Samhain

 

 

Story by Rob Morton, CN Winters and Susan Carr

 

Written by Rob Morton and CN Winters


Directed by: CN Winters and Susan Carr

Produced by: CN Winters and Susan Carr

Edited by: Kate

Sound Department: Steff

Art Director: Chris Cook

Artists: Chris Cook, David Zahir, Mytryk, Cynthia Taz, and CN Winters

 

For Emily Sinclair. You have one sick sense of humor, Emma.

 

TEASER

 

EST.

Strada Cittadina – Notte di Halloween

 

Andrew sistemò l’uniforme della Aeronautica degli Stati Uniti che indossava. Guardò indietro verso il gruppo delle dieci Cacciatrici ancora in età preadolescenziale, tra i 10 e i 13 anni, che lo stavano accompagnando nella sua uscita ‘dolcetto-o-scherzetto’. Una di loro, una ragazzina bionda di circa dodici anni vestita con una calzamaglia da gatto nero, gli corse accanto.

"Ehi, Andrew. Dove andiamo adesso?" gli domandò.

"Beh, Marsha," rispose prima di fermarsi e poi riprendere con la sua migliore imitazione di Jan Brady: "Marsha! Marsha! Marsha!"

La ragazza parve del tutto confusa, e lui lasciò perdere.

"Ah-comunque, pensavo di andare verso quei palazzi un paio di isolati più in là." Indicò verso est. "E poi nel vicinato dietro di essi. E poi di tornare al Consiglio."

"Okay!" rispose lei con voce allegra.

Lui la osservò mentre tornava ad unirsi alle altre. Nel farlo, notò due delle altre ragazze che bisbigliavano tra loro e ridacchiavano. Le raggiunse.

"Ehi, ragazze! Che succede?"

Le due si voltarono. Una di loro, una ragazza asiatica, gli si avvicinò.

"Andrew, ci stavamo chiedendo da cosa saresti mascherato tu," domandò.

Andrew si afflosciò ed emise un sospiro frustrato. I suoi modi da accompagnatore scomparvero per lasciar subito posto ad una voce lamentosa.

"Andiamo ragazze, ve l’ho già detto," disse prima di fare il saluto: "Sono il Colonnello Jack O’Neil. Capitano del SG-1, una squadra speciale inviata dal governo attraverso lo Starga-." Ma si arrestò all’improvviso quando vide che tutte le ragazze facevano delle risatine. "Cosa c’è da ridere?"

L’amica della ragazza asiatica rispose con un accento nasale tipicamente texano.

"Lo sappiamo già. Ma è divertente vederti che lo spieghi." Iniziarono ad allontanarsi, ancora ridacchiando. La ragazzina proseguì: "Non che uno di vent’anni che va a fare ‘dolcetto-o-scherzetto’ non sia buffo già per conto suo."

Andrew si trattenne finché non fu sicuro che non potessero sentirlo. Cominciò a mormorare sottovoce: "Vedremo chi riderà per ultimo, Cacciatrici. Quando vedrete quante caramelle avrò più di voi, lo vedremo davvero."

Si sentì chiamare sulla spalla e si girò con uno strillo. Era la ragazza bionda.

"Non preoccuparti, Andrew. Io penso che il tuo costume sia grandioso."

Un enorme sorriso gli si allargò sul volto, da un orecchio all’altro.

"Oh. Grazie Marsha," disse.

Lei gli diede un colpetto amichevole su un braccio prima di correre per raggiungere le altre.

Andrew cominciò ad andare dietro di loro, ma poi si fermò. All’angolo dell’occhio notò del movimento nel cimitero dall’altra parte della strada. Guardando più attentamente vide che erano Faith e Kennedy.

"Vorrei sapere che perché stanno pattugliando stanotte," rimuginò. "Voglio dire, è-."

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EST

Cimitero - Notte

"Halloween," disse Kennedy a Faith mentre camminavano. "Giles ha detto che demoni e vampiri non dovrebbero uscire stanotte. Perché siamo qui allora?"

Faith smise di camminare e si voltò per mettersi di fronte alla Cacciatrice più giovane.

"Per tre motivi, Mocciosa. Uno, perché ho pensato che avremmo potuto conoscere l’area un po’ meglio. Due, perché ti ho detto di farlo. Tre, perché non si può mai sapere chi o cosa si farà vedere senza preoccuparsi di che giorno sia." Appena ebbe finito di parlare, due sagome indistinte, dall’aspetto umano, passarono di corsa vicino a lei. Lei indicò con noncuranza nella direzione in cui stavano correndo. "Come i due vampiri che ci sono appena passati accanto," fece notare con un sospiro.

Attesero un istante prima di partire entrambe di corsa, all’inseguimento. Dopo aver corso per una ventina di metri, i vampiri si divisero. Faith continuò ad inseguire quello che aveva svoltato a destra mentre Kennedy quello a sinistra, saltando una lapide mentre correva.

Faith riuscì a raggiungere il suo bersaglio piuttosto velocemente. Saltò in avanti e lo agguantò. Rotolarono a terra un paio di volte prima di saltare di nuovo in piedi.

Nel frattempo, Kennedy aveva accelerato e superato il suo vampiro. Gli girò attorno in modo che lui non la vedesse. Appena svoltò l’angolo di un mausoleo, la trovò appoggiata contro di esso, con le braccia conserte. Lui si fermò all’istante e iniziò ad indietreggiare, cercando una via di fuga. Lei si staccò dal muro e iniziò a camminargli incontro, ancora con le braccia incrociate.

"Credo che non ti sia arrivata la comunicazione interna," gli disse. "Oppure non sai come si legge un calendario. Stanotte è Halloween. Dovrebbe essere la tua nottata libera."

"Stai lontana da me," rispose lui, la paura forte nella sua voce. "È meglio se non cerchi di ammazzarmi."

Kennedy tirò semplicemente fuori un paletto dalla tasca del giaccone. Il vampiro si voltò per fuggire. Lei non lo inseguì. Al contrario, lanciò il paletto con un potente movimento del polso. Esso gli si conficcò nella schiena, proprio dietro al cuore. Kennedy continuò ad avvicinarsi mentre il vampiro esplodeva in una nuvola di polvere. Lei si inginocchiò e raccolse il paletto.

"Ho sempre sognato di farlo," commentò mentre scrutava il paletto.

Si voltò e vide che Faith stava ancora affrontando la sua preda, così si lanciò verso di loro per unirsi a lei.

Faith, faccia a faccia con il suo vampiro, tirò fuori il paletto mentre entrambi si muovevano in cerchio.

"Se mi uccidi, lei sorgerà," le disse il vampiro in modo criptico.

Faith rise: "Beh, allora poi ucciderò chiunque sia questa lei, oltre a te," rispose.

Senza nessun avvertimento, fece un balzo e ficcò il paletto nel petto del vampiro. Egli si disintegrò in un mucchio di polvere.

"Simpatico," si complimentò Kennedy da dietro di lei.

"Sì, immagino," disse Faith voltandosi: "Ma non sono molto divertenti quando non reggono neanche una scazzottata. Hai preso il tuo?"

Kennedy fece un cenno nella direzione da cui era venuta.

"Sì. Ha provato a scappare. Si è beccato un paletto nella schiena."

"Bene," sorrise Faith.

"Immagino che adesso possiamo tornare al Consiglio?" propose Kennedy.

"Perché? Così puoi darci dentro con il tuo tesoruccio?" ribatté Faith con un sorrisetto.

Le due si incamminarono verso il quartier generale degli Osservatori.

"Sì, beh, darci dentro non ci ha dato molto dentro negli ultimi tempi," disse Kennedy, palesemente delusa. Faith alzò un sopracciglio e Kennedy proseguì: "Willow ha avvertito quella che chiama ‘una presenza spirituale carica di emotività’, per tutta la settimana scorsa o giù di lì. Ha detto che stanotte avrebbe provato a fare un rito per mettercisi in contatto. A quanto pare stanotte è un giorno sacro dei Wicca, l’ha chiamato qualcosa come Sowben—Sohen—Samheen—Qualcosa del genere, ed è la notte in cui, cito, ‘le barriere mistiche tra questo mondo e l’altro sono più rade.’ Perciò pensa che stanotte potrebbe avere fortuna."

"Sa chi la sta chiamando sulla sua linea telefonica psichica?" chiese Faith.

Kennedy tacque e si inumidì le labbra nervosamente prima di rispondere: "Pensa si tratti di Tara."

Faith scoppiò a ridere e Kennedy non nascose uno sguardo offeso.

"Lo sai, Mocciosa, è maledettamente triste essere gelosi di una persona morta," rispose Faith, dandole un colpetto sulla spalla per rassicurarla.

Kennedy si limitò a guardarla mentre continuavano a camminare.

Mentre le Cacciatrici conversavano, non fecero caso alla crepa nel terreno alle loro spalle, là dove Faith aveva ucciso il suo vampiro. Una grossa mano di demone venne fuori e si aggrappò ad un lato della fenditura.

Dissolvenza a

INT.

Quartier Generale degli Osservatori – Stanza della Congrega di Willow – Notte

Willow sedeva nel cerchio invisibile che aveva appena disegnato con il suo athame. Teneva lo sguardo sul piccolo fuoco che aveva acceso nel calderone per il rituale che stava per compiere, mentre il grosso sistema di condizionamento assorbiva il fumo delle stanza. Prese una borsa con delle erbe e fece un respiro profondo. Versando un po’ del suo contenuto in una mano iniziò a parlare.

"Spirito della Terra d’Estate, vieni avanti. Rivelati a me."

Fece cadere le erbe dalla mano nel fuoco. Esso avvampò, fin quasi a toccare il soffitto. Oltre il cerchio, una luce brillante apparve. Sembrava che stesse cercando di assumere una forma umana, ma che stentasse. Willow versò delle altre erbe nella sua mano.

"Ade, signore dell’oltretomba, io ti imploro, lascia che questo spirito venga a me. Lascia che mi consegni il suo messaggio."

Gettò nel fuoco le erbe. Di nuovo, il fuoco avvampò, ma non così in alto. Lei guardò nuovamente la luce. Cominciava a sembrare più umana nella forma. Apparve più definita.

Un naso.

Una bocca.

Occhi.

Capelli biondi.

Lo spirito si materializzò dinanzi a lei e Willow fu finalmente in grado di vedere chi fosse.

Decisamente non era Tara.

"Tu?" chiese Willow, scocciata.

"Anche tu mi sei mancata, Willow," sospirò Anya, senza celare un’aria infastidita.

 

 

FINE del TEASER

ATTO PRIMO

 

Guest starring:

Yancy Butler as Eemia and Carly Schroeder as Marsha

 

Dissolvenza in entrata

INT

Quartier Generale degli Osservatori – Stanza della Congrega di Willow – Notte

"Perché Anya?" Willow chiese a se stessa a voce alta: "O ancora meglio, perché a me? Ho fatto ogni cosa come dovevo. Erbe giuste. Metodo giusto. Un forte attaccamento emotivo verso i morti. Un grande e grosso controllo di quanto detto sopra. Chiaramente, non mi sono fermata a pensare che quell’attaccamento emotivo fosse antipatia?"

Anya non stette ad aspettare che Willow finisse. Era troppo impegnata a parlare per conto suo.

"Ovviamente dovevo mettermi in contatto con te," mormorò Anya seccata mentre con la mano indicava in direzione di Willow. "Non poteva capitarmi una qualsiasi degli altri milioni di streghe nel mondo. Non quel ragazzo carino del Texas che mi ricordava tanto Xander o quella ragazza a Boston. Doveva toccarmi Willow. A Cleveland, di tutti i posti possibili."

Si fermarono entrambe quando si resero conto che stavano parlando nello stesso momento e che nessuna delle due stava ascoltando l’altra. Ci fu un istante di silenzio e l’espressione di Willow parve ammorbidirsi quando parlò.

"Allora Anya, cosa posso fare per te?" disse, piuttosto turbata.

Anya, altrettanto agitata, rispose: "Perché dovrei dirtelo? Non è che tu mi sia mai stata a sentire quando ero viva. Il fatto che sia morta dovrebbe cambiare qualcosa?"

"Beh, se tu…"

Anya continuò a parlare.

"E non scordiamoci il fatto che il giocattolino alla moda di Spike ha distrutto Sunnydale, il che significa che tutti quanti se ne sono andati, dato che nessuno vuole vivere su un grosso buco. Lo sapevi che adesso è rimasto solo un buco e sapevi che il mio corpo sta da qualche parte là sotto? Senza neppure una lapide, dovrei aggiungere. Almeno Tara e Joyce hanno avuto una lapide quando sono morte. Voglio dire, non è parte del rituale e del processo di risoluzione del dolore? E che ne è stato del centro commerciale? È perso per sempre, ed era uno dei migliori in tutta la California, se lo vuoi sapere."

"Che?" rispose Willow, scotendo il capo, mentre cercava di seguire la sua logica. "Anya, sei morta. Non hai bisogno di fare shopping," disse.

"Lo so. Ma sono uno spirito immateriale. Posso sempre andare a dare un’occhiata," precisò Anya.

"Esatto," disse Willow indicando la porta: "Puoi andare in qualsiasi negozio al mondo – Rodeo Drive a Beverly Hills, la quinta strada a New York – Oh! Il Miracle Mile a Chicago e-e…santa Dea, non posso credere di stare a discutere su una cosa del genere."

Anya stette in silenzio per un momento, e poi parlò di nuovo.

"Questo non c’entra adesso. E poi non è neppure il mio problema più grave."

Willow incrociò le braccia e guardò Anya in modo scettico: "Davvero? So già che questa sarà un’autentica perla."

In risposta al contegno di Willow Anya si mise in una posa simile, con le braccia incrociate e lo sguardo torvo.

"Sì, davvero. Avete abbandonato là il mio corpo e avete permesso che venisse inghiottito assieme a tutto il resto, come ho già detto, ma sarebbe stato bello avere almeno un funerale decente – e so per certo che bisogna farne uno quando muore qualcuno."

Willow guardò Anya shockata: "Almeno abbiamo fatto una cerimonia di commemorazione. Non sei felice di quella?"

Anya fece un piccolo, ma triste sorriso: "Sì. Io ero lì. È stato carino ma non era solo per me. Era per tutti quanti e maledizione, io pensavo di essere importante."

L’espressione di Willow divenne nuovamente più dolce ed ella si alzò, avvicinandosi di alcuni passi mentre Anya proseguiva.

"Non mi ero mai resa conto fino a quel momento che le cose sarebbero state diverse per tutti. Pensavo solo che la gente avrebbe sentito la mia mancanza. Anche tu, Willow, a dispetto di tutte le nostre differenze."

Parve che Willow stesse per piangere a quelle parole: "Ma tu mi manchi, Anya," ammise. Venne avanti per abbracciarla, ma le passò attraverso e inciampò, quasi rompendo il cerchio.

"Attenta. Sono ancora incorporea," disse Anya. "E stai attenta al cerchio. Se lo rompi senza mandarmi via prima in modo corretto, non potrò più tornare su questo piano di esistenza."

Willow la guardò interrogativamente: "Davvero?"

"Già. Non so come faccio a saperlo. Lo so e basta. Credo sia una di quelle conoscenze che sia acquisiscono quando si muore," disse Anya alzando le spalle: "Riesci a mettere a fuoco ogni cosa e hai una comprensione più profonda di come la vita e la morte e la vita dopo la morte funzionano. La morte è proprio grande! Lo so che sei ancora su un piano mortale e non potrai capirlo finché non muori, ma per una volta credi alle mie parole. La morte è terribile solo quando si è vivi."

Willow rifletté sulle sue parole per un istante, ma poi fece un passo indietro verso i suoi oggetti. Si piegò sulle ginocchia e raccolse una borsa di erbe, diversa da quelle che aveva usato prima. Fatto questo, parlò di nuovo.

"Beh, se questo è tutto quello che dovevi dirmi, credo che…" incominciò, ma fu interrotta di nuovo da Anya.

E quando Anya parlò, lo fece senza alcuna lingua lunga o sarcasmo. Invece, la preoccupazione grondava dalla sua voce come un gelato che si scioglie: "In realtà, no. Non è questo che sono venuta a dirti. Devi trovare Xander."

Willow, notata la preoccupazione nella voce di Anya, lasciò cadere le erbe e guardò intensamente lo spirito: "Che è successo a Xander?" domandò.

 

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INT

Quartier Generale degli Osservatori – Biblioteca – Notte

Alla fine di un lungo tavolo era sparso un mucchio di libri. A qualche metro, Rowena camminava tra le librerie quando notò Giles dall’altra parte.

"Allora, cos’è che stiamo cercando di preciso?" domandò spostandosi per guardarlo attraverso un’apertura tra i libri.

"Una storia generale di Cleveland," rispose Giles senza alzare lo sguardo dal suo libro.

"Beh, questo restringe di molto il campo," rispose lei con un sorriso.

"La città ha una lunga storia di strani accadimenti." Le disse Giles mentre tornavano assieme verso il tavolo, incontrandosi alla fine della libreria. "Vorrei saperne qualcosa in caso dovessimo trovarcele di nuovo davanti in futuro. Con la quantità sempre maggiore di Osservatori e Cacciatrici in arrivo, è importante che incominciamo a mettere insieme dei programmi di studio."

Rowena lo guardò, pronta a rispondere, ma la porta si aprì interrompendola. Robin entrò, seguito da Kennedy e Faith.

"Ehi Giles," disse Faith entrando. "Credo che potrebbe cambiare idea sulla storia che vampiri e demoni odiano Halloween. Ken ed io ne abbiamo appena ridotti in polvere un paio."

Giles e Rowena si girarono di scatto in direzione di Faith, entrambi all’improvviso molto attenti.

"Davvero?" chiese Giles mentre si sedeva al tavolo, seguito da Rowena. "Co-cosa è successo?"

Faith e Kennedy si guardarono tra loro. Poi guardarono di nuovo Giles.

"Niente, davvero," disse Faith.

"Già, solo il solito pugno, calcio, paletto, puf," terminò Kennedy.

Robin prese la parola da dietro di loro. "Ditegli il resto."

Faith si voltò e lo guardò, confusa.

"Huh," disse. "Ah già! Un vampiro ha detto qualcosa un attimo prima che riducessi in polvere. ‘Se mi uccidi, lei potrà sorgere’ o qualcosa di strambo sul tipo."

Giles scattò su dalla sedia. Fece il giro attorno allo scaffale di libri alle sue spalle e prese un libro.

"Che cos’è?" chiese Robin.

Giles mise il libro sopra all’altro sul quale stava lavorando.

"Stanotte è una notte molto speciale…" incominciò.

Ma Kennedy lo interruppe. "Già. Willow me l’ha detto," disse. "Una cosa chiamata Samvise."

"Samhain," la corresse Giles, pronunciando correttamente ‘sow-en.’ "E sì, è speciale perché le barriere dimensionali si fanno più sottili. Ma io volevo dire questa notte in particolare."

Sfogliò le pagine del libro. Si fermò all’improvviso e iniziò a scorrere il dito lungo le righe. Si fermò circa a metà pagina.

"Sì," esclamò e girò il libro così da farlo vedere anche a Rowena: "Qua, vedi?"

Rowena prese il libro. Lesse il paragrafo che Giles le aveva indicato.

"Dice qui che ogni mille anni, in questa notte, le barriere sono sottili in modo eccezionale, permettendo ad alcuni demoni di attraversare il passaggio per questo mondo da alcune altre dimensioni," parafrasò dal libro. "Il fatto è che non fa riferimento ad alcun particolare demone o dimensione."

Giles le prese il libro dalle mani e incominciò a leggere per conto suo.

"Che mi dici invece di quel tuo libro, l’Opus eccetera, per cui ti sei fatta picchiare?" domandò Faith.

"Beh, quel libro contiene gli scontri più famosi delle Cacciatrici e la storia della discendenza degli Osservatori. Se è famosa potrebbe parlarne, ma in caso contrario…"

"Dovremo fare ricerche su altri libri?" domandò Robin.

Rowena sorrise: "E tu pensavi che i tuoi giorni da studente fossero finiti, eh signor Preside?"

Giles chiuse il libro e si rivolse a Faith e a Kennedy.

"Dobbiamo subito esaminare il punto in cui vi siete battute contro questi vampiri," disse loro mentre si affrettava verso la porta. Gli altri si guardarono tra loro, confusi per un istante, prima di seguirlo.

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EST

Cimitero – Notte

Il gruppo arrivò al cimitero e Faith mostrò loro il posto. Lì trovarono un buco nel terreno, e Faith camminò fino ad esso.

"Okay, questo prima non c’era," osservò.

Kennedy le si fece accanto. Raccolse un sasso e ce lo buttò dentro. Non riuscirono a sentirlo toccare il fondo.

"Wow," disse Kennedy. "Questo sì che è un buco profondo."

Robin fu il prossimo ad unirsi a loro. "Che genere di vampiro risorgerebbe da una tomba tanto profonda?"

Da dietro di loro, Giles disse: "Oh, maledizione."

Si girarono tutti e videro Giles e Rowena che consultavano il libro. La faccia di entrambi aveva assunto un’espressione a metà tra la disperazione e lo shock.

"Cosa c’è?" chiese Robin.

"Quella non è una tomba," rispose Giles. "È un portale dimensionale. Qualcosa di molto, molto peggio di un vampiro è uscito da lì."

Tacque e si mise a fissare il buco nel terreno.

"Beh, e che cos’è?" chiese Faith impaziente.

Ma la voce che rispose non era quella di Giles. Né era umana.

"Io."

Si girarono tutti insieme per vedere cosa avesse parlato. Il demone era alto più di due metri. Era simile ad un vampiro, ma i suoi lineamenti somigliavano molto più a quelli di un pipistrello, tranne che per la folta capigliatura. Era abbigliata dei resti sbrindellati di quella che pareva essere una veste cerimoniale romana.

Giles passò il libro a Rowena e si fece avanti mettendosi tra il demone ed il resto del gruppo.

"So chi sei," disse, "Sei Eemia, la Corruttrice."

"Oh, bene," rispose il demone, beffardamente: "Sono felice che almeno uno di voi lo sappia. Sono stata sepolta tanto a lungo che ho pensato che nessuno si ricordasse più di me."

Eemia iniziò a muoversi verso il gruppo e Faith e Kennedy si prepararono per l’attacco.

"Le cose sono cambiate dall’ultima volta che sei risorta," proseguì Giles. "Non c’è più una sola Cacciatrice."

"Meglio così," rise lei.

"Ce n’è voluta una soltanto per sconfiggerti. Ce ne sono centinaia adesso," disse lui.

"Sì, lo so. Ho tenuto d’occhio questo mondo negli ultimi mille anni. Piuttosto interessante." Tacque e sogghignò rivolta a Faith e Kennedy: "Riesco ad annusare il potere che è in queste due. Ma non vi sarà d’aiuto. Sono più forte adesso – molto più forte."

Quella fu la goccia che fece traboccare il vaso. Faith si era trattenuta per tutto il tempo. E adesso gridò a squarciagola: "Questo lo vedremo!"

"Faith, no!" gridò Giles.

Ma fu inutile. Provò a placcare il demone, ma essa la scacciò via come una mosca. Faith finì malamente a terra ma non si scompose. Saltò in piedi un’altra volta e l’affrontò di nuovo. Senza sprecare un secondo, le mollò un gancio sulla mascella. Ma essa approfittò dello slancio per ruotare su se stessa e colpirla con il dorso della mano, facendo volare Faith un’altra volta.

In principio Faith rimase immobile, facendo sì che Robin si precipitasse da lei e le si inginocchiasse accanto.

"Stai bene?" chiese.

"Sì," rispose lei, cerando di rialzarsi. "Ma adesso quella stronza mi ha fatto arrabbiare."

A quel punto intervenne Kennedy, che invece di colpirla con i pugni fece una spazzata. Riuscì a togliere ad Eemia l’appoggio sulle gambe, ma nel farlo il demone cadde accanto a lei invece che all’indietro. Kennedy rotolò a terra, sperando di riuscire ad immobilizzarla.

"Hmmm," disse il demone con una risata malvagia: "Pare che ti piaccia stare sopra."

Kennedy tuttavia non rimase così a lungo. Eemia le prese le braccia e rotolò su di lei. La tenne ferma mentre la sua mano passò dal braccio fino al collo della Cacciatrice. La mano del demone si spostò poi dal collo e prese a carezzarle il viso come avrebbe fatto un amante malato, sadico. Kennedy lottò per liberarsi, la paura e la rabbia che l’avvolgevano.

"Dobbiamo chiamare la ritirata," Rowena disse a Giles. "Ora."

Prima che potessero un’altro allarme, Faith tornò nella mischia. Saltò e diede un calcio al demone, colpendola sulla spalla. Il calcio ebbe scarso effetto, a parte far perdere l’equilibrio a Faith che atterrò sulla schiena. Il demone spostò lo sguardo su di lei e rise mentre Faith fece una smorfia di dolore.

Incapaci di continuare a restare in disparte, Robin, Giles e Rowena accorsero e mettendo insieme le forze riuscirono a liberare Kennedy quel tanto che bastava da permettere a Faith di mollare un altro calcio. I due Osservatori presero Kennedy, mentre Robin trascinò via Faith prima si rimettesse a combattere.

 

Una volta a distanza, il gruppo iniziò ad indietreggiare davanti al demone.

"E queste sarebbero tutte le vostre armi? Due ragazzine e l’abilità di darvela a gambe?" Li sfotté Eemia, con malizia ma sempre con tono noncurante: "Pensavo che nel millennio in cui ho dormito l’umanità avesse trovato il modo di crescere. Invece siete solo divenuti più grassi, più stupidi e più deboli. Non so nemmeno perché stia perdendo tempo con voi, tranne che per te," il demone indicò Kennedy: "Tu sembri piuttosto buona da mangiare ragazzina, quindi smettila di preoccuparti per quella ragazza che tu credi che stia lì a struggersi di dolore per la sua amante defunta."

Kennedy rimase a bocca aperta e i suoi piedi paralizzati. Quando Eemia iniziò a camminare verso di loro, il gruppo, tranne Kennedy, si voltò e si mise a correre verso la macchina. Rowena si guardò indietro e vide Kennedy immobile. Si precipitò indietro, verso la Cacciatrice, e la tirò via.

"Andiamo," le disse dandole uno strattone al braccio, attirando così la sua attenzione. Le due corsero verso l’auto.

Eemia iniziò a ridere ma non le inseguì: "Forse tornare su questo piano non è poi così male," disse sogghignando.

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INT

Quartier Generale degli Osservatori – Stanza della Congrega di Willow - Notte

"Cosa è successo a Xander?" incalzò Willow. "È in pericolo?"

Anya si limitò a guardare la sua espressione shockata: "Certo che è in pericolo, Willow," strillò, seccata: "Altrimenti non sarei qui."

Willow cominciò a fare avanti e indietro nel cerchio, cercando di riflettere.

"Beh, che genere di pericolo?" domandò lei.

"Del tipo peggiore."

"Pericolo mortale?" chiese Willow.

Anya sospirò: "Sì, ma è molto più grave di così. Anche il suo spirito è in pericolo, sai?"

Willow serrò la mascella per la frustrazione: "Senti, Anya, solo perché sei morta e sei uno spirito intangibile non vuol dire che tu possa fare tutta la tipa dai grandi poteri con gli indovinelli, rispondendo ad una domanda con un’altra domanda," brontolò Willow: "Puoi dirlo più chiaramente per gente priva di morte?"

Anya sospirò di nuovo e iniziò a calmarsi. Parlò con voce ferma e uniforme, con un accenno di fretta: "Se non trovi Xander e lo riporti qui presto, e intendo dire entro qualche settimana, sarà perduto per sempre, per tutti noi. Inclusa anche me. Non sarò mai più in grado di ritrovare il suo spirito."

Willow guardò Anya con determinazione: "Anya, devo saperne di più. Cosa stai cercando di dire di preciso?"

"Sto dicendo che morirà, Willow."

Fine dell’Atto Primo

ATTO SECONDO

 

 

Dissolvenza in entrata

INT

Quartier Generale degli Osservatori – Stanza della Congrega di Willow - Notte

"Morirà?" chiese Willow: "Perché?"

"Che ne pensi? Ha perso la forza di andare avanti e peggiora di giorno in giorno. Devi trovarlo," disse Anya, incredula.

Willow alzò lo sguardo al cielo: "Ovviamente," disse. "Non so nemmeno da dove cominciare ma tu sì, visto che puoi vederlo."

Anya prese un profondo respiro, più per l’effetto drammatico dell’atto del calmarsi che per reale bisogno di ossigeno: "Non ne sono sicura in realtà. Pensavo che tu lo sapessi, visto che dopo tutto è il tuo migliore amico."

"Sì è il mio migliore amico ma aveva bisogno di spazio. Non ha voluto più far parte di questa vita," rispose Willow. "Ma, voglio dire, tu sei uno spirito. Puoi trovare qualsiasi cosa o persona tu voglia, giusto?"

"Beh," incominciò l’altra, palesemente seccata: "A quanto pare ci sono limiti anche a questo. A quanto dicono le alte sfere, se tiene le sue emozioni e i suoi pensieri troppo distanti da me, io non sono in grado di rintracciarlo. Non conta quanto mi importi di lui. È quasi come se avesse inconsapevolmente alzato una barriera contro di me," Anya tacque per un momento. "È come in quello stupido telefilm che voi due guardavate sempre insieme: i morti possono sentire i vivi, ma solo se voi ci parlate. E lui non mi parla."

"Xena non era un telefilm stupido!" si difese Willow: "Era pieno di storia e-e mitologia. Né l’una né l’altra erano molto fedeli, d’accordo, ma…"

"Non dimentichiamoci che era pieno anche di donne mezze nude," la interruppe Anya: "Che poi è il vero motivo per cui tu e Xander stavate incollati alla TV ogni settimana."

Willow arrossì. Cercando di cambiare argomento, stavolta fu lei a prendere un respiro profondo: "Comunque," disse, "l’ultima volta che l’ho sentito aveva intenzione di fare l’esperienza del ‘contatto con la natura’," disse. "È lì che l’hai visto?"

"Sì," rispose Anya. "Era tra delle bellissime montagne, ma era molto depresso. Aveva barba e capelli molto lunghi – incolti, ma non in quel modo sexy da maschio. E prima che se ne andasse lì aveva cercato di trovarsi un lavoro da qualche parte nello stato di Washington. A Seattle, credo, ma non l’hanno preso per via del suo occhio mancante. Pare che nessuno lo voglia. E così se n’è andato a vivere come quello psicopatico che spediva le bombe nella posta alla gente che venera la tecnologia come te. E per quanto non penso che Xander farebbe mai del male a qualcuno sta facendo del male a se stesso. Sta perdendo la fede in ogni cosa di questo mondo."

Anya tacque e Willow parve sconcertata, intenta a mettere insieme tutte le nuove informazioni.

"Willow," disse Anya interrompendo i suoi pensieri: "Se Xander si uccide io potrei perderlo per sempre."

"Come mai? Cioè, non fraintendermi. Non voglio certo vedere Xander morto, ma tu hai detto che la morte è una cosa tanto carina" la pungolò Willow. "Pensavo che prima lo riavessi e meglio fosse, no?"

Anya scosse il capo: "No, dev’essere una morte naturale, quando è arrivato il momento. Ma se lui si chiama fuori in anticipo perché non può più andare avanti…" Anya tacque per un istante: "Come faccio a spiegarlo a una che è ancora viva?" mormorò tra sé. Alzò di scatto la testa e i suoi occhi si spalancarono: "Karma! È come un ciclo, e se non porti a termine il tuo ciclo è come un disco che si incanta. Rimani nello stesso posto ancora e ancora finché non ti arriva una spinta che ti fa andare avanti. Ciò significa che…"

"Potrebbero volerci vite intere prima che tu e Xander possiate incontrarvi di nuovo," finì Willow.

"Esatto!" le disse Anya: "Sei proprio brava a venire a capo di queste cose, Willow. Devo ammettere di essere sorpresa e colpita," soggiunse in una voce piena di brio prima di proseguire: "Ma resta il fatto che sono davvero preoccupata per lui e ora che ci penso, so perché sono finita qui. Tu sei l’unica che lo possa aiutare davvero."

Willow provò a mettere una mano sulla spalla di Anya per rassicurarla, ma passò attraverso il suo corpo. "Scusami," disse, facendo un passo indietro: "Proprio non mi entra in testa."

"Non c’è problema," disse Anya con calma: "Anch’io sto ancora cercando di abituarmici. È una abilità interessante, essere in grado di passare attraverso le cose."

Willow non poté che sorridere a quelle parole: "Lo so," rispose: "Mi ricordo ancora la mia notte da fantasma."

Anya la guardò con occhi interrogativi. Poi le venne in mente e sorrise lievemente e annuì, mostrando di aver capito. Poi Willow ritornò seria.

"Ascolta," disse: "Se devo trovarlo ho bisogno che tu mi dica dov’è."

Anya fece spallucce: "Non ne sono sicura. Sono montagne montagnose."

"Beh, sono montagne innevate come le Montagne Rocciose? Nebbiose come le Smokies? Dammi qualcosa su cui lavorare, Anya."

Anya parve concentrarsi seriamente, cercando di ricordare. All’improvviso la sua espressione mostrò che si era accesa la proverbiale lampadina.

"So che…erano montagne grosse," disse, cercando d’essere d’aiuto.

Willow sospirò: "Beh, era nello stato di Washington, e almeno questo ci offre qualcosa con cui incominciare," disse: "Potrebbe essere nel Cascade Range, ma lì a novembre la neve comincia a cadere davvero in abbondanza. Ciò significa che abbiamo meno tempo di quel che pensavamo, o che si è spostato. E comunque sia sarà una ricerca quanto mai difficile."

Entrambe le donne si guardarono, la preoccupazione scritta chiaramente sui loro volti.

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INT

Quartier Generale degli Osservatori – Atrio - Notte

Il gruppo proveniente dal cimitero entrò, esausto. Faith e Kennedy si misero entrambe a sedere sul divano. Robin rimase in piedi alle loro spalle mentre Giles e Rowena erano in piedi davanti a loro. Faith parlò per prima.

"Okay, cosa diavolo era quella cosa?" domandò a nessuno in particolare.

"Eemia," disse Giles in tono calmo.

"E-mail?" chiese Kennedy, perplessa. "Questo sì che è un nome strano per un demone."

"Eemia," Giles la corresse.

"Oh," disse Kennedy buttandosi di nuovo in poltrona.

"Un demone femmina. Non capita di vederne spesso. Ma ehi, le creature del mondo infernale dovranno pur avere una mamma, giusto?" disse Faith: "E sono certa che i tizi giù a Demonville devono pur sfogarsi ogni tanto."

Tutti assunsero un’espressione disgustata.

"Okay, preferirei non pensarci, grazie," disse Robin, "Giles, cosa sappiamo di questa demone?"

"Beh, quando un umano è tramutato in vampiro, un demone prende il posto della sua anima," incominciò Giles: "Questi demoni provengono da una dimensione infernale i cui confini mistici sono molto vicini al nostro mondo. Quando il vampiro viene ucciso, il demone ritorna in quella dimensione."

Aprì la bocca per proseguire ma Faith lo interruppe: "Questo è affascinante e tutto il resto, ma cosa c’entra con la nostra ragazza?" disse.

"Ci stavo arrivando, Faith," la ammonì Giles: "Eemia vive in quella dimensione. Può lanciare una specie di rete mistica per prendere quei demoni. Poi li consuma, acquisendo la loro forza e la loro conoscenza."

"Wow," disse Kennedy. "Somiglia alla reminiscenza di Highlander."

Tutti si voltarono verso di lei e la fissarono.

"Che c’è?" domandò lei, innocentemente: "Andrew è l’unico che può fare paragoni tra queste ‘cose da fine del mondo’ e la fantascienza? Possiamo tutti essere un po’ sfigati dentro di noi."

Giles disse dandosi un tono: "Beh, correndo il rischio di mettere in mostra un po’ dello sfigato che è dentro di me, l’analogia di Kennedy non è del tutto infondata. Prosciugando sempre più demoni, Eemia acquista una forza sempre maggiore. Quando ne ha a sufficienza, è solo questione di attendere che le barriere tra i mondi siano abbastanza deboli da permetterle di passarci attraverso."

"E cioè stanotte?" chiese Rowena.

"Sì. Samhain in genere è la notte in cui queste barriere sono più sottili, ma stanotte lo erano più di quanto lo siano state negli ultimi mille anni."

"Ma tu hai detto che ha anche bisogno di vampiri per risorgere," commentò Robin: "E fino a qualche mese fa c’erano solo due Cacciatrici a uccidere vampiri. E una delle due era in prigione." Questa nota fu ricompensata da un pugno ben assestato alle costole da parte di Faith: "Ow! Di certo tra una Cacciatrice sola, più vari accidenti, e qualche altra persona che li uccide con regolarità, Eemia non poteva avere vampiri a sufficienza per risorgere."

Giles si tolse gli occhiali e si stropicciò il setto nasale. Poi li rimise a posto e guardò di nuovo verso l’ex-preside.

"Immagino che potesse averne presi quasi a sufficienza," spiegò: "Ma con una sola Cacciatrice, e poi due," e fece un cenno verso Faith, "Eemia non avrebbe potuto prenderne abbastanza per risorgere stanotte, e avrebbe dovuto attendere altri mille anni perché le barriere fossero di nuovo così sottili. Ora che nel mondo ci sono così tante Cacciatrici ad ammazzare vampiri, la quantità di demoni che Eemia ha preso negli ultimi mesi dev’essere cresciuta in modo impressionante."

"Quindi è colpa nostra se è qui," disse Kennedy.

"Non potevamo in alcun modo sapere che sarebbe successo," disse Giles, rassicurandola: "Ma tuttavia dobbiamo essere preparati a cose di questo genere. Un incantesimo di quella forza e di portata così ampia deve pur avere delle conseguenze negative che compensino il bene che ha fatto."

"Non per essere melodrammatico o altro, e con tutto il rispetto, ma non sarebbe stato male saperlo un po’ prima che lo facessimo," si intromise Robin.

"Io lo dissi che ci potevano essere delle conseguenze impreviste," ribatté Giles.

"In realtà, Giles, credo che quella sia stata l’unica volta in cui non l’ha detto," disse Faith.

"No," rispose Giles: "Ricordo chiaramente di aver detto a Buffy che da esso potevano scaturire cose brutte come belle, con la stessa probabilità."

"No, le sue parole esatte furono," disse lei prima di parlare con l’accento di lui: "Penso che sia maledettamente geniale."

Giles la guardò e poi guardò Robin che si limitò ad annuire manifestando di essere d’accordo con lei.

"Hmmm, avrei giurato di aver dato un qualche genere di monito," si rimproverò Giles.

Faith si voltò verso Kennedy: "Il vecchio sta diventando senile con l’età."

Kennedy ridacchiò leggermente tra sé e sé.

Giles si ricompose e assunse un tono più serio.

"Ad ogni modo, dobbiamo affrontare il disastro che ci pone davanti adesso," incominciò. "Rowena, controlla i rapporti della polizia dell’ultima ora o giù di lì. Immagino che Eemia cercherà delle armi, anche se è già molto forte. Robin, vai di sopra e chiama le altre ragazze. Per combattere avremo bisogno di tutte le Cacciatrici di cui disponiamo, stavolta. Faith, Kennedy, cominciate a tirar fuori tutte le armi: Eemia non ha la stessa avversione per il legno che hanno i vampiri, quindi concentratevi su spade e simili."

Saltarono tutti su per andare a svolgere i compiti assegnati. Romena si fermò sulla soglia.

"E che facciamo con Andrew?" chiese a Giles.

"Che c’entra lui?"

"Pensavo che stanotte non ci sarebbero stati demoni e l’ho lasciato libero e gli ho permesso di portare un po’ di ragazze a fare dolcetto-o-scherzetto."

Giles ci pensò su un momento: "Si è portato dietro il telefono, giusto?"

"Sì," rispose Rowena.

"Ci penso io," disse loro Robin mentre andava verso il telefono.

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EST

Strada Cittadina - Notte

Andrew stava guardando le ragazze che tornavano giù per il vialetto della struttura condominiale dove erano appena state. Il cellulare iniziò a vibrare dentro la federa dove teneva il suo bottino di caramelle ma non ci fece caso.

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INT

Quartier Generale degli Osservatori – Atrio – Notte

Robin riagganciò la cornetta e fece il giro del tavolo diretto verso Giles.

"Andrew non risponde al telefono," disse.

Giles alzò gli occhi da un libro che stava consultando, allarmato.

"Questa non ci voleva," osservò. "Resta qui e continua a provare a metterti in contatto con lui. Voglio che le Cacciatrici giovani tornino dove sono al sicuro."

Robin annuì e tornò al telefono.

"Un rapporto è appena passato per lo scanner delle comunicazioni della polizia, dice che qualcuno ha fatto irruzione in un negozio di spade antiche circa dieci minuti fa," disse Rowena, tornando nella stanza. ""L’unico testimone ancora in grado di parlare ha detto che l’assalitore era, cito, ‘un androgino orribilmente sfigurato’."

Giles rimuginò sulla cosa per un istante: "Sta raccogliendo armi," commentò. "Qualche dettaglio su cosa è stato preso?"

"Solo spade. Enfasi sul plurale," rispose Rowena.

"Molto bene. Dobbiamo sbrigarci allora," le disse prima di voltarsi verso Robin. "Continua a cercare Andrew."

Robin annuì e fece il numero un’altra volta. Kennedy raggiunse l’Osservatore con in mano una spada, e gliela mise accanto.

"Ecco," disse piano.

Giles si voltò e vide l’espressione preoccupata sul viso di Kennedy. Prima che se ne andasse, le mise una mano sul braccio per fermarla.

"Kennedy, ho notato che da quando ho fatto il mio rapporto su Eemia, sei stata assorta nei tuoi pensieri. Vorresti parlarmene?" le chiese in un modo rassicurante, affettuoso.

Lei si morse un labbro e sospirò, mettendosi le mani nelle tasche di dietro.

"Non riesco – non riesco a non sentirmi colpevole almeno un po’ per tutto questo," disse lei piano.

"Kennedy, non c’è motivo perché tu ti ci senta," contestò lui. "La resurrezione di questo demone non ha niente a che vedere con te."

"Come fa a dirlo? Da quando Willow ha attivato tutte le Cacciatrici, il ritmo delle uccisioni è salito di parecchio," disse Kennedy. "Sì, abbiamo forza e potere per affrontare i demoni notte dopo notte, ma a che prezzo? Non stiamo peggiorando le cose? Non stiamo forse mettendo in pericolo ancora più persone?"

Giles le mie dolcemente le mani sulle spalle e la tenne ferma alla distanza delle proprie braccia così che potesse guardarla negli occhi.

"Non c’era alcun modo di saperlo," le disse, con voce ferma ma ancora affettuosa: "Non dovresti incolpare te stessa, né dovrebbe farlo nessuna delle altre ragazze che ha ricevuto il tuo stesso dono. È stata una decisione presa da tutto il gruppo in un momento disperato. E sono convinto che da essa sia derivato un bene infinitamente maggiore di ogni male."

Kennedy alzò gli occhi verso di lui e sorrise lievemente: "Grazie, Giles."

"C’è qualcos’altro che ti disturba, Kennedy?" le chiese mentre le lasciava andare le spalle.

"Che cosa intende?" chiese lei, irrigidendosi.

"Mi sei parsa distratta al cimitero," disse lui. "Lo so che un demone che ti salta sopra può lasciare un po’ spaesati, ma…"

"Non è niente," disse lei. "Cerchiamo solo il modo di far fuori questa cosa, okay?"

Giles la guardò per un istante ancora e poi ritornò al suo libro. Lei gli si mise accanto per leggere.

"Bene, ho appreso delle nuove informazioni. Credo che tu e Faith dobbiate allargare il campo anche a paletti e balestre…"

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EST

Strada Cittadina – Notte

 

Eemia stava camminando su un marciapiede non lontano dal Consiglio. Svoltò un angolo e all’improvviso un ragazzino con una maschera da mostro saltò fuori e provò a spaventarla. Eemia semplicemente lo acciuffò e lo fece girare su se stesso. Scoprì i suoi denti affilati come rasoi e lo morse sul collo. Successe tutto senza che il ragazzino potesse emettere neppure una richiesta di aiuto o di pietà.

Poi lo fece girare di nuovo. Con una mano, gli fece un taglio sul polso. Gli tirò la testa indietro e tenne il polso proprio sopra la bocca del ragazzino, facendovi gocciolare dentro il suo stesso sangue. Dopo che fu soddisfatta della quantità che gli aveva fatto bere, lo gettò a terra.

Posizionò una mano sul suo petto. Un bagliore arancione si formò attorno al suo corpo. Cominciò a raccogliersi attorno alla mano di lei. Poi il demone si alzò in piedi, trattenendo nel palmo della mano la sfera di energia appena formatasi. La fissò per un istante, prima di chiudervi le dita attorno, spingendola dentro il suo corpo. Emise un gemito di appagamento.

Ai suoi piedi giaceva il ragazzino.

"Alzati," gli ordinò Eemia.

Il ragazzo si alzò. La fissò con occhi morti, ciechi. Il suo viso si mutò in una maschera vampiresca. Lei gli sorrise.

"Bravo ragazzo," disse e gli diede un colpetto sulla testa. "Ora dobbiamo metterci al lavoro prima di poterci divertire."

Si voltò e fece cenno al ragazzo di seguirlo. Lui le venne dietro standole appiccicato.

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INT

Quartier Generale degli Osservatori - Atrio – Notte

Le Cacciatrici rimaste nelle camerate vennero giù dalle scale. Molte si misero su sedie e divani, ma la maggior parte rimase in piedi ad ascoltare Giles.

"…E sebbene Eemia non possa essere uccisa con il legno come i vampiri, essa può creare vampiri che invece possono essere uccisi con armi di legno," terminò Giles.

Rona fu la prima a parlare: "Allora questi vampiri sono come quelli normali che uccidiamo tutti i giorni?" domandò.

Rowena si fece avanti per rispondere.

"Niente affatto," disse. "Non sono posseduti da demoni come i vampiri comuni. Eemia li crea come si creano normalmente i vampiri, ma quando il demone arriva per insediarsi nel corpo, lei lo consuma. E dopo ha un totale controllo telepatico su di essi."

"Vampiri zombie," commentò Faith : "Senza cervello, ma sotto un controllo esterno."

"Più o meno sì," riconobbe Rowena. "Ma le abilità telepatiche non sono le uniche che possiede. Può leggere le menti dei propri nemici. Conosce le loro più profonde insicurezze, anche quelle che essi stessi non riconoscono e gioca con esse, mettendoli in difficoltà. Non è solo fisicamente forte, ma può abbattere emotivamente qualsiasi avversario."

"Allora ecco perché mi ha detto quelle cose su Willow. Sapeva che mi sentivo…" Kennedy non proseguì: "Che cagna," terminò invece con un sospiro.

"Ma la chiave," sottolineò Rowena, facendo una breve pausa: "è non permetterle di arrivare dentro di te. Più facile a dirsi che a farsi, lo so."

Giles si preparò a parlare, ma fu interrotto da un forte applauso che proveniva dall’ingresso. Tutti si girarono. Sulla porta c’era Eemia. Non era più abbigliata degli stracci sbrindellati c on cui era risorta, ma indossava dei pantaloni color kaki e una maglietta attillata con su scritto: "Nunquam Lamiae Morde Me Dice (Mai dire ‘mordimi’ a un vampiro!)." Sulla cinta che le reggeva i pantaloni, teneva agganciata una spada nel suo fodero.

"Beh, è stato un discorso esageratamente noioso," rise il demone: "Certo, a quanto ricordo, questa è l’unica cosa che riesce a voi Osservatori – fare il resoconto di ogni avventura che fanno queste aperte virgolette, chiuse virgolette Prescelte."

"Stai per scoprire perché sono una Prescelta," disse Faith, mettendosi a capo della folla.

Eemia si limitò a ridere di lei.

"Sì oppure potrei semplicemente picchiarti di brutto come la miserabile vagabonda che sei, proprio come fece Kakistos. Oh ed è meglio che non mi metta a raccontare di quanto si è divertito con il tuo Osservatore," disse sogghignando Eemia.

"Già, magari potresti chiederlo a lui ma oh…aspetta…gli ho ficcato un palo di due metri nel petto, ed è stato anche piuttosto facile. Indovina chi è il prossimo?" rimbeccò Faith.

Le altre Cacciatrici sorrisero tutte alla risposta, pronte ad alzarsi e a mandare grida di incoraggiamento, ma Giles le allontanò agitando la mano.

"Robin," disse. "Porta le ragazze fuori dal retro."

Robin iniziò a condurre le ragazze fuori dalla stanza. Le uniche Cacciatrici che rimasero furono Faith e Kennedy. Rowena e Giles presero posizione al loro fianco.

Eemia si fermò un momento e un sorriso furbo le si dipinse sul volto: "Ma non è questo che ti preoccupa di più, eh?" iniziò a schernirla: "Hai ucciso molti demoni, ma ne hai molti di più che vagano nella tua testa. Oh, da dove incominciare," soggiunse Eemia, poggiando un dito rugoso sulla sua tempia.

"Ignorala," la richiamò Rowena da dietro, vedendo che Faith aveva incominciato ad aprire e chiudere i pugni.

"È lui," disse Eemia sarcastica e indicò Robin, che stava portando fuori le ragazze. "Ti prego," cominciò a ridere Eemia: "Non prenderti in giro. È utile solo nel ruolo di stantuffo, per te che sei una ragazza navigata, tutto qui. E hai ragione su un fatto. Non sei nient’altro che un vago ricordo della madre che ha perduto. Non c’è nessun ‘e vissero felici e contenti’ per voi due. Non ci sarà mai, perché vi fa troppa paura."

"Chiudi il becco," disse Kennedy, risoluta.

"Oh, ma guarda, la mia preferita del gruppo è pronta a dire la sua sull’argomento," osservò Eemia, avvicinandosi a Kennedy: "Guardatela. Una volontà tanto forte. Eppure c’è un lato di te che è così tenero. Mi piace. Ma continui a chiedertelo, vero? È abbastanza per la tua amata? Lascia che te lo dica…non lo è." Si voltò verso gli altri.

Quella fu la goccia che fece traboccare il vaso. Kennedy partì alla carica.

"Ken, no!" gridò Rowena.

Kennedy aveva già percorso la distanza e mollato un cazzotto al demone sulla mandibola. Eemia si riprese subito e getto Kennedy da un lato. Il demone andò verso di lei per completare il lavoro ma Giles raccolse una spada non lontana da lui. Mollò un colpo cercando il collo del demone. Essa però estrasse rapidissima la sua spada e lo parò con facilità.

"Bel colpo," osservò. "Avresti davvero potuto uccidermi con un colpo del genere."

Poi fece forza sulla spada per spingerlo via. Giles sfruttò il suo slancio per colpirla all’addome. Ma ancora una volta essa parò il colpo.

"Hmm, con mosse del genere, forse dovrei preoccuparmi più di lui che di questo mucchio di Cacciatrici," schernì Kennedy che si stava rialzando.

Eemia non notò Faith che le strisciò alle spalle. Si sentì chiamare su una spalla e si voltò. Prima ancora di potersi girare del tutto fu colpita da un diretto con il destro che la mandò al tappeto.

"Ti avevo detto che stavi per scoprire perché sono una Prescelta," disse Faith sarcastica: "Credo che tu abbia davvero voglia di farti prendere a calci nel sedere per bene."

Eemia scoppiò a ridere. Si rimise in piedi e sputò del sangue viola sul pavimento. "Oh, farei qualsiasi cosa," la schernì con aria indifferente.

Sollevò la spada sopra la propria testa e corse verso Faith. Ad ogni colpo, Faith si abbassava, evitandoli di un soffio. Alla fine, Faith scelse il momento giusto e gli mollò un calcio diretto al volto. L’aveva quasi colpita ma il demone le prese il piede e la fece girare su se stessa. Faith perse l’equilibrio e cadde a terra sulla schiena. Eemia sollevò la spada per sferrare un colpo mortale. La spada stava calando. Fu fermata bruscamente con un rumore metallico. Alzò lo sguardo e vide Giles e la sua spada.

"Volevo metter fine alle cose qui ma più ci penso…" Eemia tacque per un istante. Iniziò ad indietreggiare verso la porta, seguita da Giles. Entrambi tenevano le spade pronte per attaccare o difendersi. "Mi divertite e vi terrò in vita ancora per un po’. Cosa sono la vita, la morte, senza un po’ di divertimento?"

Eemia rinfoderò la spada e uscì con aria indifferente dalla porta. Giles abbassò la spada e seguì Eemia mentre se ne andava.

"Buon Dio," sospirò, facendo venire gli altri lì vicino per esaminare ciò che aveva attratto la sua attenzione.

Fuori videro qualcosa come 20 servi, che iniziarono a seguire Eemia giù per la strada.

"Okay, qual è lo scopo di tutto questo?" Rowena chiese a Giles: "Perché non ci ha uccisi tutti?"

"È sicura di vincere nonostante tutto, ma vuole prima prendersi gioco di noi. Gode e prospera nell’atto di causare dolore e una uccisione rapida non glielo permette."

Rowena si avvicinò a Giles: "Ed è per questo che hai detto a Robin di portare le ragazze di fuori? Sapevi che ancora non avrebbe cercato di ucciderci."

"ho ritenuto che fosse così, sì," spiegò lui: "Dobbiamo scegliere con cura le nostre battaglie. Spero solo che quando la battaglia finale arriverà, Willow avrà finito di fare il suo incantesimo."

"Non dovremmo andare a chiamarla?" fece notare Rowena.

"No," disse Giles fermamente. "Ha delle questioni che deve risolvere. Possiamo gestire questa cosa finché non ha finito e poi ci darà una mano."

"Ma come potrà Willow esserci d’aiuto?"

"Per il semplice fatto che è l’unica arma che Eemia non sa che abbiamo."

Dissolvenza in nero

Fine dell’Atto Secondo

 

ATTO TERZO


Dissolvenza in entrata
INT
Quartier Generale degli Osservatori – Stanza della Congraga di Willow - Notte


Willow era seduta a terra e guardava su verso il viso di Anya. Anya teneva le braccia incrociate e guardava giù verso Willow.

"Mi dispiace, Willow," disse Anya, con un sincero rammarico nella voce, "è davvero tutto quello che so dirti."

"Ne sei sicura?" domandò la strega.

"Sì. Ho già trascorso troppo tempo qui così e probabilmente ti ho anche già detto troppo…Ti chiedo solo di prenderti cura di lui."

Willow saltò in piedi allungando una mano verso di lei: "Aspetta!"

"Che c’è adesso?" chiese Anya impaziente e Willow tacque per un istante come incerta su ciò che doveva dire.

"Anya, io…uhm…pensavo che…Stanotte, quando ho incominciato il rituale che ti ha portata qui, pensavo che fosse Tara a cercare di attraversare le barriere…Ma dato che non era lei, potresti dirmi se…l’hai vista?" chiese alla fine.

"Sì, la vedo Tara," le disse Anya con un sorriso gentile: "In effetti, lei ed io abbiamo fatto un pranzo di addio per Joyce recentemente… È buona Willow – tutte e due lo sono."

"Goodbye lunch?" Willow asked.

"Pranzo di addio?" chiese Willow.

"Joyce sta andando avanti," le disse Anya. "È libera di andare verso il prossimo piano di esistenza e rinascere. Lo so che forse è qualcosa di troppo profondo perché tu lo capisca, come ho già detto, ma un giorno capirai. Prometto."

Willow annuì semplicemente all’inizio. "È solo che dopo il Primo e-e tutti quelli che erano morti che sono tornati, Tara non è mai…"

"Tornata per torturarti, non importa quanto hai sperato di rivederla, anche se non era reale?" domandò Anya.

Willow fece un accenno di sorriso: "Sì, è una descrizione un po’ prolissa, ma ragionevolmente corretta. È solo che - ero preoccupata che potesse essere intrappolata da qualche parte e che il Primo non potesse prendere le sue sembianze perché non era ancora trapassata del tutto e che forse-."

"Ascolta," la interruppe Anya, "ricordi le pietre che hai messo sulla tomba di Tara quando sei tornata dalla comunità di disintossicazione per streghe?" Willow le fece uno sguardo contrariato ma alla fine dovette annuire: "È una tradizione ebraica che vale come un’offerta o una lapide. Ma so pure che è anche un metodo per tenere lì gli spiriti per il primo anno dopo la morte, giusto?

"Giusto ma tu come fai a-?"

Anya alzò lo sguardo al cielo: "Te l’ho detto – ho conoscenze più alte adesso. Il punto è, il Primo non ha potuto controllare Tara perché tu hai protetto il suo spirito con le pietre."

"Ma io non seguo più la fede ebraica. Sto forse seguendo il percorso sbagliato? Voglio dire, dovrei-."

"Willow," disse Anya smorzando il suo balbettio, "non c’è un modo di vivere migliore di un altro quando si tratta dell’altro mondo. L’unica cosa che importa davvero è seguire un percorso che aiuti il genere umano. Io sono morta cercando di far questo ed è perciò che sono qui ora."

Willow annuì e rifletté sulle sue parole prima di parlare di nuovo: "Allora sta bene? Siete felici voialtri là dove siete?"

"Beh, è carino anche se non è come me l’aspettavo. Sai, mi immaginavo cancelli di madreperla e nuvole dappertutto. Pensavo che mi avrebbero dato un’arpa e un paio di ali. E pensavo davvero che mi sarebbero mancate tutte le persone che avevo lasciato, persino tu, ma non è così."

"Ohh, grazie," sbuffò Willow.

"Vedi? Sei mortale e non lo capisci. Non c’è senso di perdita perché so che alla fine, se viviamo la vita nel modo in cui dovremmo, una vita sincera nei confronti di ciò che siamo davvero, ci incontreremo di nuovo tutti un giorno. La morte non è la fine, è solo un altro inizio. Ma gli spiriti come me devono restare qui finché sul piano terreno i problemi delle persone che amiamo non vengono risolti."

Willow fu quasi commossa fino alle lacrime da questa affermazione. Inghiottì prima di farle la domanda più difficile.

"Allora Tara è ancora lì?"

Anya esitò per un momento prima di risponderle.

"È felice. Veglia su di te ogni giorno. Quando sono arrivata, mi ha detto che nei giorni successivi alla sua morte, era così triste per…beh…lo sai perché. Ma adesso è così fiera di te, del fatto che sei andata così avanti da allora," soggiunse Anya in modo ottimistico.

Willow non poté più trattenere le lacrime e cominciò a piangere.

Anya continuò a parlare sopra i suoi singhiozzi: "Non è una cosa irrealizzabile ma devi ancora fare una cosa Willow. Continui ad aggrapparti a lei e finché non la lascerai andare completamente non potrà passare al livello successivo."

Willow tirò su col naso e si asciugò le lacrime che le scendevano sulle guance.

"Allora cosa? Dovrei smettere di amarla perché è morta? Perché se è questo, Anya, non accadrà mai. Rimarrà intrappolata qui per sempre e sarà colpa mia. E adesso-."

"No, Willow. Puoi benissimo amarla. Puoi ricordarla. Ma devi accettare pienamente la sua morte, lasciar andare il senso di colpa e andare avanti."

"Ma…sono pronta e lo sto già facendo. Kennedy-."

Anya guardò la sua mano, che stava divenendo trasparente, e la interruppe: "Mi spiace, Willow, non posso più restare," disse Anya e incominciò a svanire: "Avrai le tue risposte. Solo ti prego, trova Xander. Salvalo."

"Lo farò. Promesso," gridò Willow mentre Anya scompariva del tutto.


Willow fece un profondo, tremante respiro ed espirò lentamente. Si alzò in piedi nel cerchio e attese un momento prima di chinarsi e raccogliere l’athame. Si mosse verso il lato nord del cerchio per sciogliere l’incantesimo. Pochi secondi dopo sentì uno sferragliare di acciaio provenire da fuori la sua stanza della Congrega e si avviò verso l’uscita con uno sguardo interrogativo.

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INT

Atrio del Consiglio degli Osservatori – Alcuni istanti dopo

Willow aprì la porta e trovò tutti gli abitanti dell’edificio ammassati nell’atrio.

"Che sta succedendo?" domandò Willow mentre li raggiungeva.

Giles sgranò gli occhi vedendo gli occhi gonfi di Willow e il suo viso segnato dalle lacrime: "Ti senti bene?" domandò.

"Sì. Beh, non proprio bene ma ne parleremo più tardi," gli disse. "Che sta succedendo?" disse indicando la stanza con le mani.

"Un vampirone cattivo barra zombie barra demone a briglia sciolta," disse Robin da dietro il bancone tendendo il telefono contro l’orecchio. "Maledizione!" disse riagganciando e facendo di nuovo il numero mentre imitava con tono sarcastico la registrazione appena sentita: "L’utente chiamato non è raggiungibile." Sospirò e rimise la cornetta vicino all’orecchio. "E non dice per scherzo," mormorò rivolto a se stesso.

"Giles?" chiese Willow indicando Robin.

"Sta cercando di mettersi in contatto con Andrew. Gli abbiamo fatto portare fuori le ragazze più giovani, pensando che non avremmo avuto problemi."

"Quindi abbiamo problemi?" domandò Willow.

Faith le passò una spada: "È ora di vedere se quelle lezioni di scherma sono servite a qualcosa. Ti spiegheremo lungo la strada."

Willow spostò lo sguardo e vide Rowena che parlava ad un gruppo di sei nuovi Osservatori che erano arrivati di recente. Dall’altro lato della stanza Kennedy stava dividendo le restanti 20 Cacciatrici in gruppi di cinque. La Cacciatrice bruna si accorse del ritorno della sua innamorata e si rivolse a Rona, indicando le ragazze.

Si fece strada verso Willow, percorrendo rapidamente la distanza tra loro

"Hai pianto."

It wasn’t a question.

Non era una domanda.

"Già," le disse Willow. "Non è stato proprio quello che mi aspettavo," rispose in modo criptico.

Kennedy attese ma Willow non proseguì.

"Okay," rispose la Cacciatrice, chiaramente delusa, passandole le dita tra i capelli: "Quando vorrai parlarmene, me lo farai sapere," soggiunse la Cacciatrice prima di correre via.

"Kennedy," la chiamò Willow ma non la seguì.

Giles e Faith, che avevano osservato lo scambio da lì vicino, le si avvicinarono.

"Sei sicura di star bene?" chiese Giles a Willow: "Potresti rimanere qui con Robin."

Willow strinse più forte la spada e la sollevò verso la porta. "Ammazziamo questa cosa e pensiamo a mandare avanti le nostre vite," disse loro prima di uscire e raggiungere le Cacciatrici che si stavano radunando di fuori, sulla strada.

"Faith…" esordì Giles.

"Non si preoccupi," gli disse lei prima che potesse finire: "La rossa non ancora non ha la testa sulla partita. La terrò d’occhio io."

Giles annuì, e lui e Faith seguirono gli altri all’esterno.

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EST

Strada Cittadina - Notte

Parecchi bambini, e qualche adulto, con indosso i loro costumi di Halloween, andavano in giro per la strada affollata, e le squadre stettero a guardarli confuse. Nella massa di demoni, vampiri e zombie cercarono di capire quali fossero reali e quali fossero semplicemente un’illusione che capita una volta all’anno.

"Oh questo è divertente," fece notare Willow.

"Colpiamo a caso e speriamo di averci preso?" soggiunse Kennedy.

"Assolutamente sì," rispose Rowena. "E poi, quando scopriamo che abbiamo ucciso un mucchio di persone per sbaglio, possiamo sempre dire che l’abbiamo fatto per il bene dell’umanità."

"Shh," disse Faith mettendosi un dito sulle labbra e chiudendo gli occhi.

Le squadre stettero a guardare mentre lei pareva concentrarsi con attenzione. In un lampo i suoi occhi si spalancarono e si guardò alle spalle. Corse su per la strada fino a raggiungere un uomo che camminava dietro un ragazzo, che a sua volta portava con sé due bambini.

Partì di corsa e le squadre le vennero dietro. Lo raggiunse e lo fece voltare.

"Una bella serata, eh?" gli domandò con disinvoltura.

Lui mostrò I suoi denti affilati e ringhiò. Cercò di allungarsi in avanti ma Faith lo impalettò, tramutandolo in cenere. I tre ragazzi, che avevano assistito a quel che era successo rimasero a fissarla terrorizzati e poi corsero su per la strada cercando di fuggire da lei.

"Avete visto tutte?" chiese Faith al resto delle spettatrici.

"Giusto," annuì Rowena. "Cacciatrici, è giunto il momento di mettere alla prova il vostro addestramento. Percepite il demone con i vostri sensi speciali, non con gli occhi. Capito?"

I gruppi fecero cenno di sì col capo.

"E fate come ha fatto Faith," aggiunse. "Osservate prima se fanno qualche mossa quando vi avvicinate. Un umano sarà sorpreso, ma un demone percepirà la vostra essenza di Cacciatrici e cercherà lo scontro."

Una ragazza nelle file di dietro alzò timidamente la mano: "Umm…posso fare una domanda?" Rowena annuì rivolta a lei, facendole segno di continuare: "Come facciamo ad esserne sicure?"

"Voi tutte avete avuto incontri con demoni prima di arrivare qui. Ascoltate i vostri sensi di Cacciatrici e sarete in grado di riconoscere se avete a che fare con umani o con qualcos’altro."

"Ma che succede se ci sbagliamo," disse un’altra ragazza.

"Semplice. Evitate di sbagliarvi," ammonì Rowena con voce ferma: "Adesso separeremo le squadre ed estenderemo il territorio di ricerca."

"Bene allora," annunciò Giles: "Ogni Osservatore prenderà con sé un gruppo di 5 ragazze da controllare. Sappiamo che molti di voi sono appena arrivati ma il vostro addestramento finora è stato piuttosto approfondito. Dunque, non possono essere andati troppo lontano, quindi dividetevi così da poter coprire un’area della città più ampia possibile. Se incontrate il signor Wells e il gruppo di giovani che è con lui scortateli fino a casa. La signorina Allister vi assegnerà le zone. Coprite il territorio più ampio che potete nel minor tempo possibile."

Mentre Rowena dava istruzioni sulle strade agli Osservatori, Willow raggiunse Giles.

"Cavolo, il nostro primo test, immagino," gli disse: "Pensa che lo supereremo?"

"Rowena ed io seguiremo le due squadre con minor esperienza, e Rona e Vi controlleranno anche loro un gruppo," le disse lui. "Nessuno andrà del tutto alla cieca, quindi sì, le nostre possibilità di ottenere un voto sufficiente sono buone," le disse fiducioso.

"Questa non è solo un’affermazione enfatica da Osservatore, vero?" chiese lei con un sorriso.

"Dunque riesci a leggere la preoccupazione e l’incertezza attraverso la mia maschera, non è così?"

Willow sorrise: "Avevo un presentimento."

Giles le fece un breve sorriso: "Andrà tutto bene, ma voglio che tu stia nel gruppo di Faith."

"Perché?" chiese Willow. "Giles, avrebbe molto più senso dividerci in modo che anche io possa essere d’aiuto."

"In circostanze diverse, sì. Ma stanotte credo che sarebbe saggio se voi due restaste assieme."

"Lei non pensa che io possa gestire la situazione?" domandò Willow, leggermente offesa.

"Ad essere del tutto sincero, credo che il tuo incontro con Tara stanotte possa averti lasciata un po’ turbata, p-per non parlare del tuo scontro con Kennedy di poco fa."

"Non era Tara," gli disse Willow. Lui drizzò il collo incuriosito: "Era Anya. Xander è nei guai e vuole che io lo trovi, cosa che farò, ma dobbiamo prima occuparci di questa storia. Salvare Xander per poi vivere in un mondo di zombie è abbastanza privo di senso, non crede? Posso passarci sopra, Giles. Un Osservatore non può permettere che le sue esperienze personali influenzino i suoi doveri," soggiunse come se stesse ripetendo una lezione recente.

"Io dissi ‘non dovrebbe’," le disse Giles: "Non ‘non può’."

"Giles," sospirò Willow.

Giles non le diede la possibilità di ribattere: "Sono convinto che tu sia una donna forte, Willow. Tu hai tutte le caratteristiche di un Osservatore e-eccezionale. Ma non voglio correre il rischio che tu possa essere distratta dai tuoi pensieri. Ti prego, fallo per me, resta con Faith stanotte."

Willow sospirò prima che un lieve sorriso le attraversasse il volto: "Perché mi è così difficile dirle di no?"

Giles sorrise ma Willow spinse lo sguardo oltre l’Osservatore e vide Kennedy che stava per condurre la sua squadra per le strade. La Cacciatrice bruna alzò gli occhi e incrociò il suo sguardo ma, priva di espressione, lo distolse e continuò a camminare con le sue ragazze e con l’Osservatore che gli era stato assegnato.

Sentendosi battere sulla spalla Willow si voltò e vide Faith in piedi dietro di lei.

"Che dici, rossa?" chiese: "Pronta per portare a spasso le ragazze?"

"Willow prese un profondo respiro e raddrizzò la schiena: "Sì, andiamo." Tacque un istante e poi si rivolse a Giles: "Stia attento stanotte."

"Anche tu," le disse lui.

Willow e Faith percorsero qualche metro, avvicinandosi in silenzio al loro gruppo, quando Willow si sentì chiamare su una spalla un’altra volta. Sorpresa, si ritrovò Kennedy davanti.

"Mi dispiace," esordì la Cacciatrice: "Non dovevo andarmene prima. Lo so che non abbiamo molto tempo ma non volevo andar via lasciando le cose a quel modo, nel caso…"

"Lo capisco," sorrise Willow in modo comprensivo: "Ma non preoccuparti. Ce la faremo entrambe a tornare a casa e stanotte parleremo e-e non è come pensi tu, Kennedy. Era Anya, okay? Ma ti spiegherò tutto più tardi, lo giuro."

"Ti amo," le disse Kennedy, prendendole il viso con entrambe le mani e baciandola teneramente. "Stai attenta."

Willow sorrise. "Anche tu, tesorino. Ci vediamo più tardi."

Sorridendo anche lei, Kennedy corse rapidamente verso il suo gruppo e tutti assieme ripresero a camminare lungo la strada.

Dissolvenza a

EST

Strada cittadina – Notte

"Penso sia possibile che stiamo andando dalla parte sbagliata," disse Faith a Willow mentre camminavano lungo la strada che gli era stata assegnata, con le Cacciatrici che le seguivano.

Non appena le uscirono queste parole di bocca, un gruppo di adulti e bambini in preda a grida di terrore gli passarono accanto di corsa, quasi travolgendole tutte nella fuga.

"E aggiungo: forse no," disse Faith seccamente prima che svoltassero di corsa l’angolo passando in mezzo alla folla in fuga.

Si fermarono e videro due vampiri che stavano assalendo una donna puntandone il collo, accanto all’ingresso di un appartamento. Mettendosi in azione all’istante, Faith li raggiunse e ridusse in polvere il vampiro che stava cercando di mordere la vittima. Questo bastò a distrarre l’altro e Faith spinse la donna lontana dalla sua presa.

"Non riuscirete a sconfiggere l’esercito della Corruttrice," la derise lo zombie vampiro con voce piatta, mentre la donna scappava in tutta fretta.

Faith alzò le spalle con aria indifferente: "Pare che ce la stiamo cavando piuttosto bene finora."

Sferrò un colpo con il paletto ma il vampiro le afferrò il polso, bloccando la mossa mortale. Ma lei lo colpì col dorso della mano, liberandosi il braccio. Senza perdere tempo piantò con facilità il paletto nel suo cuore, facendolo esplodere.

All’improvviso Faith si sentì una mano sulla spalla, proveniente da dentro la porta e si voltò, con il paletto pronto a colpire. Si fermò un attimo prima di sferrare un altro colpo mortale e scosse il capo.

"Oh bello! Hai qualche istinto suicida?" gridò lei.

"Siamo un po’ suscettibili stanotte, eh?" domandò Andrew.

Dissolvenza in nero

Fine dell’Atto Terzo

 

ATTO QUARTO

Dissolvenza in entrata

EST

Strada cittadina – Alcuni istanti dopo

"Ciao," disse Andrew quando notò la presenza dell’intero gruppo: "Siete uscite a fare una passeggiata?"

"Dov’è il tuo telefono?" domandò Willow, senza celare un’aria come minimo delusa.

Andrew si fermò un momento a riflettere e poi mise giù la sua federa, iniziando a scavare tra i suoi dolcetti. "Oh i popcorn caramellati! I miei preferiti." Dopo qualche secondo sentì la vibrazione. "Oh," aggiunse mormorando, prendendolo dalla federa.

Alzò gli occhi verso Willow con un’espressione preoccupata e lei allungò la mano per prendere il telefono. Lui glielo passò delicatamente e ritirò la mano rapido. Lei premette il tasto di risposta e non perse tempo in convenevoli.

"L’abbiamo trovato, Robin….stanno tutti bene, stiamo riportando le ragazze indietro…Okay."

Tutti quanti lanciarono uno sguardo di disapprovazione mentre Willow chiuse il telefono e glielo restituì.

"Suppongo che sia successo qualcosa," disse lui con un sorriso circospetto, rivolgendosi al gruppo.

Willow si limitò a scuotere il capo e si rivolse ad una delle Cacciatrici dietro di lei. "Potresti passarmela?" disse, indicando l’ascia che la ragazza teneva in mano.

Senza esitazioni la Cacciatrice la girò e gliela passò.

"Oh dio, non uccidermi," strillò Andrew.

"Non voglio ucciderti!" lo rimproverò Willow prima di rivolgersi a Faith. "Continua a pattugliare la zona, io scorterò il maggiore Scassapalle al Consiglio."

 

"Non sono un maggiore. Sono il colonnello Jack…" Andrew si interruppe quando vide lo sguardo di Willow farsi più minaccioso ad ogni parola aggiunta: "Facci strada."

 

Passa a

EST

Cimitero – Alcuni minuti dopo

"Credi che sia saggio?" chiese Andrew a Willow, che teneva l’ascia in mano.

"È la strada più breve per casa," gli disse lei.

"Ma proprio il cimitero?"

"Tutti i mostri sono per strada in cerca di vittime, "ribatté Willow.

All’improvviso un’altra voce si intromise nella conversazione: "Io non direi."

Si voltarono tutti e videro davanti a loro Eemia. Il gruppo di ragazze più giovani, assieme ad Andrew, cacciarono un grido stridulo e corsero tutti dietro Willow.

"Vai, Andrew," gli sussurrò Willow senza staccare gli occhi da Eemia. "Porta le ragazze a casa, subito!"

Andrew parve incerto per un istante ma iniziò a sospingere alcune ragazze che erano accanto a lui: "Forza," disse loro: "Continuate a camminare."

"Fuggite ancora?" chiese Eemia: "Non vi stancate di scappare, gente?"

 

"Aradia, colpisci il mio nemico," gridò la strega. Lasciando cadere l’ascia, stese il braccio lanciando un’enorme sfera di energia in direzione di Eemia.

Eemia estrasse la lama che teneva nel fodero dietro la schiena e come un giocatore di baseball colpì la luce e la rispedì indietro verso Willow. La Wicca la vide tornare verso di lei ma fu incapace di schivarla.

Il proiettile magico si infranse su di lei e Willow emise un gemito agonizzante quando fu respinta contro una lapide lì vicina. La sua testa sbatté contro la pietra e lei atterrò sul sedere, priva di sensi, mentre Eemia le si faceva sotto a grandi passi.

Sentendo il grido di Willow, Andrew si voltò e vide Eemia che si avvicinava alla strega. Rapido, prese la Cacciatrice bionda per il braccio.

"Marsha, riporta indietro le ragazze. Avanti per due isolati e poi a sinistra per altri due, okay?" le ordinò Andrew.

"Non puoi affrontare quella cosa da solo," disse Marsha ostinatamente.

"Forse no, ma non posso neppure lasciare lì Willow. Adesso vai!"

Andrew si precipitò e raccolse l’ascia prima di raggiungere Eemia di corsa. Marsha rimase lì con le altre ragazze e stette ad osservare Andrew che avanzava alle spalle di Eemia. Eemia all’improvviso sentì Andrew che i passi di Andrew che si avvicinavano e lo scaraventò lontano come un insetto fastidioso.

"Sciocco," disse ad Andrew, che cercava a fatica di rimettersi in piedi a 50 passi di distanza. "Tu non mi servi a nulla. Ma questa qui," disse rivolta verso Willow: "Ha un incredibile potere che mi sarà utile."

Marsha rimase a guardare Andrew che cercava un’altra volta di rialzarsi, senza successo. Eemia ringhiò rivolta alla sua preda, che giaceva a terra priva di sensi.

"Oh, quella megera è già storia," annunciò Marsha con voce determinata. "Chi è con me?" domandò senza girarsi verso il gruppo.

Ma non attese risposta. Si lanciò verso la battaglia e nove altre ragazze la seguirono. Fermandosi dietro Eemia, Marsha raccolse l’ascia da terra.

"Ehi! Tu, alta, nera e brutta," la chiamò a gran voce…Il demone si girò e vide le dieci bambine in piedi alle sue spalle – la vista la fece scoppiare a ridere.

"Starai scherzando."

"Perché non ci fai vedere cosa sai fare?" la schernì Marsha. "O forse hai paura di un gruppo di ragazzine?"

Eemia mostrò I denti e avanzò minacciosamente verso di loro: "Ti mostrerò cos’è la paura, bambina."

"Sparpagliatevi," disse piano Marsha a tutte le altre. "E poi circondatela," aggiunse.

Appena Eemia si fece avanti, concentrata su Marsha, che teneva sempre in mano l’ascia, le altre ragazze fecero come aveva detto e presto furono tutte attorno ad Eemia stringendola nel loro cerchio. Andrew strisciò verso Willow e vide che stava cercando disperatamente di riprendere i sensi.

"Pensate davvero di potermi fermare?" rise Eemia.

"Sì," disse Marsha baldanzosamente: "Ma prima faremo tutte quante un giochino."

Eemia fece una risata diabolica e chiese: "E cos’è che avresti in mente?"

Marsha rispose con un sorriso sicuro di sé: "E cosa, se non una partita a torello? E indovina chi fa il toro?"

Detto questo Marsha lanciò l’ascia, fendendo l’aria tanto rapidamente che Eemia non ebbe il tempo di reagire. La Cacciatrice alle spalle di Eemia però riuscì ad acchiapparla con facilità.

"Bel tentativo," disse Eemia indicando Marsha per prendersi gioco di lei. Ma nel farlo guardò la propria mano e si arrestò. Non c’era più. Con uno sguardo rapido a terra vide il suo arto in mezzo all’erba. "Tu piccola…ma come-."

All’improvviso Eemia sentì il rumore di qualcos’altro che cadeva e guardò ai suoi piedi, trovandovi l’altra mano, che pure gli era stata tagliata, mentre la Cacciatrice numero due dall’altro lato rispetto a Marsha stringeva in mano l’ascia e sorrideva. Si voltò per vedere la Cacciatrice che le aveva tagliato l’altra mano quando sentì nuovamente l’ascia volare e si abbassò.

"La testa," mormorò Willow appoggiandosi alla lapide, cercando ancora di riprendersi.

Andrew si allungò per capire le sue parole: "Cosa?"

"La sua testa," disse di nuovo Willow.

"Ohhhhh," rispose Andrew prima di gridare a Marsha: "Mirate alla testa!"

Marsha annuì ad Andrew mentre le Cacciatrici cominciavano a stringere il cerchio dopo ogni lancio. Eemia prese a colpire a destra e a manca alla rinfusa con le braccia, ma le Cacciatrici la schivavano con facilità, mentre continuavano a far girare l’ascia passandosela avanti e indietro, assicurandosi di mettere a segno qualche colpo quando possibile. Presto Eemia non riuscì più a tenergli testa e iniziò ad inciampare.

"Ligare," disse Willow indicando Eemia. Di colpo il demone si paralizzò, mentre l’ascia veniva lanciata di nuovo a Marsha.

"Chi è che ride adesso?" domandò Marsha.

La ragazza saltò in alto per arrivare all’altezza di Eemia e mise a segno un vigoroso colpo. Le ragazze fecero un ‘ewww’ collettivo quando il corpo di Eemia cadde a terra trasformandosi in cenere all’istante.

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EST

Strada cittadina – Notte

Kennedy e altre tre Cacciatrici stavano combattendo contro tre zombie vampiri. La Cacciatrice bruna preparò il braccio tirandolo indietro ma prima che potesse colpire il cuore di un vampiro con il paletto, all’improvviso il demone si mutò in cenere da solo.

Sconcertate, le tre Cacciatrici si guardarono l’una l’altra poiché a tutte e tre era successa la stessa cosa, e fecero spallucce tutte e tre insieme.

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INT

Sala ricreativa delle Cacciatrici - Notte

"È stato troppo figo!" disse eccitata la Cacciatrice texana a Faith, Kennedy e Rona, che ascoltavano sorridendo: "È stato tipo boom, bam, boom, bam e poi poof! Non è rimasto altro che polvere!"

"So che non mi dimenticherò questo Halloween," soggiunse la ragazzina asiatica.

"Sicuro," aggiunse un’altra ragazza.

"Beh, nonostante lo sballo da zucchero e l’eccitazione è ora di mettersi in branda, bambine," disse loro Faith. Le ragazze presero a lagnarsi per protesta: "Forza, andiamo," aggiunse lei con un sorriso: "Non voglio farvi vedere quanto può far male una Cacciatrice con un bel po’ di esperienza. Muovetevi."

Si alzarono tutte per andarsene ma Faith chiamò una di loro, facendola fermare: "Marsha, vieni qui un momento."

Le ragazze rumoreggiarono per prenderla in giro pensando che si fosse messa nei guai, ma tutte poi lasciarono la stanza. "Sissignora," disse in modo formale mentre Kennedy e Rona stavano a guardare.

"Quello che hai fatto stanotte è stato maledettamente coraggioso," esordì Faith.

La ragazza sorrise per tutta risposta.

"Ma è stato pure maledettamente stupido."

Di colpo la sua espressione contenta sparì.

"Non voglio che tu te ne vada in giro là fuori pensando di poter spaccare il mondo per un vampiro che hai seppellito. Ha ancora un sacco da imparare e non devi dimenticarlo. Non fraintendermi – quello che hai fatto è stato un gesto eroico. Ma non farne un’abitudine adesso. Mi segui?"

"Si, signora," annuì Marsha.

"Okay allora," annuì Faith: "Detto questo, abbiamo intenzione di promuoverti. Cominceremo a portarti fuori con noi durante i pattugliamenti notturni e ho ricevuto ordini dal Consiglio che Willow Rosenberg ti verrà assegnata come Osservatrice ufficiale, e che incomincerai delle sedute personali di allenamento oltre alla tua regolare irreggimentazione. È tutto chiaro?"

Marsha riuscì a stento a trattenere un sorriso: "Sì, signora," annuì.

"Bene allora, adesso va’ a riposare," disse Faith indicandole la porta.

La ragazzina si affrettò ad uscire dalla stanza e quando se ne fu andata Kennedy si rivolse a Faith.

"Allora, cosa ne pensi? C’è del materiale?"

"Il materiale ce l’hanno tutte," le disse Faith. "Ma lei ha anche l’attitudine."

"L’attitudine è tutto," scherzò Rona.

"Hai detto giusto, sorella," disse Faith con un sorriso.

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INT

Stanza da letto di Faith – Notte

"Come sta la nostra piccola eroina?" domandò Robin quando Faith entrò togliendosi il cappotto.

"Sta bene," rispose Faith in modo assente.

"Niente più zombie nemmeno?" domandò scherzosamente Robin.

Faith alzò lo sguardo un momento e si fermò come se stesse elaborando la domanda nella sua testa: "Già, ammazzato il demone sono stati tutti spazzati via, a quel che dicono gli Osservatori."

"Hmm, una buona nottata allora." Robin le si avvicinò da dietro e iniziò a baciarle il collo, e all’improvviso le spalle di lei si fecero rigide: "Tutto okay?" domandò lui.

"Sì, sto bene," gli disse Faith.

 

"Davvero? Ho sentito corde di violino meno tese," le fece lui.

She turned in his arms and looked into his eyes and let out a ragged sigh.

Lei si voltò tra le sue braccia e lo guardò negli occhi, e liberò un sospiro tremante.

"Perché stai insieme a me? E non raccontarmi il solito ‘perché sei eccezionale, bella, forte’. Dico sul serio. Perché stai insieme a me?"

"Devo fare una lista?" chiese lui con un sorriso. Lei non parve affatto divertita e anche il sorriso di lui sparì. "Che c’è che non va, Faith? Ci stai ripensando?"

"Diavolo," sospirò lei. "Ci penso, e ci ripenso, e ci ripenso ancora. Ho un sacco di pensieri ultimamente." Si fermò e si leccò le labbra: "Ho paura. Ho davvero tanta paura."

"Ho fatto qualcosa?" chiese Robin.

"No," disse lei. "È questo il problema. Tu sei tipo…perfetto. E fa paura."

"E allora cosa? Dovrei picchiarti un po’, dirti un po’ di parolacce?"

"A quello ci sono abituata," rispose Faith. "Ma no, non voglio neppure che sia così."

"Allora cos’è che vuoi?"

Faith si mise a sedere sul letto e Robin la seguì e si sedette accanto a lei. "È solo che, è che vorrei sapere perché sei ancora qui? Il sesso è grandioso, non fraintendermi, e non posso nemmeno provare a far finta che non lo sia."

Robin rise: "Non troveresti argomenti a tuo favore, credimi," rispose con un sorriso.

"Solo che…so come mi sento nei tuoi confronti, ma credo di voler sapere cosa tu senti davvero per me."

"Sinceramente?"

Faith annuì.

"Beh, a volte non ti sopporto proprio," le disse Robin. "Riesci ad essere fastidiosa, polemica, frustrante."

"Te lo chiedo di nuovo. Perché stai insieme a me?" lo incalzò Faith.

"Perché anche alla luce di tutto questo, per ogni cosa assolutamente negativa ce n’è una positiva subito dietro. Non ci sono vie di mezzo con te, Faith. Non hai molte ‘zone grigie’ nella tua vita – è una cosa o l’altra, tutto o niente. Data la mia educazione con un Osservatore, e la mia vecchia professione, ammiro questo approccio netto."

"Allora ti piace il fatto che sono una tipa tosta?"

"Assolutamente…penso che tu sia divertente; riesci a farmi ridere anche quando le cose sembrano orribili. Correrò il rischio di offenderti: sì, sei bella, ma non è solo l’involucro esterno, è quello che c’è dentro. Sono le attenzioni che mostri di avere verso queste ragazze ogni notte e il modo in cui sei sempre là fuori per i nostri amici. Potrai aver detto a Giles di scordarselo – Willow è una ragazza grande e grossa che può prendersi cura di se stessa per stanotte, ma tu hai fatto lo sforzo extra di starle accanto finché non si è calmata. Queste sono cose da ammirare. E per questo sono qui. Ed è per questo che resterò qui, se me lo permetterai."

Faith annuì soddisfatta.

"Adesso è il tuo turno," disse Robin: "Tu perché sei qui?" Faith fece un sorriso imbarazzato ma non disse nulla. "Quel che è giusto è giusto. Io sono stato sincero con te."

Faith si sgranchì la schiena: "Sei figo…bello," disse con un sorriso e gli diede una spallata. "E non fai il superiore con me. Sei un tizio super intelligente che era a capo di una scuola e io di certo non sono brava con i libri e il resto, ma tu mi parli sempre del mondo senza farmi sentire come se fossi una cretina. E come ho già detto…questo mi fa paura."

"Perché…?"

Faith tacque e fece un respiro profondo: "Non ho mai voluto un uomo per più di un weekend. Ma con te…ho paura perché ho paura di perderti…Mi capisci? Ho paura perché per la prima volta mi ritrovo con questa puara che tu te ne possa andare."

Robin annuì. "Già, ma non succederà. Non pensi che anch’io abbia paura che verrà il giorno in cui mi troverai noioso e ti cercherai un qualche stallone sexy, più giovane da mettere al tuo servizio?"

"Davvero? Tu sembri così…sicuro di te."

"Già, ma non mi ci crogiolo. Cerco solo di godermi quello che ho adesso e fare quel che posso per dimostrarti che sarò ancora qui. Se hai paura di perdermi credo di star facendo il mio lavoro bene in un certo senso, ma non abbastanza a quanto pare."

 

"Tu sei grande, Robin. Sono io che sono tutta scombinata."

"Ti sei bruciata, Faith. Hai aperto il tuo cuore, ma l’hai fatto con le persone sbagliate. Tutti qui. E non posso convincerti che non sono uno di loro. Posso solo affrontare un giorno alla volta e guadagnarmi la tua fiducia. Un giorno o l’altro magari capirai che non sono come gli altri."

Faith fece un sorriso malizioso e si tolse la maglietta, e poi i pantaloni. Si spostò a capo del letto e strisciò sotto le coperte, dado poi un colpetto sul letto indicando a Robin di unirsi a lei. Anche lui si infilò sotto, e lei lo baciò appassionatamente prima di rannicchiarsi nel suo abbraccio.

"Non sei qui solo per il servizio, sai?" gli disse lei con voce poco più che sospirata.

 

Robin sorrise e la baciò sul capo: "Provalo," le disse.

Faith lo baciò dolcemente e spense la luce, aggiustandosi sotto le lenzuola e chiudendo gli occhi. "Buonanotte, asso," disse teneramente.

Con un sorriso lui chiuse gli occhi e strinse il suo abbraccio attorno a lei.

"’Notte, tesoro."

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INT

Stanza da letto di Willow e Kennedy – Notte

Willow alzò il telefono e compose un numero. Aprì la bocca come per parlare ma si fermò con sguardo impaziente e attese ancora un momento.

"Ehi, Buff. Qui è Willow. Indovina? Sono ufficialmente l’Osservatrice di una impetuosa ed energica Cacciatrice bionda. C’è da ridere, eh? Mi hanno messa k.o. per un po’ stanotte, il che è normale per un Osservatore ma…Ah, il motivo per cui ti chiamo…è Xander – o la scomparsa di Xander. L’hai sentito per caso? Perché lo spirito di Anya si è messo in contatto con me stanotte e-e sono preoccupata. Ho pensato di provare prima a chiamare te, perciò richiamami quando senti il messaggio. Non importa che ora è, okay? Tu e la piccola Dawn cercate di star bene. Vi voglio bene e spero di sentirvi presto."

Cautamente Willow mise giù il telefono.

Dissolvenza in nero

Fine di Samhain