
Il Lago Sinistro
Teaser
Story by: CN Winters and Susan Carr
Written by: Susan Carr
Directed by: CN Winters and Susan Carr
Produced by: CN Winters and Susan Carr
Edited by: Kate
Sound Department: Steff
Art Director: Chris Cook
Artists: Chris Cook, David Zahir, Chantal, Mytryk, Cynthia Taz, CN Winters
Dissolvenza di apertura
Est.
Una piccola barca da pesca sul lago Erie – Mattina Presto
Due uomini si muovevano silenziosamente sopra la piccola imbarcazione da pesca; una piccola lanterna a batteria, fissata alla poppa, la loro unica fonte di luce. L’alba ancora indugiava e solo il pallido lontano bagliore di Cleveland permetteva agli uomini si sapere che si trovavano vicino casa.
"Jack, allungami un po’ quella," disse uno degli uomini.
Jack si spinse in fondo alla barca e passò all’altro uomo la catena, e il suono metallico del metallo che grattava su altro metallo echeggiò nel silenzio, facendo indietreggiare Jack per il fastidio.
"Sicuro che è una buona idea, Denny?" domandò Jack.
"Ahh, certo che sì," rispose Denny, prendendo una chiave e fissando un bullone alla fine della catena. "Hai sentito quel tizio allo Spot. Cinquemila bigliettoni a foto. Diecimila per un campione di tessuto di Bessie. Cinquantamila per il corpo e centomila se gliela porti viva."
"Proprio non ci arrivo," disse Jack con tono spaventato. "Che motivo c’è per volerla catturare? Che cosa ha fatto mai a parte dare un morso ogni tanto a qualche bagnante? E che cos’è questa storia dei campioni di tessuto? A che diavolo servirebbero?"
Denny alzò le spalle. "Forse vogliono studiarne il DNA o roba del genere! Dimostrare che è una creatura preistorica, no? Ma poi che ce ne importa? Diventeremo ricchi!"
Jack scrollò le spalle e bevve un altro sorso dalla sua fiaschetta. Denny si concentrò sul quello che stava facendo, attaccando infine un grosso uncino all’estremità della catena. "Passami la carne, Jack."
Restando seduto, Jack si voltò torcendo il busto e, infilando la mano in una busta termica colorata, ne tirò fuori un grosso pacchetto avvolto in carta bianca da macellaio. Passò il pesante fagotto al suo compagno che l’aprì mostrando un grosso taglio di carne.
"Meg mi ammazzerà quando scoprirà che le abbiamo rubato l’arrosto. Tutta la famiglia verrà giù la prossima settimana per il compleanno di Bobby e lei aveva in mente di preparargli il suo piatto preferito," si lagnò Jack.
"Ehi, non ti agitare," sorrise Denny mentre infilava l’uncino nell’arrosto, rivoltandolo e infilandolo di nuovo e infine spingendolo bene in fondo. "Dopo che avremo la taglia di Bessie, potrai comprare a Bobby una dozzina di arrosti per la sua festa e Meg ti regalerà un po’ di quelle calde attenzioni che desideri tanto."
Jack sospirò mentre Denny scoppiò a ridere e si assicurò che l’altro capo della catena fosse fissato al bullone sulla prua. Con un lancio leggero gettò l’arrosto in acqua.
"E andiamo," disse Denny con un sorriso soddisfatto. "Dai Bessie, piccola, almeno fatti vedere." Infilò la mano in uno zaino, ne trasse una macchina fotografica subacquea e si fece passare la lunga cinghia dietro il collo.
"Porca paletta, Denny!" esclamò Jack alla vista della macchinetta. "Dove l’hai presa? Deve costare una fortuna."
Denny annuì. "Puoi starne certo: ho impegnato i gioielli di nozze di Pearl. Ha avuto le dita gonfie ultimamente e li ha riposti nel portagioie. Non si accorgerà nemmeno che sono spariti, e li riprenderò prima che lo scopra."
"Oh amico," disse Jack allarmato. "Non sta bene, Denny. L’arrosto di Meg, gli anelli di Pearl. Ci metteremo nei guai, vedrai. Finisce sempre così."
Denny sbuffò deridendolo e agitò la mano. "Naa, andrà tutto bene. Sta a vedere, Jack. Quel tizio allo Spot ci pagherà bene. Te lo prometto."
"Sì, se non è una truffa," mormorò Jack. Stava per aggiungere qualcos’altro quando d’improvviso ci fu un leggero strattone alla catena e alcuni anelli scivolarono oltre il capodibanda.
"Denny?" disse Jack, guardando la catena.
Denny rimase in silenzio mentre alcuni altri centimetri di catena scivolarono fuori bordo.
"Denny? È lei?" domandò Jack.
"Potrebbe essere un pesce gatto," disse lui. "Magari sta dando un assaggio." All’improvviso la restante parte della catena prese ad agitarsi in modo disordinato.
"Oh Dio," gridò Jack quando la catena scattò e si tese e fece sobbalzare la barca, buttando giù i due dai propri sedili e ricoprendoli dell’acqua del lago che risciacquava nella sentina, in fondo alla barca.
"Santa merda!" strillò Denny quando la barca prese ad accelerare, tirata dalla catena. "È come un giro su una slitta del Nantucket, Jacky! Sicuro che non abbiamo preso una balena?" Rideva come un pazzo mentre cercava di rimettersi al suo posto e di orientare la macchina fotografica in posizione.
"Oh Dio," continuava a ripetere ancora e ancora Jack mentre la barca proseguiva attraverso l’acqua, la prua che affondava profondamente nel lago e gli spruzzi che sferzavano i fianchi della barca.
Rapido come era incominciato il viaggio si arrestò bruscamente, gettando i due uomini in avanti. Jack agguantò un secchio per le esche e iniziò a buttar via l’acqua. Denny continuò a giocherellare con la sua macchinetta.
"Si è rotta la catena?" chiese Jack, senza smettere di sgottare.
"Non so," disse Denny, affacciandosi sull’acqua. Tirò delicatamente la catena. "Si è allentata," disse infine dopo averne tratto in barca un paio di metri, ma tolse la mano di scatto quando sentì uno strattone in risposta.
"Cristo!" esclamò appena l’acqua davanti alla barca prese a ribollire e ad agitarsi. "Sta venendo su!" gridò.
"Oh Dio!" disse Jack, e la sua faccia divenne bianca quando un enorme corpo allungato emerse dall’acqua e si sollevò dinanzi alla barca. "Denny! Quella non è Bessie!"
Denny, la macchina fotografica abbandonata nelle mani, non riuscì a far altro che guardare a bocca spalancata l’enorme sagoma pendere in avanti e iniziare a cadere su di loro, fracassando la barca e trascinando essa e i suoi passeggeri sotto i flutti. In pochi istanti non rimase nulla della barca né degli uomini, solo qualche increspatura sulla superficie del lago Eerie.
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Int.
Tavola calda sul ciglio della strada per Toledo – Mattina Presto
"Un altro po’?" chiese la cameriera in uniforme, di mezza età, quando si arrestò dall’altra parte del bancone all’altezza della Cacciatrice dai capelli scuri, tenendo in mano un bricco.
Faith annuì per ringraziarla e osservò la sua tazza riempirsi di un caffè forte e nero. Rigirò il contenitore dello zucchero e stette a guardare il fiotto di cristalli bianchi versarsi nella tazza. Dopo un’eternità lo rimise dritto, ci pensò su un momento e poi ne aggiunse un altro po’.
"Wow," fece una voce lì vicino a lei. "Direi che ti piace lo zucchero, eh zuccherino?"
Faith si voltò verso il suo vicino allo sgabello accanto. Dopo aver valutato per un momento, decise che il giovane, che indossava jeans, stivali da cowboy e una camicia di flanella non costituiva una minaccia. "Ho un metabolismo alto. Ho bisogno di energie," rispose infine e si accese la seconda sigaretta della giornata.
Il sorriso di lui si allargò ancor di più. "Scommetto di sì. Mi chiamo John D. Walbanks, comunque. JD per gli amici."
Faith si mise in bocca la sigaretta e strinse la mano che gli veniva offerta. "Faith."
"Dall’accento, Faith, direi che vieni da qualche parte ad est," fece lui.
Faith lo osservò per un istante, uno sguardo pensoso sul viso. "Boston, in origine. California. Ora Cleveland."
"Giri un sacco, eh?" disse lui. "So cosa vuol dire. Sono un camionista. È una vita solitaria, ma amo viaggiare per le strade. Che mi dici di te?"
Faith scrollò le spalle e bevve un sorso di caffè. "Niente di che."
"Stai andando a Toledo?"
"Senti JD," disse Faith, girandosi verso il camionista. "Mi fa piacere, davvero, ma il fatto è che mi vedo già con qualcuno."
"Oh," disse JD, la delusione palese sul suo volto. "È tutto a posto. Mi dispiace se sono stato sfacciato."
"Naa, bello, non ti agitare," rise Faith. "Ne è passato di tempo da quando mi ti sarei sbattuto, oppure t’avrei gonfiato come un pallone solo per averci provato. È questa cosa nuova che sto sperimentando – la chiamano serenità."
JD rise assieme a lei per un momento e poi gettò alcune banconote sul bancone. "Beh, meglio tornare al lavoro. Abbi cura di te, Faith, e di’ al tuo tipo che è un uomo fortunato."
"Lo farò," Faith sorrise e salutò con la mano il camionista mentre usciva. Bevve d’un fiato il resto del suo caffè e fece un cenno col capo alla cameriera mentre pagava il conto.
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Est.
Autostrada, Toledo, Ohio – Alba
Faith ingranò la marcia più alta della moto proprio nel momento in cui passava accanto al cartello "Toledo." Sentì un rumore dietro di lei e si girò leggermente sulla sella della moto, biascicando un’imprecazione quando vide gli abbaglianti dietro di lei. Si voltò a destra e a sinistra più d’una volta, come se cercasse una via di fuga. Con un sospiro mise la freccia e rallentò la moto, portandola fuori dell’autostrada, su di una strada cittadina contigua alla rampa di uscita.
Mentre la macchina della polizia si avvicinava, Faith fece passare una gamba sopra la moto e si tolse il casco, assicurandolo alla griglia portapacchi. Tirò fuori il portafogli e porse la patente e il libretto all’agente mentre si avvicina alla sua vettura.
"Grazie," egli disse, tornando verso la macchina mentre il suo collega si avvicinava.
"Correvamo un pochino, eh?" disse l’altro agente, fermandosi davanti a Faith e incrociando le braccia. Faith si mise una mano in tasca, tirò fuori una sigaretta e l’accese.
"Mi spiace agente," fece lei. "Mi stavo solo godendo la corsa mattutina. Non ci ho proprio fatto caso, ci crede?"
"Già," rispose lui. "Succede. E posso capirlo bene con una moto come questa. Ma dovrebbe stare più attenta. Non voglio finire a raccogliere i pezzi di una ragazza carina come lei sparsi sulla mia autostrada."
Faith gli rispose con l’ombra di un sorriso, diede una profonda boccata e osservò l’altro agente avvicinarsi con un’ espressione seria sul volto.
"Allora, Faith," egli disse. "Pare che tu abbia lasciato qualcosina a metà giù in California."
"Dice sul serio?" rispose all’agente. E sottovoce mormorò: "Merda." Si grattò la guancia nervosamente e domandò loro: "Ho diritto a una telefonata, giusto?" E fece ai poliziotti un sorriso canzonatorio.
Uno dei poliziotti le fece cenno di girarsi ruotando il dito e Faith obbedì e mise le mani dietro la schiena. "Willow mi ammazzerà."
Dissolvenza di chiusura
Il Lago Sinistro
Atto 1
Dissolvenza di apertura
Int.
Consiglio degli Osservatori – Sala Mensa
Mattina Presto
Willow entrò nella sala mensa e sorrise alla vista della frenetica attività. Gruppi di Cacciatrici chiacchieravano animatamente divorando la colazione. Ad un tavolo più calmo ella notò Giles che discorreva con Robin e Kennedy. Willow si diresse velocemente verso di loro, poggiò una grossa cartella sul tavolo e si chinò per dare un bacio di buongiorno alla sua ragazza.
"Ehi tesoro," le disse con un sorriso.
"’Giorno," rispose Kennedy.
"Buongiorno Willow," disse Giles. "Ti unirai a noi questa mattina o ti porterai la colazione nella sala computer anche oggi?"
Willow lo guardò di sbieco. "Ho finalmente programmato il computer in modo che registri qualsiasi avvenimento strano durante la notte, così ora devo solo controllare il rapporto al mattino." Willow batté sulla cartella dei documenti che era sul tavolo.
"Bella idea," disse Robin. "Mettiti seduta."
"Oh, grazie," fece Willow. "Ma devo prima rispondere al richiamo del caffè. Torno subito."
Willow stava per prendere una tazza dalla pila vicino al recipiente quando qualcuno le mise davanti una grossa tazza colma.
"Ecco qua," disse Andrew concitato. "Ho qui una tazza speciale proprio per te."
Willow guardò sospettosa le parole stampate sulla nuova tazza.
"Prova il gusto della religione. Assaggia una strega," lesse a voce alta guardando Andrew. "Molto divertente."
Andrew sorrise, dondolandosi sui piedi, con le mani infilate giù nelle tasche dei jeans. "Già, carina, eh? L’ho trovata in quel negozio di articoli dell’occulto a Holly Lane. Com’è il caffè? L’ho fatto come piace a te."
Willow bevve un sorso. "Mmmm, buono. Grazie."
"Prego," disse Andrew. "Ehm…che cosa vorresti per colazione? Non ho avuto tempo di fare il pane fresco, ma mi sono messo d’accordo con un panificio che ci porterà il pane tre volte a settimana. E ho avuto la lista dei prodotti delle Specialità Kosher di Siegel e ho fatto un ordine di bagel freschi per sabato mattina."
Willow scrutò con crescente preoccupazione Andrew mentre questi finiva il suo discorso con un sorriso soddisfatto. "Beh…ehm…è molto…è molto carino da parte tua Andrew. Uhm, non che non l’apprezzi, ma perché ti stai dando tanto da fare per me?"
"Beh," Andrew gesticolò nervosamente. "Tu sei…cioè, sei un Osservatore, beh, non solo ‘un Osservatore’, ma a parte il signor Giles, tu sei ‘l’Osservatore’. E poi sei una strega e, tipo, sei un sacco intelligente e…"
"E cosa?"
"Mi dispiace tanto per quello che è successo a Tara e mi dispiace per aver detto quelle stupidaggini la scorsa settimana e per aver ferito Kennedy e vorrei davvero imparare da te e non so proprio come mettere le cose a posto tra noi," finì senza prendere fiato.
A Willow occorse un momento per recepire e tradurre le parole di Andrew. Il suo volto si addolcì all’espressione sofferente di Andrew ed ella appoggiò la tazza sul tavolo. Si fece più vicina ad Andrew. Lui indietreggiò appena ma lei lo incalzò e prese entrambe le sue mani tremanti tra le proprie.
"Andrew," incominciò. "Accetto le tue scuse. Lo che non hai avuto niente a che fare con Tara. E-e mi dispiace per quello che è successo con Warren. Per quanto fossi nel torto nel seguirlo, lo so che tenevi a lui. Non avevo diritto di fare le cose che ho fatto dopo la morte di Tara, a lui o a te." Andrew prese un profondo respiro e Willow proseguì. "Ma non voglio né mi aspetto alcun trattamento di riguardo da parte tua. Solo con le nostre azioni future possiamo sperare in una redenzione da quelle passate. Giusto?"
Andrew annuì.
"Bene," disse Willow e poi le tornò in mente qualcosa mentre lasciava le mani di Andrew per riprendere la tazza. "Che volevi dire dicendo che vuoi imparare da me?"
"Oh, beh, Tucker e io…cioè, i nostri genitori," incominciò Andrew. "Beh, loro non erano molto religiosi e tu hai detto che vuoi seguire il percorso spirituale dei Wicca e, beh, ho letto qualcosa online e in quel negozio di occultismo e non sapevo che fosse, cioè, come una vera religione. Pensavo che fosse solo fare magie e indossare tuniche e avere un aspetto sinistro."
Willow fece un lieve sorriso mentre Andrew proseguiva.
"Ma penso che sia così bello che voi gente veneriate una dea e un dio e festeggiate i giorni sacri e i pleniluni e vi avviciniate alla Terra e tutto. Voglio dire che mi pare che abbia molto più senso che parlare a un qualche tizio seduto su un trono in mezzo alle nuvole."
"Beh, diciamo che non invidio gli altri per le loro scelte di fede," fece Willow ammiccando al giovane impaziente. "Ancora oggi alcune congreghe di Wicca concepiscono una figura potente a capo delle loro divinità. I greci, per esempio, venerano ancora Zeus. Mai sentito?" domandò Willow con un sorrisetto furbo.
"Davvero? Cioè, tipo Zeus di ‘Scontro tra Titani’?" Chiese Andrew un po’ sorpreso dalla cosa.
"Beh, non sono esattamente sicura che abbia l’aspetto di Sir Laurence Olivier," disse Willow ridendo prima di proseguire. "Ma, sì…vorresti imparare qualcosa sulla Wicca?"
"Sì e…se posso, mi piacerebbe far parte della tua congrega," Andrew fece un profondo respiro, come se avesse affrontato la sua più grande paura e fosse sopravvissuto.
Willow ci pensò su per un momento. "Chiunque è ben accetto se desidera per apprendere da me riguardo alla Wicca, Andrew, ma se hai letto qualcosa dovresti sapere da te che non tutti possono diventare sacerdoti o sacerdotesse. Ci vuole molto duro lavoro e molta dedizione."
"Sì, ma vorrei provare. Voglio dire, mi piace aiutare il Consiglio, ma vorrei qualcosa di più…"
"Spirituale?" provò a dire Willow.
Andrew annuì, riuscendo infine a rilassarsi completamente in presenza di Willow. "Sì. Che abbia più un senso di crescita personale. Mi capisci?"
"Certo," annuì Willow. "E penso che forse sia la cosa giusta per te. Magari potresti aiutarmi a organizzare le lezioni e fare qualcosa con una delle tue megalavagne? Nel frattempo ti darò qualche altro libro da leggere e chissà, tra un paio di mesi potresti assistermi in un rituale per il plenilunio."
"Sul serio?" disse Andrew, eccitato. "Oh! Dovrò chiamarti Lady Willow adesso?"
Willow rise. "No, assolutamente no! Quello si usa con un’alta sacerdotessa, cosa che io non sono," gli disse con un leggero sorriso. "Vorrei diventarlo, certo, ma non lo sono ancora…Allora, hai già mangiato?" chiese Willow, cambiando argomento.
"No," Andrew fece di no con la testa. "Ero occupato ad assicurarmi che le ragazze mangiassero."
"Beh, penso sia ora che tu ti prenda una pausa," disse e gli sorrise con affetto. "Hai avuto un assaggio di religione e ora cerca di dare un assaggio anche alla colazione."
Andrew fece di sì con la testa un’altra volta, si voltò verso la tavola calda e incominciò a riempire un paio di scodelle.
Willow rabboccò la tazza e tornò a sedere accanto alla sua ragazza.
"Che storia era, quella?" domandò Kennedy, accennando con la testa all’indietro in direzione di Andrew.
Willow alzò le spalle. "O è Andrew è un brutto caso di ossessione per le figure eroiche o la paura che ha di me gli fuso il cervello."
Kennedy rise, "Di certo non lo biasimo. Sai essere decisamente terrificante a volte. E, cavolo, di certo non vorrei esplorare il tuo lato cattivo. Il tuo lato posteriore invece è tutt’un’altra storia."
Willow aggrottò le ciglia quando Giles si voltò, interrompendo la sua conversazione con Wood. "Conosci le regole," disse a Kennedy con un lieve sorriso. "Niente conversazioni inquietanti in materia di sesso quando siamo a tavola."
"Cosa c’è di inquietante riguardo al mio posteriore?" Chiese Willow guardandosi oltre la spalla, prima di voltarsi di nuovo verso Giles, sorridendo.
"Già, a me piace il suo posteriore," intervenne Kennedy.
"Oh, santo cielo," borbottò Giles. "Ad ogni modo, per tornare agli affari," disse con voce più chiara, gettando uno sguardo di disapprovazione su Kennedy che era tutta presa a fare sorrisi a Willow. "Ricorda Willow: gli Osservatori a volte devono affrontare compiti di estrema difficoltà, specie con Cacciatrici cocciute," soggiunse tenendo fisso lo sguardo su Kennedy.
"Non una semplice Osservatrice, ma una Wicca, allo stesso tempo," precisò Willow, gettando uno sguardo sul giovane intento a riempire una caraffa dal recipiente del caffè. "Vuole unirsi alla mia Congrega."
Giles alzò un sopracciglio rimuginando. "Hmm. Potrebbe inculcargli un po’ di disciplina. Ha talento, ma manca di una direzione. La Wicca potrebbe essere il percorso perfetto per lui."
"Lo penso anch’io," disse Willow. "Tra l’altro, ci sa decisamente fare con le persone, anche se in apparenza non si direbbe. Voglio dire, guardi come è riuscito a legare con tutti o quasi a livello personale, persino con Spike. Non sono in molti a saper fare una cosa del genere."
"Spike?" domandò Kennedy. "Il vampiro riabilitato vecchio di cent’anni o giù di lì?"
"Sì," disse Willow e annuì. "Li ho beccati una notte in cucina, da Buffy, che discutevano di aperitivi e-e ovviamente Spike l’aveva presa come una sfida."
Andrew tornò al loro tavolo tendendo in equilibrio un pesante vassoio. "Ecco qui, signor Giles. Tè appena fatto. C’è niente che possa portarvi, ragazzi?"
"Naa, siamo a posto," disse la Cacciatrice mora. "Adesso fai colazione."
Willow si rivolse al gruppo. "Avete finito tutti?" chiese guardando attorno al tavolo. Dopo una serie di assensi passò a Kennedy la sua cartellina e prese la sua scodella e la tazza di caffè. "Allora andiamo a lavorare un po’," disse loro mentre si alzava.
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INT.
Consiglio degli Osservatori – Sala Conferenze
Alcuni Istanti Dopo
"Faith è partite bene stamattina, Robin?" chiese Willow mentre guardava i fogli stampati dal computer, prima di mettere in bocca una cucchiaiata di crusca.
"Un po’ prima dell’alba. Detroit non è molto lontana, quindi tra un po’ dovrebbe chiamare," rispose lui versandosi dell’altro caffè. "La ragazza non ha bisogno di dormire molto", soggiunse ripensandoci.
Kennedy sbuffò: "Bella fortuna, eh amico?"
"C’è mai un momento della giornata in cui non pensi al sesso?" Le chiese Giles.
"Solo quando ammazzo qualcuno," gli sorrise lei in risposta.
Robin sorrise e si rivolse a Giles. "Penso che sia un tratto caratteristico delle Cacciatrici".
Willow spinse lo sguardo oltre, vide Giles con un’espressione agitata e si schiarì la voce per cambiare argomento. "Bene, allora, rapporto sui progressi. Robin? Come vanno i lavori al piano di sopra?"
"Le stanze dello staff dirigente sono quasi ultimate. Gli arredatori verranno oggi per definire le nostre scelte. Ora che i muratori hanno finito, sono impazienti di incominciare. Saremo probabilmente in grado di trasferirci alla fine della prossima settimana."
"Grandioso, e gli alloggi delle Cacciatrici?" chiese.
"Quasi tutto fatto. Il problema maggiore sono le tubature, ovviamente – in tutti e due gli edifici, al momento. Che tutte le ragazze facciano la doccia nello stesso momento sta mettendo il sistema sotto sforzo. Penso che se ne arriveranno delle altre ci vorrà tutto il lago Erie per riempire ogni singolo tubo."
Willow sospirò: "Beh, stagli dietro. Ken?"
"L’equipaggiamento più importante arriverà domani nelle palestre. E sono d’accordo con i carpentieri, che verranno a prendere le misure per gli armadi delle armi. Vorrei proprio che Xander fosse qui. La cassapanca che aveva fatto a Buffy era carina."
"Vorremmo tutti che fosse qui," Willow sorrise appena. "Andrew? Come te la stai cavando?"
Egli mise il cucchiaio giù nei cereali e si voltò verso Willow.
"Beh, Kennedy ha finito di fare il piano dei turni per le faccende di casa, quindi per quello siamo a posto. Sembra che le ragazze apprezzino la pausa dalla monotonia allenamento-pattugliamento e fortunatamente non si lamentano. Su una delle mie lavagne ho fatto un diagramma per ciascuna ragazza e per i vari compiti…cucina, pulizia, e così via. Certo, con tutti nuovi arrivi che ci sono ogni giorno, devo continuamente riaggiustarlo, ma mi sto aiutando con il computer."
"Grande," disse Willow. "Giles? Come va la ricerca degli Osservatori sopravvissuti? Qualche novità?"
"Questo è quel che sappiamo," (season one sounds) sospirò Giles. "Il Primo ha fatto il suo lavoro fin troppo bene. Robson non è riuscito a mettersi in contatto con nessuno, ma potrebbe avere una pista a Londra. Se somiglia anche solo un po’ alle altre sue piste non è il caso di riporvi molte speranze."
"Che cosa abbiamo?"
"Un nome. Rowena Allister," rispose Giles. "La sua Cacciatrice potenziale è stata uccisa ad Instanbul e di lei non si sa più nulla da allora. Ma lui crede che possa essere sparita per sfuggire al Primo…Ha detto che ci avrebbe fatto sapere."
"Ha intenzione di restare a Londra?" domandò lei.
"Per il momento," rispose Giles. "Ha riportato delle ferite piuttosto gravi. Non è ancora del tutto guarito…Ma, per fortuna, credo che sia disposto a condurre il nostro ufficio in Europa, se lo vorremo. Sai, non tutte le ragazze vorranno venire in America."
"Giusto," disse Willow pensosamente. "Non ho avuto neppure una sola immagine chiara di un ex-Osservatore in America, a parte il signor Marshall. Speriamo che Robson voglia fare le ricerche in Europa, dato che la mia magia apparentemente non riesce ad andare oltre i due oceani."
"Beh, a parte Robson, ho contattato la Congrega e gli ho passato le tue magie di ‘ricerca’ per gli Osservatori e per le Cacciatrici. Althanea si è offerta di contattare quanta gente può e di assicurarsi che almeno non siano in immediato pericolo."
"Okay, ottimo," disse Willow, prendendo un appunto sul suo taccuino. "Sono certa che troverà presto qualcosa…Um? Altro?" Si girò da un lato e dall’altro guardando il gruppo, verificando le loro risposte negative. "Okay, allora. La notte scorsa le pattuglie hanno riportato l’uccisione di cinque vampiri e tre demoni. Due demoni erano dei tagrash, niente di speciale, erano in giro per la loro consueta gita per provocare confusione e massacri. L’altro era sconosciuto. Rona me ne ha fornito una descrizione molto accurata e la sto confrontando con il database del computer. Purtroppo però procede lentamente perché le variabili non sono state ancora programmate tutte."
Giles sembrava annoiato.
"Ma sulla lunga distanza, vedrete quanto ci sarà d’aiuto," puntualizzò rivolta verso di lui, facendo con un sospiro esasperato. "Tuttavia, il numero di uccisioni sembra essere in crescita. Quando siamo arrivati, per un pattugliamento medio sarebbe stato tanto acchiappare due vampiri e forse un demone."
"Il che significa?" Domandò Kennedy.
"Ancora non saprei," disse Willow. "Potrebbe essere che dato che la Bocca dell’Inferno a Sunnydale è chiusa, tutti i vampiri e i demoni si stiano dirigendo qui. Oppure…"
"Oppure cosa?" chiese Robin.
"Beh, la natura si muove sempre verso un equilibrio. Luce e oscurità, bene e male, quel genere di cosa. Prima, quando c’era una sola Cacciatrice, lei da sola era in grado di tener testa alle forze del male. Come dire, si controbilanciavano l’una con gli altri."
"Ma adesso che ci sono molte Cacciatrici…" Giles colse subito il senso del ragionamento di Willow.
"Esatto," esclamò Willow. "Abbiamo creato un bel casino quando ho risvegliato le Cacciatrici potenziali. Oops!" aggiunse con un sorriso timido prima di proseguire. "E insomma pare che la natura stia cercando di colmare il vuoto."
"Ma da dove vengono fuori i demoni?" chiese Andrew.
Willow fece spallucce. "I vampiri hanno aumentato la produzione? Demoni che viaggiano attraverso le dimensioni? Chi lo sa? Questa Bocca dell’Inferno non è stata tenuta sotto controllo per un bel po’ di tempo, il che vuol dire che è stato un posto relativamente ‘sicuro’ per i cattivoni locali. Ma dovremmo verificare questa cosa, Giles. Se non possiamo arrestare il flusso, magari potremmo almeno rallentarlo."
"Me ne occuperò," disse lui.
"Tra le altre notizie," proseguì Willow, "un’altra barca da pesca è sparita la notte scorsa."
"Un’altra?" domandò Wood.
Willow annuì. "Il rapporto preliminare della polizia non pare prendere la cosa troppo sul serio, ma la guardia costiera sta facendo le ricerche. È la terza sparizione in una settimana, quindi penso che dovremmo fare un controllo. Robin, visto che Faith è fuori città per oggi, perché oggi pomeriggio tu ed io non andiamo a parlare con la moglie del proprietario del porticciolo, e vediamo se ha qualcosa da dirci che non era nel rapporto della polizia?"
"Non c’è problema," disse lui. "Ci vediamo in garage."
"Okay…" disse Willow, chiudendo infine la sua cartellina. "E con questo per oggi abbiamo finito. Niente da aggiungere?"
Quando il resto del gruppo iniziò a defluire, ognuno nella propria direzione, Kennedy si chinò su Willow e le baciò una guancia.
"Questo per cosa era?" chiese Willow divertita.
"Stai andando alla grande, Will," disse Kennedy. "Sei un Osservatore favoloso."
"No," rispose la rossa. "È solo che mi piace l’ordine. Ora, tu mettiti al lavoro. Io ho delle cose da fare," soggiunse con un sorriso.
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Est.
Marina di Sloane– Lago Erie
Pomeriggio
Willow alzò il viso verso il sole splendente, godendosi il calore del primo pomeriggio. Le notti d’autunno incominciavano ad essere piuttosto fredde e lei aspettava con sempre maggiore impazienza che il termometro passasse i 25 gradi nel pomeriggio. Robin notò la sua espressione e sorrise.
"Ti ci abituerai," le disse.
"Penso di no," lei rispose. "Anche se me lo dicono sempre tutti."
I due si avvicinarono a una donna corpulenta che teneva un taccuino in mano e stava dando istruzioni ad un operaio del porto.
"Ci scusi," disse Willow. "È lei la signora Tapman?"
La donna guardò l’uomo alto e la donna minuta e i suoi occhi si strinsero sospettosi. "Chi lo vuole sapere? Siete sbirri?"
"Un, no, signora," disse Willow e le offrì un biglietto da visita. "Investigatori privati. La prego di accettare le nostre condoglianze, ma ci pare di capire che suo marito non sia l’unico pescatore ad essere scomparso recentemente. Stiamo cercando di scoprire se c’è un qualche tipo di collegamento."
"Bene, buona fortuna," disse la donna voltandosi e dirigendosi verso una piccola baracchetta che doveva essere un ufficio improvvisato. "Succedono sempre cose strane sul lago. Voialtri non siete di qua intorno, vero?"
Willow e Robin fecero di no con la testa. "Siamo nuovi qui a Cleveland, signora Tapman," spiegò Robin. "Che genere di cose strane?"
La donna alzò le spalle. "Non sarà profondo come altri laghi, ma il lago Erie ha la sua buona parte di storielle. Il Triangolo dei Grandi Laghi, Bestie della baia a sud, navi fantasma, quella cose lì. Alla gente piacciono queste farneticazioni, ma io non me la bevo. Ho passato la maggior parte degli ultimi trent’anni vivendo qui accanto al lago e non ho mai visto nulla di insolito. "
"Cosa pensa che sia successo a suo marito?" domandò Willow. "Il rapporto della polizia dice che quella notte era uscito per pescare."
"Era in cerca di pesci gatto," spiegò la donna. "Probabilmente uno l’ha tirato giù."
Willow guardò Robin con un’espressione confusa. Lui si limitò ad alzare le spalle. "Mi scusi, come può un pesce gatto trascinare un uomo sott’acqua?" chiese lei.
La signora Tapman si mise a ridere. "Oh, signorina, la stupirebbe vedere quanto diventano grossi i pesci gatto da queste parti." Tirò fuori un foglio di laminato dal cassetto sotto il registratore di cassa. "Questo è Harold con uno dei pesci gatto più piccoli che ha preso."
Willow e Robin guardarono entrambi ad occhi sgranati la fotografia di un uomo che teneva un pesce chiaramente più lungo di quanto lui fosse alto sospeso appena sopra l’acqua.
<CATFISH PIC>
"Santa dea!" esclamò Willow
"E dice che diventano anche più grossi di così?" chiese Robin.
"Sicuro," disse la signora Tapman, compiaciuta dalla loro reazione. "Ve l’ho detto, ci sono un sacco di cose strane qua, ma tutte naturali. Harold passa la vita facendo quello che gli piace. E questo è quanto di meglio ciascuno di noi possa sperare quando arriva il proprio momento. Ma tornerà. È troppo cocciuto per morire," disse loro con un sorriso forzato.
All’improvviso si scatenò il baccano dall’altro lato del porticciolo. Alcuni degli operai chiamavano la signora Tapman e tre di loro la raggiunsero.
"Che succede, ragazzi?" lei domandò.
Uno degli operai indicò l’acqua sotto la banchina. Robin e Willow si fecero avanti e videro i resti di un braccio rigonfio, coperto da quel che rimaneva di una camicia di flanella. Robin afferrò un bastone appeso lì vicino e delicatamente rivoltò il corpo. Willow vide che la maggior parte del corpo mancava, ma la faccia era intatta. Alcuni lavoratori si voltarono orripilati.
"Oh Dio!" esclamò un operaio ispanico. "Quello è Jack Corley."
"Va’ a chiamare la polizia," ordinò la signora Tapman e l’uomo corse verso la baracca.
Robin rimise a posto il bastone. "Lo conosceva," chiese.
"Sì, uno degli ubriaconi di queste parti," disse. "Andava in giro con quel poveraccio buono a nulla di Dennis Arnold. Passavano più tempo allo Spot che con le loro famiglie."
"È un bar del posto?" chiese Willow.
La donna annuì. "Sull’isola Whiskey." Continuava a fissare il corpo che si muoveva sull’acqua.
"Pensa ancora che sia stato un pesce gatto?" chiese Robin.
La signora Tapman lo guardò con occhi vacui. "Se non è così," disse, "vorrei saperlo."
"Grazie per le informazioni, signora Tapman," fece Willow.
Mentre lei e Robin si stavano allontanando dal porto Robin le chiese: "Che cosa ne pensi?"
"C’è qualcosa che mi puzza e non è pesce", disse lei. "Dubito che tutte queste sparizioni siano state causate da pesci gatto ipertiroidei."
"Non credo che un pesce gatto riuscirebbe a masticare un corpo in quella maniera," fece notare lui.
"No, ma potrebbe essere semplicemente affogato e poi finito sotto l’elica del motore. Ci sono barche piuttosto grosse nel lago."
"Sono d’accordo," annuì Wood. "Ma questo non ci porta da nessuna parte."
"Mi procurerò il referto medico più tardi. Nel frattempo potremmo fare qualche ricerca sulle strane cose di cui parlava la donna."
Non appena raggiunsero la macchina di Giles, il telefono di Willow squillò.
"Willow Rosenberg?" disse lei. "Oh, ciao Faith. Com’è Detroit?"
Robin sorrise mentre ascoltava il lato di Willow della conversazione.
"Cosa? Toledo? Che è successo?" guardò Robin, la preoccupazione evidente nei suoi occhi. Il sorriso di Robin sparì all’istante. "Oh dei. Okay. Ascoltami, Faith. Resta lì seduta e buona, okay? Non fare cose stupide. Me ne occuperò…no! Assolutamente no! Resta lì. Cosa? No, non ho intenzione di uccidere nè te nè nessun altro. Rilassati. Sto arrivando."
Appena chiuse il telefono, Robin chiese: "Che cosa è successo?"
"Faith è stata arrestata dalla polizia di Toledo per eccesso di velocità," disse lei, aprendo lo sportello del passeggero. "Stavolta l’ammazzo," mormorò.
"Ehi, hai detto-."
"Sì lo so cosa ho detto ma di certo non l’avverto prima. Torniamo al quartier generale. Non sarà facile uscirne."
Robin le diede subito retta e la costosa macchina si allontanò rapidamente dal porticciolo.
Fine dell’Atto
Il Lago Sinistro
Atto 2
Dissolvenza di apertura
Int.
Prigione della Contea di Lucas, Toledo, OH
Mattina
La secondina condusse Faith giù per la ripida scala. La Cacciatrice, con le mani ammanettate dietro la schiena, cercava di mantenere il viso privo di qualsiasi espressione, ma i suoi occhi scuri riflettevano la sua preoccupazione. Indossava una tuta di un arancione smorto che le sembrava fin troppo familiare.
"Dove mi sta portando?" chiese alla guardia carceraria.
La voce della donna era completamente annoiata. "Dal tuo avvocato," rispose.
Faith non replicò, ma continuò a camminare con passo fermo finché non raggiunsero una porta dipinta di grigio. La guardia prima le tolse le manette e poi spalancò la porta. "Divertiti," disse.
Faith entrò nella stanza e sentì la porta chiudersi alle proprie spalle. Willow era seduta al tavolo scavato e pieno di graffi, con una valigetta aperta davanti. Indossava una gonna lunga, una camicia su misura e degli stivali alla moda. Faith sedette dall’altro lato del tavolo e si limitò a guardare la strega.
Willow le fece un breve sorriso rassicurante e le domandò: "Stai bene?"
"Nessun trauma. Sto bene," Faith alzò le spalle.
"Cosa è successo?" Willow indicò l’ampio livido sullo zigomo di Faith, che però stava già guarendo.
Faith fece spallucce: "Tale Bertha non mi ha creduto quando ho provato a spiegarle che sto già con qualcuno."
"Lei hai fatto del male?" domandò Willow.
"No, una guardia me l’ha tolta di dosso e l’ha portata via," Faith prese a gingillarsi con il bordo consunto della tuta, evitando lo sguardo di Willow.
"Ho capito," disse Willow, con un piccolo sorriso che le ornava le labbra. "E ieri? Come hai fatto a farti arrestare?"
"Ero solo sovrappensiero, tutto qua," disse lei. "Hai da fumare? Le ho finite la notte scorsa."
"Mi dispiace," disse Willow. "Me ne sono scordata, ma te le andremo a prendere, okay?"
Faith sospirò e fece cenno di sì col capo. "Ascolta Will, apprezzo che tu stia facendo la parte del mio avvocato e che sia venuta qui, ma so già che sono completamente fregata. Mi aspetta un viaggio di sola andata verso tempi duri giù in California. Mi spiace solo di aver mollato il Consiglio."
Willow si fermò un istante e osservò il modo in cui Faith se ne stava lì seduta. Le spalle curve; il mento abbandonato sul petto.
"Quando i poliziotti ti si sono accostati ieri, perché non sei scappata?" domandò Willow. "Con la tua moto sono certa che li avresti seminati."
Faith sbuffò e poi sorrise, "Cacchio, sicuro. Nessuno può farcela contro la mia Indian."
"E allora perché?" ripeté Willow.
Per la prima volta, Faith alzò gli occhi verso Willow ne incrociò lo sguardo, con un’espressione addolorata sul viso. "Stavamo andando in direzione della città e se fossi scappata qualcuno avrebbe potuto farsi male nell’inseguimento. Conosco i miei limiti, ma certi stupidi poliziotti a volte non si rendono conto di quello che fanno."
Willow annuì. "E allora hai rischiato di tornare in prigione per evitare di mettere in pericolo altra gente?"
Faith alzò gli occhi al cielo, "Senti, non farla più lunga di quello che è, okay Rossa?" Prima che Willow potesse risponderle la porta si aprì e un detective fece il suo ingresso.
"Okay, signora Williams," disse l’uomo rivolto a Willow, poggiandole un’altra cartella di fronte. "Credo che siamo riusciti a trovare tutto."
Willow aprì la cartellina e guardò le carte al suo interno. "Grazie, Detective. Se volesse essere così gentile da lasciarci sole per qualche minuto, spiegherò ogni cosa alla mia assistita e le farò firmare queste cose."
"Sicuro," fece lui, indietreggiando verso la porta. Faith guardò stupita il modo deferente con cui l’uomo si rivolgeva alla sua amica. "Si prenda il tempo che le serve, io aspetterò qui fuori. E, signora," aggiunse rivolto a Faith. "Le mie scuse più sincere."
"La ringrazio," disse Willow congedandolo, e lui si chiuse delicatamente la porta alle spalle.
"Signora Williams?" domandò Faith.
Willow sorrise e mostrò a Faith un biglietto di uno studio legale con nome e foto. "Willow Williams – avvocato e al suo servizio. L’ha fatto Andrew. Non male, eh?"
Faith sorrise.
"Qui," disse Willow, porgendole un documento e una penna. "Firma."
"Che roba è?" chiese lei. "Le mie carte per l’estradizione?"
"Esagerata," fece Willow, sfogliando il contenuto della cartellina, mettendo ogni foglio davanti a Faith man mano che procedeva. "Questo documento attesta che non hai subito alcun maltrattamento da parte del Distretto di Polizia di Toledo. Da quanto ho capito è così, a parte l’incontro con la tua ‘Bertha’?"
"Che?" disse Faith, confusa. "No…"
"Bene," disse Willow e le mise davanti altri fogli. "Questi tre sono un accordo che afferma che non intraprenderai alcuna azione legale contro il Distretto di Polizia di Toledo, la città di Toledo o lo stato dell’Ohio per il falso arresto."
"Falso arresto?" esclamò Faith. "Willow!"
La rossa si sporse attraverso il tavolo e coprì la bocca di Faith. "Shhh."
"Che sta succedendo?" domandò Faith a bassa voce.
"E questa," disse Willow, con un sorriso smagliante che le illuminava il viso. "Questa è una lettera di scuse firmata dal sindaco di Toledo per la tua sgradevole esperienza."
Faith sbattè le palpebre prima di prendersi un istante per leggere la pagina, mentre Willow proseguiva: "Si è trattato di un bel pasticcio. Pare che ci fosse una criminale detenuta che ha il tuo stesso nome e una notevole somiglianza con te giù in California. Purtroppo pare che sia morta mentre provava a evadere dall’istituto correttivo la scorsa primavera. C’è stata un po’ di confusione con i documenti, ma credo che abbiamo rimesso tutto a posto ora." Willow le fece un sorriso furbo.
"Ma…le impronte?" disse Faith, mostrando le mani a Willow. "È stata la prima cosa che hanno fatto quando sono arrivata qui."
"Già, pare che in California abbiano avuto qualche problema con I computer la notte scorsa e che le impronte di quella povera ragazza siano andate perdute. E a quanto risulta dai registri del tribunale il suo corpo è stato cremato. Così non potranno farne altre. E per quanto riguarda le impronte che ti hanno preso ieri e tutte le altre copie che hanno ricevuto, a quanto pare, è come se si fossero trasformate magicamente in macchie d’inchiostro."
"E il database nazionale?" chiese Faith con un sorriso, cominciando ad afferrare quello che stava succedendo.
"Dev’essersi trattato di un brutto virus. Sembra che abbia infettato ogni database qui e all’estero, persino l’Interpol," fece Willow alzando le spalle. "Il punto è che non c’è più neppure un dato in giro. Senza impronte, un certificato di morte…beh, non hanno motivo di trattenerti. L’onere della prova spetta a loro. Non possono dimostrare che sei stata in prigione o neppure che tu abbia commesso un crimine tale da mandartici." Willow si aggiustò la camicetta e raddrizzò le spalle. "Quindi, mia cara cliente, il mio parere legale di esperta è che lei firmi questi documenti e alzi le chiappe. Okay?"(soundbyte)
Faith sorrise, finì di firmare le carte e le fece scivolare di nuovo verso Willow che le mise assieme e ripose in ordine nella cartellina.
"Perchè solo ora?" chiese Faith. "Avresti potuto fare tutto questo in qualsiasi momento. Diavolo, potevo starmene su un aeroplano invece che per strada. Niente di tutto ciò sarebbe successo."
Willow dischiuse le labbra. "Sarò del tutto onesta con te Faith. Non ci fidavamo di te."
Faith incrociò le braccia e si sistemò sulla sedia. "E adesso?" chiese sommessamente.
Willow prese un profondo respiro. "Giles e io abbiamo parlato ieri. Dovevamo prendere una decisione: farti tornare in California o darti una seconda chance. E-e come gli ho detto, tutti hanno dato una seconda chance a me per provare che ero cambiata e quindi tu meriti lo stesso. Ma a parte questo…Abbiamo bisogno di te Faith. Hai esperienza e saggezza che puoi trasmettere alle ragazze che arriveranno."
"Ehi, non sono il ‘grande saggio Cacciatrice’, Will," incominciò lei. "Ho commesso gravi errori."
"Così è la vita. Ma puoi aiutare le ragazze dicendo loro dove sei stata e cosa hai imparato. Forse loro non commetteranno i tuoi stessi errori." Le disse Willow. "Forse è questo il tuo debito verso la società. E-e il miglior modo onorarlo è aiutarci in questa lotta – preparare quelle ragazze, combattere i veri cattivi."
"Insomma sono libera e incensurata? Tabula rasa?"
"Sì, ma sarò sincera un’altra volta. Giles è preoccupato al pensiero che tu possa cogliere questa occasione per scappare. Potresti farlo, lo sai, no? Andartene senza voltarti indietro."
"Già, potrei," disse Faith facendo cenno col capo. "Ma non succederà."
"Anch’io ne sono convinta. Ecco perché sono qui. Ed ecco perché adesso ce ne andiamo," soggiunse Willow, facendo strada verso l’uscita.
Si alzò e aprì la porta. Come promesso, il detective stava aspettando lì fuori.
"Credo che siamo pronte, Detective," disse, porgendogli la cartellina. "Se volesse essere così gentile da completare i documenti di Faith, noi vorremmo andar via."
"Certamente, signora Williams," disse lui. "Manderò giù la guardia così Faith potrà cambiarsi e incontrarla su all’ingresso."
"Va bene," disse lei e si rivolse a Faith. "Va’ a prepararti. Ci vediamo fuori tra dieci minuti."
Passa a
Est.
Prigione della Contea di Lucas, Toledo, OH
Poco dopo
Faith si fece strada spingendo le porte a vetro della prigione della contea e iniziò a percorrere la strada verso il parcheggio quando riconobbe Willow.
"Di qua," fece Willow, lanciandole un pacchetto di sigarette. "Te le ho prese al negozio di liquori in fondo alla strada."
"Grazie, Will," disse Faith, scartando il pacchetto. "Mi hai salvato la vita. In più d’un senso."
"Già, ti ho salvato la vita dandoti un pacchetto di sigarette," disse Willow. "Messa giù così è piuttosto ironico." Disse sorridendo.
"Sai," disse Faith. "Quando sei riuscita a rintracciare e a spostare i fondi del Consiglio, sono rimasta abbastanza colpita. Ma questa è la ciliegina sulla torta. Magia o solo roba da hacker?"
Willow alzò le spalle e sorrise. "Un po’ di tutto," rispose. "Ho diverse capacità," disse Willow. "E oltre a ciò, mi piace averti attorno, Faith." Willow si fermò e sbuffò. "Ricordi quello che dicesti anni fa – che forse avresti mollato la scuola comunque, ma che con amici come noi ti sarebbe almeno un po’ dispiaciuto?"
Faith si mise a ridere. "Sì, mi ricordo. Ed ero sincera."
"Pensi che sia possible, dopo tutti questi anni? Possiamo essere amiche?"
Faith tacque e guardò in direzione della rossa, mentre un sorriso le si allargava sul viso. "Ne sono capitate di peggio. E posso dirti comunque una cosa."
"E cosa?" domandò Willow.
"Sono contenta di non averti fatta fuori quando ne ho avuto la possibilità," fece Faith con un sorrisetto.
"Siamo in due allora," Willow si unì a lei ridendo. "Penso che il mondo abbia bisogno di noi per un po’." Willow tacque e indicò col mento il parcheggio. "E parlando di bisogni. Credo che qualcuno che ha bisogno di te sia piuttosto impaziente di rivederti."
"Cosa?"
Faith si voltò verso lo spiazzo nella direzione indicata da Willow e un sorriso le si accese sul volto quando vide Robin appoggiato al paraurti della jeep del Consiglio. Willow rise tra sé quando Faith prese a correre, buttando la sigaretta, e si gettò tra le braccia di Robin.
Dissolvenza in nero
Dissolvenza di apertura
Int.
Quartier Generale del Consiglio – Biblioteca
Tardo Pomeriggio
Willow entrò in biblioteca e trovò Giles che spacchettava i suoi libri amorevolmente, spolverandoli e mettendoli sui nuovi scaffali.
"Willow!" disse, alzando lo sguardo dal suo lavoro. "Sta andando tutto bene?"
"Sì," riferì lei. "Nessun problema. Faith e Robin stanno tornando in moto. È possibile che facciano una fermata fuori programma." Willow sorrise al cospetto dell’ovvio imbarazzo di Giles.
"Lo sa Giles," lo prese in giro. "Dovrebbe proprio smettere di indossare le lenti a contatto. Posso percepire il suo bisogno di pulirsi gli occhiali fin qui."
Giles si limitò a guardarla di traverso e raccolse un altro libro. "Andrew ha fatto qualche progresso mentre eri via. È entrato qui di corsa poco fa annunciando una ‘webcam del mostro’ – qualsiasi cosa voglia dire. Ho mal di testa e non sono riuscito nemmeno a iniziare a tradurre il suo tecno-farfugliamento. Tu parli la sua stessa lingua – sono sicuro che puoi capire cos’è che lo eccita tanto."
"Non c’è problema," convenne lei. "Posso prepararle un rimedio alle erbe per il mal di testa che ho trovato nel libro di magie della famiglia di Tara? L’ho provato la scorsa settimana e ha funzionato meglio dell’aspirina."
Giles sorrise timidamente. "Grazie, Willow, saresti molto carina. E-e sono felice di vedere che stai allargando il raggio del tuo sapere verso cure naturali, piuttosto che mistiche."
"Beh, ci sono un sacco di magie curative mistiche," disse lei. "Alcune sono più ‘naturali’ di altre. Alcune sono anche troppo naturali, se capisce cosa intendo," arrossì lei. "Non sono sicura di esser pronta per cose da esperto, ma ci sto arrivando."
"Sì," disse Giles. "Capisco, ma è certo una parte delle tue responsabilità come sacerdotessa Wicca. Hai in mente una magia in particolare?"
"Sto solo esplorando le varie scelte, a questo punto," confessò lei con uno sguardo preoccupato sul viso. "Andrò a trovare Andrew."
Willow si voltò e lasciò la stanza, e Giles la osservò andar via. Un’espressione pensosa gli attraversò il viso prima che si rimettesse al lavoro.
Passa a
Int.
Quartier Generale del Consiglio degli Osservatori – Stanza Computer
Alcuni Istanti Dopo
Andrew si voltò appena udì Willow che entrava nella stanza. "Oh, Willow," disse. "Sono felice che tu sia qui. Devo assicurarmi che le ragazze abbiano iniziato a preparare la cena."
"Mi spiace di averti trattenuto, allora," disse mettendosi seduta al suo computer, che Andrew aveva liberato in fretta. "Giles ha detto che hai trovato qualcosa?"
"Sì!" disse Andrew, dondolandosi sui piedi pieno di eccitazione. "Sapevi che il lago Erie ha il suo mostro di Loch Ness?"
Willow parve sorpresa, ma poi fece un mezzo sorriso. "Beh, siamo su una Bocca dell’Inferno. Che storia è?"
"Ti ho aggiunto i siti ai preferiti," indicò lui.
Willow mise lo sguardo sullo schermo e cliccò col mouse sulla nuova cartella, scegliendo il primo link sulla lista.
http://users1.ee.net/pmason/Bessie.html
"Tre gobbe, somiglia a un serpente marino, e dai racconti pare che sia lungo attorno ai 15 metri." Willow esaminò la pagina web. "Wow, non è certo piccola."
"Guarda la webcam del mostro!" disse Andrew e Willow cliccò su un altro link.
http://www.monstertracker.com/
"Whoa!" disse Willow. "Sembra la stessa vista che c’è dalla nostra finestra."
"Già, quasi," disse lui.
"Beh, potrebbe essere un altro mito," rifletté lei. "Raccoglierò altri dati e poi decideremo il piano da attuare. Tuttavia, se si tratta di una sorta di pesce demone, vorrei che tu facessi parte della squadra di ricognizione."
"Io!" Squittì Andrew.
"Sì, signor Evocatore-di-Demoni," disse Willow. "Non sei qui solo per cucinare e pulire per noialtri."
"Beh, okay," accettò Andrew malvolentieri. "Ma solo se ci sei anche tu."
"Sì, ma, beh, prima va’ a cucinare e a pulire," disse Willow accennando col capo in direzione della porta. "Le ragazze presto dovranno uscire."
Andrew lasciò la stanza e Willow tornò al computer. Un momento dopo, Faith entrò e prese posto sulla sedia accanto a quella di Willow, dandosi una piccola spinta e girando su se stessa divertita.
"Bentornata a casa," disse Willow, guardandola con l’angolo dell’occhio, la sua attenzione ancora sul computer.
Faith poggiò a terra il piede, fermando con il pesante stivale il movimento rotatorio. "Wow! È davvero casa, non ti pare?"
Willow le sorrise, lasciando infine il computer. "Magari non lo è granché, ma in fondo è qualsiasi cosa vorremo che sia."
"Già." Disse Faith. "Mi dispiace di non avercela fatta fino a Detroit. Robin ha detto che qualcosa bolle in pentola lì, e che quindi andremo dalla ragazza più avanti, questa stessa settimana. Cos’hai qui?"
Willow indicò col mento il computer. "A qualcosa là fuori piace fare spuntini con la gente di qui. Ci sono sempre state sparizioni nei Grandi Laghi, ma pare che qui attorno le incidenze siano aumentate negli ultimi tempi."
"Qualcosa attirato dalla Bocca dell’Inferno?" chiese Faith.
"Può darsi," ammise Willow. "Potrebbe anche essere una semplice serie di coincidenze, come direbbe Giles, o potrebbe essere qualcos’altro. Andrew ha trovato una leggenda su un serpente locale, ma fin dal primo avvistamento, nei primi dell’800, nessuno ha mai riferito che abbia mangiato qualcuno. Tuttavia ci sono racconti di quest’ultimo mese o giù di lì di gente che è stata attaccata da qualcosa di grosso. Una famiglia di bagnanti è perfino finita al Pronto Soccorso, ma sono stati tutti dimessi subito."
"Yuck." Fece Faith con una smorfia. "Hai un piano? Non è mica facile ammazzare qualcosa sott’acqua, sai?"
"Va bene," disse Willow. "Ne parlerò con gli altri a cena, ma penso sia ora che ce ne andiamo a pesca per conto nostro, domani. Sta’ a casa stasera, okay? Kennedy può coordinare i pattugliamenti."
"Perché?" chiese Faith. "Posso farcela."
"Sono sicura di sì, ma sono altrettanto sicura che non hai dormito molto la notte scorsa," rispose Willow. "Stacca un momento. Sta’ a casa. Fatti un bel sonno. O, nel tuo caso, fatti chi sai tu."
Faith rise e fece un altro giro con la sedia. "Come dici tu, Will. Sei tu l’Osservatore."
Willow sorrise. &quo