio di battute. "La radio è collegata via satellite. Tutte le frequenze sono già memorizzate, ma c’è comunque una lista nel registro lì accanto. Anche le carte nautiche del lago sono là. Sapete già dove siete diretti?"

Willow diede un colpetto sul portatile. "Ho segnati i punti di tutte le ultime posizioni note delle persone scomparse."

"Bene, bene," disse la donna. "Allora state attenti, e se incontrate Harold ditegli di prendere un fusto di latte sulla strada di casa."

"Ci conti, signora Tapman," disse Willow. "Davvero molte grazie, e sappia che gliela tratteremo bene."

"Ah certo che sì," sorrise lei. "È una buona barca."

Willow si rivolse a Kennedy mentre la signora Tapman tornava verso l’ufficio. "Vado a radunare gli altri. Ci vediamo a bordo."

Kennedy raccolse la borsa delle armi e con un sospiro si trascinò fino alla barca. Willow si avvicinò alla jeep e passò le chiavi a Vi.

"Okay, ecco qua," disse. "Cercate di non mettervi nei guai mentre siamo via."

"Ma dai, Willow," disse Vi. "È solo per una giornata. In quanti guai possiamo ficcarci?"

"Preoccupatevi di tenere le ragazze occupate," disse Faith, sbattendo il portello del portabagagli. "Ho lasciato il programma di allenamento sulla bacheca nella palestra. Se trovo qualcuno a cazzeggiare ne risponderete tu e Rona. Chiaro?"

"Sì," disse Vi, cercando di non sorridere. "Capito. Quando pensate di tornare?"

"Stanotte, e vi chiameremo ogni tanto," disse Willow enfatica. "Non penso che nessuno di noi riesca a stare in uno spazio tanto ristretto con Andrew per troppo tempo."

"Come ti capisco," rise Vi. "Divertitevi!" la piccola Cacciatrice trotterellò al posto del guidatore e un momento più tardi il furgone si allontanò dalla marina.

"Pronta per la pesca, Will?" chiese Faith.

"Sì, andiamo," rispose Willow e si diresse verso la barca.

Trovarono Andrew e Kennedy che litigavano a poppa e giù in cabina Giles e Wood che discutevano su chi avrebbe guidato la barca. Faith e Willow si guardarono e Faith scosse il capo e sorrise.

"I ragazzi con i loro giocattoli," soggiunse Willow, indicando col capo a Faith di seguirla verso la barca.

"Fatela finita gente," disse Faith saltando agilmente dal molo sul retro della barca.

Passa a

EST

Peschereccio – Giorno

Lago Erie

"Ma l’avevo detto prima io che era mia la sedia da pesca!" fece Andrew con il broncio.

Kennedy afferrò la mano di Andrew, che era aggrappata allo schienale della sedia imbottita.

"Aw! Attenta! È la mano con cui uso il joystick!" Andrew ritirò la mano e prese a sfregarsela.

"Faith ha detto di piantarla" disse Willow, mettendo piede sulla barca più cautamente rispetto a Faith. Non si accorse del broncio pensoso di Andrew. [Andrew Shark Fantasy pic] Kennedy si precipitò nella piccola cabina e prese posto nella piccola cambusa, guardando il porto dalla finestrella.

"Oh, ma che ha che non va?" domandò Faith.

"Non lo so," disse Willow alzando le spalle. Era sul punto di andare a chiederglielo quando Giles alzò la voce. Invece di parlare con Kennedy, attraversò la cabina per andare dal lato dove stavano Giles e Robin.

 

"Che succede ragazzi?" domandò mettendosi in mezzo a loro, mentre i due continuavano a litigarsi la catenella delle chiavi. "Che c’è, devo separarvi?"

"Sto solo facendo notare a Robin che dovrei essere io a guidare la barca," tirando la catenella delle chiavi, con Robin che rifiutava di arrendersi.

"E io sto facendo notare a Giles che ho più esperienza di lui con le barche," ribattè Robin, tirando altrettanto forte.

Willow alzò gli occhi al cielo.

"Vi dico come faremo, ragazzi…Giles, lei ci porterà fuori e Robin, tu ci riporterai a casa. Così va bene?" Il tono della sua voce gli lasciava poca scelta e i due annuirono in silenzio.

"Bene," disse Willow e prese una bottiglia d’acqua dal frigo. Si diresse fuori mentre Robin e Giles salirono sulla scaletta fino al ponte e Giles infine mise in moto il motore. Un aiutante della signora Tapman slegò le corde che legavano la falchetta e la poppa e li salutò mentre la barca usciva dal porto. Una volta al largo, Giles diede gas e l’imbarcazione scivolò via tagliando rapida l’acqua, diretta verso il sole nascente.

"Tutto bene qui?" chiese Willow a Faith e Andrew che giocherellavano con l’attrezzatura da pesca.

"Al 100%, capo," rispose Faith assente, appoggiandosi la sigaretta sulle labbra mentre prendeva un paio di pinze dalla cassetta degli attrezzi, usandola poi per fissare l’estremità della lenza a un amo.

"Non pensavo che sapessi pescare, Faith," disse Willow sedendo sul fianco della barca.

"Non sei l’unica qui ad avere abilità particolari, Rossa." Rise Faith.

Willow aprì l’acqua e bevve un lungo sorso prima di chiedere: "Penso che tu sia cresciuta senza avere molta possibilità di scegliere. Una volta mi hai detto che tua madre non era molto presente."

 

Faith sbuffò. "E dici bene."

Willow aggrottò la fronte e Faith gettò la sigaretta di fuori.

"Il mio Osservatore a Boston," disse infine, mostrandosi concentrata su quello che stava facendo. "Quando le dissi che non mi sarei nemmeno fatta il bagno nell’oceano, e ancora meno sarei salita su una barca, ne affittò una e mi portò fuori. A parte per un po’ di mal di mare ogni tanto, fu bellissimo. Trascorremmo la maggior parte dell’estate pescando o seguendo le balene fino su al Capo durante il giorno. Ehi, Will, lo sapevi che le balene praticamente pascolano il proprio cibo?"

Willow annuì. "Già. Mia mamma mi portò una volta a vedere le balene su a nord. Beh, nel nord della California, cioè. Non penso che vedremo balene a nord di questo posto. Ma: sì, è proprio bello da vedere."

Faith annuì come Willow. "Sicuro. Le balene sono intelligenti, sai. Mica sono fuori di testa come le persone o i demoni. Pensi che questa cosa sia una specie di demone che vive nel lago?"

"È quello che scopriremo," disse Willow. "Andrew, quando raggiungeremo l’area dove si è verificata la maggior parte delle sparizioni, vorrei che provassi il tuo flauto da evocazione. Vediamo se riesci a farlo uscire?"

"Sicuro Willow," disse Andrew, dando un colpetto sul suo borsone. "Sono pronto, ma…"

"Ma?" incalzò Willow.

"Ho un brutto presentimento," disse Andrew inquieto. "Te lo dico: sento il mio senso di ragno formicolare."

"Andrà tutto bene," lo rassicurò Willow.

"Ehi Willow?" chiamò Robin dal ponte rialzato. "Giles vuole sapere dove siamo diretti."

"Aspetta un attimo," sospirò Willow e si voltò verso Faith. "Sono contenta che il tuo Osservatore trascorresse del tempo con te, Faith," disse. "Il vecchio Consiglio si dimostrava perplesso riguardo ai rapporti personali con le Cacciatrici, ma è una politica che ho intenzione di modificare. Giles ne ha dimostrato i benefici con Buffy e credo che sia una delle cose che le ha permesso di sopravvivere."

"Già, potresti aver ragione," disse Faith. "Spero solo che non tutti gli Osservatori diventino così intimi con le Cacciatrici come tu con Ken. Se fosse così, non ci sarebbe più nessuno a Cacciare."

Willow alzò gli occhi un’altra volta e andò a prendere i suoi appunti. Kennedy era ancora seduta nella cambusa e guardava fuori dell’oblò. Willow aprì la bocca per farle una domanda quando Robin urlò il nome di Willow da sopra ancora una volta.

"Arrivo!" rispose lei, tirò fuori un blocco notes dalla sua valigetta e si arrampicò su per la scala.

"Wow!" guardò meravigliata l’acqua attorno. "È bello qui fuori."

"Sicuro," convenne Robin.

La barca stava accelerando mentre andava e apriva il proprio percorso tra le acque calme del lago Erie. Qualche nuvola ammucchiata punteggiava il cielo azzurro, ma la mattina era serena e fresca e prometteva un pomeriggio tiepido.

"È grande," notò Willow. "Non è come il Pacifico, ma ha lo stesso un grande potere."

"Tutte le grandi masse d’acqua ne hanno," disse Robin unendosi a lei. "Dopo tutto, sono così antiche che credo che nel tempo sviluppino una propria personalità e le proprie stranezze."

"E da quello che ho trovato nelle ricerche, il Lago Erie è uno dei più strani di tutti."

Giles guidava la barca con una mano mentre con l’altra stava facendo un macello con la carta nautica. "Willow, hai le coordinate?" domandò.

"Ce le ho qui," disse Willow. "Mi dia un istante." Scivolò accanto a Giles mentre Robin stava a guardare lì di fianco, con un sorrisetto sul volto e le braccia conserte.

Giles stette a osservare mentre Willow premeva alcuni pulsanti dell’apparecchio montato sulla console. Alzò le sopracciglia quando lo strumento emise alcuni bip e una bussola digitale apparve sullo schermo LCD.

"Ecco," disse Willow e guardò la bussola. "Giri di 15 gradi a nord e saremo nella giusta direzione."

"Che cos’è quella cosa?" chiese Giles mentre aggiustava la rotta.

"Il computer di bordo," spiegò lei. "Scarica i dati da un satellite di posizionamento globale in orbita attorno alla Terra. Gli ho detto dove vogliamo andare e ora sullo schermo ci sta mostrando come arrivarci. Se manterremo la velocità attuale, dovremmo essere lì in un paio d’ore."

Giles le passò la carta distrutta. "Che fine ha fatto il romanticismo di un sestante e di una bussola con l’ago?"

"È una nuova era, amico," disse Robin, scrollando le spalle.

"Mi dispiace, ma una lunga barca e una stella che mi indichi la strada sono tutto ciò di cui ho bisogno," parafrasò Giles testardamente.

Willow rise sommessamente, "Beh, per ora potrebbe limitarsi a seguire la bussola di navigazione così da portarci fin lì?"

"Dannata tecnologia," mugugnò Giles e Robin e Willow soffocarono una risata.

Dissolvenza di apertura

Int.

Cambusa – LagoErie

Alcuni Istanti Dopo

 

Willow prese posto accanto a Kennedy e mise il braccio attorno alle rigide spalle della Cacciatrice, piegando la testa fino a toccare quella di lei. Kennedy continuava a guardare fuori dell’oblò.

"Ken? Tesoro?" chiese Willow. "Che c’è che non va?"

Kennedy fece spallucce. "Niente. Sto bene. Hai bisogno di qualcosa?"

Willow dolcemente le prese il mento per farla voltare, e il viso di lei era ora ad un centimetro dal suo.

"Amore? Cosa c’è?"

"Io…" Kennedy sospirò e si voltò di nuovo. "Non mi piace l’acqua."

Willow alzò un sopracciglio. "Qualche brutta esperienza?" chiese.

Kennedy tacque per un momento e confessò timidamente: "…Non so nuotare."

Willow sbatté le palpebre sorpresa. "Non sai nuotare?"

Kennedy fece di no con la testa.

"Ma non mi avevi detto che nella tua casa di Long Island c’era una piscina coperta?" proseguì Willow.

"Oh, certo," disse Kennedy. "La casa di Long Island. La casa nel Nuovo Messico. La casa in California…Tutte le case in cui io abbia vissuto avevano una piscina o erano sulla spiaggia. E le squadre di campioni di nuoto in tutti i collegi in cui sono stata. Un sacco di opportunità per imparare. Solo che non l’ho mai fatto."

Willow si fermò un istante per prendere le misure alla storia di Kennedy. "Cosa è successo?" Domandò Willow dolcemente.

"La mia meraviglia rossa e piena d’intuito." Kennedy fece un breve sorriso prima di tornare seria. "Avevo più o meno cinque anni, e un bel giorno mi sono allontanata dalla tata e sono finita dritta nella piscina. Fui fortunata perché la mia sorellina mi vide cadere. La vermiciattola si mise a ridere, ma almeno richiamò l’attenzione della tata, se no sarei affogata."

"Già, fortunata," concordò Willow. "Devo pensare insomma che anche se eri piccola ti ha lasciato un ricordo duraturo?"

"Già," disse Kennedy, abbassando lo sguardo per la vergogna. "È buffo, no? Posso stendere un esercito di supervampiri, ma basta mettermi vicino all’acqua e mi trasformo in una bambina."

"Ehi," disse Willow piegando di nuovo il viso di Kennedy così da poterla guardare negli occhi. "Io sono quella con un’irrazionale terrore per le rane. E-e per quanto ci abbia provato, Tara non è mai riuscita a farmi avvicinare ad un cavallo. Tutti abbiamo delle paure. Quindi niente vergogna, okay?"

"Okay," disse Kennedy.

"Però me lo faresti un favore?" chiese Willow e proseguì quando Kennedy alzò un sopracciglio. "Ti metteresti un giubbotto di salvataggio?"

"Willow!" protestò Kennedy. "Non mi metterò uno stupido giubbotto. Così lo capirebbero tutti."

"E allora?" chiese Willow. "Faith di certo ti prenderà in giro, e Andrew farà sicuramente qualche commento stupido, ma penso che tutti ci sentiremmo meglio se ne indossassi uno."

"Non so. Me ne starò qui, andrà bene lo stesso."

"Ken, siamo vicini ad una Bocca dell’Inferno. Ho passato tutta la vita sopra un’altra. Credimi se ti dico che quando si tratta di Bocche dell’Inferno, la legge di Murphy è in pieno vigore. Ti prego?"

Kennedy le restituì un sorriso sofferto. "Okay, ma lo faccio solo per te."

"Grazie," disse Willow e si piegò su di lei per darle un lungo bacio.

Willow uscì fuori e fece segno a Faith. "Passami quel giubbotto, per favore." Le disse.

"Cominci ad aver paura, eh?" fece Faith con un sorrisetto.

"Kennedy ha appena confessato di non saper nuotare."

"Cosa?" chiese Robin, stentando a credere ciò che aveva sentito. "Ed è venuta qua fuori lo stesso?"

Willow si limitò ad annuire prima di voltarsi verso Faith e di farle segno di nuovo. "Non voglio correre rischi. E non voglio sentire una parola da nessuno, chiaro?" avvertì la rossa.

Faith sorrise, ma invece di passare il giubbotto a Willow la superò e lo portò giù nella cambusa.

"Faith," disse Willow con voce allarmata, ma non bastò a fermare la Cacciatrice bruna dal continuare per la sua strada. Si fermò davanti a Kennedy con il sorriso ancora stampato sul volto.

Kennedy alzò lo sguardo e sospirò, allungando la mano. "Su. Dillo. Sono una fifona."

Faith si inginocchiò accanto a lei e le gettò il giubbotto in grembo.

"Un fifone avrebbe finto un mal di stomaco prima di partire. Sei qui e questo dimostra che hai fegato. Ma non mettersi questo giubbotto dimostra che sei incredibilmente stupida," le disse Faith. "Quindi non essere sciocca e mettiti questo affare addosso, Mocciosa."

 

Faith le fece l’occhietto e se ne andò in silenzio, mentre Kennedy si infilò il giubbotto con un sorriso.

Dissolvenza di apertura

Est.

Poppa – Lago Erie

Pomeriggio

 

Andrew se ne stava seduto nella sedia da pesca e ascoltava il suo walkman. Faith e Robin erano seduti l’uno di fronte all’altra, con Andrew nel mezzo, tirandosi una palla da baseball avanti e indietro sopra la sua testa; il pesce demone non si era ancora fatto vivo.

Andrew si fermò, si tolse le cuffie e disse: "Potrei provare di nuovo ad evocarlo con il flauto."

"Te l’ho già detto," ammonì Faith. "Tira fuori quella fastidiosa cornamusa un’altra volta e te la butto in acqua."

"Non è una cornamusa," disse Andrew, incominciando a spiegare. "È un congegno mistico per l’evocazione che…" Andrew tagliò corto accortosi dello sguardo grave sul volto di Faith. "continuerà a starsene nella mia borsa."

"Risposta esatta," gli disse Faith.

Giles continuava ad osservare dal lato della prua e Kennedy si era infine avventurata fuori della cambusa e adesso sedeva contro la paratia della poppa, dove le oscillazioni erano meno fastidiose. Un giubbotto di salvataggio arancione era stretto saldamente attorno al suo busto.

"Willow!" strillò Andrew, saltando su dalla sedia. La palla da baseball rimbalzò giù dalla sua testa. "Ow!"

"Scusa, bello," Faith alzò le spalle. "Non volevo prenderti, ma ti sei alzato."

"Che c’è?" Willow emerse dalla cambusa dove stava lavorando con il portatile.

"Guarda!" indicò lui oltre il fianco della barca.

Una grande ombra passò accanto alla barca e le girò attorno. Giles uscì dalla cabina e dovette aggrapparsi allo stipite della porta quando uno scossone attraversò la barca.

"Oh Signore!" esclamò Giles. "Cosa è stato?"

Solo Kennedy stette indietro, mentre il resto del gruppo osservava l’ombra.

"Credo sia uno dei pesci gatto della signora Tapman," disse Robin calmo.

"Santa merda…scusatemi," disse Andrew arrossendo per la propria uscita.

I baffi erano chiaramente visibili quando l’ampia testa venne fuori dall’acqua un’ultima volta prima di gettarsi nelle profondità.

"Ehi gente…ascoltate," disse Kennedy e alzò il volume della radio portatile.

"…proprietario del porto del quale tre giorni fa è stata denunciata la scomparsa dalla moglie e di cui non si sapeva più nulla fino a questa mattina quando è stato soccorso da una chiatta diretta a Sandusky." Gli occhi di Willow si spalancarono quando una nuova voce emerse dalla radio.

"Già, uno di quegli enormi gatti," biascicò una voce nasale. "Ha inondato la barca e mi ha lasciato alla deriva. Sono contento di essere a casa, alla fine."

"Lo sarei anch’io! Aveva ragione sua moglie. Era troppo testardo," sorrise Willow.

Robin si mise a ridere. "Buon per te, Harold."

"Beh, allora," disse Giles. "Credo che il mistero sia risolto. Nessuna risposta all’evocazione di Andrew, il pesce estremamente grande che abbiamo appena visto e il signor Tapman, miracoloso superstite, suggeriscono tutti un fenomeno naturale, più che sovrannaturale."

"Beh, è stato uno spreco di tempo colossale," brontolò Faith. "Ho apprezzato il sole, ma avrei fatto volentieri a meno del mal di mare."

"Oh!" fece Andrew con voce acuta. "Ho della dramamina nella borsa."

"E ce lo dici adesso?" lo accusò Faith.

"Ops," Andrew alzò le spalle.

"Giles, penso sia ora che ci dirigiamo verso casa," disse Willow.

"D’accordo," disse Giles e si rivolse a Robin: "Credo sia il tuo turno."

Roin rise e iniziò a salire per la scaletta, quando uno spruzzo risuonò forte nelle vicinanze.

"Cosa è stato?" chiese Kennedy, finalmente allontanandosi dalla paratia.

All’inizio sembrava che il pesce gatto fosse tornato, ma quando si rovesciò su di sè tutti poterono vedere chiaramente che era stato tranciato in due da un morso, con l’acqua attorno che stava tingendosi di sangue scuro. Appena il cadavere del pesce sprofondò sotto la superficie, un’ombra ancora più grossa passò sotto la barca, facendola piegare a dritta e quasi facendo cadere tutti a terra.

"Okay, è una storia carina e fa paura," disse Willow, prendendo la mano di Kennedy che la aiutò a uscire da sottocoperta.

"Quello non era un pesce gatto," disse Kennedy. "Qualsiasi cosa abbia mangiato quel pesce enorme dev’essere…."

"Un pesce ancora più enorme," finì Robin.

Kennedy si limitò ad annuire e continuò a guardare l’acqua.

Andrew si inginocchiò a un lato della barca, guardando in acqua, e indicò la grossa figura che stava venendo appena in superficie a circa duecento metri da loro. "L’avete vista! È Bessie! Moriremo tutti!"

"Divertente," commentò Willow nervosamente. "Sembrava molto più carina e indifesa in quel disegnino sul sito. E-e non così grossa," soggiunse.

"Oh Dio!" continuò Andrew, "Staccherà a morsi il dietro della barca e inghiottirà Giles come Robert Shaw quando faceva il capitano dell’‘Orca’!"

Giles si voltò verso Andrew e sospirò. "Ohhhh…sta’ zitto."

"Questo non aiuta!" gridò Willow ad Andrew. "Tutti quanti! State calmi!" aggiunse.

La figura venne in superficie di nuovo ma più in alto di prima, per poi atterrare sull’acqua con un tonfo tremendo. L’onda generata dalla creatura si diresse diritta verso la barca.

"Ci sommergerà!" urlò Robin e tirò via Faith dal bordo.

Willow alzò una mano e mormorò rapida una formula quando la barca prese ad oscillare. Un’onda blu di potere avvampò e si schiantò contro l’onda minacciosa. Sebbene indebolita, l’onda proseguì abbattendosi sulla barca. Willow, Andrew e Giles riuscirono tutti ad aggrapparsi alle maniglie, ma le mani di Kennedy incontrarono solo aria e poi acqua ed ella fu sbattuta fuoribordo.

"Kennedy!" gridò forte Willow.

Dissolvenza in nero

 

Il Lago Sinistro

 

Atto 4

 

 

Dissolvenza di apertura

Est.

Poppa – Lago Erie

Pomeriggio

 

"Kennedy!" disse Willow precipitandosi sul bordo. "Oh dea!"

Pochi istanti dopo, la testa scura di Kennedy saltò fuori in superficie, galleggiando grazie al giubbotto di salvataggio.

"Sta arrivando di nuovo!" urlò Andrew indicando.

"Oh dea," ripeté Willow. La rossa iniziò a togliersi il giacchetto zuppo, ma Faith la fermò.

"La prendo io," disse la Cacciatrice e con un rapido salto scavalcò la falchetta e si tuffò oltre il fianco della barca.

"Faith, no! Userò…" gridò Willow. "La magia," finì sapendo che le sue parole erano ormai inutili.

Faith era già in acqua, entrambe le braccia che pompavano bracciate furiose mentre nuotava verso Kennedy e contro la corrente che la bestia aveva creato.

"Aspetta! Sta tornando qui un’altra volta!" urlò Andrew e la creatura passò sotto la barca di nuovo. Stavolta quando passò, sbattendo e grattando contro la barca, si diresse diritta verso Faith e Kennedy.

Riuscirono a vedere che era lunga più o meno 9 metri, il dorso coperto di scaglie che parevano di metallo, con pinne gigantesche che terminavano in artigli uncinati. Un solo sguardo da vicino rese sufficientemente chiaro che non era niente che appartenesse alla Terra.

"Dev’essere un demone," meditò Giles. Willow gli lanciò uno sguardo ad occhi sgranati. "Probabile che sia finito qui da un’altra dimensione."

"Potremmo prima salvare la mia ragazza e mettere un attimo in attesa le speculazioni intellettuali?" strillò Willow.

"Oh, certo," disse lui un po’ imbarazzato.

Il gruppo sulla barca stette a guardare ansiosamente Faith, che riuscì a raggiungere Kennedy e iniziò a trascinarla verso la barca. Ma all’improvviso la creatura si riversò sulla barca un’altra volta, e la scia al suo passaggio scaraventò le Cacciatrici contro il fianco della barca e buttò a terra ancora una volta quanti erano a bordo.

"E datemi una mano!" chiamò a gran voce Faith.

Mentre si rimetteva in piedi sul ponte, Willow iniziò a pronunciare una formula. Chiudendo gli occhi levò entrambe le braccia verso il cielo. Appena lo fece, le due Cacciatrici furono sollevate sopra l’acqua e poi scaricate pesantemente sul ponte. Il canto di Willow terminò ed ella si accasciò sulla sedia da pesca, respirando affannosamente.

Kennedy pareva tirar fuori secchi interi di acqua del lago dalla bocca e dal naso, ma alla fine i suoi polmoni si svuotarono e riuscì a prendere fiato.

"Grazie," gracchiò rivolta a Faith.

"Non dirlo neppure, Mocciosa," disse Faith. "Ma sappi che imparerai a nuotare. È un ordine, chiaro?"

"Buona fortuna," fece Kennedy.

"Stai bene?" domandò Willow, guardando Kennedy negli occhi.

"Sì," disse la Cacciatrice. "Bella magia."

"Nessun problema," rispose Willow. "Giles! Ci porti fuori di qui. Ora!"

"Giusto," disse lui e corse su per la scaletta.

Faith aiutò Kennedy a scendere sottocoperta mentre il motore provava mettersi in moto. Dopo alcuni tentativi fu chiaro che non sarebbe partito.

"Credo sia allagato," urlò Giles verso sotto.

"Oh dei," disse Andrew, il panico evidente nella sua voce. "Willow! Fa’ qualcosa!"

 

"E cosa mi suggerisci di fare?" domandò lei.

"Facci levitare fino a riva!" disse lui.

"Cosa?" disse Willow, restando a bocca aperta.

"Come hai fatto con Faith e Kennedy," disse Andrew prima di girarsi a guardare verso l’acqua.. "Aspetta! Sta nuotando nell’altra direzione. Se ne va a casa!" disse indicando.

La creatura era diretta lontano verso l’orizzonte, ma mentre la guardavano si piegò su se stessa e tornò verso la nave, stavolta puntando la poppa.

"Poteva risparmiarci quella parte e venire direttamente qua," disse Kennedy indicando. "Demone astuto. Così sta guadagnando velocità," soggiunse e iniziò a cercare nelle cassapanche della stiva.

Andrew la seguì finché non fu spinto contro la paratia fino giù in cabina. "Willow! Dai! Portaci a riva!"

"Andrew," disse lei. "Sollevare una barca intera non è come far levitare due persone. È tutta un’altra cosa."

"Dimensione importante non è," ribattè lui. "Solo in tua testa diverso è."

"Io non sono Luke Skywalker e tu NON sei il Maestro Yoda!" sibilò lei.

"Ah sì?" ponderò Andrew.

"Già," ribatté Willow. "Per chiarire ai neotfiti, Yoda è verde, rugoso e cazzuto, e molto più figo di quanto tu sarai mai."

Andrew fece per schiarirsi la gola ma non ebbe la possibilità di rispondere.

"Andrew," disse Kennedy, tagliando corto. "Se non hai niente di utile da aggiungere, sta’ zitto. Faith, aiutami a trovare le armi."

Entrambe le Cacciatrici iniziarono a rovistare nella sacca che Kennedy aveva tirato fuori mentre la creatura veniva dritta contro di loro guadagnando terreno ogni secondo.

"Andrew," disse Giles tornando giù dal ponte. "Se si tratta di un demone marino, c’è qualche modo di ucciderlo?"

Andrew rivolse uno sguardo vuoto a Giles per un istante, come se stesse decidendo se darsi ancora un po’ di più al panico o meno. Poi parve riflettere.

"Beh, signor Giles," incominciò, "Quelle scaglie sembrano davvero impenetrabili, ma penso che il ventre sia più vulnerabile. Se qualcuno potesse raggiungere la parte sotto potrebbe riuscire a ferirlo."

La scia spinta avanti dal demone si rovesciò sul fianco della poppa. Faith prese la borsa delle armi con una mano e con l’altra si tenne a Kennedy. Tutti gli altri agguantarono qualcosa per sostenersi quando la testa della creatura si abbatté contro la poppa e con un pauroso schianto fracassò il trampolino. Un secondo dopo l’intera poppa si piegò sotto la spinta. Quando la creatura si tuffò di nuovo sotto la barca sentirono le scaglie grattare lungo lo scafo.

"Penso di poter dire che abbiamo appena perso la cauzione della barca," scherzò Faith.

"Non potremo sopportarne ancora molte altre," disse Robin serio. "Dobbiamo fare qualcosa."

"Giusto," disse Faith legandosi un grosso coltello da caccia alla coscia, tornando al lavoro. "Will, puoi inventarti qualche magia per distrarlo quanto basta per darmi una possibilità?"

"Posso provarci," disse Willow.

"Fare," citò Andrew. "O non fare. Non c’è provare."

"Chiudi il becco, Andrew!" disse Giles e lo picchiò dietro la nuca senza troppa forza.

"Ow!"

"Eccolo che arriva di nuovo," disse Faith. "Pronta Will?"

"Sì," disse la strega, prendendo posto accanto alla Cacciatrice e fissando il demone. Stavolta prese di mira il fianco sinistro, in modo da sfondare lo scafo e affondare la barca.

 

Willow cominciò di nuovo a pronunciare una formula, gli occhi che le si stringevano all’avvicinarsi del demone. Alla fine alzò la mano e gridò: "Contineo!"

Il demone si arrestò nell’acqua a circa due metri dalla barca, come se avesse colpito una barriera invisibile. Faith fece due passi indietro e poi corse in avanti, saltando oltre il bordo attraverso l’aria fino al dorso della creatura. Il demone spinse piegandosi addosso all’incantesimo per qualche istante, cacciando un grido pieno d’ira che fendette l’aria. Faith si mise a cavalcioni e cercò di agguantare le pinne quando la creatura inarcò la schiena nel tentativo di disarcionarla.

"Eee-ya!" gridò felice la Cacciatrice mentre la creatura continuava a impennarsi. Quando la testa emerse dall’acqua, Faith lasciò una pinna e impugnò il coltello. Con una mossa agile si lasciò scivolare fino sotto al ventre e aprì un lungo e profondo squarcio sotto la gola del mostro. Uno schifoso sangue verde le spruzzò addosso e zampillò copioso in acqua. Con una mossa rapida la creatura si liberò di Faith e si tuffò sott’acqua.

Tutti, inclusa Kennedy, si precipitarono sul bordo della barca, guardando l’acqua turbinare là dove il demone era scomparso. Altro sangue verde e acqua fangosa ribollirono in superficie, ma nessun segno di Faith.

"Forza, bambina," sussurrò Robin, il volto cupo, ma speranzoso.

Parve passare un’eternità senza che ci fosse alcun segno della Cacciatrice. L’acqua si calmò e rimasero solo poche increspature dalla lotta. Il silenzio del pomeriggio dopo la confusione della battaglia pareva schiacciarli.

"Basta così," disse Robin e poggiò la mano sul fianco della barca, intenzionato a scavalcare. Giles e Kennedy lo fermarono, impedendogli di muoversi.

In quel momento la testa di Faith sbucò dall’acqua e la ragazza si riempì i polmoni con una grossa boccata d’aria. Nuotò fino alla barca e parecchie mani la sollevarono a bordo.

"E’ morto?" chiese Willow.

"Morto e già spellato," rispose Faith, gocciolando e sorridendo felice.

"Bel lavoro, Faith," disse Giles. "Proverò a far partire la barca. Puoi darmi una mano, Andrew?"

"Certo, signor Giles," rispose il giovane ed entrambi si diressero verso la cabina.

Willow e Kennedy si allontanarono dalla poppa danneggiata, lasciando lì seduti Robin e Faith.

"È un bene che mia madre fosse una cacciatrice," disse alla sua innamorata.

"E perchè?" chiese Faith con un mezzo sorriso.

"Altrimenti lo stress di viverti accanto mi ammazzerebbe," disse lui, spostandole teneramente i capelli bagnati dalla fronte.

"Nessuno ha detto che sarebbe stato facile, grand’uomo," disse lei, appoggiandosi a lui, chiudendo gli occhi.

"Ma non è detto che debba essere per forza sempre uno stress, sai," disse lui. "Mi piacerebbe portarti fuori a cena se a te sta bene."

Faith aprì gli occhi e sorrise, guardando dentro i suoi caldi occhi marroni. "Sicuro. Mi piacerebbe. È un appuntamento?"

"È un appuntamento," confermò lui.

"Ma niente pesce," aggiunse lei con un sorriso.

Robin sorrise e acconsentì col capo. "Non c’era neanche bisogno di dirlo."

Dissolvenza di apertura

Int.

Consiglio degli Osservatori – Ingresso

Sera

 

Bagnata, provata e in generale esausta, la valorosa spedizione di pesca si trascinò a fatica nel quartier generale del Consiglio davanti allo sguardo stupito di Rona, Vi e delle altre Cacciatrici.

"Lasciatemi indovinare. Era così grosso…" Rona allargò le braccia di un metro, "Ma vi è scappato."

"Direi una decina di volte tanto," disse Kennedy. "E non è scappato. Faith l’ha fatto fuori."

"Grandioso!" disse Vi. "Stavamo giusto per uscire di pattuglia."

"Dammi un minuto per cambiarmi," fece Kennedy. "Vengo con voi."

"Possiamo farcela da sole," protestò Rona.

"Lo so," disse Kennedy. "Ma dopo la mia inutilità totale di oggi, ho un gran bisogno di ammazzare qualcosa. Abbiate compassione dei poveri vampiri che mi capiteranno per le mani stanotte."

Willow osservò Kennedy scomparire su per le scale e alzò le spalle.

"Vieni anche tu?" fece Vi rivolta a Faith.

"Naa," disse Faith. "Stasera ho un appuntamento. Voi state attente ragazze, e divertitevi. Tornerò al lavoro domani notte."

Vi e Rona condussero le ragazze a prendere le armi mentre gli altri seguirono Kennedy su per le scale per andare a cambiarsi.

Dissolvenza di apertura

Int.

Consiglio degli Osservatori – Sala Mensa

Mattina seguente

 

Andrew mise un bricco di tè davanti a Giles e un thermos di caffè su tavolo di fronte a Willow prima di sedersi e di prendere in mano il suo cucchiaio dei cereali.

"Faith e il signor Wood devono essersi divertiti stanotte," fece notare Andrew mentre guardava nella sua scodella. "Faith in genere è la prima ad alzarsi per la colazione al mattino."

Kennedy sorrise. "Credo che dopo aver ucciso ieri quell’enorme demone, il povero Robin l’avrà ammazzato."

"Kennedy," ammonì Giles. "Sono cose loro. Tu pensa a farti…"

Willow gli lanciò uno sguardo interrogativo. "Finirà la frase in questo secolo, Giles?"

"Ehm, lasciamo perdere," disse lui e cambiò argomento. "Niente di interessante nei tuoi rapporti del mattino?"

Willow aprì la cartellina dei documenti e tirò fuori un foglio di carta. "Oh guarda. Il rapporto della polizia investigativa dice che il cadavere di una anguilla gigante è stato rinvenuto questa mattina presto, arenato sulla riva. Sono in attesa che il dipartimento di biologia marina dell’università vada a prelevarlo per studiarlo."

"Interessante," disse Giles.

"Non era un’anguilla gigante!" disse Andrew.

"No, ma ho il sospetto che le autorità di Cleveland si dimostreranno altrettanto cieche di fronte alla verità di quelle di Sunnydale." Giles raccolse un’altra fetta di toast e iniziò ad imburrarla. "Suppongo che ciò renda il nostro lavoro molto più semplice."

Willow annuì. "Più semplice per certi versi, ma non mi sorprenderebbe affatto se qualcun altro là fuori avesse un’idea di quello che è successo."

Giles diede un morso al toast. Andrew alzò le spalle e tornò ai suoi cereali e Kennedy diede un bacio a Willow e se ne andò per dare avvio all’allenamento della giornata.

Fuori della finestra, sull’acqua, non vista dagli Osservatori, una creatura dalla testa rotonda, con un collo liscio e allungato sbucò in superficie. Diede un rapido sguardo in giro e poi si immerse di nuovo sotto la placida superficie dell’acqua, creando delle piccole increspature.

Dissolvenza in nero