Mettere in Gioco Qualcosa, Guadagnare Qualcosa

 

Story by: CN Winters and Susan Carr

Written by: CN Winters

Directed by: CN Winters and Susan Carr

Produced by: CN Winters and Susan Carr

Edited by: Spikeme4Now and Kate

Sound Department: Steff

Art Director: Chris Cook

Artists: Chris Cook, David Zahir, Chantal, Mytryk, Cynthia Taz, CN Winters

 

Teaser

 

Dissolvenza di apertura

INT.

Edificio vuoto - Giorno

Cleveland

 

 

Willow, Giles, Faith e Kennedy seguirono l’agente immobiliare mentre li conduceva all’interno dell’edificio vuoto. Parlavano tra loro camminando per i corridoi vuoti, dall’aria abbandonata. Le dimensioni dell’edificio erano immense: alto tre piani, possedeva una scalinata e un ascensore al suo interno.

 

"Ha detto che intendete aprire una scuola, ho capito bene?" l’agente domandò a Giles.

 

"Sì. Qualcosa di simile ad un’accademia professionale."

 

"Il posto è perfetto, allora. E’ vicino al centro, ma non troppo, e ha davvero una meravigliosa vista sul lago," aggiunse la donna.

 

"E’ vero," intervenne Willow, "ed infatti mi stavo chiedendo come mai il prezzo sia tanto basso."

 

"Beh, vede…" l’agente balbettò. "Opportunità come questa capitano di rado. Il venditore si trova ad avere…come dire…alcuni disagi finanziari."

 

"Capisco," rispose Willow, stringendo gli occhi mentre scrutava l’agente.

 

"Ehi," si intromise Faith. "Problema loro, vantaggio nostro. Giusto?"

 

"Sembrerebbe di sì, in effetti," disse Giles.

 

"Venite, permettetemi di mostrarvi le cucine," disse l’agente, salendo le scale verso il secondo piano.

 

"Non so come la vedi tu, Mocciosa, ma a me sta già venendo il latte alle ginocchia," disse Faith rivolta a Kennedy. "Che ne dici di una scazzottata? Una cosetta stile cacciatrice", aggiunse con un sorrisone spavaldo.

 

"Sì, non male," rispose Kennedy. Le due si portarono rapidamente in fondo al corridoio, trovando un ufficio vuoto. Quando il resto del gruppo le raggiunse, stavano già lottando. Il volto dell’agente impallidì al cospetto della scena.

 

"Oh," fece Willow imbarazzata, "non ci faccia caso. Si stanno solo esercitando."

 

"Buon Dio!" disse l’agente. "Esercitandosi per cosa? A me pare che stiano cercando di ammazzarsi tra loro!"

 

"Ah, no," disse Giles. "Insegnamo, tra le altre cose, anche le arti marziali…l’auto difesa, e simili. Faith e Kennedy sono le nostre due migliori istruttrici."

 

"Capisco," rispose la donna, osservando le due lottare.

 

"Cosa ci sa dire di questo palazzo?" chiese Willow, sperando di distrarre la donna. "Pare che sia stato disabitato per un bel po’."

 

"Beh, direi che ha avuto una certa quantità di proprietari negli ultimi anni," ammise l’agente. "Non so perché, ma c’è gente che pensa che sia infestato, anche se potrà sembrarvi strano. Personalmente, non credo ai fantasmi e non ho mai visto nulla in nessuna delle volte che sono venuta per mostrarlo a qualcuno. Ma ci sono stati bizzarri accadimenti qui attorno."

 

"Bizzarri?" chiese Willow.

 

L’agente scrollò il capo ma non aggiunse altro.

 

"Ad esempio?" incalzò Giles.

 

Faith chiese una pausa con un gesto delle mani, indicando col capo i tre. "Questo pare interessante. Su," disse mentre lei e Kennedy si avvicinavano.

 

"Beh, dicono che il primo proprietario impazzì e si suicidò," cominciò l’agente. "Non penso che si possa dare la colpa ad un palazzo per i problemi di instabilità di una persona, ma credo che la leggenda sia iniziata così. Il secondo proprietario ad un certo punto scomparve, semplicemente – nessuno seppe più che fine avesse fatto e la sua attività chiuse. Il terzo proprietario venne ucciso da un branco di animali, una notte. Ora, ammetto che suona un po’ strano – dato che è successo qui." Subito l’agente cercò di correggersi. "Non QUI nell’edificio ma qui, in città. E l’ultima, più recente morte è stata quella di un senzatetto che usava questo posto come riparo. Ma, ripeto, si tratta solo di leggende metropolitane e sono certa che lei e sua figlia vi troverete più che bene qui," soggiunse rivolta verso Willow.

 

Giles sorrise. "Non è mia figlia."

 

"Oh, mi perdoni," si scusò prontamente l’agente. "Voi due sembrate così in confidenza e, per via dell’età, ho creduto che foste parenti e non una coppia."

 

Giles e Willow rimasero immobili per un istante prima di sgranare gli occhi. "Oh no!" fece Willow, scuotendo la testa. "Non stiamo insieme. Stiamo solo, ecco...insieme."

 

"Siamo vecchi amici," soggiunse Giles. "E soci in affari, al momento."

 

"Be’, avevo visto giusto," spiegò l’agente. "Sembra che vi conosciate piuttosto bene."

 

Giles e Willow esibirono entrambi un sorriso circospetto e iniziarono a guardarsi attorno.

 

"Quanti studenti crede che ci saranno, signor Giles?" chiese l’agente immobiliare.

 

"Oh, non molti," disse Giles, apparentemente distratto dalle dimensioni della cucina. "Santo cielo, questo sì che è un ambiente spazioso. Andrew ne sarà felice."

 

"Andrew?"

 

"Sì, il nostro…" Giles si bloccò, cercando di trovare una definizione appropriata per Andrew.

 

"La nostra governante," fece Willow con un sorrisetto.

 

"Oh, certamente," disse l’agente. "Sì, la cucina ha tutte le attrezzature. Ma deve essere rimessa a posto. Non penso che sia stata adoperata da nessuno per anni, ma sono sicura che se la caverà bene."

 

"Oh, di certo non gli manca l’immaginazione, gliel’assicuro," ridacchiò Giles.

 

"Di sopra che c’è?" chiese Faith.

 

"Già," fece Kennedy con un gran sorriso. "Vediamo le camere da letto."

 

"Ebbene, non ci sono camere da letto. Vedete, è concepito per un uso commerciale. Ma potreste controllare con l’ispettore del catasto il tipo di modifiche che potete apportare. Seguitemi," fece cenno l’agente mentre usciva dalla stanza.

 

Willow lanciò alla sua amata uno sguardo esaperato ottenendo un sorrisetto in risposta, prima che continuassero la passeggiata per il resto del piano.

 

 

Il secondo livello era pieno di uffici vuoti, tutti squallidi e sporchi.

Porte di traverso, buona parte del linoleum era sconnesso e l’avrebbero dovuto sostituire con della moquette. Molte finestre erano incrinate, rotte o del tutto mancanti. L’intero posto puzzava di marcio e di muffa.

 

"Ha del potenziale," disse l’agente. "Un po’ di vernice e una lucidata basteranno a rimetterlo in sesto. Il terzo e ultimo piano è sempre sullo stesso genere, ma le stanze sono più ampie. Volete dare uno sguardo?"

 

"Certamente," disse Giles, invitando l’agente immobiliare a fare strada.

 

Appena messo piede all’ultimo piano il gruppo si ritrovò con un ampio vano direttamente sulla sinistra.

Willow diede di gomito a Kennedy per farle notare il sorriso sul volto di Giles e i suoi occhi spalancati.

 

"Biblioteca," sussurrò con aria cospiratoria alla ragazza bruna.

 

Il fatto che la stanza fosse vuota non faceva che enfatizzarne le dimensioni. C’era spazio a sufficienza per scaffali, tavoli da ricerca e computer.

 

"Forse potreste usare il resto del piano per le aule?" chiese l’agente.

 

"Sì, forse sì," disse Giles. "E’ possibile avere i progetti…di questo e dell’altro edificio qui accanto che pure ci interessava? Vorrei che il nostro architetto li esaminasse, se possibile."

 

"Ma certamente, sarò felice di procurarglieli," ella rispose. "Non appena li avrò, manderò qualcuno al vostro albergo questo stesso pomeriggio."

 

"Splendido," disse Giles. "A questo punto credo che abbiamo visto tutto."

 

"Beh, come ho già detto, questo palazzo…sebbene abbia una storia curiosa, parrebbe essere proprio quello che stavate cercando, se non sbaglio," aggiunse l’agente.

 

Willow si mise a passeggiare, dando un’occhiata in giro.

 

"Bene," Willow arrischiò con un sorriso smaliziato. "Un suicidio, una sparizione e una attacco da parte di un gruppo di animali…Che ne pensa Giles?"

 

"Ci sta?" chiese Faith con un sorrisetto.

 

Entrambe si voltarono verso Giles, sul cui volto si stava allargando un sorriso.

 

"Lo prendiamo."

 

 

Fine del Teaser

 

Segue Atto Primo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mettere in Gioco Qualcosa, Guadagnare Qualcosa

 

Atto Primo

 

Dissolvenza di apertura

INT.

Consiglio degli Osservatori – Giorno

Cleveland

Willow, Kennedy, Andrew e Robin erano tutti intenti a dare indicazioni agli operai e ai corrieri nei pressi dell’edificio appena acquistato. Un uomo in particolare guadagnò l’entrata, e la sua voce profonda rimbombò elevandosi sopra il trambusto.

 

"Ehi! Ho qui una consegna per Andrew Wells!" strillò nel baccano generale.

 

Lanciandosi rapido verso di lui, Andrew si presentò. "Sono io."

 

"Consegna dalla Offices Unlimited. Tre lavagne bianche giganti. Firmi qui, prego," disse porgendogli una ricevuta di consegna.

 

"Fantastico! Portatele dentro, vi mostrerò dove metterle," ordinò Andrew mentre scarabocchiava il suo nome.

 

L’uomo annuì e si incamminò verso la porta per prendere il pacco di Andrew, passando accanto a Kennedy che si stava facendo strada in direzione di Willow. Kennedy trovò la sua ragazza distesa sotto un ampio tavolo fatto a ‘L’, riconoscibile unicamente dai jeans che indossava. Kennedy sorrise prima di aprir bocca, guardando la rossa sommersa da una quantità di fili e cavi diretti a sei terminali.

 

"Riconoscerei quelle gambe ovunque," fece scherzosamente la ragazza mora, dando un calcetto a uno dei piedi che spuntavano da sotto.

 

"Ehi Kennedy! Come va?" fece Willow cercando di farsi sentire da sotto al tavolo, non potendo alzarsi.

 

"Cercavo Faith. L’hai vista?"

 

Willow lentamente scivolò da sotto il gigantesco tavolo e prese a togliersi la polvere di dosso non appena fu in piedi. "Ancora non è tornata?" chiese, spazzolandosi la polvere dai capelli mentre parlava.

 

"No," rispose Kennedy, spulciando dei granelli di segatura dai capelli della sua innamorata e poi prendendo a giocherellarci. Willow le scacciò la mano con un colpetto e le sorrise. "Pensi che abbia fatto una specie di ‘prendi i soldi e scappa’?" soggiunse Kennedy.

 

"No," disse Willow fermamente. "Mi ha detto che aveva delle cose da sbrigare ma tornerà. Ne sono sicura."

 

"E Giles?"

 

"È andato a cercare una macchina per la società," spiegò Willow. "Com’è andato il tuo incontro con i rappresentanti di armi?" chiese facendo cenno col capo a Kennedy di seguirla.

 

Le due si mossero verso uno stanzino lì nei pressi, grande più o meno come una grossa scopa. Qui era sistemato un altro computer ancor più grande, con una quantità di cavi che spuntavano da sotto. Kennedy era intenta ad osservarlo mentre parlava.

 

"Avresti dovuto vedere che faccia ha fatto," disse sogghignando. "Non credo che siano in molti a chiedergli 20 balestre, 10 mazze, 15 spade e 30 bastoni da combattimento. Ma penso che si sia bevuto la storia della Fiera del Rinascimento che gli ho raccontato."

 

"Bene. La discrezione è il migliore dei pregi," la canzonò Willow.

 

"Beh," disse Kennedy, guardando fuori dalla piccola stanza alla schiera di figure lì intorno, "è difficile mantenere una certa discrezione con tutta questa gente che entra ed esce di qui."

 

"È una cosa temporanea. Non appena saremo pronti sarà diverso." Willow tacque poggiando il dito sul grosso pulsante del server che aveva davanti. "Augurami buona fortuna," disse, chiudendo gli occhi e schiacciando il pulsante. Una serie di luci riempì la mascherina frontale, e lei fece cenno a Kennedy di tornare nella zona dell’ufficio.

"E adesso il test vero e proprio," le disse mentre sedeva e accendeva uno dei computer.

 

"Consegna per tale Giles/Rosenberg," disse una donna facendosi strada verso il centro della stanza.

 

"Sono io Rosenberg."

 

La donna si avvicinò con un taccuino. "Firmi qui, per favore."

 

"Cosa starei firmando?" chiese Willow prendendo la penna.

 

"Non so di preciso. Una grossa consegna di materiale da oltreoceano."

 

"Oh! La biblioteca di Giles è qui! Grandioso!" fece Willow firmando in fretta e furia e restituendo il registro alla donna.

 

"Vado a prendere Vi e Rona, così incominciamo a scaricare. Tutto al terzo piano, giusto?" chiese Kennedy, per conferma.

 

"Sì. Grazie, tesoro," Willow le fece un sorriso.

 

Kennedy le diede un rapido bacetto sulla guancia prima di andare a recuperare le sue aiutanti. Dopo averla guardata mentre se ne andava, Willow tornò al tavolo del computer. Fece doppio click con il mouse e trovò i risultati che sperava.

 

"Sì! Sono la dea smanettona," sibilò trionfante.

 

"Partiti e pronti per giocare?"

 

Sorpresa, Willow arrossì poiché l’avevano sentita, e alzando lo sguardo vide Robin ed Andrew venire nella sua direzione.

 

"Oh – ah, no. Niente giochi. Solo per uso lavorativo," disse loro seria.

 

"Neanche qualche round a Quake?" domandò Robin.

 

"Oh, sarebbe troppo figo," aggiunse Andrew. "Tu da un lato, Robin; io dall’altro. Potremmo scontrarci nella stessa stanza e neppure vederci l’un l’altro a meno che non ci voltiamo. Io dico di metterlo ai voti,"

 

"Niente voti. Niente giochi per il computer," insistette Willow.

 

Andrew gemette sconfitto.

 

"È Willow che si occupa della sezione informatica, perciò noi faremo quello che lei ci dice di fare," ammise Wood rivolto a Willow, che tornò a controllare i computer restanti. Quindi sussurrò a Andrew, "Tu ed io. Qui. A mezzanotte in punto."

 

"Vai così. Io porto il software," soggiunse Andrew con fare cospiratorio.

 

"Ad ogni modo," fece Robin alzando il tono di voce, camminando verso Willow con Andrew che gli veniva dietro. "Ho chiamato quell’elenco di ditte di interni – dovrebbero venire a portarci i progetti per gli alloggi del secondo piano."

 

"Grandioso…ma un po’ inquietante," Willow aggrottò la fronte.

 

"Perchè?" domandò Wood con lo sguardo confuso.

 

"Ogni cosa sembra procedere secondo i piani. E-e io non ci sono abituata."

 

Wood ridacchiò. "Beh, se può servire a farti sentire meglio, credo che le tubature di questo posto saranno presto un grosso e costoso problema. Ben più di quanto ci aspettavamo."

 

"See?" Willow nodded. "Now that makes me feel better," she added with a grin.

"Vedi?" fece Willow annuendo. "Ora già mi sento meglio," soggiunse con un gran sorriso.

 

In quel momento, Giles e Faith entrarono nella stanza, parlando tra loro mentre si avvicinavano agli altri, concludendo la loro conversazione.

 

"Era del tutto ferma?" chiese Faith.

 

"Da zero a 100 in 5 secondi," rispose Giles.

 

"Cacchio!" fece lei con una risata mentre si avvicinavano verso Willow.

 

"Buone notizie," fece Willow rivolgendosi a lui. "La sua biblioteca è arrivata sana e salva…o almeno credo. Cioè, ancora non l’ho vista e forse Olivia ha dimenticato qualcosa ma il punto è che le ragazze stanno scaricando il camion proprio adesso."

 

"Eccellente!" disse Giles con un sorriso compiaciuto dipinto sul volto.

 

"Figo, ma mai quanto il nuovo bolide di Giles. Gente, venite a vedere che spettacolo," disse Faith, indicando di fuori col pollice.

 

Willow aveva uno sguardo preoccupato sul volto ma si alzò e seguì il gruppo mentre si dirigeva fuori.

 

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EST.

Consiglio degli Osservatori – Alcuni Istanti Dopo

Cleveland

 

Una volta arrivati, trovarono che Kennedy, Rona e Vi si erano prese una pausa per dare uno sguardo da vicino all’auto; esse si voltarono all’arrivo degli altri.

 

"Oh, non è un amore?" fece Rona. "Bisogna ammettere che gli inglesi hanno gusto in fatto di macchine," soggiunse, dando a Giles una scherzosa pacca sulla spalla e facendolo sorridere fiero.

 

Willow rimase a bocca aperta appena vide la Aston Martin DB7 Vantage Volante che se ne stava lì parcheggiata davanti a lei.

 

"Oh yeah," she began sarcastically. "It’s a beauty alright, but Giles, how the HELL are we supposed to fit everybody in there? Is this like a clown car? Can we load body after body inside?"

"Oh, senz’altro," cominciò sarcastica. "È una vera bellezza, certo, ma Giles, come DIAVOLO faremo ad entrarci tutti quanti? Cos’è, è come la macchina dei clown? Ce li facciamo entrare tutti, uno sull’altro?"

 

"Beh, ha quattro posti, in realtà," le fece notare.

 

Willow diede uno sguardo ai sedili posteriori prima di voltarsi verso Giles. "E li chiama posti, quelli?"

 

"Ascolta, mi rendo conto che non è esattamente quello che avevamo in mente ma-."

 

"Non esattamente?" esclamò Willow. "Non ci assomiglia neppure! Avevamo parlato di una Avalanche o d-d-di una Explorer o di una Grand Cherokee. Cavolo, anche un furgoncino sarebbe andato bene e lei mi porta…questa!"

 

"Ma era un’affare," si difese Giles.

 

"Un affare, eh?" domandò Willow. "Non so se voglio sapere quanto ha pagato questa…questa…inutile macchina da crisi di mezza età!"

 

"Proabilmente no," mugugnò Giles.

 

"E allora gliela riporti, Giles" gli disse Willow. L’intero gruppo prese a lamentarsi. "Chi crede di essere? James Bond?" chiese a Giles.

 

Prima che potesse rispondere Faith si fece sentire.

 

"Oh, ma dai. Amica, è un classico. E poi non può semplicemente tornare là e dire ‘Ho cambiato idea’. Inoltre abbiamo bisogno di un’auto che dica chiaro che siamo la novità – che siamo il massimo. Quest’auto esprime status. Quest’auto esprime potere. Quest’auto-."

 

"Tornerà da dove è venuta," concluse Willow. L’intero gruppo gemette di nuovo, ma stavolta Willow aggiunse, "A meno che Giles non voglia pagarla con i suoi 100.000 dollari di anticipo per quest’anno."

 

Willow si voltò verso l’Osservatore e attese la sua risposta.

 

"Beh, lo farei pure…" Gilse le disse esitante.

 

"Ma?" domandò Willow.

 

"I 100.000 dollari non basterebbero,"disse piano.

 

Willow emise un suono esasperato. "Ha detto un affare, eh?"

 

Faith sollevò le mani. "Bene, Giles ha preso un’auto che pensava fosse tosta. Qual è il problema, Will?" disse salendo i gradini del palazzo e appoggiandosi alla porta. "Non vedo la differenza rispetto a te e ai tuoi vari ‘ci serve assolutamente’," le fece notare.

 

"Ma di cosa stai parlando?" chiese Willow, sinceramente confusa.

 

"I computer e tutta l’altra robaccia là dentro," ribatté Faith, indicando col capo l’edificio. "A parte te e lo sfigato ti sei mai chiesta…" disse indicando Andrew, "chi diavolo userà quella roba?"

 

"Credo che Faith abbia fatto una giusta osservazione," intervenne Giles. "So benissimo che io non ci farò mai un bel niente."

 

"No…non è la stessa cosa," Willow rispose loro. "Io ho BISOGNO di quelle attrezzature."

 

"Ehi, io non ci capisco molto di computer, okay?" Faith riprese. "Ma ho seguito alcuni corsi per quel po’ che sono stata in prigione e so bene che puoi fare entrare un sacco di informazioni su un solo computer. Non te ne servono cinque, tutti collegati per farlo. O gli altri 50 che stanno di sopra."

 

"Sì, invece. Mi servono-." Willow si arrestò. "Senti, non devo rendere conto delle mie azioni a te-."

 

"Ma Giles con te deve?" contestò Faith. "Cos’è, sei diventata la sua balia? "

 

"Sai che ti dico Faith-."

 

All’improvviso incominciarono tutti a litigare, tranne Kennedy, Rona e Vi che stavano a guardare meravigliate. Beh, almeno Rona e Vi. Kennedy dapprima scuoteva il capo, ma quando le voci cominciarono ad alzarsi ancor di più ne ebbe abbastanza. Si mise in bocca due dita e fece un gran fischio, guadagnando l’attenzione di tutti.

 

"Sapete cos’è che ancora oggi continua a stupirmi? Quello che il denaro fa fare alla gente," esordì Kennedy. Tutti si guardarono con aria colpevole ma nessuno disse nulla. "Ora è il momento che tutti facciate una scelta – qui, adesso. Preferite che un paio di centinaia di migliaia di bigliettoni si uniscano ad anni di amicizia e alla volontà di fermare il male nel mondo…O avete intenzione di starvene a litigare su chi ha comprato cosa e perché?"

 

"Io penso solo che sia un’auto carina," disse Faith.

 

"Io non dico che non lo sia," ribattè Willow risolutamente. "Ma non è questo il punto."

 

Un attimo dopo stavano tutti nuovamente urlando l’uno contro l’altro riguardo a chi avesse ragione e chi torto. Le loro voci andavano confondendosi mentre discutevano su chi avrebbe pagato l’automobile o se fosse il caso di pagarla o di rimandarla indietro. Stavolta Kennedy non si prese la briga di fischiare.

 

"Ehiiiiii!" gridò, facendoli tacere. "Willow, tu hai i tuoi computer. Giles terrà l’auto. Faith, tu puoi tenerti la moto. E per-."

 

"Moto?" chiese Willow. "Quale moto?"

 

"Quella moto," disse Kennedy indicando dietro di loro.

 

"Questa motocicletta è tua?" Willow domandò a Faith.

 

Lentamente, Giles e Willow si avvicinarono.

 

"Da favola, eh?" domandò retoricamente la Cacciatrice. "È una Indian Chief. È il top della sua linea – 1400 modificata, doppi cilindri a V inclinati a 45 gradi e, gente, va che è una bellezza. E proprio come Giles l’ho presa ad un prezzo stracciato. Meno di 25mila bigliettoni. I parafanghi non mi piacevano e me li sono fatti personalizzare: erano questi gli affari che avevo da sbrigare oggi."

 

"E tu avresti sborsato un quarto del tuo stipendio di un anno per qualcosa su cui puoi andare solo per quattro mesi su dodici?" domandò Willow.

 

"Beh, nell’offerta c’era pure un bel giaccone, gratis" ribatté Faith. "Scommetto che Giles non può dire altrettanto."

 

Willow quindi si girò verso Giles. "Lei si rende conto che questa donna è la stessa che sta difendendo il SUO acquisto."

 

"Beh, è il suo denaro e credo possa usarlo come più le piace, Willow," rispose Giles. "Per usare le sue parole – ‘noi non siamo le sue balie’."

 

"Sì, beh, almeno lei ha usato i suoi soldi, Giles, e non il conto del Consiglio per comprarla," ribatté Willow.

 

"Se vogliamo diventare gente importante dobbiamo sembrare importanti. Abbiamo bisogno di un mezzo che mostri quelle cose a cui Faith si riferiva – stile, grazia, potenza," insistette Giles.

 

"Curioso. Io la guardo e vedo: presunzione, spreco e scarsa praticità."

 

"Avete tutti la vostra parte di ragione," li richiamò Kennedy non appena le parve che un altro dibattito infuocato stesse per sorgere. "Ma come ho già detto, cercate di non dimenticare quello che conta sul serio…Willow, il Consiglio può permettersi quest’auto nel suo budget?"

 

"Ma non è questo il punto-." incominciò a protestare Willow.

 

"Tesoro, non mi stai rispondendo. Può permettersela? Perché se sì, credo che Giles e tutti gli altri abbiano lavorato sodo più del necessario per meritarsi questa macchina pretenziosa e troppo cara." Kennedy quindi si rivolse all’osservatore. "Senza offesa Giles, mio padre ne ha una uguale. Anche io la reputo pretenziosa quando la guardo, ma so che lei ha un punto a suo favore: la gente lo vede come il grande guru del software, quindi la cosa ha senso. Tuttavia, comprendo il desiderio di Willow per qualcosa che tutti possiamo usare. Penso che dovremmo arrivare ad un compromesso, ecco tutto."

 

"Cosa suggerisci?" chiese Giles sinceramente.

 

Kennedy si voltò verso Willow. "Se il Consiglio ha fondi a sufficienza io dico di tenerla. Però penso pure che dovreste andare a comprare un’auto che possiamo usare tutti insieme – qualcosa di più grande, come hai detto tu. La moto di Faith è una sua scelta e l’ha pagata con i suoi soldi e non possiamo aver nulla da ridire. E poi sarà lei a non sapere che farsene quando nevicherà. Quindi non c’è motivo di prendersela. Per quel che riguarda i tuoi computer – mettine pure uno per ogni maledetta stanza se vuoi."

 

"È che mi servono per quel programma di addestramento per gli Osservatori a cui sto lavorando," disse Willow lanciando uno sguardo a Faith, mentre cercava di spiegare le sue ragioni. "Non me ne serve uno in ogni stanza, solo nelle aule e nella zona della reception al piano terra," aggiunse.

 

"Pensi che si possa fare?" chiese Kennedy. "Noi ci teniamo l’auto e tu i tuoi computer. Entrambi sono importanti, a modo loro."

 

"Io sto con la Mocciosa stavolta," disse Faith facendo cenno con la testa.

 

"Anche io," soggiunse Wood.

 

"Tre con me," squittì Andrew. "Se a qualcuno importa."

 

"Beh, tutti quei soldi non hanno molto senso se non andiamo d’accordo," Willow rispose a Kennedy prima di girarsi verso Giles. "Mi dispiace, Giles. Tenga pure la macchina."

 

"No Willow," disse lui. "A me dispiace. E’ stato…un impulso incontrollato. Vedrò di restituirla."

 

"No," riprese Willow. "Kennedy e Faith non hanno tutti i torti. A volte ci servirà di apparire importanti e una macchina come questa…ci farà comodo. Abbiamo denaro sufficiente quindi non si preoccupi."

 

"Sei sicura?" {sound byte} le chiese.

 

"Sì e no. M-ma è okay," {sound byte} confessò Willow. "Sono sicura che mi sentirò molto meglio quando avremo un’auto che possiamo usare tutti," disse Willow, e infine sorrise.

 

"Allora domani andremo a fare shopping – insieme," le disse Giles risoluto. "E c-certamente troveremo qualcosa che reputerai pratico. D’accordo?"

 

"D’accordo." Willow annuì.

 

"Awwww," sospirò Faith con un sorrisetto mentre scendeva i gradini per unirsi a loro. "Abbiamo ripreso tutti ad amarci?" sghignazzò.

 

Willow e Giles cercarono entrambi di trattenere un sorriso.

 

"Tu, mia cara, sei una brillante sciocchina," la rimbeccò Giles con un sorriso.

 

"Dovrei dire grazie?" lei gli rispose con un gran sorriso e strizzando l’occhio. "Adesso finiamo di scaricare i suoi libri così voi Gente che Osserva comincerete a lavorare."

 

Dissolvenza di apertura

INT.

Biblioteca del Consiglio degli Osservatori – Giorno

Cleveland

 

La mattina seguente il gruppo si ritrovò in biblioteca per mettere in ordine le cose che avevano trovato.

 

"Okay," disse Andrew, "I libri di incantesimi vanno sulla pila laggiù e la roba sui demoni sugli scaffali, giusto?"

 

"Sì, e preferibilmente in ordine alfabetico," aggiunse Giles.

 

Faith diede uno sguardo alla copertina di un libro. "Questo di certo finisce assieme a quelli sui demoni," borbottò.

 

"Oooh! Me lo fai vedere?" chiese Andrew, avvicinandosi. Guardò la copertina e poi l’aprì, sfogliando le pagine. "È un libro di magie, in realtà," disse.

 

Willow si voltò e diede uno sguardo alla copertina. "Oh mio Dio!" Lo prese dalle mani di Andrew e cominciò a sfogliarlo. "Era in Inghilterra! Devo averlo dimenticato lì l’estate scorsa."

 

"Che cos’è?" chiese Giles.

 

"È uno dei libri di magia di Tara," gli disse Willow. "Un libro che le fu donato da sua madre e a sua madre dalla madre e-e via dicendo. Probabile che sia vecchio più di cento anni. Non riuscivo a trovarlo perché la mia borsa da viaggio – ricorda il giorno della grande battaglia? E-e pensavo di averlo perso. Poi quando Sunnydale è sprofondata pensavo DAVVERO di averlo perso. Ma," a Willow scappò un sospiro prima di continuare, "Questo è semplicemente…meraviglioso! Oh, devo assolutamente chiamare Olivia per ringraziarla domani."

 

"Pare proprio che abbia dato una bella ripulita al cottage," sorrise Giles.

 

"È un vero peccato che non abbia funzionato, Giles. Tra lei e Olivia, voglio dire," gli disse Willow.

 

"Beh, cerco di pensarci troppo," fece lui con un sorriso. "E-e poi ci siamo lasciati da buoni amici. Non posso rimproverarle di non volere fare questo genere di vita. Non è una strada facile da percorrere e a volte è anche un po’ folle."

 

"E noi siamo tutti qui lo stesso," soggiunse Faith verso Robin mentre metteva sullo scaffale un altro libro, e i due si scambiarono un sorriso.

 

"Se non sono indiscreto," disse Giles come preambolo, rivolto a Willow. "Si fa mai sentire Oz?"

 

"Una email ogni tanto. L’ultima volta mi ha scritto dall’Europa."

 

"Potrei fare una battuta sui lupi mannari americani a Londra, ma mi tratterrò," soggiunse Giles prudentemente.

 

"Parigi," rispose lei con un sorriso. "E-e niente mannarismi di sorta. Pare che davvero sia io il catalizzatore."

 

Faith picchiettò Kennedy sulla spalla. "Di un po’, Mocciosa. È vera questa storia?"

 

"Cosa?"

 

"Che Will ha il potere di trasformare la gente in belve selvagge e incontrollabili?" Faith aggiunse un ringhio sexy e uno schiocco dei denti che fecero ridacchiare Kennedy.

 

Willow sentì lo scambio tra le due e si voltò su se stessa per guardarle in faccia. "Non rispondere a quella domanda," redarguì.

 

"Da me non saprai nulla." rispose Ken un sorriso schivo. "Ma usa la tua immaginazione."

 

Un breve silenzio riempì la stanza prima che Robin prendesse la parola, "Pensate davvero che questa vita sia poi così folle? Voglio dire: ditemelo onestamente. Io ci sono sempre stato dentro, da che io ricordi. Sono stato cresciuto da una Cacciatrice e poi da un Osservatore."

 

"Magari non sarà una vita folle ma di certo lo siamo noi," Faith lo prese in giro.

 

"Come fai a dirlo?"

 

"Beh, guardaci. Siamo una banda di criminali che cerca di salvare il mondo," spiegò.

 

"Questo non è propriamente vero," protestò Robin.

 

"Okay – fuori le mani. Chi qua dentro NON ha mai commesso un crimine grave in qualche momento della propria vita?"

 

Robin alzò fiduciosamente la mano, e altrettanto fece Kennedy. Gli altri, tuttavia, presero a guardarsi l’un l’altro nervosamente.

 

"Oh, andiamo, davvero?" domandò Wood, trovando difficile credere che lui e Kennedy fossero gli unici due.

 

"Omicidi: due. Da 25 anni all’ergastolo. Tanto per esser chiari." Gli disse Faith. "E per quel che riguarda Giles sono sicura che ha ucciso almeno un tizio ai tempi del college."

 

"Sì…Mi fa piacere che lo si faccia presente ogni tanto."

 

"E Will?" la invitò Faith.

 

"Io ho spellato vivo un tizio e h-ho provato a distruggere il mondo."

 

"Vedi? Per non parlare di quel po’ di contabilità creativa in merito ai fondi del vecchio Consiglio che credo la terrebbero al fresco per qualche tempo. Certo sarebbe una di quelle prigioni esclusive e di alta classe ma pur sempre una prigione, " aggiunse Faith. "E se non mi sbaglio," proseguì, indicando Andrew. "Tu non eri invischiato in faccende tipo aggressioni criminali, omicidi e megarapine? Oh, per non parlare di quando hai fatto a fettine il tuo vecchio amico, Jonathan?"

 

"Io non amo esibire il mio lato oscuro," ribatté Andrew.

 

Willow sbuffò. "Non riconosceresti qualcosa di oscuro neppure se venisse a morderti il sedere, Andrew."

 

"Ehi, c’è dell’oscuro qui dentro! Ho anch’io cose di cui mi pento. So bene cosa ho fatto a Jonathan. E pensate che non mi senta responsabile per quel che è successo a Buffy e a Tara? Invece sì."

 

"Lasciamo perdere questa discussione, adesso" gli disse Willow, prima di tornare ai libri che erano ai suoi piedi.

 

"Okay, ma dovete sapere che mi dispiace. Non l’ho mai detto ma è così. Se avessi mollato Warren e avessi cambiato prima la mia indole malvagia, lui non sarebbe mai venuto a casa di Buffy quel giorno. Non avrebbe sparato a nessuno e -."

 

"Ho detto: lascia stare," disse Willow prima di caricarsi le braccia di libri e uscire dalla stanza.

 

Kennedy gettò uno sguardo pieno di rimproverò su Andrew prima di pararsi davanti a lui. "Brillante mossa. Non dai mai retta ai consigli?"

 

"Voglio che sappia che mi dispiace," ribatté Andrew. "In parte è anche colpa mia se ha perso l’amore della sua vita – l’altra metà della sua anima – e penso che -."

 

Kennedy lo guardò disgustata e si precipitò fuori della stanza. "Ma dove vai?" la chiamò lui.

 

"Una scelta di parole poco felice," fece Giles.

 

"Ma che cosa ho detto?"

 

Faith si piegò verso di lui e gli mollò un colpetto dietro alla testa. "Oh, bello, pensa! L’amore della sua vita? La Mocciosa si sta dannando l’anima per occupare quel posto."

 

"Oh…" mugugnò Andrew rivolto più che altro a se stesso.

 

"Perchè non ci prendiamo una pausa?" suggerì Robin per allentare la tensione nella stanza. "Andiamo a prendere qualcosa per pranzo?"

 

"Ottima idea," rispose Giles, posando il libro che aveva in mano mentre uscivano tutti dalla stanza.

 

Dissolvenza di apertura

INT.

Stanza della Congrega di Willow presso il Consiglio degli Osservatori – Alcuni Istanti Dopo

Cleveland

 

Kennedy scese le scale fino al piano terra e trovò Willow nella stanza della Congrega. Metà di essa era stata intonacata; l’altra metà era ancora incompleta, con i mattoni ancora in vista. Willow sedeva a terra e leggeva i libri che aveva portato con sé quando Kennedy fece il suo ingresso.

 

"Anche se non di proposito," esordì Kennedy, "Andrew riesce ad essere davvero un cretino a volte."

 

Willow non si curò di alzare lo sguardo. "Sì è così."

 

"Tutto okay?" chiese Kennedy avvicinandosi e mettendosi a sedere a terra accanto a Willow.

 

"Sto bene," rispose Willow, sempre ad occhi bassi.

 

"Davvero?" disse Kennedy, sporgendosi per guardare Willow in viso. "Perché stai facendo stridere i denti e hai la fronte piena di quelle buffe increspature proprio come quando sei arrabbiata."

 

Willow accennò ad un sorriso. "Te ne sei accorta, eh?"

 

Kennedy tacque e le carezzò la schiena ma Willow cercava ancora di evitare il suo sguardo.

 

"Hai voglia di parlarne?" domandò Kennedy.

 

"No. Per niente," rispose Willow continuando a mettere ordine tra i suoi libri.

 

Kennedy si sentì nervosa e insicura e decise di ritrarre la mano.

 

"Willow?"

 

"Hmm?"

 

Kennedy si fermò per un momento e poi fece un respiro profondo.

 

"Ti amo," dichiarò dolcemente.

 

Willow lasciò perdere i libri e infine volse lo sguardo verso Kennedy con un misto di sorpresa e contentezza sul volto.

 

"So di non avertelo mai detto," riprese Kennedy, ed era lei adesso ad evitare lo sguardo dell’altra. "Ho avuto un sacco di occasioni, ma te lo sto dicendo solo adesso. Di certo ci sono state altre ragazze ma non è la stessa cosa. Voglio dire: a volte ti guardo, così, ed è c-come se non riuscissi a controllarmi. È così intenso e prepotente e…E credo che tu mi abbia attaccato il vizio di balbettare e quindi è meglio che stia zitta adesso," terminò Kennedy con una risatina prima di guardar su per vedere la reazione di Willow.

 

Willow le sorrise teneramente. "Anche io ti amo."

 

"Non devi dirlo solo perché io l’ho detto," le disse Kennedy.

 

"Lo so," replicò Willow mentre la sua bocca si apriva in un sorriso. "Ma mi sento bene a dirlo."

 

"Beh, io mi sento bene a sentirlo," fece Kennedy, sporgendosi e baciandola dolcemente sulle labbra. "E cerca di non essere troppo arrabbiata con Andrew. Ci sta provando."

 

"Lo so," sospirò Willow. "Davvero, ma…non volevo che si finisse a parlare di quelle cose."

 

"Lo so e lui non la smetteva. L’ho capito," le disse Kennedy con un sorriso. "Ma è solo Andrew."

 

Anche Willow sorrise e guardò oltre Kennedy, verso la porta.

 

"Noi andiamo a mangiare," disse Faith, facendo capolino dalla porta. "Voi che fate, ragazze?" Non abbiamo in programma di tappare la bocca ad Andrew con del nastro adesivo, tanto perché lo sappiate," aggiunse con un sorriso. Kennedy e Willow ridacchiarono entrambe e Kennedy fece cenno col capo di seguire la Cacciatrice dai capelli scuri.

 

Dissolvenza di apertura

INT.

Area Computer del Consiglio degli Osservatori – Pomeriggio

Cleveland

 

Qualche tempo dopo il gruppo sedeva attorno al terminale di Willow al piano terra, mangiando pizza e bevendo bibite. Wood stava imboccando Faith con una fetta mentre Giles e Willow stavano tutti e due con il naso ficcato in qualche libro.

 

"Credo di averlo trovato," disse Willow alzandosi e portando il libro a Giles.

 

"Trovato cosa?" chiese Andrew.

 

"Un incantesimo – tipo la magia ‘trova una potenziale Cacciatrice’. Solo che questo trova i potenziali Osservatori."

 

"Potenziali Osservatori?" chiese Ken.

 

"Sì," rispose Willow. "Da quel che io e Giles siamo riusciti a scoprire, gli Osservatori non sono solo collegati in senso genetico-barra-generazionale, ogni famiglia ha dei poteri speciali – potremmo chiamarle capacità mistiche."

 

"Giles è una creautra mistica, eh?" Lo schernì Faith.

 

"Beh no, non in quel senso," fece Willow ridacchiando. "Ma non è che chiunque possa diventare un Osservatore, esattamente come non tutti possono essere una Cacciatrice. Capisci cosa intendo? Giles ha praticamente una memoria assoluta. Riesce a ricordarsi interi volumi di testo scritto o conversazioni vecchie di anni. Non tutti ci riescono."

 

"Tu sì," puntualizzò Kennedy.

 

"Beh, non possono dire di essere al livello di Giles, ma ci sono alcune cose in cui eccello. Per esempio, è vero che padroneggio quasi tutte le lingue con una certa facilità, sì, a parte il latino," terminò con un borbottio pieno di frustrazione. "E quando si tratta di pronunciare incantesimi e-e decifrare codice al computer e simili me la cavo piuttosto bene, ma Giles è un fenomeno in ambito demonologico."

 

Giles finì di leggere il suo libro e lo poggiò. "Credo che tu sia vicina a qualcosa qui."

 

"Dovrei adattarlo, certo. Cioè, non serve che ci indichi lei, dato che già sappiamo che è un Osservatore, ma potrebbe farci comodo per radunare tutta la gente di cui avremo bisogno per sorvegliare tutte queste Cacciatrici."

 

"Pensi di poterlo fare?" domandò Giles. Willow si limitò ad alzare un sopracciglio. "Domanda sciocca da porre alla donna che ha attivato tutte le Cacciatrici potenziali del mondo. Credo che la domanda giusta sia: quanto ti ci vorrà?"

 

"Hmm…Ho una mezza idea ma se finisce tutto in un ‘pffffff’ potrebbero volerci delle altre ricerche, forse un altro paio di giorni. Mi organizzerò con i rifornimenti e mi pianterò qui."

 

"Splendido," rispose Giles mentre Willow si incamminava verso la stanza della Congrega. "Oh! A proposito, hai verificato quelle coordinate che Willow ti aveva dato, Andrew?"

 

"Oh, certo," rispose questi, tirando fuori un pezzo di carta. "Pare che la Cacciatrice circondata dalla più intensa attività di demoni viva nei quartieri a sud di Chicago."

 

"Grande!" esclamò Robin, "Cioè, non esattamente. Sono certo che sia spaventata a morte ma mi avete capito…quando si parte?"

 

"Sto ancora cercando di restringere il campo," soggiunse Andrew, "ma dovrei farcela per domani o dopodomani. A quel punto tu e Faith potreste saltare su un aereo ed andare."

 

"No-oo, niente voli, niente controlli," gli rispose Faith. "Si va in auto, ricordi?"

 

"Oh, giusto," fece Andrew. "Me lo dimentico sempre, tu sei un’evasa e sei ricercata. Dannati poliziotti. Non sarebbe bello se potessimo semplicemente dirgli che sei pentita?"

 

"Non so perché ma dubito che crederebbero alla mia storia," disse Faith prima di mimare una conversazione con un poliziotto intento ad ammanettarla. "Io sto con i buoni, adesso."

 

"Già, e per quanto sia vero, potrebbero non prenderti come la fonte più attendibile," la canzonò Robin.

 

"Dici?" chiese Faith con un sorriso sarcastico.

 

"Non so, me lo sento," ribattè Robin sorridendo.

 

Dissolvenza di apertura

INT.

Area Computer del Consiglio degli Osservatori – Alcuni Istanti Dopo

Cleveland

 

Giles, Robin, Faith, Andrew e Kennedy sedevano nei pressi dei computer, disposti a semicerchio. Willow era seduta al centro della stanza. La stanza era perlopiù vuota, ma qualche scatolone mezzo aperto era sparso in giro. Willow dispose tre candele assieme ad alcuni altri oggetti prima di prendere posto al centro. "Ora: non so se funzionerà ma facciamo una prova," disse guardando gli altri, prima di mettersi dritta con le spalle.

 

"Dea della Conoscenza, Dea del Cambiamento

Noi invochiamo te Katalyst affinché tu ci guidi.

Conducici a coloro che cerchiamo.

Conducici a coloro che cercano.

La conoscenza è potere.

Lascia che la conoscenza sia la nostra guida."

 

Non appena Willow terminò, una sfera di energia luminescente galleggiò attraverso l’aria, fluttuando tutt’intorno dentro la stanza. Dopo alcuni istanti sembrava che non accadesse più nulla.

 

"Maledizione," gemette Willow.

 

"Perchè se ne sta lì a far nulla?" Chiese Kennedy.

 

"Mi sto annoiando" lamentò Andrew con voce acuta. "Mi sto annoiando tipo Episodio Uno."

 

Willow continuò, ignorando Andrew, e osservò la luce rimbalzare dinanzi a loro.

 

"È andata male," decretò. "Devo aver toppato qualcosa. O-o forse sta puntando Giles." Si alzò dal cerchio e si rivolse al gruppo. "Pare che non abbiamo avuto fortuna al primo colpo. Dovrò darmi da fare con i libri ancora un po’."

 

A quel punto, la luce si scagliò dalla sua posizione sospesa e sfrecciò per la stanza fino a infrangersi addosso a Willow, buttandola indietro di qualche passo per la forza dell’impatto.

 

"Quello era un gran botto" commentò Kennedy prima di scuotersi e accorrere al fianco di Willow.

 

Fine dell’Atto Primo

 

Segue Atto Secondo

 

 

 

 

 

 

Mettere in Gioco Qualcosa, Guadagnare Qualcosa

 

Atto Secondo

 

Dissolvenza di apertura

INT.

Area Computer del Consiglio degli Osservatori - Giorno

Cleveland

 

Il gruppo la fissava con gli occhi sgranati dopo quanto era appena successo e Willow cominciò a fare su e giù.

"Devo aver commesso un errore o qualcos’altro. O-o forse sarebbe dovuta andare verso Giles o forse…"

Appena Willow lasciò perdere Faith parlò.

"O forse sei una Osservatrice?" propose la Cacciatrice quando nessuno pareva dir nulla. Giles levò lo sguardò con un sorriso.

"M-ma non lo sono," insistette Willow rivolta al gruppo. "Non ho niente di ‘osservatoresco’. Non ho senso della disciplina, né senso di autorità, nessun precedente Osservatore in famiglia e-e poi odio il tweed…Non può essere vero."

"Prendi fiato, Will" disse Kennedy mentre osservava Willow stropicciarsi le mani nervosamente.

"Questa sì che è una figata," disse Andrew avvicinandosi. "Congratulazioni!"

"Congratu-? No, niente congratulazioni. I-io non dovrei essere un Osservatore. Io sono qui per aiutare Giles con le ricerche e-e p-per ricostruire il Consiglio. Io sono una Wicca che studia le arti magiche e che dedicherà la sua vita ai quei principi. Io non-."

"Già, e un tempo eri ebrea e azionavi le leve, o sbaglio?" buttò lì Faith.

"Azionavo co-? Oh!" iniziò Willow un po’ confusa ma comprese poi l’eufemismo. "Non è questo il punto," soggiunse.

"Sì che lo è. La gente cambia, Will," proseguì Faith. "Tu stai solo cambiando un altro pochino."

"Sono stanca di cambiare. Sono arcistufa di cambiare e se cambierò ancora sarò, sarò…Giles, me la dà una mano o no? "

Giles stava ancora sorridendo. "Vuoi che ti dica che sono deluso? Posso farlo se ti va."

"La prego!" Willow lo implorò con un sorriso teso.

Il sorriso di Giles si fece ancor più ampio. "Sono del tutto inorridito alla notizia."

"Potrebbe almeno FINGERSI abbattuto mentre lo dice?" Willow disse scherzando.

Giles fece una lieve risata e si avvicinò poggiandole le mani sulle spalle.

"Saresti una brava Osservatrice, Willow. Non ho alcun dubbio, anche se tu ne hai. E p-per essere del tutto onesto non ne sono del tutto sorpreso. Penso che sia stato qualcosa di più che una coincidenza ad attrarti nel cerchio della Cacciatrice. Credo che questo ne sia una dimostrazione."

"Vorrebbe dire?" incalzò Willow.

"Che non puoi fuggire dal tuo destino e che ogni cosa che ci succede, ogni persona che incontriamo – capita tutto per un motivo. La tua amicizia con Buffy, il tuo bisogno di portare avanti il suo compito anche dopo il liceo o anche il fatto che tu abbia preso il ruolo di leader prima che la riportaste in vita…tutto ciò aveva un significato più profondo e credo che ora abbiamo scoperto perché."

Willow emise un sospiro dal profondo e chiuse gli occhi per un istante. "Sono solo…frastornata in questo momento," riconobbe.

"Come è normale che sia," Giles le disse. "È una grossa responsabilità ma non è niente che tu non possa sostenere. So che puoi gestire le sfide che ti attendono."

"Tra l’altro, Will," scherzò Faith saltando giù dallo sgabello e puntando un pollice verso Kennedy. "Ti sei fatta un sacco di esperienza ultimamente ad osservare una Cacciatrice. Un saaaacco di esperienza," soggiunse ridacchiando.

Kennedy serrò le labbra cercando di non ridere e turbare Willow ancor di più.

"Non hai proprio niente da fare?" Willow chiese a Faith, stringendo gli occhi.

"Sono piuttosto sicura che ci sia una ragazza terrorizzata là fuori, da qualche parte, che magari proprio adesso è in pericolo."

"Già, buona idea," si mise in mezzo Robin prima che la tensione salisse ancora. "Che ne dici, Faith? Pronta a partire?"

Faith sorrise a Willow per scusarsi e poi fece annuì rivolta al suo uomo. "Sì, grande uomo, muoviamoci. A dopo gente!"

Con Andrew che li seguiva fuori dalla stanza, la coppia uscì. Kennedy si accostò a Willow e fece scorrere piano la sua mano sul suo braccio.

"Ehi, Will," Kennedy le disse teneramente. "Andrà tutto bene. Voglio dire, un’Osservatrice. È la cosa più grandiosa che ci potesse capitare. Amavo il mio Osservatore. Lo sentivo più vicino di quanto sentissi mio padre stesso."

Willow guardò nei teneri occhi marroni di Kennedy e le restituì un breve sorriso. "Lo so, tesoro. È solo che…non lo so. È una cosa troppo grande. Io, io devo pensarci su."

Kennedy annuì e lei e Giles osservarono Willow che si affrettava fuori della stanza diretta al suo spazio per i rituali.

"Giles? La voice di Kennedy teneva sospesa una domanda implicita e Giles Giles comprese, rispondendole con un cenno del capo.

"Starà bene, cara," disse. "È una delle persone più forti che io abbia mai conosciuto."

"Le vuole davvero bene, eh?"

Giles sorrise. "La conosco da quando era ancora una bambina sul punto di affacciarsi nel mondo delle donne. L’ho osservata crescere e diventare dalla timida, insicura ragazza che era la donna potente che è oggi. E quindi sì, penso che si possa davvero dire che le voglio molto bene."

"Le parlerà? Penso che abbia più bisogno di lei che di me, ora come ora."

"Ha bisogno di te, Kennedy," sottolineò Giles.

"Oh, lo so," annuì Kennedy. "Ma con questo genere di cose io non sono il massimo. Sa come sono, una tipa tutta azione. Tra l’altro, ci sono buone possibilità che dica qualcosa di sciocco senza accorgermene e che la faccia sentire anche peggio. Perciò la prego, le parlerebbe?"

"D-d’accordo," disse Giles e lasciò la stanza. Kennedy incominciò a pulire i resti del pranzo, con un volto pensoso.

 

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INT.

Stanza della Congrega di Willow presso il Consiglio degli Osservatori – Alcuni Istanti Dopo

Cleveland

 

"È permesso?" Willow udì la voce di Giles e si voltò. Questi si fece avanti pur senza aver ricevuto risposta, dando un’occhiata all’arredamento della stanza. "Non si può dire molto per ora ma credo che sarà perfetto per la Congrega."

"Quale congrega?" sbuffò Willow, intenta a mettere dei libri sullo scaffale davanti a lei. "Se n’è dimenticato? Adesso ho un nuovo destino."

"È questo a turbarti? Senti che la tua vita da Wicca ne risentirà a causa dei tuoi doveri di Osservatrice?"

"Beh, non è ovvio, Giles? Devo fare una scelta."

"E chi l’ha detto?" ribattè Giles. Osservò Willow sospirare profondamente e mettersi seduta su uno dei banchi che aveva lì vicino alla parete della stanza. Con calma camminò verso di lei, sedendole poi accanto. "Vuoi che ti racconti una storia?"

"È una di quelle storie della saga ‘magia nera e altra roba di quando ero Squartatore’? Perché ad essere onesta, non so se ascoltare qualcosa sui suoi passati atti di malvagità mi tirerà su," domandò.

"Forse un’altra volta," lui le rispose con un mezzo sorriso. "No, n-non riguarda me. È però ugualmente una storia su un Osservatore inglese – uno dei primi che si ricordino, peraltro. Egli era uno stregone e un Osservatore allo stesso tempo."

"Uno stregone Osservatore?"

"Beh, non so se sia una storia vera ma, come ho già detto, il Consiglio lo riteneva un fatto vero – una delle tante lezioni di storia degli Osservatori a cui ho assistito. Vuoi che prosegua?"

"Certo." Fece Willow scrollando le spalle.

"Bene, questo Osservatore era uno stregone. Era molto potente e gli fu affidata una Cacciatrice. Ma con tutte le sue abilità magiche egli non fu in grado di prevedere la morte della sua Cacciatrice. Fu uccisa da un vampiro, e la sua morte lo turbò profondamente. Egli -."

"Ma non doveva tirarmi su? Finora è piuttosto deprimente."

"Ci sto arrivando," le disse Giles. "C-comunque, dopo che la sua Cacciatrice venne uccisa lui concentrò tutte le sue energie nel miglioramento delle proprie arti magiche, nel divenire una persona migliore, nel fare del suo meglio per aiutare gli altri. Quel suo obiettivo divenne infine un’arte; una abilità – gli diede il potere di prevedere il futuro. Non molto tempo dopo egli trovò un giovane – un contadino. Egli intravide grandi cose nel suo futuro, se avesse ricevuto la giusta guida. E così, sorvegliare il giovane in ogni suo passo divenne lo scopo della sua esistenza. Capisci, l’Osservatore non era più tale in senso stretto ma egli conservava ancora un cuore da Osservatore – quello non l’abbandonò mai. Quindi in realtà non smise mai di esserlo. E inoltre non smise mai di usare la magia e trovò una maniera di mettere insieme le due cose."

"E insomma chi era questo Osservatore?"

Giles fece un breve sorriso. "Il suo nome era Merlino."

"QUEL Merlino? Merlino di Re Artù?"

"Qualcosa del genere," annuì Giles

Willow si mise a ridere e diede un buffetto scherzoso sul braccio di Giles. "Andiamo! Se l’è inventato!"

"Non ti prendo in giro. Merlino ERA un Osservatore ma era anche il mago più potente che il mondo abbia mai conosciuto. E-egli usò le sue arti magiche per aiutare Artù in tutto, dai piani di battaglia fino alla vita amorosa del Re. Purtroppo, Artù non diede sempre retta agli avvertimenti di Merlino, ma, come poiché il suo destino era quello di un Osservatore, Merlino gli stette accanto fino alla fine."

"Quindi sta dicendo che non c’è bisogno che io scelga. È così?"

"Esattamente! Non sto dicendo che sarà facile. Il tuo tempo sarà ripartito e sarà un compito difficile stare dietro ad entrambe le cose. Ma alla fine non c’è davvero nulla che ti obblighi a fare una scelta. E non mancherò di dire che Merlino ha finalmente trovato un rivale in ambito magico. Se c’è qualcuno che può portare avanti le due cose, Willow, sei tu."

Willow trattenne un sorriso. "È certo che non lo sta dicendo solo per farmi sentire meglio?"

"No Willow, ti assicuro di no," insistette lui. "E poi non voglio che tu chiuda la porta in faccia a nessuna delle possibili cose che potresti essere un giorno. Come ha detto Faith, le persone cambiano. Ma non è per forza una cosa cattiva. E come io ho detto a TE, penso che saresti eccellente come Osservatrice e insieme capo di una Congrega. Ma la decisione finale spetta a te – ti prego soltanto di lasciare che la tua mente sia aperta."

"Lo farò, Giles," annuì Willow.

"Questo è tutto quel che posso chiederti," soggiunse con un sorriso mentre le dava un colpetto sul ginocchio e si incamminava verso la porta.

Willow lo osservò, soppesando le sue parole. "Ehi Giles," lo chiamò quando era giunto quasi a varcare la soglia della stanza.

"Sì?" chiese lui, voltandosi.

Willow gli fece un accenno di sorriso. "Grazie," disse sincera.

"Non c’è di che." Sorrise Giles e proseguì per la sua strada.

 

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Int.

Appartamento – Mattina

Londra, Inghilterra

 

Qualcuno bussò alla porta dello studio. Dal divano lì vicino una giovane donna di circa venticinque anni posò il libro e i fogli di lavoro che aveva in mano sul tavolo da caffè dinanzi a lei. Si alzò esitante e si fece strada verso la porta. Guardò dallo spioncino e vide un uomo delle consegne in attesa lì davanti. Assicurandosi che la catenella fosse assicurata al gancio, sbloccò la serratura e aprì appena la porta.

"Sì?" domandò.

"Rowena Allister?"

"Chi vuole saperlo?"

"La Lexigram. Ho un telegramma per Rowena Allister. Può firmare qui?" chiese, passando la cartellina attraverso la stretta apertura. La donna prese la lettera e scribacchiò un firma incomprensibile prima di restituirgli il blocco.

"Buona giornata, signora," disse egli con un cenno e se andò svelto.

Lei chiuse la porta, accertandosi di aver fatto scattare la serratura prima di aprire la busta. Tornando verso il divano lesse quanto c’era scritto.

Rowena Allister:

Il consiglio si è riunito. La sua presenza è necessaria. Dia immediata conferma. Chiami il 441717300666.

Portò con sè la lettera al telefono e compose il numero. Tacque un istante e poi annunciò, "Rowena Allister." Rimise la lettera nella busta tenendo il telefono poggiato sulla spalla. "Sì, signor Tyrell. Ci sarò."

 

Dissolvenza

EST.

Una strada di Chicago, IL. – Sera

 

Faith e Robin se ne stavano seduti nell’Aston Martin di Giles, controllando la strada malfamata che avevano individuato dopo che Andrew li ebbe chiamati.

Faith si voltò verso Wood, che era seduto al posto del guidatore. "Non pensi che siamo un po’ un pesce fuor d’acqua, qui?", chiese lei, agitando la mano verso le auto che li circondavano.

"Beh è un pensiero che mi ha sfiorato, sì." Sorrise. "Mi sorprende che i piedipiatti di pattuglia non si siano ancora chiesti che ci facciamo qui."

Faith si sistemò sul sedile. "Cacchio, mi stupisce che nessuno si sia fatto sotto per rimediare qualcosa. Uscivo con un tizio che aveva un macchina come questa. Una Porsche, ad esser precisi. Non potevamo andare da nessuna parte senza che qualcuno non venisse a chiederci se avevamo della droga da vendergli."

"E poi che gli è successo?" chiese Robin.

"Alla macchina?"

Robin rise. "No, al tizio."

"Oh, al tizio. Uno dei soliti pagliacci. Alla fine ho dovuto rassegnarmi al mio destino di calamita per perdenti."

"Beh, questo è consolante," fece Robin per scherzo.

"Mi dispiace, ma è così. Tu mi sembri proprio un tipo a posto Robin ma…

"Ma cosa?"

"Confesso che non mi stupirei se arrivasse il classico fulmine che casca dalle nuvole."

"Vuoi dire a ciel sereno," fece lui.

"Cielo. Nuvole. È uguale. Il punto è che un giorno ti sveglierai e ti renderai conto che stai buttando via il tuo tempo, oppure sarò io a scoprire che mi sbaglio e che tu sei come tutti gli altri."

"Proprio un bel modo di guardare la vita."

"È solo così che sono riuscita a cavarmela. Dai un assaggio e poi sparisci. Mettiti a giocare con le emozioni eccetera e finirai col restarci fregata."

"Non ho intenzione di fregarti, Faith. Te l’ho detto, tu per me sei una donna incredibile. E so bene che hai alzato i tuoi muri, ma io ho qualcosa che tutti gli altri ‘pagliacci’ non hanno."

Faith sorrise. "E sarebbe?"

"Perseveranza. Lealtà-."

"Non scordarti ‘fascino’ " scherzò Faith.

"Quello pure." Annuì con uno sguardo serio prima di scoppiare a ridere.

Faith si mise a ridere e tornò a guardare fuori dal finestrino, e vide così una ragazza che attraversava la strada assieme ad un uomo più grande. La sua faccia si fece ancor più seria quando si mise a guardarla attentamente. Corrispondeva alla descrizione che Andrew aveva dato loro e Faith fece segno col capo verso il finestrino, indicando la coppia che si stava avvicinando.

"Tu che dici?" chiese.

"Bel colpo," disse lui, aprendo lo sportello. "Andiamo a verificare."

L’uomo e la giovane donna erano già entrati nel palazzo prima che Robin e Faith potessero andargli incontro e quindi li seguirono su verso il portico d’ingresso.

"Fai parlare me," le disse Robin.

"E perchè?" sorrise Faith, prendendolo in giro.

"Ci so fare con la gente. Ex-preside e tutto il resto."

"E allora vai, campione," lo schernì.

Robin bussò alla porta e dopo qualche istante l’uomo di prima gli venne ad aprire. "Sì?"

"Mi chiamo Robin Wood e vorrei che mi desse la possibilità di -."

"Qualsiasi cosa venda non mi interessa," fece l’uomo recisamente.

"Non voglio venderle nulla, signore. Vorrei solo che mi concedesse qualche istante per discutere dell’educazione di sua figlia. Noi dirigiamo un collegio di quelli in grado di insegnare alle ragazze come cavarsela nel mondo di oggi."

"Ascolta amico," l’uomo rispose. "Ho l’aria di uno che può permettersi un collegio?"

Fece per chiudere la porta ma Faith ci mise il piede in mezzo, impedendoglielo.

"Lasciamo da parte i convenevoli," gli disse. "A sua figlia stanno capitando alcune cose strane negli ultimi tempi, vero? Cose che sa di aver visto ma a cui non riesce a credere."

L’uomo all’improvviso si fece nervoso. "Voi chi siete?"

"Come ha già detto lui, dirigiamo una scuola. Sua figlia non è l’unica ad aver visto cose strane in vita sua. È dura da mandar giù. Mi ricordo la prima volta che ho visto un demone. Mia madre mi disse che ero fuori di testa. Ma poi qualcuno venne da me, si prese cura di me ed è per questo motivo che oggi sono viva. Noi vogliamo offrire alla sua famiglia questo stesso genere d’aiuto, senza che ci debba nulla." Faith tacque un istante e fece cenno a Robin. "Il biglietto da visita," gli disse.

Robin cercò in tasca e porse il biglietto all’uomo.

"Ora," continuo Faith mentre l’uomo esaminava il biglietto. "Noi siamo venuti qui per lei e per sua figlia. Visto che al momento non desiderate il nostro aiuto ce ne andremo. Abbiamo un sacco di altre tappe da fare e un sacco di famiglie da aiutare. Ci chiami se cambiate idea."

Faith tolse il piede e fece cenno a Robin di seguirla mentre si avviava verso i gradini d’ingresso. Senza ribattere, Robin la seguì.

"All’inizio non volevo crederle," li richiamò l’uomo, facendo sì che Faith e Robin si fermassero voltandosi. "Ma la notte scorsa siamo andati al cinema e…non abbiamo detto a nessuno quel che ci è successo."

"È probabile che nessuno vi avrebbe creduto se l’aveste fatto," disse Faith senza mezzi termini. "Ma non noi. Vi aiuteremo se ce lo consentirete."

L’uomo aprì del tutto la porta e fece loro cenno di entrare, dirigendosi poi da qualche parte all’interno. Faith fece un sorrisetto a Robin.

"Non gongolare," le sussurrò. "Puoi anche esser riuscita a farci entrare ma sono ancora io quello che ha fascino."

 

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INT.

VideoHut

Cleveland – Notte

 

Willow e Giles entrarono nel videonoleggio guardandosi attorno. Il posto era ben illuminato ma vuoto, senza clienti. Il commesso li salutò con un cenno del capo mentre si dirigevano verso di lui.

"Salve. Sono Willow Rosenberg e questo è il mio socio, Rupert Giles. Sa per caso come potremmo metterci in contatto con Gregory Marshall, il proprietario?"

"Beh, sono io Greg Marshall. C’è qualche problema?"

"No, affatto," lo rassicurò Giles. "Abbiamo fatto dei controlli e abbiamo scoperto che lei un tempo era un Osservatore membro del Consiglio. Io stesso sono un Osservatore e abbiamo fondato un Consiglio qui in America."

"Ah, davvero?" disse lui, con tono interessato.

Giles e Willow si sorrisero tra loro ottimisticamente.

"Sì," gli disse Giles. "Infatti stiamo cercando di reclutare Osservatori che possano prendersi cura delle Cacciatrici, e le sua abilità di ex-Osservatore potrebbero esserci di grande aiuto."

"Non sono più un Osservatore. Adesso ho un negozio, come vedete." Marshall girò attorno al bancone, portandosi dietro alcune videocassette.

"Mi rendo conto," disse Giles annuendo, "ma le cose sono molto cambiate da quando ha lasciato il Consiglio. Secondo i nostri dati a lei fu assegnata una potenziale Cacciatrice dal 1984 al 1989. Ma lei lasciò l’incarico nel 1989, dico bene?"

"Sì, è così," fece lui riluttante, cercando di mostrarsi indaffarato mettendo su e raddrizzando alcune cassette. "Fu uccisa da una banda di vampiri. Ho abbandonato il lavoro dopo quell’episodio."

"Mi dispiace per la sua perdita. Deve esser stato terribile," disse Giles.

"Lo è stato," egli rispose con voce triste. "Non potrei farlo di nuovo. Educare una ragazza e poi vederla soccombere…È stato troppo dura."

"Come ho già detto le cose potrebbero essere diverse. La mia socia, la signorina Rosenberg, è una potente strega e ha fatto una magia che ha attivato tutte le Cacciatrici potenziali. Non c’è più una sola Prescelta, ma molte. Noi stiamo cercando queste giovani così come dei potenziali Osservatori perché si prendano cura di loro."

"Ce n’è più d’una? Ma bene," fece lui con un lieve sorriso. "E insomma volete che torni ad Osservare?"

"È quello che speriamo," soggiunse Willow. "Ci servono persone interessate a ricostruire il Consiglio affinché gestisca questa nuova situazione e-."

"Ricostruire?" chiese Marshall.

"Sì," gli disse Willow. "Una entità chiamata il Primo Male ha attaccato gli Osservatori e le potenziali Cacciatrici in tutto il mondo, cercando di eliminarli. Il signor Giles, la sua Cacciatrice Buffy Summers e io abbiamo fermato la minaccia, ma adesso dobbiamo ricostruire il Consiglio. L’attacco è stato brutale e a quanto ne sappiamo sono due soli gli Osservatori esperti rimasti al mondo – il signor Giles e il nostro contatto in Inghilterra, il signor Robson. Non abbiamo notizia di nessun altro."

"Tutti gli altri sono morti?"

"Pare che sia così," soggiunse Giles.

"Senza offesa, ma cos’è che avreste fermato? Sembrerebbe che sia stato il Primo a vincere."

"Beh, l’obiettivo del Primo era di infestare il mondo di demoni," fece Willow. "E non è successo grazie all’incantesimo delle Cacciatrici. Con un piccolo esercito di Cacciatrici ci siamo battuti giù nella bocca dell’inferno a Sunnydale, facendola infine sprofondare."

"Lo sapevo!" sorrise Marshall. "Sapete, quando ho sentito del terremoto a Sunnydale qualcosa mi diceva che sotto c’era dell’altro."

"Più che qualcos’altro," riprese Giles, "E ora siamo in condizione di dover ricostruire tutto e fronteggiare il male che tuttora sopravvive nel mondo."

"Perciò," chiese Willow, "Ci aiuterà sostenendo il Consiglio con il suo sapere?"

"L’idea è certo più che giusta, ma ho paura di non potervi aiutare."

Willow e Giles lo fissarono, ovviamente confusi.

"Potrei sapere come mai?" lo incitò Giles.

"Come ho già detto, mi farebbe troppo male e poi mi piace la mia vita di adesso. Non farò milioni di dollari ma fornisco un servizio, e decido i miei orari. È una vita tranquilla. Ho già dato il mio contributo per salvare il mondo."

"Signor Marshall-," provò a ribattere Giles.

"Signor Giles, la mia risposta è no. Ma grazie per la proposta."

Willow sospirò sconfitta, mentre Giles infilò una mano in tasca e porse all’uomo un biglietto da visita. "Se cambia idea non esiti a chiamarci," gli disse.

"Grazie," disse educatamente il signor Marshall. "Mi spiace di non poter essere d’aiuto."

Giles non rispose. Si limitò ad indicare col capo a Willow la direzione della porta e i due se ne andarono in silenzio. Quando rimase solo, Marshall tornò dietro al bancone e aprì il registratore di cassa. Infilò il biglietto in uno dei vani prima di richiuderlo.

Controllando la porta d’ingresso per accertarsi che se ne fossero davvero andati, Marshall si diresse verso un’altra porta che pareva immettere in un ufficio. La aprì lentamente, rivelando un vampiro intento a nutrirsi di una donna. Il vampiro alzò lo sguardo all’intromissione, con un’espressione seccata, e ringhiò.

"Abbiamo un problema," gli disse Marshall con voce preoccupata.

 

Fine dell’Atto Secondo

 

Segue Atto Terzo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mettere in Gioco Qualcosa, Guadagnare Qualcosa

 

Atto Terzo

 

Dissolvenza di apertura

INT.

Alloggi delle Cacciatrici – Giorno

Cleveland

 

"Da questa parte, Rachel," disse Faith, facendo cenno alla giovane donna che era venuta da Chicago. "Hai già visto la parte degli Osservatori. E qui invece è dove starai e ti allenerai tu."

 

L’edificio accanto al grande quartier generale era altrettanto enorme, con alti soffitti e una quantità di attrezzature di ogni tipo alle pareti. Proseguirono la camminata fino a raggiungere un’altra porta. Faith entrò per prima e le indicò gli alloggi, con alcune Cacciatrici che se ne stavano attorno a un tavolo, giocando a carte. Kennedy era più vicina, seduta a una scrivania, e stava scrivendo qualcosa.

 

"Questa è Kennedy." Faith disse a Rachel. Il suono del proprio nome fece alzare lo sguardo a Kennedy.

 

"Ehi! Sei tornata!" le disse con un sorriso.

 

"Sì, appena adesso," rispose Faith. "Ho portato Rachel qui accanto per farle conoscere Giles e compagnia."

 

"Stavo giusto mettendo assieme il programma dei pattugliamenti di questa settimana. Magari dopo puoi darmi una mano," replicò Kennedy.

 

"Sicuro. Oh, scusa, questa è Rachel," Faith fece le presentazioni. "Rachel, Kennedy è una specie di mio luogotenente. Controlla tutte le ragazze – e una rossa in particolare, la strega che hai già conosciuto," soggiunse.

 

Kennedy ridacchiò e le porse la mano, e le due si scambiarono una breve stretta. "Piacere di conoscerti Rachel e non far caso a Faith. Cerca di farmi fuori come può per uscire lei con Willow."

 

"Quindi saresti, tipo, lesbica?" chiese Rachel.

 

"No." Kennedy rispose scuotendo la testa risolutamente. "Sono una lesbica. Niente ‘tipo o ‘saresti’. Ma niente paura, non si attacca."

 

Rachel fece una breve risata e subito si contenne. "Mi dispiace."

"Ma dai. A me no."

 

"No," ribatté Rachel subito, con ancora un sorriso nervoso sul volto. "Intendevo per aver riso. Non stavo ridendo di te stavo solo…perdonami. Tutto questo è un po’ opprimente."

 

"Ho trascorso un anno a scappare per salvarmi la pelle. E la maggior parte di noi qui ha fatto lo stesso quindi capiamo bene che intendi con ‘opprimente’. Credimi. Sei in buona compagnia."

 

Faith pose una mano sulla spalla di Kennedy. "Pensi di poterle far fare un giro e sistemarla?"

 

"Non c’è problema," rispose Kennedy prima di voltarsi verso Rachel. "Vieni, ti farò fare il gran tour e ti presenterò alle altre ragazze della caserma."

 

Faith si fermò per un momento. Osservò Kennedy condurre Rachel da Rona e Vi al tavolo prima di voltarsi e lasciare la stanza.

 

 

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INT.

Quartier Generale degli Osservatori – Alcuni Istanti Dopo

Cleveland

 

 

Giles osservò Faith fare il suo ingresso. "Rachel si è sistemata?" chiese.

 

"Sì," rispose lei. "La Mocciosa la sta portando a fare un giro." Fece qualche passo verso di lui e vide che Giles stava leggendo della posta, sorridendo. "Che legge di bello?"

 

"Oh, una cartolina di Buffy," le rispose con un sorriso.

 

"E come sta Sua Altezza?"

 

"Faith," la riprese Giles.

 

"Sì, mi scusi," disse lei con tono annoiato.

 

"Se ti interessa saperlo era a Disney World la scorsa settimana"

 

"Dunque se n’è andata nel Regno delle Fiabe mentre noi stiamo qui a farci il mazzo per salvare quello vero, di mondo. Buon per lei," la sfotté Faith.

 

"Ti prego, Faith," cominciò Giles. "Sappiamo tutti che hai un certo risentimento verso Buffy poiché non si è unita a noi ma-."

 

"Bene, allora," lo interruppe Faith. "Lasciamo perdere." Qualcosa sul tavolo attrasse la sua attenzione e lei lo prese. "Che cos’è?" domandò mentre iniziava a scorrere le pagine di quel che sembrava un catalogo.

 

"Sei piuttosto indiscreta oggi," le fece notare lui.

 

"Naa, solo annoiata e in attesa del tramonto così possiamo uscire a pattugliare," rispose lei.

 

"Questi sono i progetti tra i quali dobbiamo scegliere," le disse Giles "…per gli alloggi che metteremo al piano di sopra," aggiunse spiegandosi meglio.

 

"Vuole dire che potremo davvero avere dei veri ‘appartamenti’ un giorno, invece che squallide stanze con soltanto i materassi?" gli domandò lei con un sorrisetto.

 

"So da me che le attuali condizioni in cui viviamo non sono il massimo," convenne Giles. "Ma ci arriveremo, col tempo."

 

"Cacchio, qualsiasi cosa è meglio di una cella 3x3," replicò lei mentre continuava a sfogliare il libro. "Questa ad esempio non è male," disse mostrandogli una foto. (lvingroom.jpg). Tv, mobile bar e una poltrona comoda. Chi ha bisogno d’altro?

 

"Sei una donna con poche pretese, Faith," si complimentò Giles.

 

"E a lei quale piace?" chiese lei. Egli sfogliò la brochure e poi la rigirò per mostrargliela. (livingroom.jpg) "Oh amico, con tanto di camino! Parliamo di questa incontinenza da scapolo Giles! Vuole portarsi le signore su per una visitina notturna, mettere un po’ di musica soft e tentarle accanto al fuoco con quel suo accento inglese?"

 

Faith scoppiò a ridere mentre Giles arrossiva.

 

"No, non è per questo che mi piace," insistette. Faith annuì con un sorrisetto. "Non è per questo. Sono fin troppo indaffarato per complicarmi la vita con interessi amorosi. Questa stanza mi ricorda il mio cottage in Inghilterra," soggiunse.

 

"Come no," lo canzonò lei esagerando il suo commento.

 

"È c-così…P-puoi domandare a Willow. Lei c’è stata. Te lo dirà."

 

Faith prese in considerazione un altro po’ di sfottò ma lasciò perdere. "A proposito della rossa…" replicò, lasciando sospesa la frase.

 

"È nella stanza della Congrega . Ha individuato altre 3 potenziali Osservatori e due Cacciatrici nel tempo che sei stata via. Andrew sta definendo meglio posti e descrizioni così che la prossima settimana potremo mandare te e Wood in due missioni separate."

 

"Forte! Più siamo meglio stiamo. E comunque, mi sono fermata a fare uno spuntino quando sono tornata. Andrew stava imprecando per esser stato schiavizzato ai fornelli, ma ha pure parlato dell’Osservatore giù in città che non si è voluto unire a noi."

 

"No," sospirò Giles. "Non ha voluto."

 

"Gli è venuto un attacco di buffyte, eh?" Sghignazzò Faith ma alzò le mani prima che Giles potesse replicare. "Okay, la smetto. Ma, seriamente, non è una cosa buona. Qualcuno che sta così vicino non vuole darci una mano, è un peccato."

 

"Beh, gli ho lasciato il nostro biglietto. Magari ci ripenserà e si farà vivo," rispose Giles speranzosamente.

 

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INT.

Appartamento buio con le persiane serrate – Sera

Cleveland

 

"Io dico di andarci adesso!" propose un vampiro alzandosi in piedi. La stanza, in cui si trovavano sette vampiri, pareva divisa: metà era con lui, ma l’altra metà disapprovava, facendo di segno di no con le mani o con la testa.

 

"Il sole non è ancora tramontato, idiota," fece un altro vampiro. "E poi, perché buttarsi nella loro tana se possiamo far fuori le Cacciatrici una alla volta? Pattugliano le strade, giusto? Io dico osserviamo le loro mosse, bracchiamole e quando è il momento gli saltiamo addosso."

 

I due partiti presero a discutere finché un terzo vampiro prese la parola.

"Marshall," annunciò al di sopra delle voci intente a dibattere. "Ci hai condotti molte volte. Cose credi che dovremmo fare?"

 

"Siete spaventati. Lo capisco. Ma non crediate che saltare addosso ad un gruppo di Cacciatrici sia il modo migliore."

 

"E allora cosa suggerisci?" chiese un vampiro seduto su un divano.

 

"Sapete qual è il modo migliore di ammazzare un serpente, vero ragazzi?"

 

"Tagliargli la testa," disse uno di loro con una risata e imitando poi il rumore di una ghigliottina.

 

"Esatto. Tagli la testa e il resto muore. Le Cacciatrici sono solo i corpi, ma gli Osservatori sono le teste – le menti."

 

"E come facciamo?"

 

Marshall fece un ghigno sinistro. "Non temete, fratelli. Ho un piano."

 

 

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INT.

Alloggi delle Cacciatrici – Sera

Cleveland

 

"È risaputo che un esercito si regge sullo stomaco perciò mangiate giovani. Ce n’è in quantità quindi continuate a passare avanti i piatti," disse Andrew al gruppo di giovani donne. Si erano tutte radunate nella zona di addestramento e avevano fatto rotolare al centro i tavoli componibili che tenevano ammucchiati sul muro più distante.

 

Faith si alzò e si rivolse al gruppo.

 

"Questo è quanto," esordì. "Saremo tutti di pattuglia stasera. Ci divideremo in due gruppi. Rachel, tu starai nel mio gruppo, in caso te lo stessi chiedendo. Kennedy sarà a capo dell’altro. Stanotte rastrelleremo da est e da ovest. Io mi prenderò il lato est e Kennedy quello ovest. Farà buio presto perciò godetevi la cena gente ma sbrigatevi. Faremo girare l’elenco così ognuno saprà il proprio posto, okay?" Il gruppo annuì e vociò di aver capito. "Bene, mangiate adesso."

 

Prima che Faith si rimettesse a sedere tirò Andrew per la manica mentre distribuiva altri piatti. "Ehi, sono patate al forno quelle?" domandò.

 

"Perchè certo che lo sono e ho cotto io stesso il bacon che sta sopra – niente tocchetti di pancetta confezionata per le nostre ragazze."

 

 

"Alla grande, bello," rispose lei con un sorriso. "Sei troppo forte! Non importa quello che Willow e Giles dicono di te. Io so come sei in realtà." Faith si mise in bocca una gran forchettata di patate.

 

"Dicono? Cosa? Cos’è che dicono?" chiese Andrew con una voce allarmata.

 

"Ti sto solo prendendo in giro. Sveglia," disse Faith con una risata. "Ma, davvero, grazie per lo sforzo extra."

 

"Ah, grazie… sei un amore."

 

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INT.

Consiglio degli Osservatori – Alcuni Istanti Dopo

Cleveland

 

 

Willow uscì dalla stanza della Congrega tendendo tra le mani un pezzo di carta. Trovò Giles e Wood che mangiavano accanto ai computer.

 

"Penso di aver individuato le zone un po’ meglio, nella caccia alla Cacciatrici," disse loro avvicinandosi.

 

"Ma già hai mangiato?" chiese Giles.

 

"Uh, oh no, non ancora, ma dopo andrò a prendere qualcosa. Una delle ragazze non è lontana da qui. A Detroit, per esser precisi. Non ho ancora una indicazione precisa ma riuscirò a inquadrarla meglio." Willow tacque e si guardò attorno. "Dove sono le ragazze?"

 

"Nella sala incasinata o nell’imitazione di quella incasinata," propose Wood.

 

"Oh," fece Willow con un tono un po’ deluso, richiamando l’attenzione di Giles e Wood che la esaminarono per un istante. "Non è niente. Speravo solo di riuscire a vedere la mia ragazza per un po’, oggi."

 

"Beh, Andrew ti darà qualcosa da mangiare lì," disse Giles alzandosi e prendendo il foglio dalle mani di Willow, "Credo che tu abbia lavorato a sufficienza per oggi. Perché non ti unisci a lei?"

 

 

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INT.

Alloggi delle Cacciatrici – Sera

Cleveland

 

 

Willow si affacciò all’entrata e sorrise.

 

"C’è un posto in più?" chiamò ad alta voce.

 

Vi, che era seduta accanto a Kennedy, incitò il gruppo a spostarsi un pochino, facendo spazio per Willow accanto a Kennedy alla fine del tavolo.

 

Andrew si fece avanti disponendo un piatto e le posate. "Ecco qui, signora," disse educatamente. "Cosa posso servirle?" chiese.

 

"Hmm…" Willow diede un’occhiata ai piatti degli altri. "Vediamo – pollo, patate e fagiolini, per cortesia."

 

"In arrivo," le disse girando attorno al tavolo per andare a prenderle le cose.

 

"Come va con le ricerche?" domandò Kennedy. "Mi sei mancata a pranzo."

 

"Già, mi dispiace. Volevo provare a restringere le possibilità ancora un po’, e ci sono riuscita. Una di loro vive a Detroit – una Cacciatrice. Immagino che Faith potrebbe andarci in moto la prossima settimana quando le saprò dare una indicazione precisa."

 

"Per me va bene," disse Faith. "L’unico problema è: ce la farà la Mocciosa a spiccicarsi da te quanto basta per controllare le altre mentre non ci sarò? Qui si parla di un giorno intero, forse persino due."

 

Un paio di ragazze si misero a ridere dall’altro lato rispetto a Willow e Kennedy, così che questa si mise a leggere l’elenco. Un sorriso crudele le attraversò il viso. "Guarda guarda! Le due iene ridens sono nel mio gruppo. Magari stanotte gli farò fare qualche giro di corsa mentre pattugliano." Le due ragazze mandarono un gemito sconfortato. "Fate attenzione a ciò che trovate divertente, signore," le ammonì.

 

"Ken, tesoro, comportati bene," fece Willow sorridendo.

 

"Mi sto comportando bene," rispose Kennedy. "Avrei potuto aggiungere 20 flessioni per ogni giro di isolato."

 

"Quindi cena e poi subito pattuglia, uh? Pensi che sarà una lunga notte?" domandò Willow.

 

"Hmm, dipende. Mi aspetta qualcosa di speciale al mio ritorno a casa?"

 

"Può darsi," replicò Willow con un sorriso timido.

 

"Magari le farò correre tutte per sbrigarci," propose Kennedy.

 

"No," scoppiò a ridere Willow. "Poi ce l’avrebbero tutte con te," soggiunse.

 

"Puoi dirlo forte," disse Vi sporgendo la testa oltre Kennedy per rivolgersi a Willow.

 

Faith si alzò. "Okay ragazze. Si parte!" Qualche ragazza si lamentò di non avere ancora finito ma Faith si limitò a scrollare le spalle. "Ehi, siete nell’esercito adesso, belle guanciotte. Fateci l’abitudine."

 

Il tavolo stridette e sbatté mentre le ragazze si alzavano e si mettevano in posizione. Kennedy si pulì la bocca e si chinò poi per baciare Willow sulla mano. "Tornerò in un lampo."

 

"Promesso?" chiese Willow ansiosa.

 

"Oh sì," sorrise Kennedy. "Promesso."

 

 

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INT.

Consiglio degli Osservatori – Notte

Cleveland

 

 

Giles, Willow and Wood sedevano al computer guardando una serie di mappe, mentre Andrew portava via i piatti sporchi.

 

"Okay," disse Willow, "Se la latitudine e la longitudine che ho qui sono corrette significa che il posto è Lincoln Park, in Michigan. L’incantesimo che ho fatto infatti segnalava che si trattava di qualcosa di natura simile a un parco."

 

"Già, ma guarda qui – c’è anche un Allen Park non lontano da Detroit e piuttosto vicino a Lincoln Park," indicò Wood.

 

"Dove?" chiese Willow.

 

"Proprio qui," le mostrò lui indicando.

 

"Cavolo. Che problema hanno in Michigan con tutti quei parchi e perché non può essere più semplice?"

 

"Nothing worthwhile is easy," Giles quipped.

"Nulla è facile se vale la pena," Giles commentò.

 

Willow aprì la bocca per rispondergli ma tutti sentirono bussare alla porta e si diressero verso di essa.

 

Giles l’aprì per primo e Willow e Wood guardarono.

 

"Salve signor Giles. Sono io, Marshall. La scorsa notte abbiamo parlato di-."

 

"Oh certo," fece Giles con fare ansioso. "Ha avuto dei ripensamenti?"

 

"Beh, pensavo che avrebbe dovuto sapere che non siamo soli," disse indicando i sei uomini che erano alle sue spalle. "Ci farebbe piacere entrare ma non vorremmo disturbare presentandoci così, senza invito."

 

"Oh no. Perdonatemi," disse Giles svelto. "Come ho potuto essere tanto screanzato? Vi prego, entrate. Sentitevi come a casa vostra."

 

Il signor Marshall fece a Giles un gran sorriso e attraversò la soglia.

 

Una volta che tutti furono entrati, Giles chiuse la porta.

 

"Quindi voi tutti siete Osservatori?" domandò Willow.

 

"Beh, no," rispose Marshall, e la sua faccia si trasformò in quella di un vampiro. "Ma ci somigliamo tutti lo stesso."

 

All’improvviso gli altri uomini cambiarono volto anche loro. Sorpresi, Willow, Giles e Wood si ritrovarono a dover fuggire dai sette vampiri che li stavano accerchiando.

 

Fine dell’Atto Terzo

 

Segue Atto Quarto

 

 

 

 

Mettere in Gioco Qualcosa, Guadagnare Qualcosa

Atto Quarto

 

 

Dissolvenza di apertura

INT.

Consiglio degli Osservatori – Alcuni Istanti Dopo

Cleveland

 

 

Giles si voltò verso Willow mentre il gruppo di vampiri si ergeva attorno al loro in cerchio. "Credevo avessi fatto un incantesimo di protezione!" chiese agitato.

 

"Sì, ma non funziona quando li inviti ad entrare," ribatté lei, sottolineando sarcasticamente le ultime tre parole.

 

Giles si girò verso Marshall, "Beh, come potevo sapere che lui-"

 

"Non preoccuparti," l’interruppe Marshall ghignando, attirando la loro attenzione. "Nel cameratesco spirito che unisce gli Osservatori cercherò di renderlo doloroso il meno possibile."

 

"Quando sei diventato uno di loro?" disse Giles mentre si guardava intorno, cercando di guadagnare il tempo necessario ad escogitare un piano. "Il tuo sire fu lo stesso vampiro che uccise la tua Cacciatrice, dico bene?"

 

"Che posso dire?" fece Marshall scrollando le spalle. "L’ha uccisa e poi mi ha fatto un’offerta che non ho potuto rifiutare. Ma ecco qual è il problema. Ho guidato…ho osservato, se preferisci," disse con un sorriso sardonico, "questo nido. Ho dato suggerimenti per aiutarli a combattere ogni nemico che potesse farsi avanti. E come risultato, ho avuto nelle mie mani tutta questa zona per anni. Tra l’altro, una sera abbiamo avuto uno dei proprietari di questo stesso edificio per cena."

 

I vampiri del clan di Marshall scoppiarono a ridere mentre lui continuò. "Tu e le tue ragazze ci state creando un grosso problema," gli disse Marshall. "Quindi niente di personale. Sono solo affari, è una questione di sopravvivenza. È voi o noi. Mi dispiace dirvelo ma siete arrivati al capolinea."

 

Il gruppo sentì un rumore e si voltò verso l’ascensore di servizio. Andrew uscì velocemente spingendo il carrello per andare a prendere altri piatti sporchi. Vide immediatamente i vampiri e si bloccò.

 

"Uhm, scusatemi," disse loro agitando la mano. "Non fate caso a me."

 

Approfittando della distrazione, Giles prese Willow e Robin e si spinse attraverso il cerchio verso Andrew. I vampiri si lanciarono all’inseguimento ma Andrew scagliò avanti a sé il carrello, verso i due vampiri più vicini, dando ai tre l’opportunità di fuggire. Svelto, Andrew corse loro dietro e li raggiunse.

 

"Ne ho abbastanza!" gridò uno dei vampiri e si precipitò nella loro direzione.

 

"Respingi!" gridò Willow.

 

Il vampiro fu catapultato indietro di tre metri e finì con la schiena a terra, scuotendo la testa.

 

"Posso fare solo questo per ora," sussurrò ai suoi compagni.

 

"Dove sono le ragazze, Andrew?" chiese Giles.

 

"Stanno pattugliando. Sono andate via da un quarto d’ora, mezz’ora al massimo," rispose lui.

 

"Il che vuol dire ci sarà da aspettare prima che arrivi la cavalleria," replicò Robin.

 

Il gruppo continuò a indietreggiare lentamente mentre i vampiri allargavano la loro linea e si facevano avanti.

 

"Okay," annuì Giles. "Combatteremo. Andrew, devi raggiungere la radio e far tornare le squadre. Willow, Robin ed io li terremo a bada mentre tu le contatti. Chiaro?"

 

"Okay signor Giles," fece Andrew eccitato, cercando di abbassare la voce per non farsi sentire. "Ma, uhm, li terrete a bada con cosa di preciso?"

 

Giles guardò oltre verso il muro che era alle spalle dei vampiri. Notò alcune tavole di legno lasciate lì dai lavori della giornata. "Laggiù," disse con un leggero cenno del capo, cercando di non attrarre troppa attenzione. "Dobbiamo arrivare laggiù."

 

"No non dobbiamo," rispose Willow prima di fare un passo avanti.

 

Un paio di vampiri fecero una risatina per l’atteggiamento sicuro di Willow e continuarono ad avvicinarsi. Willow si voltò verso i tre uomini alle sue spalle. "Giù," disse loro piano.

 

Prima ancora che I vampiri potessero reagire, la legna sfrecciò verso di loro veloce come un lampo e mentre Giles, Robin e Andrew si gettarono a terra per evitare di finire trafitti. Alcuni frammenti passarono attraverso i vampiri senza colpirne il cuore, ma due pezzi colpirono il bersaglio e entrambi i vampiri finirono ridotti in polvere all’istante. Quanti non erano stati colpiti arretrarono e si guardarono alle spalle cercando gli altri.

 

Con un gesto della mano, Willow fermò il legno a mezz’aria e svariati pezzi caddero a terra direttamente davanti a lei e ai suoi compagni. Senza sprecare neppure un istante di paura e confusione tra i vampiri, la squadra agguantò le armi e si precipitò alla reception dove era collocata la radio.

 

"Alzatevi!" urlò Marshall ai suoi demoni. "Prendeteli!"

 

I vampiri parvero indecisi per un istante e Willow prese per la mano Giles con la sinistra, Robin con la destra. Andrew raggiunse la zona della reception e prese la radio.

 

"Fate un anello attorno a Andrew," ordinò lei.

 

"Un anello?" domandò Robin.

 

"Andrew, poggia la tua schiena sulla mia! Robin, Giles prendetevi per mano!"

 

Infilando i paletti nella cintura, Willow, Giles e Robin si strinsero e rimasero fermi attorno ad Andrew mentre Willow iniziava a recitare una formula. I vampiri gli si lanciarono addosso ma dovettero fermarsi quando colpirono una barriera invisibile.

 

"Non riusciamo a toccarli," disse a Marshall uno dei vampiri.

 

"Insistete," fece lui con un sorriso spavaldo. "Non può respingerci per sempre."

 

Freneticamente, Andrew premette il pulsante della radio e parlò.

 

"A tutte le Cacciatrici! A tutte le Cacciatrici! 911! Vampiri al Quartier Generale! Ripeto! Abbiamo vampiri al quartier generale! Tornare alla base immediatamente! Passo?"

 

 

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EST.

Strada Cittadina – In quel momento

Cleveland

 

 

"Willow!"

 

Kennedy sentì il bruciore della manata del vampiro sulla sua guancia un attimo dopo aver pronunciato il nome dalla sua innamorata. Il colpo le spostò appena la testa e Kennedy respinse il vampiro addosso al muro prima di sfilare un paletto dalla cintura. Lo ridusse in polvere senza pensarci due volte e raggiunse la radio con la mano, osservando Vi avvinghiata ad un altro vampiro.

 

 

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EST.

Strada Cittadina – In quel momento

Cleveland

 

 

Faith stava facendo guardare alle ragazze come Rona metteva a terra il vampiro solitario che appena un