L’Amore Fa Soffrire

 

Story by: CN Winters and Susan Carr

Written by: Suika and CN Winters

Directed by: CN Winters and Susan Carr

Produced by: CN Winters and Susan Carr

Edited by: Kate

Sound Department: Steff

Art Director: Chris Cook

Artists: Chris Cook, David Zahir, Chantal, Mytryk, Cynthia Taz, Tori, CN Winters

 

Teaser

Dissolvenza di apertura
EST
Un alto palazzo adibito ad uffici — Notte
Cleveland

Fuori da un edificio a molti piani, in una zona pulita e tranquilla della città, un uomo dall’aspetto trasandato, con la barba lunga, camminava lentamente per la strada immersa nel silenzio. Non prestò attenzione all’edificio di acciaio e vetro, ormai chiuso, ma continuò per la sua strada verso il viale trafficato in fondo all’isolato.

Il cartello sull’ingresso principale all’edificio di acciaio e vetro dichiarava che gli uffici erano chiusi da più di un’ora; solo le luci al piano più alto erano ancora accese, unendosi alle luci notturne di Cleveland.

Un’ombra guizzò dietro le veneziane chiuse della sala conferenze all’angolo del piano più alto, una sagoma informe che si stagliava contro le imposte. Scivolò davanti alla finestra finché non fu più visibile all’interno della stanza vuota. All’improvviso la luce si spense.

Sistematicamente l’ombra apparve dietro tutte le finestre chiuse del piano. Ad una ad una, passava davanti alle finestre prima che le luci si spegnessero, finché non rimase accesa solo quella della stanza di mezzo.

Passa a:
INT
Sala conferenze dello stesso edificio

Sebbene le luci della stanza fossero ancora accese, le sedie alla fine del grande tavolo di legno erano immobili, la lucida superficie del tavolo che rifletteva le luci fluorescenti sopra di esso. La porta di legno e vetro si aprì lentamente e una sagoma oblunga comparve sotto la porta. Un braccio, vestito di scuro, si allungò verso l’interruttore della luce sulla parete, e anche nell’ultima stanza penetrò l’oscurità.

"Scusa!" protestò sorpresa una voce.

La mano subito riaccese la luce. Seduta alla fine del tavolo, accanto ad uno schermo per proiettori vi era una donna elegantemente vestita, dall’aria stanca, circondata da fogli e fascicoli di documenti.

"Scusa, Bonnie," si scusò Hal, il cui nome era scritto sulla targhetta sul petto della sua larga uniforme blu scuro. "Non ti avevo vista. Lavori fino a tardi?"

"A quanto pare," disse seccamente lei, facendo un gesto per indicare la confusione che la circondava. Non disse nient’altro, e rivolse la propria attenzione al foglio che aveva vicino, guardando distrattamente l’orologio.

"Beh, uh, ti lascio lavorare, allora," mugugnò Hal, scoraggiato dall’atteggiamento scostante di Bonnie.

Chiuse piano la porta alle proprie spalle con un leggero click. Le luci di tutte le sale riunioni erano spente, e lui si voltò verso l’ascensore e spinse il pulsante per scendere.

Hal si voltò di nuovo e guardò in fondo al corridoio semibuio. Le luci erano state abbassate per la notte e la luce più intensa proveniva dall’insegna verde dell’uscita di emergenza alla fine del corridoio.

L’ascensore fece sosta al piano terra e Hal si dondolava da un piede all’altro impaziente di fronte alle porte di metallo. Fece tintinnare le chiavi attaccate alla cintura, aprendo e chiudendo il moschettone, canticchiando a bocca chiusa un motivetto.

Finalmente l’ascensore arrivò e le porte si aprirono con uno scampanio metallico. Hal fece per entrare, ma un rumore alle sue spalle, simile al click di una porta che si chiude, attirò la sua attenzione.

Guardò in fondo al corridoio, con un piede già in ascensore, ma non poté vedere nulla nella fioca luce. Hal provò anche a voltarsi indietro per vedere la porta che era subito alle sue spalle, ma il tenere le porte dell’ascensore aperte e guardare dietro di lui gli riuscì troppo difficile.

Alzando le spalle, entrò in ascensore. Le porte si chiusero silenziosamente e i numeri rossi del display in alto iniziarono a ticchettare finché non arrivarono all’1.

La hall rimase debolmente illuminata e silenziosa al suo passaggio.

Poi, il display rosso sopra all’ascensore iniziò a salire di nuovo, dal primo piano fino all’ultimo. Silenziosamente, le porte argentate si aprirono di nuovo e un uomo mediamente ben vestito fece la sua comparsa, accompagnato da altri quattro, meno eleganti.

Il capo del gruppo si diresse dritto verso la sala conferenze illuminata e aprì la porta, e gli altri quattro lo seguirono.

Bonnie alzò gli occhi mentre entravano, mettendo a posto i fogli.

"Era ora," disse seccata, spostando a lato il mucchio di fogli che aveva in mano. "Vi siete fermati a mangiare mentre venivate?"

"Quel custode mi stava facendo venire un infarto," disse il capo con disprezzo.

I suoi seguaci parvero confusi e uno di loro disse: "Infarto? Ma siamo già morti."

Sia Bonnie che l’uomo guardarono per aria: "Odio lavorare con gli scarti," sospirò Bonnie. "Vieni qui, Gretz," disse lei facendo cenno con la mano dalla sua parte, verso la fine del tavolo.

Gretz e i suoi quattro leccapiedi si misero a sedere ubbidienti a sinistra e a destra dell’agente immobiliare. "Hai detto di avere un lavoro per noi?" chiese Gretz, mettendosi comodo.

"Bella stanza, comunque. Non dovevi sistemarla solo per noi," le disse sorridendole scherzosamente.

"Non l’ho fatto." Bonnie estrasse una cartellina da sotto una delle pile che aveva attorno. Aprì la copertina mostrando una foto in bianco e nero, otto per dieci, di un ragazzo con i capelli scompigliati, che prese e passò a Gretz.

"Questo è uno dei membri più giovani del sedicente Consiglio degli Osservatori, studente e membro della congrega. Lo chiamano Jeffery," informò i cinque uomini. "Vogliamo che ce lo portiate. Intero," sottolineò l’ultima parola, guardando dritta gli altri quattro.

"Ho un conto da saldare con loro per quello che hanno fatto a Seward e al resto della banda!" protestò uno di loro.

"Se Jeffery, o qualsiasi altro membro del Consiglio viene ferito, ne risponderete a me," gli occhi di Bonnie penetrarono quelli del tipo che si era lamentato: "Abbiamo bisogno del ragazzo sano e tutto intero."

"Vuoi dire che dobbiamo entrare nel Consiglio e prenderci il ragazzo?" disse Gretz incredulo: "È un suicidio!"

Bonnie spostò freddamente lo sguardo su Gretz. Si piegò in avanti e con disinvoltura mise la mano sotto al tavolo e sul ginocchio di Gretz. Strinse la presa e con fare tranquillo disse: "No, il suicidio sarà la vostra unica alternativa se fallirete. Un importante affare dipende dalla cattura di questo ragazzo, e ci aspettiamo che ce lo consegnate." Mentre parlava, il fumo cominciò a salire dal ginocchio di Gretz, da sotto alla mano di lei. Gretz si dimenò per scampare al bruciore, ma Bonnie lo strinse forte e lui si contorse invano.

Di colpo, lei lo lasciò andare e gettò il crocifisso sul tavolo, mettendosi poi con tutta calma a mani giunte.

Gretz si batteva sul ginocchio con entrambe le mani, cercando di spegnere il fumo che saliva dalle proprie carni. I suoi seguaci sembravano scioccati e spaventati e anche Gretz era piuttosto scosso.

"Inoltre," soggiunse Bonnie, con fare più spiritoso, "voi siete già morti."


Passa a:
INT
Salone del Consiglio degli Osservatori — Più tardi quella stessa notte

"Hey! Come stanno le mie due Bobby Fischer preferite?" chiese Andrew a Willow e Rowena, saltando su una sedia vicina con una scatola della pizza tra le mani.

"Sto vincendo," sorrise Willow rivolta alla propria avversaria, che stava riflettendo sulla mossa successiva. Willow e Rowena erano sedute ai due lai di un tavolino, con una scacchiera nel mezzo a dividerle.

"La partita non è ancora finite," ricordò Rowena a Willow mentre spostava il cavallo nero.

"Beh, sai cosa si dice degli scacchi!" Andrew cercava di attrarre l’attenzione delle due donne su di sé e lontano dal gioco: "Che…uh, che richiedono energie," fece agitando la scatola della pizza nella loro direzione.

"No grazie," disse Rowena, facendo un rapido sorriso ad Andrew prima di tornare alla partita.

"Sto bene così, Andrew." Willow non si prese neppure il disturbo di alzare lo sguardo, ma continuò a studiare la scacchiera.

"Uh, beh, se cambiate idea," disse lentamente Andrew con una espressione avvilita sul volto. Né Willow né Rowena alzarono gli occhi: "Io, uh, starò qui…da qualche parte." Aprì il coperchio della scatola scoprendo una pizza tutta intera e ne prese una prima fetta. Masticando malinconico uscì dal salone, lasciando sole le giocatrici.

"Allora, come sta andando tra te e Kennedy?" buttò lì Rowena, mentre Willow continuava a pensare alla mossa successiva. "Dopo il rituale, volevo dire."

Willow alzò lo sguardo, e cercò con occhi penetranti un qualche segnale della ragione dietro alla domanda. Poiché trovò solo un genuino interessamento, riportò la propria attenzione sulla partita.

"Stai cercando di distrarmi?" ribatté scherzosamente.

"Ho capito, quello stava per ‘Non tanto bene’. E non sto cercando di distrarti," soggiunse Rowena sorridendo.

Willow fece spallucce: "Non male…ma nemmeno bene," fu il suo unico commento, e parve rattristarsi al solo pensarci. Atterrò la regina di Rowena colpendola con la propria e la tolse dalla scacchiera.

Rowena spostò il re lontano dalla regina di Willow, ma Willow la riavvicinò e annunciò: "Scaccomatto! Ho vinto!"

Saltò su dalla sedia e si mise a ballare attorno al tavolo cantando: "Ho vinto! Ho vinto! Ho vinto! Woo!" ridendo, e poi si buttò di nuovo sulla sedia dall’altro lato rispetto a Rowena, che la guardava con una smorfia sul viso.

"È bello sapere che non infierisci esultando in modo indecoroso," osservò Rowena, e un sorriso le si allargò sul volto.

"Sono stata piuttosto indecorosa," si difese Willow. "Ma non batto mai Giles, quindi quando posso me la voglio godere."

"Hai vinto, Willow?" Chiese Jeffery mentre entrava, con i capelli perfettamente pettinati.

"Puoi scommetterci!" disse la strega con un sorriso raggiante.

"Bel lavoro," le sorrise Jeffery mentre usciva per dirigersi verso l’ingresso.

"Jeff!" fece Andrew con un gridolino, scendendo le scale verso il giovane, con ancora in mano la scatola della pizza e la bocca piena: "Vuoi un po’ di pizza?"

"Oh, grazie, Andrew, ma ho, uh, un appuntamento," si scusò Jeffery, apparendo un po’ a disagio.

"Oh," il viso di Andrew si afflosciò: "Beh, uh, divertiti…allora…"

Jeffery sorrise: "Il piano è questo." Notando che Andrew pareva ancora abbattuto fece qualche passo avanti: "Ehi! Che ne dici di andare al cinema la settimana prossima – solo noi ragazzi? Muoio dalla voglia di vedere-."

"Il Signore degli Anelli: Il Ritorno del Re?" chiese Andrew speranzoso: "Esce la prossima settimana. Posso prendere i biglietti in anticipo."

Jeffery annuì sorridendo mentre Andrew batteva le mani eccitato. Con un cenno di saluto dato di spalle Jeffery lasciò Andrew sulla porta. Proseguì giù svelto per il marciapiede, con aria sicura di sé.

L’espressione sul suo viso combaciò perfettamente con quella che Gretz, in piedi sotto ad un lampione ad un edificio di distanza, vide sulla foto in bianco e nero che teneva in mano. All’insaputa di Jeffery, Gretz e i suoi quattro seguaci si avviarono giù per la strada, a pochi metri di distanza da lui.

L’AmoreFa Soffrire

 

Atto Primo

 

Guest Starring:

Stephanie March as Bonnie, Christopher Gartin as Gretz, Elijah Wood as Jeffery, , Brad Dourif as Brell and special cameo appearance by Nicholas Brendan as Xander Harris.

Dissolvenza di apertura:
INT.
Cucina del Consiglio degli Osservatori – La Mattina Seguente
Cleveland

 

L’affilato coltello d’argento si abbatté ancora e ancora sul tagliere con rapidi colpi, riducendo un pomodoro in fettine sottili. Una mano sollevò il tagliere su una padella che sfrigolava sul fornello e raschiò con lo stesso coltello ricco di ornamenti i pomodori, facendoli cadere sulle uova sbattute che erano già nella padella.

Andrew rimise la lama leggermente curva sul tagliere e usò una spatola per sollevare delicatamente l’omelette. Con un colpo esperto, lanciò in aria l’omelette. Atterrò metà nella padella e metà sul fornello.

"Oops!" Andrew prese di corsa la spatola e subito raccolse il resto dell’omelette e la rimise nella padella. Guardandosi dietro le spalle per assicurarsi che nessuno avesse visto la sua gaffe culinaria, riportò la propria attenzione sull’omelette, che era ormai quasi pronta.

"Andrew!" urlò Rowena dalla porta della cucina, con voce insolitamente forte e minacciosa.

Andrew saltò su con aria colpevole, spostando nella padella i pomodori e le uova sbattute con fare nervoso. "Mi dispiace, ma sembra così facile quando lo fa lo Chef Nudo, che ho pensato di provare. Se non lo dici a Willow, sono certo che-."

"Non l’omelette," tagliò corto Rowena, irritate. "Il mio cardigan." Sollevò l’oggetto incriminato e lo agitò verso l’aspirante conduttore di un programma di cucina: "Giles ha detto che hai fatto tu il bucato ieri e adesso guarda!" Protese il braccio in avanti con in mano quella palla di lana gialla, costringendo Andrew a venire avanti allontanandosi dai fornelli.

"Uh, sì," cominciò a dire nervosamente. "Mi sembra di ricordare di aver fatto il bucato. Una specie di regalo di ‘benevenuta dalla parte dei buoni, è bello che tu abbia mollato i cattivi della Vecchia Guardia’," disse Andrew sorridendo, sperando di tranquillizzare Rowena.

"Rovinando il mio maglione preferito?" chiese gelida Rowena, ricomponendo in qualche modo il proprio contegno: "Questa è lana, e tu sei riuscito a farla restringere e a tingerla di giallo," sputò il nome del colore con un’espressione disgustata.

"Il giallo è un bel colore, e sta bene con i tuoi capelli," le sorrise nervoso Andrew. "E-ed è il colore del sole e, e delle celidonie e…uh…"

"Per non parlare," fece Rowena interrompendo il farfugliamento di Andrew e tenendo il capo contro il proprio busto. Sembrava un maglione di una bambola, per quanto era piccolo: "Colore a parte, che non sono una delle Cabbage Patch Kids."

"Mi dispiace. Posso prendertene uno nuovo?" propose Andrew, dimenticando l’omelette alle proprie spalle.

"Meglio di no. È probabile che tu riesca a distruggere anche quello," disse Rowena arricciando il naso e andò via dalla cucina per trovare un altro maglione, passando piuttosto freddamente accanto a Faith, che all’improvviso si era avvicinata al bancone.

"Neanche un mese e già – Amiiiiico!" Faith si precipitò verso un Andrew sconcertato, ancora in piedi fermo con la spatola in mano, ad un passo dal fornello. Afferrò il coltello d’argento che Andrew aveva usato come mannaia e lo puntò verso Andrew. "Mi ci vorranno ore per affilarlo di nuovo!"

Faith passò la lama del coltello sull’unghia del proprio pollice, per sentirne la filatura. "Facciamo pure giorni!"

"Mi d-dispiace," si scusò di nuovo Andrew. "È solo che i tuoi coltelli sono molto più affilati di qualsiasi cosa abbiamo qui. È molto più facile cucinarci."

"Non così facile," esclamò Faith di spalle mentre frugava tra sportelli e cassetti alla ricerca di una cote per affilare il coltello. "Stai bruciando tutto."

"Bruciando?" Andrew riportò la propria attenzione sul fornello, dove la sua omelette stava davvero mandando su nuvole di fumo. "Ah!" Tolse di corsa la padella dal fuoco e buttò l’intero pasticcio carbonizzato nella spazzatura.

Faith, che aveva trovato una cote, se ne stava appoggiata al muro più distante della cucina, affilando il suo coltello. Produceva uno stridio sgradevole che fece trasalire Andrew mentre rovistava nel frigo alla ricerca di ingredienti freschi.

"Potresti fare più piano per favore?" la supplicò Andrew, mettendo un cartone di uova e una bottiglia di latte sul ripiano accanto al fornello. "Mi fanno male le otturazioni."

"Vuoi farlo tu al posto mio?" Faith gli offrì il coltello.

"Devo cucinare," disse Andrew dandosi importanza. "E tu riesci farli più affilati di quanto io saprei mai fare. Magari potresti affilare il servizio che abbiamo comprato per la cucina?" chiese speranzoso.

"Sì, come no." Faith continuò a raschiare il coltello sulla pietra.

"Che cos’è che brucia?" chiese Kennedy mentre entrava, seguendo Robin, in cucina. Andò dritta verso il frigorifero, tirò fuori un cartone di succo d’arancia e iniziò a bere attaccandocisi.

"Era un’omelette," disse Andrew avvilito, dando un ultimo colpo con la padella sul bordo del secchio della spazzatura. "Ma Faith ha preso il mio, cioè, il suo coltello, e io ho accidentalmente tinto di giallo il cardigan preferito di Rowena, quindi mi sono distratto un attimo."

"Non quello d’argento con le iscrizioni?" chiese Robin, appoggiandosi al ripiano più vicino a Faith.

Andrew annuì cupamente.

Robin fischiò stupito: "E oggi andremo persino a prendere altre Cacciatrici. Non è il giorno migliore per rovinarle il suo coltello preferito. Pensandoci meglio, nessun giorno sarebbe un buon giorno per farlo."

"Tu lo sai, piccolo," Faith ammiccò al suo ragazzo, che le rispose con un sorriso. Lei continuò a raschiare il metallo sulla pietra, affilando la lama.

"Andrew!" la voce di Willow echeggiò per le scale, dalla stanza multimediale di Andrew al piano superiore.

"Oggi per te non è giornata," osservò Kennedy mentre saltava sul bancone. "Sembra incavolata."

"Andrew!" ripeté Willow mentre veniva di corsa in cucina. "Che cos’è questo?" chiese, mettendogli una videocassetta davanti alla faccia, come aveva fatto prima Rowena.

"Uh, una cassetta?" tergiversò Andrew, cercando di scorgere la scritta sull’etichetta a lato del nastro.

"Questa è la cassetta della notte scorsa del sistema di sicurezza! Ti ho detto di assicurarti che la cassetta venga sostituita a mezzanotte, ricordi? Mi hai promesso che ti saresti ricordato di mettere un nastro nuovo!" disse furiosa. "Come fanno a funzionare le telecamere di sicurezza senza nastro dentro? Huh?" spinse la cassetta contro il petto di Andrew e lo fece arretrare con la schiena contro il fornello.

"Beh, ci sono sempre i sigilli," osservò Andrew, cercando di scampare all’ira di Willow.

"Ma se qualcuno è invitato ad entrare, i sigilli non servono a niente! E comunque non è questo il punto. Il punto è che ti ho chiesto di fare una cosa per me e tu non l’hai fatta." Willow fissò Andrew con aria seria, e questi ciondolava la testa, stringendo debolmente la spatola nella mano.

"Mi spiace," ripeté lui, vergognandosi.

"Ascolta, non voglio che tu ci stia male, ma se hai intenzione di continuare con questa storia di fare del bene, ti devi pure ricordare di farlo, il bene," proseguì lei. "Che stavi preparando per colazione, comunque?" Willow cambiò di colpo argomento, notando il fumo circolare sotto alle luci al neon della cucina.

"Omelette," sorrise fiero Andrew. "Almeno finché non sono stato distratto da…oh, lasciamo perdere…ma, per rispondere alla tua domanda, stavo preparando delle omelette. A te piacciono con i pomodori, giusto?"

"Sì. Sai quanto ti ci vorrà a fare omelette per tutti quanti!"

"Oh, non ho fatto le omelette per tutti," la rassicurò Andrew. "Per tutti gli altri ci sono le uova strapazzate. Le omelette sono solo per l’alto comando."

"Allora la mia dov’è?" chiese Faith dall’angolo.

"E la mia?" disse Kennedy sorridendo, unendosi a lei.

"Io la mia la voglio con i peperoni verdi, le cipolle e i tocchetti di formaggio cheddar," lo informò Robin. "Ricorda: niente carne – solo verdure."

"Come fai a mangiare una omelette senza prosciutto o pancetta non lo capirò mai," disse Faith scuotendo la testa incredula.

"Tu continua pure a mangiare la carne di qualsiasi animale morto o malato che ti pare, Faith. Io non me la prendo per le tue scelte, e tu non prendertela per le mie," ribatté Robin.

"Spiacente ma gli uomini sono carnivori. Ecco perché abbiamo i denti." Brontolò lei, diede un pizzico a Robin e poi gli sorrise.

"Mi rifiuto di discuterne ancora," le disse lui versandosi del caffè.

"È buffo," disse Faith a Kennedy. "Gli dispiace per la mucca Bessy che ho nel piatto eppure adora come mi stanno i pantaloni di pelle."

"Quello è diverso," rispose Robin.

"Ah, sì? E come mai?" ribatté Faith.

Robin schivò la domanda e si voltò verso Andrew: "Allora, come va con le omelette?"

Faith rise vittoriosa, mentre Andrew parve trasalire per un momento prima di ridarsi un contegno.

 

"Quando ho finito con quella di Willow, incomincerò a preparare quelle degli altri. Posso farne solo una alla volta." Allungò una mano verso le uova e ruppe la prima in una terrina accanto al fornello. Poi di nuovo ne prese un’altra e la tenne ferma sul bordo della terrina, pronto a romperla, ma un altro suono inarticolato di rabbia e frustrazione proveniente da fuori dalla cucina lo fece saltar su e gli fece rompere l’uovo violentemente sul vetro, facendo cadere il guscio dentro assieme all’uovo.

"Andrew!" ruggì Giles venendo di corsa in cucina; Rowena veniva dietro di lui e andò verso il frigorifero per versarsi un bicchiere di succo di mela. A metà strada si fermò e fece vedere ad Andrew di esser costretta ad indossare un altro maglione.

Intento a raccogliere i pezzetti di guscio da dentro alla terrina, Andrew trasalì e si voltò lentamente verso Giles.

La camicia di Giles era tutta sporca d’olio e grasso e i suoi occhiali erano leggermente storti da un lato. Se li tolse con rabbia e disse: "Quando avevi intenzione di dirmi che c’era la spia dell’emergenza guasti accesa nella mia auto?"

Willow tossì in modo piuttosto allusivo, costringendo Giles a riformulare la frase, anche se non si calmò affatto: "Sull’Aston Martin?"

Andrew fece una risatina nervosa: "Beh, è piuttosto buffo…" il suo sorriso morì sotto lo sguardo raggelante di Giles: "Uh, no, per niente. Glielo stavo per dire, davvero, ma uh, lei era così restio a farmela guidare all’inizio che ho pensato che avrebbe pensato che la colpa era mia."

"Beh in realtà la colpa è proprio la tua, non credi?" Giles mise una mano in tasca cercando un fazzoletto per pulirsi gli occhiali, ma si rese poi conto che anche quello era sudicio e unto. Si ficcò di nuovo il fazzoletto in tasca e con rabbia si raddrizzò gli occhiali sul naso. "Dovrò chiamare l’officina questa mattina."

"C’è qualcuno che è riuscito alla scampare alle grinfie di Andy il Maldestro?" fece Faith con una domanda retorica.

"Ehi!" protestò Andrew, con le mani inzaccherate di uovo per via dei gusci che aveva cercato di togliere dalla terrina: "Non è carino da parte tua. Può anche essere vero," arricciò il naso con l’orgoglio ferito, "ma non è carino lo stesso."

"La verità fa male, amico," sorrise Faith mostrando tutti i suoi denti, dando al coltello l’ultima raschiata sulla cote. Buttò la pietra dall’altra parte della cucina ed essa atterrò su un ripiano con un pesante tonfo, facendo saltare Andrew.

"È ora che ci muoviamo, piccola, se vogliamo arrivare a Niagara prima della notte," le disse Robin.

"Giusto, noi andiamo, ragazzi e ragazze," Faith si sollevò dal muro a cui era appoggiata e si mise accanto a Wood: "Tieni Martha, lì, lontano dai miei coltelli mentre non ci sono," disse a Kennedy mentre le passava il coltello.

"Buona fortuna," Willow sorrise mentre Faith e Robin uscivano dalla cucina, agitando la mano.

Rowena era seduta al tavolo e metteva in ordine la posta arrivata quella mattina quando qualcosa la colpì. "Ehi gente. È la vostra Cacciatrice latitante preferita," disse agitando una cartolina. "È al monte Rushmore."

Willow si avvicinò e Rowena gliela passò così che potesse leggerla.

"Ooh, Buffy dice che si sta annoiando negli US e che sta pensando di tornare in Europa dopo le vacanze!" lesse Willow eccitata.

"Chi è che sta andando in Europa?" chiese Rachel mentre entrava in cucina.

"Woah," Kennedy tornò indietro e sulla porta della cucina prese con forza l’altra Cacciatrice per una spalla: "Non ti preoccupare, nana. Torna al tuo posto in sala mensa."

"Dov’è la colazione? Stiamo morendo di fame di là."

Kennedy indicò col capo Andrew: "C’è stato un piccolo ritardo. Adesso va’."

Rachel lanciò a Kennedy uno sguardo che avrebbe gelato il sangue a chiunque tranne che ad una Cacciatrice. "Bene," fece stizzita e uscì furiosa.

"I ragazzi di oggi," sospirò Kennedy e Giles scosse il capo al suo commento.

"Aspetta che abbia quasi cinquant’anni," mormorò Giles rivolto a Rowena, mentre si puliva gli occhiali. "Quando praticamente tutti sono dei ragazzini."

Rowena alzò lo sguardo e gli rivolse un breve sorriso prima di rimettersi a smistare la posta.

"Beh," incominciò Kennedy, "visto che a quanto pare Andrew non riesce a finire di preparare la colazione, porterò le ragazze a fare una corsa." Batté piano con le dita sulla spalla di Andrew: "E se fossi in te gli farei trovare tutto pronto al loro ritorno. Non credo che ti piacerebbe avere 30 Cacciatrici stanche e affamate che bussano alla porta della tua cucina," gli suggerì mentre usciva dalla stanza.

Una porta si chiuse pochi istanti dopo in fondo al corridoio, segnalando che era uscita dall’edificio.

"Woo!" Andrew alzò un pugno in aria esultante. "Si è girata in modo perfetto!" aprì lo sportello più vicino al fornello e tirò fuori un piatto. Dolcemente fece scivolare l’omelette dalla padella nella piatto e poi rimise la padella sul fuoco. Mise orgoglioso il piatto davanti agli occhi di Willow: "Ta daaa!"

Fu allora che notò la tazza di cereali quasi vuota che era davanti a lei. Si afflosciò sconfitto e lei fece spallucce.

"Scusa," disse pulendosi la bocca con un fazzolettino. "Mi è venuta fame."

"Credo che chiamerò il meccanico prima che si rompa qualcos’altro," annunciò Giles mentre andava via dalla cucina, diretto al suo ufficio.

Willow si voltò verso Rowena, che stava riguardando le procedure con una studiata maschera di calma.

"Allora, um, stavo pensando che magari stasera potremmo metterci a lavorare su qualche programma per le lezioni? Dopo che Giles ha risolto con la sua crisi-mobile, cioè."

Rowena sorrise a quell’espressione.

"Mi sembra una buona idea," rispose. Andrew, senza parlare, offrì a rowena l’omelette prima che lei si rimettesse al lavoro. "Mi spiace Andrew, sono allergica alle uova, ricordi?"

"Oh già," sospirò lui sconfitto.

"Prima rovina i miei vestiti e poi prova persino ad uccidermi," mormorò Rowena a Willow.

"Beh in effetti era un genio del male," ribatté lei.

"Ha una mente davvero scaltra," disse Rowena unendosi alla riflessione scherzosa di Willow: "Potrebbe essere la nostra arma segreta."

Le due risero mentre Andrew si metteva seduto e cominciava a mangiare l’omelette, visto che nessuno la voleva.

"Allora, come sta il signor Robson in Inghilterra?" chiese Willow incuriosita.

"Bene," rispose Rowena. "Solo che in certi giorni deve camminare con il bastone. Giusto quando piove."

"Il tipo abita in Inghilterra. Quindi sarebbe come…?"

"Tutti i giorni tranne tre volte al mese, ne sono certa," rispose Rowena con una risata. "Ma non gliel’ho fatto notare. Riesco a recitare la parte dell’ottimista quando serve," rispose con un sorriso, che Willow le restituì.

"Potremmo incominciare con I programmi delle lezioni dopo cena, penso. Giles non dovrebbe avere impegni, tu ci sarai?" le chiese Willow.

"Pronta e in attesa," Rowena le disse con un sorriso prima di rivolgersi di nuovo ad Andrew, che aveva la forchetta poggiata sulle labbra. "Comunque, per quanto riguarda la mia ordinazione, vorrei della farina d’avena – con cannella e sciroppo d’acero," informò Andrew mentre usciva dalla cucina per la meno rischiosa sala mensa.

"Oh bene, altro lavoro," mugugnò Andrew rivolto a se stesso con aria avvilita, abbassando lo sguardo sull’omelette al pomodoro che si stava cocendo rapidamente, per poi buttarla e mettersi a preparare l’ordinazione di Rowena.

"Andrew…ti senti bene?" chiese sincera Willow mentre osservava l’atteggiamento abbattuto di lui.

"Che vuoi dire?" Andrew all’improvviso parve preoccupato: "Ti sembro malato?" si guardò attorno nella cucina alla ricerca di una superficie riflettente.

"No, no, voglio dire, per via di tutti gli sbagli e il resto. In genere non sei così…" Willow agitò una mano confusamente in aria: "Distratto. Tu sei Mr. Mega Lavagne, il Re dell’Organizzazione."

"Sì, lo so. È solo che…c’è un sacco di cose da fare," Andrew si buttò sul bancone, tenendo fiaccamente in mano il piatto. "Mi sento un po’ sopraffatto…credo che sarebbe bello avere qualcuno come Rowena, sai? Ti aiuta con i tuoi impegni di Osservatore e nella magia e…hai capito insomma. Però mi dispiace per il nastro."

 

"Ascolta, tutti abbiamo delle giornate dure," fece Willow in tono comprensivo: "Devi solo sforzarti di tenere duro. Ci sentiamo tutti un po’ sommersi dalle cose in questo periodo, quindi non sei da solo."

"Sì, immagino," ammise Andrew riluttante. "Voglio dire: sarebbe grandioso se potessi avere un’aiutante qui. Le piccole Cacciatrici mi aiutano, sicuro, ma non è lo stesso."

"Non penso proprio che sia necessario per ora. Stai solo avendo una brutta settimana ma le cose torneranno a posto, vedrai," sorrise Willow sicura di sé: "E uh, Andrew?"

"Sì?" fece lui con voce speranzosa.

"Se non riesci a preparare la colazione alle Cacciatrici prima che siano tornate, non permettere a Kennedy di trattarti male."

"Più facile a dirsi che a farsi," ribatté lui.

"Se lo fa dille di venire a parlare con me," gli disse lei.

"Va tutto bene," rispose Andrew. "Posso cavarmela. Tra l’altro, tra voi due c’è già abbastanza attrito al momento. Non voglio esserne un’altra causa."

"L’hai notato, eh?"

"Beh, quando due persona vanno da giocare a hockey con le tonsille quando si salutano a…beh, non molto più che un cenno con la mano, direi che si nota."

Willow fece un pesante sospiro: "Già, ma la mia proposta è ancora valida, okay?"

Andrew gli rispose con un breve sorriso: "Grazie, Willow."

Dissolvenza di chiusura

Dissolvenza di apertura:
INT.
Salone del Consiglio degli Osservatori – Quella stessa sera

Con un teatrale sospiro, Andrew poggiò la sua graphic novel sul bracciolo della propria sedia e guardò avvilito la stanza vuota. Riusciva a sentire il rumore di Kennedy e delle altre Cacciatrici che venivano dalle sale di allenamento alle sue spalle, riempiendo la stanza di grida e risate.

Si alzò e si diresse verso l’ufficio di Giles, sperando che la riunione tra insegnanti fosse finita. Rimase in piedi fuori della porta e ascoltò per qualche minuto, con un’espressione ottimista sul viso.

"Non pensi che sia troppo difficile?" chiese Rowena, con voce incerta.

"No, penso che sia piuttosto opportuno. Vorranno sapere come funziona tutta la cosa e se non glielo diciamo, probabilmente cominceranno a fare esperimenti da soli," asserì Willow.

"E allora con questo chiudiamo il secondo semestre," pareva che Giles volesse mantenere l’incontro produttivo. "Con cosa dovremmo incominciare quello successivo?"

Il viso di Andrew si rabbuiò quando capì che avevano ancora altre cose da pianificare. Si voltò verso il corridoio, come se sperasse nell’apparizione di qualcuno.

Jeffery rispose alle preghiere silenziose di Andrew, poiché spuntò da un angolo diretto di nuovo verso l’ingresso principale.

"Jeff!" Andrew quasi corse giù per il corridoio. "Che stai facendo? Ti va di vedere un film o qualcos’altro?"

"Beh, um…" il ragazzo dai capelli scuri sembrava a disagio: "Ho-un-altro-appuntamento," disse svelto.

Ad Andrew ci volle qualche istante per decifrare quel che Jeffery aveva appena detto: "Oh," disse infine. "Forte, allora."

"Ascolta," soggiunse rapido Jeffery, con viso sincero. "Dico davvero. La settimana prossima andremo a vedere Il Ritorno del Re, promesso."

"Davvero?" il viso di Andrew si illuminò. "Abbiamo un appuntamento!" Jeffery all’improvviso parve molto imbarazzato ed Andrew subito corresse la propria affermazione: "Voglio dire, uh, sì, sarà forte."

"Forte," sorrise Jeffery. "Ciao!" salutò con la mano Andrew.

"Ciao!" rispose Andrew allo stesso modo, momentaneamente esaltato all’idea della loro serata tra ragazzi. Ma mentre rimaneva da solo nella hall, la sua euforia lentamente svanì.

"Ciao," ripeté tristemente guardandosi a destra e a sinistra sperando che comparisse qualcun altro.

"Pare che debba divertirmi da solo," disse a se stesso, depresso.

Dissolvenza di chiusura

Dissolvenza di apertura:
INT.
Biblioteca del consiglio degli Osservatori – Più tardi

Andrew sedeva a gambe incrociate nella biblioteca circondato da libri e da scaffali pieni di altri libri. Allungò una mano a sinistra, prese un libro rilegato in verde, e sfogliò le pagine svogliatamente e sospirò. Mise il libro alla propria sinistra e ne prese un altro alla sua destra, uno con delle scritte dorate sulla copertina.

Diede una scorsa alla lista dei capitoli e mise giù il libro alla propria sinistra. Andrew sospirò di nuovo e si afflosciò, lasciando cadere le mani sulle proprie gambe.

"Se Willow non mi troverà un aiutante, me lo procurerò da me," si disse con determinazione.

Prese un altro libro e ne aprì la copertina blu, e poi con il pollice fece sventolare velocemente le pagine. Una di esse, che si era staccata dalla rilegatura, volò via e atterrò sulla pila di libri alla sinistra di Andrew.

Andrew la prese e lesse in cima: "Per l’Evocazione di Colui che Sa di…um…aspetta, questa la sapevo…" Ci penso intensamente per un attimo, muovendo in silenzio le labbra mentre traduceva a mente le parole. "Di Piccole Cose! Sarebbe magnifico come aiuto extra e come compagnia!" Gli occhi gli si illuminarono e continuò a leggere, prendendo nota degli ingredienti.

"Ce l’ho…ce l’ho…ce l’ho…ce l’ho! E’ facile!" Saltò su con un pezzo di carta stretto in mano e lasciò il libro blu in cima alla pila.

Sulla copertina si poteva leggere il titolo, scritto con caratteri rovinati appena comprensibili: "Demoni e Diavoli Meno Conosciuti."

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INT.
Magazzino del Consiglio degli Osservatori – Pochi minuti dopo

"Quattro pietre di magnetite da mettere ad ogni angolo del disegno," lesse Andrew dal foglio sbiadito.

 

"Magnetite, magnetite," meditò Andrew mentre scorreva con il dito lungo lo scaffale del magazzino. C’erano sacchetti di erba confezionati con cura, ampolle con i più svariati contenuti che galleggiavano in liquidi scuri, e pietre di ogni forma e dimensione disposte sullo scaffale. Ogni oggetto era meticolosamente classificato con etichette adesive stampate al computer e disposto in ordine alfabetico nella fredda e fioca luce del piano sotterraneo del Consiglio.

Le pietre di magnetite erano accanto alle more, essiccate e fresche, ed Andrew prese quattro pietre grigie della dimensione di un palmo e se le ficcò in tasca.

"…Gesso per il disegno…" disse a sé stesso Andrew, mettendosi tre gessi in tasca assieme alle pietre: "…Salvia…" Si mise un pacchetto di erbe nella tasca di dietro. "…E le ossa di un eroe." Sollevò un grosso osso da uno degli scaffali in basso e se lo mise in spalla stile cavernicolo, uscendo poi dalla stanza.

"Urg, osso pesante," grugnì con una risatina, divertito dalla propria battuta.

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INT.
Stanza della Congrega di Willow – Qualche minuto più tardi

Dopo aver fatto il pieno degli ingredienti per l’incantesimo di evocazione, Andrew si trascinò nella stanza e si acquattò a terra, mettendo il foglio del libro accanto ai propri piedi.

Con molta cura, cominciò a tracciare il disegno dell’incantesimo sul pavimento grigio con un gesso blu.

Il disegno era un quadrato con una V rovesciata all’interno e con una linea orizzontale che lo divideva in due. Era molto semplice e non ci volle molto ad Andrew per completarlo.

Facendo molta attenzione a non cancellare il disegno del quadrato, Andrew si rialzò e, rimesso il foglio in tasca, prese le pietre, la salvia e l’osso.

Con perfetta precisione e a chiappe strette, Andrew mise ciascuna delle pietre di magnetite ad ogni angolo del quadrato e dispose l’osso sulla linea orizzontale al centro del quadrato.

Dopo aver tirato fuori una manciata di salvia dalla busta di plastica, prese il foglio dalla tasca. Con uno scatto del polso del tutto simile al gesto per rivoltare le omelette, gettò le erbe in aria sopra al simbolo e titubante prese a recitare le parole scritte sulla pagina.

Mentre leggeva, le erbe cadendo si trasformavano in scintille di luce che presero a turbinare attorno all’osso che era al centro del quadrato, girando sempre più vicine ad esso mentre Andrew acquistava sicurezza e formulava l’incantamento con maggiore determinazione.

Le scintille riflettevano il blu del disegno in gesso, trasformando il quadrato in un ciclone magico sfolgorante di blu. La stanza fu invasa da un rombo, simile al suono lontano del mare, quando Andrew pronunciò l’ultima parola dell’incantesimo.

"Elte!"

Le scintille e il rumore svanirono come se qualcuno avesse spento un interruttore. L’osso era scomparso dal centro del quadrato.

Al suo posto vi era una donna dalle sembianze umane, che indossava una veste bianca del tutto simile ad una toga, e aveva lunghi capelli neri che le ricadevano sulla schiena. Andrew sgranò gli occhi come se la trovasse molto attraente, nonostante una pelle color malva leggermente iridescente.

"Qual è il tuo volere…" disse con un grande sorriso, venendo fuori dal quadrato e scivolando verso Andrew: "…Padrone?"

"Uh, Padrone?" squittì Andrew, cercando di schivare la mano di lei, che intanto gli si era stretta attorno al braccio.

Dissolvenza in nero

Fine dell’Atto Primo


Atto Secondo

Dissolvenza di apertura:
INT.
Stanza della Congrega di Willow – Alcune ore dopo

La stanza della congrega era cosparsa di candele dalla luce soffusa, romantica e sul pavimento era stesa una bella trapunta.

Una mano femminile si allungò per versare dell’altro vino in un bicchiere.

"Ancora, Padrone?" chiese il demone porgendo il bicchiere ad Andrew.

"No, grazie, Mora," disse lui: "Sto bene così. Adesso continuiamo, se vuoi," disse lui con voce seducente.

Mora sorrise e abbassò lo sguardo sul proprio grembo, mentre si rimetteva seduta a gambe incrociate di fronte ad Andrew.

"G-6," annunciò.

Andrew sorrise e sollevò un piccolo pezzo di plastica.

"Mi hai affondato l’incrociatore," disse lui, sollevando più volte le sopracciglia. "Vipera," soggiunse.

Mora continuo a sorridere e poi chiese: "Vuoi giocare di nuovo?"

Andrew parve un po’ indeciso: "Beh, a te cosa andrebbe di fare?" chiese.

"Di servirti, Padrone," rispose lei mentre strisciava carponi sopra al tabellone abbandonato e si metteva seduta in grembo ad Andrew. All’improvviso gli occhi di Andrew si spalancarono quando Mora prese a giocherellare con il lobo del suo orecchio dandogli dei pizzicotti.

"Hehehe," ridacchiò lui nervosamente. "Mi fai il solletico."

"Che diavolo sta succedendo qui?"

L’improvviso rimbombo della voice di Willow fece saltar su entrambi e quando Andrew si voltò, vide Giles Rowena e Willow che li stavano guardando con espressione inorridita.

"Uh, salve gente. Stavamo giocando a battaglia navale, il gioco del colpito e affondato. Vi va di giocare?"

Giles sbatté teatralmente le palpebre prima di voltarsi verso Rowena.

"È una donna vera quella in braccio ad Andrew?" domandò incredulo.

"Sarà meglio per lui che sia una donna e non qualche piccola Cacciatrice," aggiunse Willow prima che la bionda potesse rispondere, addentrandosi nella stanza seguita dagli altri due. Si piegarono tutti da un lato per dare una sbirciata alla donna. Willow si schiarì la gola e poi chiese: "Tu sei…?"

"Viola?" domandarono all’unisono i tre Osservatori.

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Int.
Strada di Cleveland – Nello stesso momento

Jeffery camminava per la strada con le mani in tasca, senza prestare molta attenzione a quel che lo circondava, quando tre uomini gli si misero davanti.

"Oh grandioso," sospirò.

Sentendo un rumore alle proprie spalle si voltò appena e vide che altri tre uomini si stavano avvicinando.

"Non ho un soldo," incominciò Jeffery. "Perciò se cercavate soldi avete scelto la persona sbagliata."

"Non vogliamo soldi," gli disse Gretz e il suo volto si trasformò.

"Prendetelo!" urlò uno dei vampiri.

Jeffery corse dall’altro lato della strada e tirò fuori un paletto dalla tasca interna del proprio cappotto. Rendendosi conto che non sarebbe riuscito a seminarli tutti, si voltò, mostrando loro che era armato.

"Ooh," lo schernì un vampiro. "Un ragazzo con un bastoncino. Ti senti un grand’uomo, eh?"

Jeffery notò un bidone dei rifiuti nel vicolo alle loro spalle e chiuse gli occhi. Cominciò a concentrarsi e all’improvviso il bidone attraversò l’aria e colpì due vampiri in piena faccia. Jeffery sfruttò il diversivo e si lanciò contro il vampiro che l’aveva preso in giro. Piantò il paletto ben a fondo nel suo petto. Il vampiro esplose quasi all’istante ma prima che Jeffery potesse mettersi di nuovo a correre, gli altri vampiri lo acciuffarono per le braccia.

"Sollevatelo," ordinò Gretz, indicando i piedi di Jeffery.

Il ragazzo prese a dimenarsi selvaggiamente ma ben presto riuscirono ad immobilizzarlo. All’improvviso una Dodge Neon girò l’angolo, e le gomme stridettero quando inchiodò accanto al gruppo. Sorpresi, i vampiri si voltarono e vennero subito inzuppati dall’acqua che il guidatore gli stava lanciando addosso, mentre spalancava di colpo lo sportello e usciva dall’auto. Alcuni di loro cominciarono a fumare e lasciarono Jeffery, senza tante cerimonie, mentre l’acqua schizzava nella loro direzione.

I vampiri scapparono via di corsa, lasciando Jeffery bagnato e confuso sul marciapiede. Si voltò e vide una mano blu che si allungava verso di lui.

"Brell," annunciò lo sconosciuto.

Ancora confuso, Jeffery alzò lo sguardo e lo scrutò più da vicino, accorgendosi che in mano aveva un fucile ad acqua. Vedendo che il giovane aveva notato la grande pistola ad acqua Brell incominciò a spiegare.

"Acqua santa," gli disse. "E getto di fucile ad acqua," soggiunse, dando un altro paio di colpi per pompare pressione nel fucile. Un po’ esitante Brell domandò: "Ti senti bene?"

"Sì, credo di sì…Tu chi sei?"

"Brell," ripeté lui. "Ti porto da Osservatori? Osservatori non lontano da qui e loro aiutano te a tornare a casa salvo."

"Conosci gli Osservatori?" chiese Jeffery.

Brell annuì. "Sì, io aiuto qualche volta. Io aiuto te adesso se vuoi."

"Io vivo lì," gli disse Jeffery mentre si rimetteva in piedi e si toglieva la polvere dalla schiena. Scosse il capo accorgendosi che sembrava che stesse imitando la parlata rozza di Brell: "Voglio dire che vivo lì assieme a mia madre."

Brell allungò il collo: "Tu troppo giovane per essere Osservatore."

"Non lo sono. Mia madre insegna tradizioni demoniche ed io sono uno studente della congrega."

"Oh, la strega rossa! Willow insegna magia? Tu studente magico?"

"Già," annuì Jeffery.

"Salta in macchina," gli disse Brell. "Andiamo lì adesso."

Jeffery pareva un po’ in apprensione e Brell lo capì. Alzò un dito e poi saltò in macchina. La parcheggiò accanto al marciapiede e prese con sé il fucile prima di uscire.

"Andiamo lì a piedi con pistola," gli disse Brell. "Tu più sicuro che in macchina," soggiunse, annuendo comprensivo.

"Senza offesa," rispose Jeffery. "Sì, mi hai salvato e tutto il resto ma, è solo che non so di chi fidarmi stanotte e finché non-."

"Niente problemi," gli disse Brell, dandogli un colpetto sul braccio. "Vieni, Consiglio non lontano," disse indicando col mento in fondo alla strada, e i due si incamminarono di buon passo.

Dissolvenza di apertura:
INT.
Stanza della congrega di Willow – Alcuni istanti dopo

"Io…uh…l’ho creato da me…Creata, cioè. L’ho fatta io," farfugliò Andrew.

"Ti pareva," Rowena e Willow sospirarono insieme: "Ma come hai fatto a fare una donna viola?" soggiunse Willow.

"Ad voler esser precisi in effetti è malva – non proprio viola e non proprio rosa."

Nessuno disse nulla ma i loro sguardi di disapprovazione iniziarono a soffocarlo. Andrew si morse il labbro e cautamente allungò l’incantesimo a Willow. Mora mise il braccio sotto quello di Andrew e cominciò a passargli le dita tra i capelli. Lui cercò di apparire più disinvolto possibile ma Giles e Rowena lo guardavano totalmente increduli mentre Mora continuava a scompigliargli i capelli.

"Un demone," mormorò Willow. "Hai fatto un demone?"

"No, non io," insistette Andrew. "L’ho letto con molta attenzione e diceva-."

Willow girò il libro verso di lui. "Questo bel volume."

Andrew fece una smorfia dopo che ebbe letto il titolo e provò poi a sorridere: "Oops," mormorò. Tutti gli altri alzarono collettivamente gli occhi al soffitto: "Ma guardatela," ribatté lui. "Non è demone demone. Proprio per niente. Voglio dire, non è una minaccia o altro."

"No, non ancora," rispose Rowena prima che Andrew potesse addentrarsi ancor di più nel suo discorso da imbonitore. "Ma dobbiamo prima saperne di più su ciò che hai…creato.

"Sì," intervene Giles. "Non costituisce una minaccia al momento, sembrerebbe, ma finché non lo sappiamo per certo dobbiamo prendere delle precauzioni."

"Voi non avrete intenzione di ucciderla, vero? L’avete detto voi stessi – al mondo ci sono demoni buoni."

Giles aprì la bocca per rispondere ma fu interrotto da una voce proveniente dall’atrio.

"C’è nessuno?"

Il gruppetto uscì dalla stanza della congrega e andando verso l’atrio vide Brell che scortava Jeffery, che sembrava un po’ sporco e bagnato.

"Cos’è successo?" domandò Willow.

"Vuoi la versione lunga o quella breve?" chiese Jeffery.

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INT.
Nido di Gretz – Alcuni istanti dopo

"Torneremo indietro," pregò Gretz. "E riusciremo a prenderlo stavolta."

Un gruppo di vampiri che sedeva attorno in cerchio annuì in approvazione. Bonnie sedeva su una sedia dal lato opposto rispetto a Gretz e ai suoi lacchè, senza dir nulla. Guardava Gretz con occhi gelidi, il disgusto che trasudava dal modo in cui teneva serrata la mascella.

"In effetti, dovrei lasciarvi tornare," disse loro.

Gretz annuì e si sfregò le mani, eccitato dalla seconda opportunità.

"Perché sarebbe un suicidio, così potrei farla finita con te e con questi tuoi goffi rifiuti umani." Gretz perse la sua espressione felice e abbassò gli occhi a terra colpevole: "Vampiri," sospirò Bonnie e si alzò, cominciando a passeggiare per la scura stanza. "Riuscite a capire che se il Presidio non avesse bisogno di ogni creatura nonmorta in tutta questa regione, voi stareste riempiendo posacenere."

"Io ti assicuro -." Provò a cominciare a dire Gretz ma non vi riuscì.

"Non mi servono rassicurazioni. Ho bisogno di risultati!" strillò Bonnie facendo saltare tutti quanti. "Ti rendi conto che hai messo il Consiglio a conoscenza del nostro interesse per Jeffery? Non capisci che d’ora in poi proteggeranno quel ragazzo anche più di prima?" Bonnie scosse il capo mentre mormorava: "Buffoni."

"Di nuovo, mi scuso," le disse lui: "Forse se noi-."

"Forse," disse Bonnie accentuando la parola quando lo interruppe: "ti piacerebbe raccontare all’Ingegnere in persona perché non gli abbiamo ancora consegnato il ragazzo?"

Gretz parve ancora più preoccupato: "L’Ingegnere è arrivato?"

"Sta supervisionando la fase finale della costruzione," annuì Bonnie. "Può darsi allora che tu voglia spiegare la tua inettitudine a lui di persona?" Gretz cominciò ad agitarsi sulla sedia. "Proprio come pensavo," soggiunse Bonnie. "Sfigato e vigliacco."

Gretz si schiarì la gola: "Se andassimo di nuovo -."

"Voi non andrete da nessuna parte," lo informò Bonnie mentre andava verso l’uscita. "Questo fiasco ha bisogno di una ripulita seria. Abbiamo già in mente la creatura che fa al caso nostro e indovina un po’? Non è un vampiro."

"Bonnie, ti prego, ripensaci," le disse Gretz da dietro.

"Ascoltate il saggio, gente," disse loro Bonnie ignorano le suppliche di Gretz. Si voltò per l’ultma volta verso la stanza: "Il sole sorgerà tra circa 5 ore e quest’area non vi apparterrà più – considerate il vostro contratto di affitto scaduto da stanotte. Se sarete ancora qui domani mattina preferirete esser polvere."

"Bonnie –."

"Ci sono tre modi di uccidere un vampiro," disse loro con un sorriso crudele: "Ma molti di più per torturarlo. Buonanotte, signori."

Appena fu uscita e la porta si fu richiusa alle sue spalle, tutti si guardarono l’un l’altro per un breve istante, e poi si misero a correre per la stanza raccogliendo freneticamente le proprie cose.

Dissolvenza di apertura:
INT.
Salone del Consiglio degli Osservatori - Notte

Willow e Giles erano seduti al tavolo, a pochi metri di distanza da Andrew e Mora. Una quantità di libri era attorno ai due Osservatori, alcuni aperti ed altri chiusi. Continuavano a leggere mentre sul divano Mora imboccava Andrew con dell’uva mentre lui le leggeva un fumetto a voce alta.

"È come guardare un incidente d’auto," mormorò Willow: "Dovrei guardare da un’altra parte, ma non ci riesco."

Giles sospirò e scosse il capo: "È strano," commentò lui. "Sembrano proprio andare d’accordo alla perfezione. Lei ama prendersi cura di lui e lui non aspetta altro. Ai fini pratici, è una coppia perfetta."

Rowena tornò al tavolo e gettò uno sguardo sugli Osservatori e poi su Andrew e poi di nuovo sugli Osservatori: "Ti ipnotizza, vero?"

"Totalmente stupefacente," farfugliò Giles, rapito.

"Non farti la strana idea di fare lo stesso," lo ammonì Rowena con un sorriso.

Il commento attirò l’attenzione di Giles e anche lui le sorrise: "Non ne ho alcuna intenzione."

Scuotendo il capo, Willow si voltò anche lei verso Rowena, dandole la propria attenzione: "Le Cacciatrici sono state avvisate?" domandò.

"Sì. Su entrambi i fronti – sull’attacco a Jeffery e sulla versione di Andrew di Strega per Amore," fece lei indicando col capo la coppia che rideva accoccolata sul divano.

"Sono curioso riguardo ad una cosa," commentò Giles mentre guardava la coppia.

"Una sola?" chiese Willow cinica.

"Sì," annuì lui: "Perché?"

"Perché cosa?" domandò Rowena.

"Perché mai l’ha portata qui?" chiese Giles, lanciando la domanda nella speranza che una di loro gli rispondesse.

"Beh, potrei riassumerlo in una frase – è Andrew," rispose Rowena.

"Beh, in effetti," cominciò a confessare Willow, "lui mi ha accennato all’idea di trovare un aiuto per mandare avanti le sue cose. E io l’ho un po’…ignorato stamattina." Willow sospirò e si alzò: "Lasciate che gli parli mentre voi giocate un po’ a Domanda e Risposta col nostro ultimo acquisto."

"Buona idea," approvò Giles mentre si alzava per unirsi a lei.

Andarono vicino a lui ed Andrew abbandonò le coccole per un momento: "Ehi ragazzi! Volete un po’ d’uva? È senza semi, yum!"

"Ah, no, grazie," gli disse Willow e poi tacque per un momento: "Ti posso parlare per un minuto?" gli chiese. "Da soli," aggiunse indicando la coppia.

"Certo," rispose Andrew. "Andrò un attimo con Willow," disse Andrew a Mora.

"Ma tornerai, vero Padrone?" chiese lei. "Sei al sicuro in sua compagnia?"

Andrew si fermò come se si stesse facendo al stesa domanda: "Uh, sicuro," le disse. "Cioè, ha provato ad uccidermi solo quella volta, ma adesso è meglio e…"

"Andrew," lo interruppe Willow, il monito chiaro nel suo tono.

"Um…" fece Andrew imbarazzato, guardando la rossa. "Starò bene. Willow vuole solo parlarmi."

"Sì," si intromise Giles, "e noi vorremmo parlare con Mora se a te sta bene?" disse lui indicando il tavolo dove sedeva Rowena.

"Padrone?" il demone guardò preoccupata verso Andrew.

"Va bene, Mora," la rassicurò Andrew. "Il signor Giles e la signorina Allister non ti faranno del male. Io sarò qui vicino, okay?"

Il demone parve dubbioso, ma si alzò lo stesso.

Appena Giles ebbe portato via Mora, Willow si sedette sul divano.

"Prima che tu dica qualsiasi cosa," esordì Andrew, "permettimi di ricordarti che non avevo alcuna idea che sarebbe stata un demone. Io volevo solo -."

Willow alzò una mano per fermarlo. "L’abbiamo capito. Sono solo preoccupata per te, Andrew."

"Non esserlo. Mora è fantastica!" le disse lui. "Mi aiuterà a cucinare e a pulire e in un sacco di cose. Le piace anche D & D. Beh, in effetti fa qualsiasi cosa io dica ma il punto è che è felice qui."

Willow tacque incerta su cosa dire. "Forse sì, ma non appartiene a questo mondo. Abbiamo controllato la magia che hai usato e pare che tu non l’abbia creata più di quanto tu non l’abbia ‘invocata’. Questa non è casa sua."

"Ma che stai dicendo?" chiese Andrew, con crescente preoccupazione.

Willow fece un sospiro. "Sto dicendo che dobbiamo rimandarla indietro."

"No," piagnucolò Andrew. "È appena arrivata. Lascia che rimanga ancora un po’."

"Beh per ora resterà perché non abbiamo altra scelta. Ma non voglio che tu ti affezioni troppo a lei. Non sono ancora sicura di come farla tornare indietro ma alla fine lo scoprirò. Capisci cosa sto dicendo?"

"Sì," rispose Andrew, sconfitto. "Che mi porterai via la mia amica."

"Non è una tua amica," osservò Willow. "È la tua schiava. E sì, ammetto che c’è un certo piacere nell’avere una bella donna che accontenta ogni tuo capriccio, " convenne Willow, "Ma non sono sicura che passerei tutto il mio tempo a leggere fumetti," commentò, abbandonando per un momento l’argomento principale.

"Graphic novel," la corresse Andrew cantando le due parole.

"Scusa…il punto è che," disse tornando a prima, "non è una vera amica, Andrew."

"Lo dici tu. È la cosa più simile ad un amico che ho avuto da quando sono a Cleveland," ribatté lui.

Willow distolse lo sguardo con aria colpevole, ravvisando la punta di tristezza nella voce di lui.

"Me ne rendo conto, Andrew. La verità è che nessuno di noi ha avuto molto tempo per i rapporti personali in questi ultimi mesi – comunque non quanto avremmo voluto. Ma farsi dei nuovi amici con le magie o portarli da altre dimensioni non è il modo giusto di fare le cose. Inoltre, lei potrebbe avere amici che le mancano, o a cui manca. Noi questo proprio non lo sappiamo."

Andrew valutò le parole di lei per un attimo.

"Io ti capisco, Willow. Davvero. È solo che è bello avere qualcuno solo per me, sai? Tu hai Kennedy, Giles ha Rowena – beh, non sono sicuro se proprio HA Rowena, ma sai cosa volgio dire – un amico Osservatore…Faith sta con Robin tutto il tempo quando non si allena e quindi…mi sento solo un po’ in ombra, credo."

"Beh, quando sono tornata dall’Inghilterra, dopo che ero stata lì a studiare con la congrega, avevo i miei amici attorno ma mi sentivo lo stesso un po’ smarrita anch’io."

"Come è possibile?"

"Beh, Buffy e Xander avevano i loro nuovi lavori," spiegò Willow. "Dawn era occupata con le superiori. E così mi sentivo – rimpiazzata, credo. La casa era piena di gente, ma certi giorni mi sentivo completamente sola."

Andrew fece un lieve sorriso. "Mi capisci, huh?"

"Sì, ma ciò che mi ha aiutato è che dentro di me sapevo di non essere veramente sola. I miei amici spesso non avevano il tempo che io volevo che mi dedicassero, ma il loro affetto non mi è mai mancato. E lo stesso è vero per te, Andrew. Lo so che ti prendiamo in giro, ma ad esser sinceri, tu sei importante per noi, per il Consiglio, e ti vogliamo bene. Perciò fallo per me, che sono tua amica: basta con i demoni, okay?"

Andrew annuì.

"Bene," gli sorrise Willow: "Ora, non ho ancora parlato con Giles, ma non penso che ci siano problemi ad assegnarti qualcuno part-time perché ti aiuti con i tuoi vari compiti della mattina e del pomeriggio. Non possiamo ‘comprarti’ un amico," lo prese in giro Willow. "Ma se prendiamo qualcuno con cui ti credi di poter andare d’accordo, magari non ti sentirai così stressato. Va bene?"

Il viso di Andrew finalmente incominciò ad illuminarsi. "Sarebbe grandioso, Willow. Grazie."

"Non c’è problema direi, ma le condizioni restano le stesse – niente evocazioni di demoni."

"Ci sto!"

Passa a:
Int.

Caverna, covo del Presidio – Stanza di Controllo


Bonnie took a nervous breath and looked around at the equipment that surrounded them. "My Lord," she said, "Gretz was unsuccessful in his
attempt."
Bonnie prese fiato, nervosa, e si guardò intorno, osservando gli strumenti che riempivano la stanza. "Mio Signore," disse, "Gretz ha fallito nel suo tentativo."


Osservò il demone alto più di due metri raddrizzarsi allontanandosi dal leggio di ossidiana dove stava lavorando. Fece cenno ad uno dei suoi servi, che attraversò la stanza e giunse a pochi passi da Bonnie. All’inizio non disse nulla. Si limitò ad scrutarla in silenzio.


"L’Ingegnere non ha tempo per ripulire i tuoi pasticci. Presumo che tu abbia risolto da te la questione?" chiese infine.


Lei annuì. "Sì. Un demone vutch arriverà oggi per occuparsi del rapimento."

"Un demone vutch," annuì la creatura. "Buona idea," si complimentò. "E che ne è stato dei vampiri?"


"Ho instillato in loro la paura del Presidio come mi avevate chiesto. Sono scappati via, ne sono certa, ma non sono potuti andare lontano, con l’avvicinarsi della mattina."


La figura imponente al leggio si voltò leggermente e parlò. Bonnie quasi fece un passo indietro quando fu investita da quella terribile voce.


"Portali qui."

Bonnie aprì la bocca per fare una domanda, ma inghiottì il suo impulso. "Come desiderate," rispose con un umile inchino.


Dissolvenza in nero

Fine dell’Atto Secondo

 


Atto Terzo

Dissolvenza di apertura:
Est.
Passeggiata panoramica – Notte
Cascate del Niagara, Canada

Faith e Robin camminavano mano nella mano lungo il camminamento, nell’aria pungente della notte, con il fragore delle cascate che echeggiava alle loro spalle.

"È andato tutto bene oggi, direi," osservò Robin mentre passeggiavano lungo il marciapiede, godendosi lo scenario. "Una nuova Cacciatrice assoldata in tempo da record."

"Già," convenne Faith. "È bello quando i piani riescono. Siamo una grande squadra sulla strada."

"Proprio come Hope e Crosby," scherzò lui.

"Sicuro, solo non aspettarti che ad un certo punto mi metta a cantare o a ballare," disse lei sorridendo.

Lui ridacchiò. "Ma come fai a conoscere i film di Bob e Bing sui viaggi in giro per il paese?"

"Quando ti danno da 25 anni all’ergastolo – hai un sacco di tempo per le mani e la scelta dei video non è esattamente vastissima."

Faith si avvicinò al corrimano tirando con sé Robin per vedere meglio. "Allora è tutto qui, eh?" domandò gesticolando in direzione delle cascate. "Pensavo che fossero…non so, più grandi."

"L’Osservatore di mia mamma mi portò qui quando avevo 12 anni e all’epoca mi parvero proprio enormi, ma devo ammettere che…non è esattamente come ricordavo. E poi era estate e non c’erano 25 gradi sotto zero qui fuori. "

"Beh, ogni cosa sembra più grande quando sei piccolo," rispose Faith. "E non fa’ poi così freddo, bello. Tieni duro!"

"È solo perché il tuo è sangue di Cacciatrice," disse lui e poi si soffiò sulle mani e prese a sfregarle.

"Beh, prometto di riscaldarti quando torneremo in albergo," propose Faith con un sorriso sexy.

"Saremo in buona compagnia. Sai, questa è la capitale del mondo per le lune di miele," le disse. "E chi lo sa, magari un giorno…"

"Na-ah, Asso," lo ammonì Faith mentre continuavano a camminare. "Non farti strane idee. Le cose stanno andando bene così, perciò vediamo di non procurarci nessun certificato di matrimonio e mandare tutto all’aria."

"Tu pensi che il matrimonio mandi all’aria i rapporti?"

"Io penso che le regole cambino quando ci si sposa," gli disse Faith. "È un po’ come dire ‘Ho l’anello adesso, perciò perché sforzarsi ancora di provare?’ La gente comincia a dare per scontata la presenza dell’altro."

"Magari alcune persone sì, ma non tutte," ribatté Robin. "Io non ho mai dato per scontata la presenza di mia moglie."

Faith si fermò e Robin si voltò per vedere dov’era finita: "Avevi una moglie?" chiese lei. "E il verbo è AVEVI, giusto? Non è che adesso è da qualche parte a prendersi cura del focolare domestico?"

"No, quel fuoco si è spento parecchio tempo fa." Annuì Robin.

"Wow…" mormorò Faith sbigottita, "non me ne hai mai parlato."

"Non è mai capitato fino ad ora," disse Robin scrollando le spalle: "…Eravamo fidanzati ai tempi del liceo, ma poi non ha funzionato."

"Troppo giovani?"

"Beh, io avevo trovato lavoro a New York. Lei lavorava in Connecticut. E la vita da pendolare è diventata un inferno – per lei almeno. A me non importava. Io ero innamorato, ma per lei le cose erano diverse."

"E quindi ti ha lasciato?"

"In realtà sono stato io a lasciarla. Mi avevano dato un week-end lungo senza che me lo aspettassi e sono tornato prima pensando di farle una sorpresa. Alla fine sono stato io a ricevere la sorpresa quando l’ho beccata con un altro."

"Diavolo, Robin…Perché non mi hai mai detto nulla?"

"Che c’è da dire?" fece lui alzando le spalle. "È storia passata. Non posso cambiarla. Posso solo imparare qualcosa da essa – perciò quando ti prometto che non darò per scontata la tua presenza…beh, dico sul serio. Mi sono fidato anch’io di persone di cui non avrei dovuto fidarmi, ho fatto anch’io i miei errori, Faith. E cosiiiì, cerco di non ripeterli se posso."

Faith gli sorrise: "Beh, io non lo farei, Robin."

"No, tu mi diresti in faccia: ‘Non ti amo più. Esci dalla mia vita’."

Faith aprì la bocca per controbattere ma poi fece spallucce e ammise: "Già, probabilmente direi così." Tutti e due ridacchiarono e poi Faith soggiunse: "Ma farti del male non rientra nei miei piani, Asso. Lo sai questo, vero?"

"Sì," disse lui avvicinandosi a lei e prendendola tra le braccia. "Lo so."

Lei guardò giù sul precipizio oltre il corrimano. "È proprio un bel salto," osservò a voce alta.

Un’altra voce, tuttavia, li interruppe e disse: "Ma niente che una Cacciatrice non possa affrontare."

Entrambi si voltarono verso lo sconosciuto sorpresi e sui loro volti si allargò un sorriso.

"Xan-Man!" rise Faith.

"Hey Faith," disse Xander avvicinandosi, e si abbracciarono.

"È tanto che non ci si vede," scherzò lei. "Quanto sarà? Una, due settimane al massimo?"

Xander sorrise e si rivolse a Robin: "Beh, io e te non ci vediamo davvero da un po’," disse porgendogli la mano.

"Già, mi dispiace che non ci siamo incontrati, ma il dovere chiamava," gli disse Robin dandogli un bella stretta di mano: "Ho sentito che sei tornato a 20/20 finalmente," disse indicando il suo occhio.

"Già, questa cosina che ho preso a Cleveland," fece lui con un sorriso. "E a proposito, come vanno le cose?"

"Bene," disse Faith. "Siamo venuti da queste parti per prendere una nuova recluta."

"E gli altri?" chiese Faith.

"Stanno tutti bene più o meno," rispose Faith.

"E ora la domanda importante…" si arrischiò a dire Xander.

Faith sapeva dal suo tono cosa voleva dire Xander ma non rispose subito e all’improvviso i suoi stivali le parvero piuttosto interessanti.

"Così male, eh?" sospirò Xander.

"No bello, è tutto a posto," gli disse Faith, alzando lo sguardo per guardarlo di nuovo negli occhi. "C’è ancora un po’ di tensione, sì, ma Will ha fatto la cosa giusta…La Mocciosa ha solo bisogno di crescere un po’."

"Maledizione," fece Xander sottovoce e scosse il capo.

"Ehi," disse Faith richiamando la sua attenzione: "La Rossa sta bene e non ha alcun rimpianto perciò…non preoccuparti. Ken la maggior parte delle volte proprio non capisce la sua roba magica, ma questo non è un problema della Rossa e nemmeno tuo."

"Sì, ma comunque…"

"Lo so," fece Faith annuendo comprensiva. Si schiarì la gola per cambiare argomento: "Ascolta, Robin sta diventando un cubetto di ghiaccio, perciò perché non ce ne andiamo lassù a prenderci da bere o qualcosa del genere?"

"Non vi dispiace?" chiese Xander. "Voglio dire, questa è una cittadina per coppiette – non vorrei reggere il moccolo."

Faith mise il braccio sotto al suo e lo trascinò con sé, mentre continuava a tenere l’altra mano in quella di Robin: "Stai scherzando? Ci può sempre tornare utile un moccolo." Gli sorrise e i tre tornarono su per camminamento.

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Int.
Alloggi delle Cacciatrici di guardia – Night

Kennedy sentì bussare alla porta e si alzò per andare a rispondere. L’aprì e trovò la sua ragazza di fuori con un sorriso forzato sul viso.

"Ehi," la salutò Kennedy con aria assente.

"Ehi a te…posso entrare?"

Kennedy spalancò la porta e si mise a lato: "Oh, sì, certo."

Willow chiuse la porta e osservò Kennedy prendere il telecomando e spegnere il televisore. Nervosamente si mise le mani nelle tasche di dietro dei pantaloni. "Come mai questa visita stanotte?" provò a chiedere Kennedy in modo affabile. "Pensavo che saresti rimasta a lavorare fino a tardi con Giles e Ro."

Sembrava che Willow stesse per dire qualcosa, ma poi cambiò idea: "Abbiamo appena finito e-e volevo vederti. Non sei venuta al palazzo del consiglio per la cena."

Kennedy parve in apprensione: "Sì, beh, dovevo dare un’occhiata ai marmocchi, ora che Faith non c’è."

Willow annuì lentamente: "Okay, immagino. Cioè, è capitato altre volte che non ci fosse ma hai sempre trovato il tempo di fermarti. Rona o Vi in genere controllano loro le ragazze perciò credo che volessi sapere solo se stavi bene." Willow serrò le labbra come se si fosse resa conto di star farfugliando.

"Sì, sto bene," rispose Kennedy.

Willow tacque un momento mentre guardava Kennedy incrociare le braccia sul petto. "Non mi sembra che tu stia bene."

Kennedy sospirò e si sedette sul divano. "Forse è vero che non sto bene. Non ne sono sicura."

Willow le andò dietro ma poi si fermò: "Cosa c’è che non va, Ken? O davvero c’è bisogno che lo chieda?" Kennedy si limitò ad alzare lo sguardo, i suoi occhi si allargarono fissando quelli di Willow: "Okay, non c’è bisogno che lo chieda," soggiunse Willow. Si leccò le labbra nervosamente e proseguì: "Dobbiamo parlarne."

"Ne abbiamo già parlato. Quel che è fatto è fatto, giusto? Non si può cambiare."

La voce di Kennedy era tesa e rispecchiava l’espressione sofferente sul suo viso.

"Magari se mi dicessi quello che senti -."

Kennedy saltò in piedi e si mise a pochi centimetri dalla propria amata: "Vuoi sapere come mi sento? Okay, te lo dirò…io ti guardo e vedo lui," disse Kennedy con la voce rotta, ma si riprese: "…E mi chiedo come lo hai baciato e toccato e…se sarò mai brava abbastanza adesso…E se un giorno dovrò dividerti ancora con qualcuno -?"

"Ti ho già detto che non c’è stato alcuna divisione con nessuno," incominciò Willow.

"Lo so, Willow. Davvero. La mia mente lo capisce che è stato per tutte le giuste ragioni ma il mio cuore…Hai lasciato che qualcuno ti avesse in un modo…in un modo che dovrebbe essere solo mio."

"Stavo facendo un rituale, Ken. È parte di ciò che sono," ribatté Willow.

"E ancora, io questo lo capisco," insistette Kennedy. Willow poté vedere la mascella della sua innamorata irrigidirsi e il suo sguardo farsi torvo: "Magari se avessi avuto più tempo per abituarmi all’idea sarebbe stato meglio. Ma tu me l’hai buttata addosso così. Non ti è importato un fico secco di come l’avrei presa e l’hai f-fatto e basta! Perciò adesso ce l’ho davvero tanto con te, okay? Quindi togliti di mezzo e lasciami da sola porca miseria!"

Kennedy distolse lo sguardo, incapace di guardare la propria amata negli occhi. Per un lungo istante nessuno disse nulla. Nessuno mosse un muscolo.

Alla fine, Willow si schiarì la gola, rompendo il silenzio calato nella stanza e cominciò a spiegare le proprie ragioni.

"Non sapevo per quanto tempo si sarebbe fermato, e quindi non avevo tempo di discutere…ascolta, io…io non volevo ferirti," mugolò Willow rompendo il silenzio.

"Forse no, ma è quello che hai fatto…e per quanto ci stia provando io…io sono fuori di me, Willow. E odio me stessa perché mi sento così nei tuoi confronti. Eri la mia dea…ma adesso…" Kennedy alla fine perse ogni riserbo e cominciò a piangere. Willow allungò una mano verso di lei ma Kennedy la scacciò, scuotendo il capo: "Ti prego no, non toccarmi adesso."

Willow fece un altro passo avanti e Kennedy non si ritrasse. "Ti prego guardami," la implorò Willow.

Il mento di Kennedy era praticamente incollato al suo sterno: "Non posso," sussurrò lei guardando a terra: "Vorrei solo che le cose tornassero a posto. Vorrei solo che tu mi amassi."

"Io ti amo."

Kennedy alzò lo sguardo e si asciugò gli occhi: "E allora perché mi sento una seconda scelta? Perché tutto il resto conta più di me?"

Willow si avvicinò e con le dita scansò i capelli scomposti di Kennedy dietro le sue orecchie, e poi le strinse il viso tra le mani. "Non ho mai voluto farti del male, Kennedy. Te lo giuro. Ho solo fatto quello che dovevo." Kennedy sembrava voler dire qualcosa ma si fermò. Willow ne approfittò e la portò ancora più vicina a sé, e la baciò dolcemente sulle labbra. "Mi dispiace davvero di averti ferita," le disse e poggiò la fronte su quella di lei.

Lentamente le mani di Kennedy si poggiarono sui fianchi di Willow e anche lei la strinse a sé. Esitando, Kennedy strofinò il viso sul collo di Willow, come incerta sul fatto di doverle stare così vicina. La strega inclinò il capo leggermente quando sentì le labbra di Kennedy mordicchiarle timidamente il collo. Willow si abbandonò a un lieve sospiro al contatto, rendendo Kennedy più audace. Dopo alcuni altri baci sul collo di Willow, Kennedy si tirò indietro e catturò le labbra di Willow con le sue.

"Non voglio più combattere," sussurrò Kennedy, allontanandosi leggermente da lei. I suoi occhi erano ancora chiusi, ma l’espressione sofferente era ancora lì sul suo viso. "Voglio solo che le cose tornino a posto."

La wicca rispose alle avances della Cacciatrice con un bacio. E dopo qualche istante in cui si stavano baciando, sentì sbottonarsi il primo bottone della propria camicia. Mentre le dita furtive della Cacciatrice si davano da fare con i bottoni Willow non riuscì a trattenere un gemito.

La testa di Kennedy affondò di nuovo nel collo della propria amante quando entrambe sentirono il suono di alcune risatine che provenivano dalla porta principale. Kennedy si fermò e sollevò un dito. Strisciò fino alla porta e la spalancò di botto. Marsha ed un gruppo di tre piccole Cacciatrici erano lì e ridacchiavano ma prima che Kennedy potesse rimproverarle tutte e quattro si erano voltate ed erano corse via verso i dormitori.

Kennedy chiuse la porta e Willow sospirò: "Bambini."

"Mi dispiace," le disse Kennedy. "Magari, magari potremmo parlare un altro po’ e continuare con il resto dopo che Faith sarà tornata? La privacy sembra essere un po’ un problema da queste parti."

"Okay, ma, continueremo con il resto, vero?" chiese Willow. "Non voglio che le cose continuino a fare un passo avanti e due indietro, Ken. Voglio che tu mi parli."

"Solo avanti, promesso." Kennedy le fece un sorriso di rassicurazione e tornò verso di lei. "Ehi," osservò mentre cominciava a riallacciare i bottoni della camicetta di Willow, "che ne dici se preparo un po’ di cioccolata calda e ci dedichiamo un po’ ad una conversazione amichevole? Un passo alla volta."

"Qualche suggerimento su ciò che potremmo discutere senza che si finisca a litigare?"

Kennedy alzò le spalle: "Non so. Che ne dici dell’ultimo pettegolezzo sulla nuova amichetta demone di Andrew? È bastato che stessi via per un po’ e mi ritrovo con l’intero Inferno a briglia sciolta."

Willow rispose con un sorriso e prese Kenendy per la mano. "Vieni. Ti dirò tutto mentre fai bollire l’acqua."

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Int.
Cucina delle Cacciatrici – Mattina presto

Andrew stava ultimando la preparazione della colazione quando si accorse che Willow stava entrando dalla porta che dava sui dormitori, con ancora indosso gli stessi vestiti del giorno precedente.

"Buongiorno," gli disse lei.

Andrew le fece un sorriso d’intesa: "Buongiorno davvero," la prese in giro.

Willow arrossì leggermente e fece un gesto come per scacciare le sue parole. "Beh, non COSI’ buono ma meglio di prima," ammise.

In quel momento Kennedy entrò, andando verso il frigorifero in cerca del suo succo d’arancia. "Vuoi un po’ di succo di mela, tesoro?" chiese.

"No, sto bene," rispose Andrew. "Oh volevi dire…" la sua voce si spense mentre indicava Willow.

Lei fece un sorriso sarcastico e annuì prima di attaccarsi alla bottiglia.

"Sì, grazie," fece Willow prima che i due potessero bisticciare.

Mora arrivò dalla sala da pranzo e si mise a fianco di Andrew: "Hai bisogno di altro, Padrone?"

Kennedy stava ancora bevendo e di colpo quasi si strozzò: "Padrone?" chiese ad Andrew, che si limitò ad alzare le spalle. Lei si piegò guardando dietro di lui per vedere come era fatto il demone. "Cavolo Andrew, è proprio una sventola," si complimentò Kennedy. "Beh, a parte il viola della pelle," soggiunse pensandoci meglio.

"È malva," sottolineò Andrew, stanco di ripeterlo.

"Io sono Mora," disse il demone porgendo la mano a Kennedy. "Tu sei la lesbo Cacciatrice che serve quella strega di cui mi ha detto il Padrone?" chiese.

Kennedy si fermò con ancora la sua mano stretta a quella del demone e lanciò uno sguardo ad Andrew.

"Non ho detto lesbo," insistette lui: "Ho detto lesbica e non le ho detto tutte quelle cose. È solo che lei -."

Kennedy fermò il suo farfugliamento con un gesto della mano e disse a Mora: "Sì, come ti pare, sono io credo. Kennedy."

Mora sorrise educate e proseguì: "Il Padrone ha detto di aver sentito che voi avete trascorso la notte assieme," disse a Kennedy mentre le porgeva due piatti pieni di cibo, "e ha detto che avreste entrambe avuto bisogno di una bella colazione per recuperare le energie bruciate facendo sesso fino all’alba."

"Che cosa?" esclamarono insieme Kennedy e Willow rivolte ad Andrew.

Lui rise nervoso: "Mora, le piace tanto scherzare," cominciò a dire prima di strappare i piatti dalle mani di Kennedy. "Ecco, lascia che te li porti io," insistette prima di correre verso il tavolo.

Kennedy si voltò e vide Mora che prendeva la bottiglia del succo d’arancia. "Oh, ehi, no," disse avvicinandosi. "Quello è mio. Vedi? Proprietà di Kennedy," disse indicando la scritta su di esso. "Solo per le mie labbra," aggiunse.

"È davvero possessiva, eh?" osservò Andrew rivolto a Willow, ricevendo nient’altro che uno sguardo in risposta. Si schiarì la gola nervosamente e tornò ai fornelli.

"Ti ho sentito, Idiota," rispose Kennedy prima di passargli accanto e mettersi seduta vicina a Willow, con il succo d’arancia in mano. Quando vi fu silenzio nella stanza, Kennedy diede di gomito a Willow e le sussurrò all’orecchio: "Senti questa," e a voce alta chiese ad Andrew: "Allora, che avete fatto voi piccioncini la scorsa notte?"

"Abbiamo trascorso una bellissima serata, in effetti," cominciò Andrew. "Prima abbiamo visto Star Trek: L’Ira di Khan e poi ovviamente abbiamo dovuto vedere Star Trek: Alla ricerca di Spock, perché non potevo lasciarla con l’ansia."

"Certo che no…mai far aspettare una bella donna, bello," sospirò Kennedy: "Ma cos’altro avete fatto voi due, giovani e vivaci ragazzi? O dovrei forse chiedere: lei è viola – scusa, malva dappertutto?"

"Kennedy," la ammonì Willow: "Lascialo stare."

"Oh andiamo," si rifiutò Kennedy. "Dato che lui crede di sapere tutto della nostra vita sessuale, io vorrei saperne un po’ della sua."

Andrew si era vistosamente innervosito: "No, non abbiamo fatto niente del genere. Inoltre, questa era la prima notte che stavamo insieme."

"È vero," intervenne Mora. "E il Padrone dice che sebbene le mie labbra gli piacciano, sente che dovremmo aspettare finché non ci conosciamo meglio. E quello che vuole il Padrone ottiene."

"Non mi sorprende che non voglia ancora rimandarla indietro," disse scherzando Kennedy a Willow a voce più bassa. "È bello vedere che si sono ancora dei ragazzi all’antica al mondo, Andrew."

"Ha. Ha," rispose lui sarcasticamente mentre continuava a cucinare.

"No, sono seria," rispose Kennedy. "Voglio dire, a parte il fatto che tu probabilmente non hai MAI avuto alcuna esperienza sessuale, è consolante vedere un ragazzo che riesce a pensare con altro che con i suoi…bassi istinti."

"Beh, se vi interessa saperlo ho fatto un sacco di sesso," rispose loro Andrew. Entrambe fecero facce scettiche: "Solo non con altre persone," aggiunse a voce più bassa.

Kennedy e Willow risero entrambe. "Beh, non preoccuparti, Andrew," gli disse la rossa. "Quando incontrerai la persona giusta lo saprai."

Andrew le fece un sorriso sincero, e lei fece altrettanto.

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Int.
Ufficio di Bonnie – Tarda mattinata

Bonnie passò i documenti alla persona seduta davanti a lei dall’altro lato della scrivania.

"Allora considero chiarito il tuo obiettivo?"

"È chiaro," annuì il demone.

"Bene. L’ultima squadra che abbiamo mandato ha combinato un macello, quindi ti staranno aspettando."

Aprendo la cartellina il demone chiese: "Quante Cacciatrici?"

"Almeno trenta, per quanto ne sappiamo," rispose Bonnie.

"Osservatori?"

"Due del tutto preparati. Circa dieci in fase di addestramento e…" il demone le fece cenno con le mani di proseguire: "Una strega molto potente," finì di dire riluttante.

"Quindi hanno anche la magia dalla loro? Questa storia potrebbe rivelarsi interessante," disse lui con un sorriso, guardando la foto segnaletica di Willow.

"Quando pensi di incominciare?" chiese Bonnie. "Il tempo è essenziale per noi."

"Avrete il ragazzo per la notte. Te lo assicuro," disse con voce sicura di sé.

"Renditi conto che non sarà facile," lo ammonì lei.

"Mi va bene. Mi piacciono le sfide."

"Sì, ma credi di potercela fare?" gli chiese Bonnie con tono fermo: "Abbiamo bisogno di qualcuno che risolva questo macello – non che ne combini un altro."

Lui le fece un sorriso sinistro. "Niente paura, umana. Sono uno spazzino. Avrete quello che volete. Diversamente dalla vostra razza…la mia parola vale qualcosa."

Fine dell’Atto Terzo

 

Atto Quarto

Fade In:
Int.
Watcher’s Council Lobby – Day

"Allora," sospirò Rowena: "Qualche pista sulla banda di vampiri?"

Sedette accanto a Giles che stava scorrendo un quotidiano.

"Sfortunatamente no," le disse. "Il giornale non riporta nulla ed è probabile che lo stesso accada nei prossimi giorni. Willow ha preso i rapporti della polizia della notte scorsa e pare che non ci siano stati altri attacchi, il che è strano."

"Quindi l’idea è che che non cercassero solo un pasto con Jeffery?"

Giles annuì: "A questo punto, forse sì. Ma potrebbe anche darsi che Brell li abbia spaventati abbastanza da farli nascondere per il resto della notte. Ma faremo rastrellare alle Cacciatrici la zona in modo più accurato stanotte."

Rowena fece cenno di sì: "E dobbiamo dare per certo anche che la descrizione di Jeffery non combaci con nessuno dei vampiri conosciuti?"

"Per fortuna nostra, Willow ha scoperto che Rachel è piuttosto brava con i ritratti e proprio adesso le sta facendo fare un disegno basato sulla descrizione di Jeffery."

In quel momento Willow, Rachel e Jeffery entrarono nel salone dove si trovavano Giles e Rowena.

"Il bar," gli disse Willow, porgendo a Giles il foglio.

"Scusami?" le chiese Giles mentre lo guardava.

"Sapevo di averlo già visto e poi mi sono ricordata," disse Willow battendo col dito sul foglio. "Era tra i vampiri del bar, al mio compleanno. È scappato con un paio di compagni quando li ho affrontati. Forse i due attacchi sono collegati? Voglio dire che entrambe le volte hanno preso di mira dei membri del Consiglio. Forse non è stata una semplice coincidenza che tutti quei vampiri siano finiti lì dove eravamo noi, quella notte."

"Giles?" disse Rowena per richiamare la sua attenzione. "Puoi ripetermi cosa diceva quel documento di Ethan sul Presidio? Qualcosa sulla loro intenzione di attivare la Bocca dell’Inferno che è qui? O dovrei forse dire ‘recitare’ una Bocca dell’Inferno?"

"Sì, ma ho paura che non dicesse molto di più. Sembra che il Presidio sia un gruppo molto ben organizzato di demoni che non usano la sola forza bruta, ma anche la magia. E per quel che riguarda il loro vero scopo le nostre ricerche non ci hanno condotto a nulla. Perché me lo chiedi?"

Rowena serrò le labbra come se stesse pensando: "E se il Consiglio fosse stato preso di mira perché siamo una minaccia per i loro piani – qualsiasi essi siano? Vi ricordate di quel commento di DeVeer sulla Vecchia Guardia, quando disse che non costituiva una minaccia?"

"Stai dicendo che questi vampiri potrebbero essere al soldo di questo più ampio gruppo?"

"Non sarebbe la prima volta che i demoni si organizzano per dominare il mondo," soggiunse Willow.

Rowena stava per proseguire ma il trambusto alla porta d’ingresso la fece fermare. Andrew e Mora entrarono portando buste di verdure aiutati da Faith, Robin e da una ragazzina.

"Vedo che abbiamo un nuovo amico demone," disse Faith indicando Mora con la testa.

"E tu hai una nuova Cacciatrice," ribatté Rowena, avvicinandosi verso di loro sorridendo.

"Già," rispose Faith. "Anne, questi sono il signor Giles, Rowena e Willow. Sono i capi del Consiglio degli Osservatori."

Rowena prese la busta di verdure dalla mano di Anne prima di stringergliela: "Piacere di conoscerti, Anne. Portiamo questa in cucina e poi vediamo di trovarti una sistemazione. Che ne dici?"

"Grazie," disse la ragazza educatamente mentre si allontanavano.

Faith e Robin si avvicinarono al tavolo nei pressi del quale si trovava il resto del gruppo. "Allora, che storia è questa?" chiese Faith a voce bassa indicando con la testa Andrew e Mora.

"Andrew si sentiva solo ed ha evocato un demone per farsi compagnia," commentò Willow con aria indifferente.

Faith e Robin si guardarono l’un l’altra. "Ti pareva," dissero entrambi con lo stesso tono annoiato usato da Rowena e Willow il giorno prima.

"Ad ogni modo," proseguì Faith: "Indovina chi abbiamo incontrato alle Cascate?"

Willow rimase un momento a pensarci prima che il suo sguardo si illuminasse e un sorriso le comparisse sul volto. Stava per rispondere quando all’improvviso Andrew volò per aria atterrando sulla schiena.

Un demone apparve sulla porta e cominciò a guardarsi intorno. Individuato Jeffery stava per partire alla carica quando Mora gli saltò sulla schiena e cercò di graffiarlo sugli occhi. Lui la ribaltò con facilità, lanciandola addosso ad Andrew. Il diversivo tuttavia fu sufficiente per rallentare il demone e per permettere a Faith di partire alla carica.

Il demone vutch con una manata mandò Faith contro il muro vicino, togliendole il fiato e facendola finire distesa a terra. Lei provò ad alzarsi mentre Robin si precipitava verso di loro, sperando di riuscire a placcarlo. Ma con un'altra manata il demone spedì anche l’ex preside per aria e addosso alla sua amata, facendola cadere di nuovo a terra. Willow alzò una mano ma il demone recitò una formula incomprensibile.

"Imprigiona," urlò Willow.

Non successe nulla. Lei rimase a guardare impaurita mentre il demone avanzava. Willow guardò l’Osservatore anziano.

"Giles?" mormorò, la paura chiara nella voce. Si guardò le mani, scuotendole come per farle funzionare.

Giles allungò un braccio e fece scattare l’allarme, proprio quando con un manrovescio il demone colpì Willow, buttandola a terra.

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Alloggi delle Cacciatrici – Nello stesso momento

Dalla sala pesi delle Cacciatrici si sentì suonare l’allarme.

"Andiamo," disse Kennedy alle ragazze e tutte si misero a correre verso la porta.

Nel dormitorio, Anne si voltò verso Rowena mentre lei sistemava la sua borsa sul letto. "Cos’è questo rumore?"

Rowena cercò di rassicurarla con un sorriso. "Probabilmente un falso allarme. Resta qui e sistema le tue cose. Io tornerò tra poco, okay?"

Senza attendere la risposta della ragazza Rowena si incamminò verso il palazzo del Consiglio.

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Salone del Consiglio degli Osservatori – Nello stesso momento

Il demone allungò la mano e acciuffò Jeffery per un braccio, ma Rachel saltò in aria e con un calcio volante lo spedì contro il banco della reception. Giles prese il telefono e lo scagliò contro la testa del demone.

Lentamente il demone si voltò e lanciò a Giles uno sguardo di disapprovazione, prima di prenderlo per la gola.

"Corri," Giles riuscì a dire a Jeffery.

Jeffery diede ascolto al consiglio e partì verso le scale mentre Rachel piazzava un altro calcio nella schiena del demone. Non gli fece alcun male, ma fu sufficiente a fargli perdere la presa su Giles. L’Osservatore cadde a terra respirando a fatica e sfregandosi il collo.

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Alloggi delle Cacciatrici – Nello stesso momento

Back at the Slayer weapon’s room each girl swiftly grabbed a stake and a sword before moving through the double doors of the council while Kennedy conducted traffic.

Nella stanza delle armi ogni ragazza prese un paletto ed una spada prima di dirigersi verso la porta a due ante che immetteva nel palazzo del Consiglio, mentre Kennedy dirigeva il traffico.

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Appartamento dei Lindquist– Nello stesso momento

Jeffery fece irruzione nel proprio appartamento e vide sua madre, Lily, sul divano. "Jeffery, ma cosa -."

"Ce l’ha con me!" le disse lui tutto d’un fiato.

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Salone del Consiglio degli Osservatori – Nello stesso momento

Nel salone Andrew cercava di rianimare Mora, che giaceva a terra priva di sensi.

"Forza," disse piano Andrew dandole dei colpetti sulle guance. "Svegliati! Come tuo Padrone ti ordino di svegliarti!" gridò, la voce piena di preoccupazione.

In quello stesso istante, le Cacciatrici si riversarono nell’atrio cercando di rendersi conto della situazione.

"Non fatelo andare su per le scale!" gridò Willow mentre si rimetteva in piedi.

Il demone le mollò un altro manrovescio, lanciandola contro il banco della reception, e un brutto squarcio le si aprì sulla fronte. Kennedy arrivò giusto in tempo per assistere alla scena.

"Willow!" gridò e si lanciò in avanti, la spada in mano.

Vi individuò Faith e Robin verso il muro più distante e prese Rona per un braccio perché la seguisse.

"State bene?" chiese Vi, aiutandoli a rialzarsi.

Con un’espressione decisa Faith prese la spada di Rona e indicò il demone. "È ora di fare fuori quel tipo."

Tutti e quattro si lanciarono alla carica per unirsi alle altre Cacciatrici, che stavano combattendo il demone vutch senza successo. Con una manata il demone buttò a terra tutte le Cacciatrici che aveva attorno, come se avesse tolto il terreno da sotto i loro piedi. Kennedy saltò per schivare le altre e proseguì con passo deciso, stringendo in mano la spada.

Con un colpo incredibile a mezz’aria Kennedy tagliò il demone in due. Da dietro, nello stesso istante, Faith sollevò la spada e sferrò il suo colpo verso il basso.

"Quattro belle fette," scherzò Willow, mentre provava a rialzarsi.

Robin fece un profondo sospiro: "Grazie a dio è finita," mormorò.

Rowena entrò nella stanza e vide il mucchio di Cacciatrici che cercavano di rialzarsi.

"Ma che diavolo…ewww," disse quando notò i brandelli di demone e il sangue sparso a terra.

Spostò lo sguardo e vide Kennedy che aiutava Willow a rialzarsi, e il sangue che colava sul viso della rossa.

"Ti senti bene?" chiesero Rowena e Kennedy nello stesso istante. Kennedy fece a Rowena uno sguardo seccato e aiutò Willow a tenersi in piedi.

"È più brutto da vedere di quanto faccia male, ne sono certa," disse loro Willow mentre Giles le porgeva il suo fazzoletto, che Willow subito usò per tamponare il sangue.

Mora si mosse e aprì gli occhi: "Padrone?" chiamò. "Stai bene?"

"Se io sto bene?" la rimproverò Andrew alzando gli occhi al soffitto: "Sto bene. Ma come stai tu?"

"La testa mi fa molto male, Padrone," rispose lei.

"Non preoccuparti," fece lui facendole sollevare il busto da terra. "Ti sistemeremo in un nanosecondo."

Mora si fermò e allungò la testa: "Che cos’è un nanosecondo, Padrone?"

Andrew sorrise adorante: "Oh, sei proprio deliziosa," le disse mentre la tirava su.

Erano tutti così occupati a prendersi cura delle ferite che nessuno fece caso ai brandelli che a terra cominciarono a muoversi. Gli Osservatori erano davanti a Willow, intenti a controllare la sua ferita, quando notarono Willow sgranare gli occhi.

"Che c’è, Rossa?" chiese Faith, facendo un passo verso di lei. "Ti senti la testa leggera?"

La strega mugolò indicando alle loro spalle. Si voltarono tutti e videro non uno, ma quattro demoni vutch là in piedi. Rowena rubò la spada dalla mano di Faith e la buttò via da una parte.

"Non farlo mai più," ammonì sarcastica.

"C’è poco da scherzare," borbottò Faith.

Kennedy e le altre Cacciatrici lasciarono cadere le spade come se scottassero, e rimasero inermi a guardare le creature crescere fino a raggiungere la loro dimensione e attaccare.

"Okay Osservatori," esordì Faith, "Qualche idea su cosa sia questo affare e su come ammazzarlo?"

Prima che qualcuno potesse rispondere, due demoni partirono alla carica menando colpi a destra e a manca. Robin fu il primo a cadere e Kennedy subito dopo, nessuno dei due fu in grado di parare i loro colpi. Faith cercò di gettarsi in avanti ma uno di loro la buttò semplicemente a terra con uno spintone, mettendosi a ridere.

A quel punto Robin saltò in piedi e cercò di colpirlo ma il demone afferrò il suo pugno e gli piegò la mano all’indietro. Lui cadde in ginocchio, tendendosi il polso, il volto contorto dal dolore.

Il mostro più vicino alle scale prese Rowena e la gettò oltre il banco, addosso a Giles. Lui cercò di fermarne la caduta, ma entrambi volarono a terra, sbattendo la testa contro le dure piastrelle con un grugnito. Giles fu il primo a rimettersi a sedere, e si toccò dietro alla testa, sentendo il sangue sulla mano. Al suo fianco Rowena giaceva priva di sensi e lui cercò di controllare le sue ferite più delicatamente possibile.

"Stai -?" cercò di chiede Faith al suo ragazzo.

Robin tagliò corto e indicò il demone che stava cominciando ad andare verso I gradini. "Bene. Fermalo!"

Faith saltò in piedi e si lanciò all’inseguimento ma il demone si voltò e la prese per il bavero della giacca. La lanciò addosso a Willow che stava recitando una formula magica senza alcun successo. Facendo i gradini a due a due il mostro parve avvertire la presenza di Jeffery e buttò giù la porta dell’appartamento, vedendo poi la madre che cercava di fargli da scudo con il suo corpo.

"Fuoco!" gridò Mora. "Bisogna bruciare un demone vutch, Padrone."

In quel momento, Rachel scivolò sul pavimento, finendo ai piedi di Andrew.

"Prendete i lanciafiamme," le disse lui, aiutandola a rialzarsi.

Rachel annuì e partì di corsa verso gli alloggi delle Cacciatrici, prendendo Vi per un braccio mentre le passava accanto. La Cacciatrice rossa annuì e le andò dietro.

Andrew fece un profondo respiro. "Tu resta qui, Mora." Disse alla sua amica demone. "Io devo fare quel che devo."

"Ma Padrone, ti uccideranno," gli disse lei.

"Sia allora questo il prezzo della mia redenzione," rispose lui con tono nobile.

Si lanciò alla carica verso la battaglia e in quel momento Mora vide il demone a lui più vicino raccogliere una spada. D’istinto lei si gettò in avanti e lo spinse da parte. Andrew finì a terra e guardò verso di lei.

Invece di colpire Andrew, la spada finì conficcata nello stomaco di Mora, e lei si piegò in due e cadde a terra.

"Mora!" urlò Andrew mentre strisciava verso di lei. La prese per le braccia e la trascinò via dalla battaglia, cullandola poi tra le sue braccia.

"Non ho potuto permettergli di farti del male, Padrone," gemette lei, il suo sangue color arancio che le colava ad una lato della bocca. "Mi dispiace di averti disobbedito. Ti prego perdonami."

Andrew afflosciò le spalle e sbuffò quando sentì quelle parole. "Va bene. E non preoccuparti. Andrà tutto bene," mugolò lui, mentendole in modo poco convincente.

Mora non disse altro e gli sorrise, ma presto la luce parve scomparire dai suoi occhi, sebbene il sorriso fosse ancora sulle sue labbra.

"Mora?" chiamò Andrew rivolto a quel corpo senza vita che teneva tra le braccia. "Forza Mora, resta qui con me, okay?"

Ancora nulla. Andrew si morse il labbro, trattenendo un singhiozzo. Le chiuse gli occhi con il palmo della mano prima di portarla vicino a sé, poggiando la testa contro quella di lei.

Kennedy alla fine riuscì a rialzarsi e vide i tre demoni restanti che lottavano con le Cacciatrici. Spostò lo sguardo sulle scale e vide che il quarto demone teneva Jeffery in spalla, e il corpo del ragazzo pareva privo di vita. Lily si precipitò dietro di loro ma il demone la buttò a lato come un fastidioso insetto.

Kennedy corse su per le scale ed era quasi in cima ai gradini, quando il demone con un manrovescio la buttò oltre la balaustra. Lei cadde a testa in giù dal secondo piano ed atterrò sulla schiena con un tremendo tonfo. Willow poté sentire lo schianto delle ossa all’impatto, persino sopra i rumori della battaglia.

"Oh Dei! Kennedy!" strillò Willow e corse verso la sua amata.

Il suono successivo fu un sottile sibilo e un rumore di fiamme che avvampavano. Vi lanciò un lanciafiamme a Rona.

"È l’ora del barbecue," disse alla Cacciatrice nera e Rachel corse dentro e diede fuoco al demone più vicino.

Mentre il demone che teneva Jeffery scappava dalla porta, gli altri due coprirono la sua fuga.

"Dietro di te!" urlò Vi in avvertimento.

Rachel cercò di voltarsi ma non ci riuscì. Un demone la prese per la testa, spezzandole il collo all’istante.

"Nooo!" urlò Faith saltando in piedi.

Mentre correva, prese il lanciafiamme da Rona e cominciò ad arrostire il demone, che sorrideva sopra al corpo senza vita di Rachel. Urlò di dolore tra le fiamme.

Prima che l’ultimo demone potesse prendere la porta, Vi lo bruciò finché non ci fu altro che polvere. Faith gettò a terra il lanciafiamme e prese Rachel tra le proprie braccia. Morta, la ragazza aveva ancora sul viso un’espressione terrorizzata, e Faith prese a cullarla avanti e indietro.

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Caverna, covo del Presidio – Stanza di controllo
Ore più tardi

Jeffery spalancò gli occhi e si guardò intorno, cercando di capire dove l’avevano portato. Cercò di muoversi ma si rese conto di avere le braccia, le gambe e la testa legate alla sedia di metallo su cui sedeva. Si guardò intorno per quanto poté con i suoi movimenti limitati e si rese conto di essere dentro ad una cupola vuota, legato ad una sedia, con Gretz e gli altri vampiri che lo guardavano.

Il demone che l’aveva rapito era anche lui di fuori, con l’espressione trionfante di chi ha fatto un bel lavoro, e Jeffery rimase a guardarlo mentre saliva i gradini e spariva dalla sua vista.

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Caverna, covo del Presidio – Corridoio

Il demone vutch percorse il corridoio e trovò Bonnie che lo attendeva con uno sguardo compiaciuto sul volto. "Ecco qui," gli disse. "Il tuo compenso…hai fatto un buon lavoro," si complimentò.

"Come se ci fosse stato da dubitarne," le rispose il demone con sufficienza mentre prendeva la valigetta dalle sue mani. "Sono certo che non ci vorrà molto a quella strega per disfarsi della maledizione che le ho lanciato. Perciò se volete colpire di nuovo il Consiglio, vi suggerisco di farlo subito, mentre è ancora fuori gioco."

"Grazie," gli rispose sincera Bonnie. "Il Presidio terrà conto del tuo suggerimento."

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Caverna, covo del Presidio – Stanza di controllo
Alcuni istanti dopo

Jeffrey era sempre legato alla sedia quando all’improvviso vide l’Ingegnere entrare nella camera.

"Che c-cosa vuoi?" balbettò. "I-io non sono…sono solo un ragazzino, io n-non so…n-non so come aiutarti-."


"Silenzio," grugnì l’Ingegnere. Al suono della sua voce, Jeffery si tirò indietro e chiuse stretti gli occhi. Il demone sollevò una mano e i legacci di Jeffery si sciolsero, permettendogli di galleggiare in aria sopra alla sedia. Con una schicchera l’Ingegnere lo gettò contro l’enorme sfera che dominava la sala.

Dei ceppi d’argento si chiusero attorno alle sue braccia e alle sue gambe.



Gli occhi di Jeffery seguirono l’Ingegnere mentre si spostava verso un leggio di controllo. Il demone mise le mani sulla nera superficie del pannello, spostando manopole a forma di stella. Tre anelli che circondavano la sfera si misero in movimento, roteando verso Jeffery. Jeffery cercò di liberarsi, aspettandosi di essere fatti a pezzi, ma quando il primo anello lo raggiunse gli passò attraverso, come se non fosse altro che un miraggio. Al suo passaggio tuttavia fece brillare intensamente il corpo di Jeffery, strappandogli un grido angoscioso, smorzato solo dal passaggio del secondo anello.


L’Ingegnere annuì soddisfatto e girò un altro interruttore, e una luce ultraterrena gli illuminò il volto mentre il macchinario aumentava la velocità.


Dissolvenza in nero.

Fine di L’Amore Fa Soffrire